Il mercato immobiliare italiano continua a muoversi su un equilibrio delicato tra nuove costruzioni e abitazioni usate, con dinamiche che riflettono tanto le trasformazioni economiche quanto le nuove sensibilità dei compratori. Secondo l’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, l’interesse verso il nuovo – cresciuto subito dopo la pandemia – rimane elevato e trova ulteriore slancio nel decreto “Casa Green”, che ha acceso i riflettori sulle performance energetiche degli immobili. Una spinta che ha reso le nuove costruzioni particolarmente appetibili, ma che allo stesso tempo ha portato molti acquirenti a orientarsi verso soluzioni usate già in ottimo stato, considerate un compromesso più sostenibile tra qualità e prezzo.
I dati dell’Agenzia delle Entrate relativi al primo semestre del 2025 raccontano però un mercato complesso: le compravendite di immobili nuovi sono diminuite del 4%. Le cause sono molteplici e vanno dalle tensioni geopolitiche alle guerre in corso, che continuano a pesare sulla logistica e sui costi delle materie prime. Nonostante una recente flessione dei prezzi dei materiali, i livelli restano ancora superiori rispetto al periodo pre-pandemico. I cantieri proseguono, ma non senza rallentamenti: in diverse aree del Paese i costruttori stanno ricalibrando i progetti, consapevoli che il mercato potrebbe non assorbire facilmente prezzi troppo elevati.
Nelle grandi città, dove la domanda è più solida e il potere d’acquisto mediamente più alto, il nuovo continua comunque a correre. Qui i prezzi segnano un incremento del 2,3%, uno dei più alti registrati dopo la pandemia. Bari e Torino guidano la classifica con aumenti rispettivamente del 5,3% e del 3,7%, confermando un interesse vivace per gli immobili di ultima generazione. Anche nei capoluoghi di provincia e nell’hinterland delle metropoli si osserva un trend positivo, con una crescita media dell’1,4%.
Il confronto con l’usato mostra un mercato sorprendentemente equilibrato. Negli ultimi dieci anni, infatti, i prezzi delle abitazioni usate si sono rivalutati dell’11,7%, mentre quelli del nuovo hanno registrato un incremento dell’11,9%. Una distanza minima che racconta come la qualità dell’usato – soprattutto quando già ristrutturato o in ottime condizioni – sia diventata un fattore decisivo nelle scelte degli acquirenti, spesso più attenti al rapporto qualità-prezzo che all’etichetta “nuovo”.
Il risultato è un mercato immobiliare che non si muove a due velocità, ma su due binari paralleli: da un lato il fascino del nuovo, sostenuto dall’efficienza energetica e dalle normative europee; dall’altro un usato che, quando ben mantenuto, continua a rappresentare una soluzione competitiva e sempre più ricercata.