L’efficienza energetica è uscita dalla nicchia degli addetti ai lavori per diventare uno dei fattori più incisivi nella formazione del prezzo degli immobili. Non è più soltanto una voce dell’Attestato di Prestazione Energetica, ma una caratteristica strutturale che pesa sulle scelte di chi compra, vende o valuta una casa. A confermarlo è l’ultimo Quaderno dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare, che mette in fila norme, dati e modelli economici per spiegare come la classe energetica sia diventata un elemento determinante nelle dinamiche del mattone.
Negli ultimi anni, la prestazione energetica ha assunto un ruolo centrale nelle transazioni immobiliari. Incide sull’attrattività di un immobile, sui tempi necessari per venderlo, sul prezzo finale e persino sulla possibilità di ottenere un finanziamento. Una trasformazione che affonda le radici in un quadro normativo sempre più orientato alla trasparenza: l’APE è ormai uno strumento imprescindibile nelle compravendite e nelle locazioni, le classi energetiche consentono confronti immediati e la normativa europea spinge verso una progressiva valorizzazione degli edifici più efficienti. Ridurre l’asimmetria informativa tra venditore e acquirente significa, inevitabilmente, influenzare la formazione del prezzo.
La letteratura economica analizzata dall’OMI conferma che gli immobili con classi energetiche elevate tendono a spuntare valori più alti. Il differenziale varia a seconda del territorio e del segmento di mercato, ma cresce in modo proporzionale alla consapevolezza degli acquirenti. L’efficienza energetica diventa così una vera variabile edonica, al pari della superficie, della posizione o della qualità costruttiva: un elemento che contribuisce direttamente al valore percepito e reale dell’immobile.
Uno dei nodi più complessi riguarda l’inserimento della classe energetica nei modelli estimativi. Lo studio dell’Agenzia delle Entrate mostra come, nei modelli edonici, la prestazione energetica possa essere trattata come una variabile qualitativa ordinabile, mentre nei metodi di confronto delle vendite è possibile introdurre aggiustamenti specifici. La difficoltà principale è isolare l’effetto energetico da altri fattori correlati, come l’età dell’edificio o lo stato degli impianti. Per questo, l’efficienza energetica va valutata con rigore metodologico, evitando sovrastime o duplicazioni.
Il peso della classe energetica cresce anche in funzione del contesto economico. Quando i costi energetici aumentano, gli immobili efficienti diventano più appetibili; la sensibilità ambientale, sempre più diffusa, orienta le scelte di acquisto; e le spese di gestione, oggi osservate con grande attenzione, rendono le abitazioni performanti più competitive. Il risultato è una segmentazione del mercato: immobili simili per dimensioni e posizione possono avere valori molto diversi a seconda della loro classe energetica.
Le ricadute operative sono significative, soprattutto per condomìni e amministratori. Gli interventi di riqualificazione energetica incidono sul valore patrimoniale dell’edificio, le decisioni assembleari assumono una dimensione economica oltre che tecnica e la prestazione energetica può influenzare stime, perizie e riparti nelle compravendite o nelle divisioni.
Il Quaderno OMI lo afferma con chiarezza: la classe energetica è ormai una leva di valore a tutti gli effetti. Ignorarla significa rischiare valutazioni incomplete; saperla leggere e integrare correttamente nelle analisi rappresenta un vantaggio competitivo per chi opera nel settore. In un mercato sempre più attento ai consumi e alla sostenibilità, l’efficienza energetica non è più un optional, ma una componente decisiva del valore immobiliare.