In molte città italiane trovare una casa in affitto è diventato un percorso a ostacoli: canoni in aumento, offerta ridotta, tempi di rilascio incerti, quartieri dove la domanda supera di gran lunga la disponibilità. È un dato di fatto. Ma da qui a sostenere che la causa sia “troppi affitti brevi” il salto è lungo — e rischioso.
È il messaggio che l’U.P.P.I., l’Unione Piccoli Proprietari Immobiliari, manda a Bruxelles alla vigilia della proposta europea sugli affitti brevi e sull’emergenza abitativa, attesa per il 9 settembre. Un appello chiaro: prima dei divieti servono i numeri, e soprattutto serve capire perché migliaia di abitazioni restano vuote.
“Il conto finisce sempre ai proprietari”
«Davanti a un problema complesso si cerca una risposta semplice, e alla fine il conto viene presentato ai proprietari» osserva Fabio Pucci, Presidente Nazionale U.P.P.I. Il rischio, secondo l’associazione, è che l’Europa imbocchi la strada più immediata: limitare gli affitti brevi, senza verificare se — città per città — siano davvero la causa della scarsità di alloggi.
Le domande che l’U.P.P.I. pone sono due, e sono decisive:
• Quante abitazioni sono realmente sottratte alla locazione ordinaria dagli affitti brevi?
• Quante, invece, restano vuote perché i proprietari non se la sentono più di affittarle?
Domande che oggi non hanno una risposta univoca. Le statistiche disponibili mostrano situazioni molto diverse: città dove gli affitti brevi incidono sul mercato, altre dove il problema è l’assenza di convenienza e sicurezza per chi affitta a residenti.
Perché una casa resta vuota?
«Se una casa rimane vuota dovremmo domandarci perché il proprietario preferisca non affittarla» insiste Pucci. Il nodo, per l’U.P.P.I., non è la concorrenza tra turisti e residenti, ma la sfiducia crescente verso la locazione tradizionale: procedure di rilascio lunghe, costi di ristrutturazione elevati, incertezze fiscali, irregolarità edilizie che bloccano la messa a reddito.
Aggiungere nuovi obblighi o divieti, avverte l’associazione, rischia di produrre l’effetto opposto: meno proprietari disposti a mettere sul mercato il proprio immobile, e quindi meno case disponibili per chi cerca un affitto stabile.
Le quattro proposte dell’U.P.P.I. per riportare gli immobili sul mercato
L’U.P.P.I. non si limita alla critica. Da tempo propone un cambio di approccio, basato su incentivi e certezze, non su restrizioni. Quattro gli interventi chiave:
• Detassazione parziale — Premiare chi rimette in locazione un immobile oggi sfitto, riducendo il peso fiscale nei primi anni di contratto.
• Procedure di rilascio più rapide — Garantire tempi certi per il recupero dell’abitazione, evitando contenziosi che possono durare anni.
• Stabilizzazione delle detrazioni per le ristrutturazioni — Un quadro fiscale duraturo che permetta ai proprietari di programmare interventi senza inseguire bonus a scadenza.
• Regolarizzazione delle irregolarità edilizie sanabili — Facilitare la messa a norma degli immobili, anche in cambio dell’impegno ad applicare canoni calmierati.
Bruxelles prepara il testo. L’U.P.P.I. chiede al Governo una linea chiara
Il documento europeo arriverà il 9 settembre. L’U.P.P.I. attende di leggerlo, ma intanto chiede al Governo italiano una posizione netta: eventuali limitazioni agli affitti brevi devono basarsi su dati reali, verificabili e riferiti ai singoli territori, non su presunzioni generalizzate.
L’emergenza abitativa esiste e va affrontata seriamente. Ma non si risolve contrapponendo chi cerca una casa a chi ne possiede una. Per riportare migliaia di abitazioni sul mercato, conclude l’associazione, proprietari e inquilini devono tornare ad avere convenienza, sicurezza e fiducia nell’affitto.