A Milano una stanza singola in zona universitaria costa in media 700 euro. A Bologna, 600. A Roma, se ne trovano a 500, ma spesso senza contratto. Intanto, a Cosenza o a Sassari, interi appartamenti restano sfitti. È il paradosso dello student housing in Italia: un mercato in fermento, ma ancora incapace di rispondere alla domanda reale. Eppure, mai come oggi, la casa per studenti è diventata una leva strategica per il futuro del sistema universitario italiano.
Secondo il nuovo report del dipartimento Research & Data Intelligence di Patrigest (Gruppo Gabetti), l’accesso ad alloggi accessibili e di qualità è uno dei fattori chiave per attrarre studenti, trattenere capitale umano e rafforzare la competitività delle città universitarie. Non si tratta solo di un problema abitativo, ma di una questione economica, sociale e culturale.
L’Italia, infatti, sconta un ritardo strutturale: solo il 31,6% dei giovani tra i 25 e i 34 anni ha una laurea, contro l’obiettivo europeo del 45% entro il 2030. Un gap che rischia di tradursi in una perdita di competitività nel medio-lungo periodo. E la casa, in questo scenario, è una variabile determinante ma ancora sottovalutata.
La carenza di alloggi, l’aumento dei costi e la polarizzazione dell’offerta condizionano la mobilità studentesca e concentrano opportunità in pochi grandi poli urbani. Il risultato? Una “fuga dei cervelli interna” che svuota il Mezzogiorno e alimenta le disuguaglianze territoriali.
Nel frattempo, il mercato si muove. Nei primi nove mesi del 2025, gli investimenti immobiliari in Italia hanno toccato i 7,7 miliardi di euro, con il comparto living – che include anche lo student housing – al 6% del totale. Milano guida la classifica con decine di strutture già operative e nuovi progetti in pipeline. Seguono Padova e Bologna. Il Centro-Sud, invece, resta indietro.
Ma lo student housing non è solo un’opportunità per gli investitori. È una scommessa sul futuro del Paese. Perché senza un’offerta abitativa adeguata, l’università rischia di diventare un privilegio per pochi. E la crescita, un treno perso.