[Intervista di: Gianluca Palladino]
La riforma del catasto; la revisione della politica fiscale sulla casa, i confini della nuova local tax. Insomma: i temi più caldi per la proprietà immobiliare. Il tutto con lo sguardo inevitabilmente rivolto alla notizia del giorno: il “no” greco al referendum sul piano di rientro dal debito, e le potenziali ripercussioni di tale decisione sulla nostra economia nazionale.
Per fare il punto della situazione sulle problematiche del mattone italiano parte proprio dalla stretta attualità il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, intercettato da Italia Casa e Quotidianodelcondominio.it a margine dell’incontro con i rappresentanti di Ape Torino, svoltosi lunedì mattina nella sede subalpina dell’Associazione della proprietà edilizia.
Giorgio Spaziani testa: da presidente di Confedilizia ma, soprattutto, da cittadino italiano vessato da un imposizione fiscale sulla casa tra le più alte d’Europa: lei come avrebbe votato al referendum greco?
Me lo sono chiesto più volte negli ultimi giorni. E sono giunto alla conclusione che, pur con tutte le critiche e le perplessità nei confronti dell’attuale sistema Euro, avrei optato per il sì. Ma lo dico, appunto, da cittadino italiano, che in quanto tale teme le ulteriori ripercussioni di questo voto su un’economia come la nostra che già una volta, nel recente passato, si è trovata a dover pagare situazioni create da altri, e ne patisce ancora le conseguenze. Penso all’incremento dell’imposizione fiscale perpetrato ai danni dei proprietari di immobili a partire dal 2012: non un provvedimento spot, ma una misura progressivamente sempre più incisiva, fino ai limiti della sostenibilità.
Il prossimo autunno, tuttavia, qualcosa potrebbe cambiare con la revisione della fiscalità immobiliare e la probabile introduzione della local tax. Qual è il suo giudizio?
In realtà è difficile esprimere un’opinione sulla sola base delle informazioni di cui attualmente disponiamo. Di certo, se la local tax sarà quella tratteggiata fino ad ora, vale a dire un semplice accorpamento di altre imposte già esistenti, il progetto, oltre che poco ambizioso, risulterà fine a se stesso. Piuttosto, a mio modo di vedere, servirebbe un tributo sui servizi vero, reale e proporzionato. O, quantomeno, occorrerebbe l’introduzione di un’imposta che preveda anche per le seconde case date in locazione un’aliquota Imu massima, possibilmente analoga a quella della Tasi sulla prima casa, in maniera da contribuire a risolvere il problema dell’emergenza abitativa.
Il tema centrale, dunque, sembra sempre quello della fiscalità immobiliare. In quest’ottica, come ha accolto lo stop alla riforma del catasto?
In maniera indubbiamente positiva. Confedilizia aveva più volte chiesto al premier Renzi non di annullare – in quanto sarebbe stata una posizione populistica e irragionevole – bensì di rimandare il processo di riforma. Questo perché i tempi stretti per l’approvazione del secondo decreto attuativo della legge di delega fiscale avrebbero imposto decisioni affrettate e non adeguatamente ponderate. Tanto più che, se alcune questioni delicate sembravano risolte in maniera positiva – e mi riferisco principalmente all’invarianza di gettito a livello locale – altre notizie circolate poco prima dell’emanazione del decreto non erano granché rassicuranti, soprattutto a proposito dell’impatto economico che avrebbe rischiato di avere la misura sui proprietari immobiliari.
Adesso, però, un’eventuale riproposizione del provvedimento nell’ambito della revisione della fiscalità immobiliare, non godrà nemmeno di quell’ombrello dell’invarianza di gettito imposto invece dalla legge di delega fiscale. Non è ancora più rischioso?
Il pericolo, naturalmente sussiste. Ma il nostro compito, in quanto Confedilizia, è proprio quello di monitorare la situazione e scongiurare ipotesi come questa.
Insomma: di carne al fuoco ce n’è tanta: è così che aveva immaginato i suoi primi mesi di presidenza di Confedilizia?
Avendo da sempre affiancato l’ex presidente Sforza Fogliani nel suo operato e nelle sue battaglie, il carico di lavoro non mi sorprende affatto, e le problematiche da affrontare sono uno stimolo ad impegnarsi ogni giorno di più per portare avanti le nostre istanze in tutte le sedi istituzionali, dal Governo al Parlamento. Ma voglio sottolineare che in questo compito la presidenza di Confedilizia non è sola. Ciò che differenzia la nostra confederazione da altre realtà del settore immobiliare è lo strettissimo rapporto in essere con tutte le associazioni territoriali. Lo dimostra, tra i tanti, il caso dell’incontro odierno con l’Ape Torino: Confedilizia è una squadra formata da persone di alto profilo, ciascuna della quali, nel proprio ambito locale, apporta il proprio contributo e valorizza le potenzialità del contesto di riferimento.
Obiettivo, quindi, è quello di remare insieme in un’unica direzione. Qual è la rotta?
È impossibile negare che, soprattutto in questo periodo, il tema delle tasse sulla casa è inevitabilmente prioritario, perché il loro impatto si riflette non soltanto sulla proprietà, ma su tutte le professioni che gravitano intorno al comparto immobiliare.
Fuori dai denti: lei crede davvero che le imposte sul mattone un giorno possano calare? Oppure il settore continuerà ad essere la vittima privilegiata di ogni politica fiscale finalizzata a far fronte ad emergenze strutturali ed estemporanee?
Il rischio che possa andare sempre peggio c’è. Ma non per questo, ovviamente, ci si può accontentare della situazione attuale. Tanto più in quanto essa è già estremamente penalizzante.