A Firenze saranno almeno 20.000 gli edifici da riqualificare entro il 2030, che diventano 35.000 guardando al 2035. In Toscana, la stima sale a 120.000 immobili entro il 2030 e quasi 200.000 entro il 2035. Numeri che fotografano l’impatto della direttiva europea sulle Case Green e che, secondo l’Ordine degli Ingegneri di Firenze, rappresentano sì una grande occasione di riqualificazione, ma anche una sfida che il Paese non è ancora pronto ad affrontare.
A lanciare l’allarme è Stefano Corsi, coordinatore della Commissione Ambiente ed Energia dell’Ordine, che ricorda come l’Italia dovrà recepire la direttiva entro maggio 2026. “Oggi manca una strategia nazionale chiara e strutturata”, osserva. “E senza un quadro definito rischiamo di trasformare un’opportunità in un percorso accidentato”.
“Riqualificare è indispensabile, ma i costi non sono irrilevanti”
Per Corsi, l’adeguamento del patrimonio edilizio non è solo un obbligo europeo, ma un passaggio necessario per ridurre i consumi e migliorare edifici spesso datati sotto ogni profilo: energetico, architettonico e strutturale. “È un tassello fondamentale della transizione energetica e dell’elettrificazione crescente dei consumi”, spiega.
Ma il nodo economico resta centrale. “Per un appartamento in un condominio di dimensioni medie parliamo di interventi che possono costare decine di migliaia di euro”, sottolinea Corsi. “Senza un governo attento del processo, il rischio è creare squilibri e diseguaglianze”.
Due criticità: analisi più precise e tempi realistici
Secondo l’Ordine, il primo problema è la mancanza di strumenti adeguati per individuare gli edifici su cui intervenire. “La certificazione energetica offre confronti limitati”, afferma Corsi. “La diagnosi energetica sarebbe molto più efficace, ma oggi è poco diffusa e troppo onerosa senza adeguate agevolazioni”.
La seconda criticità riguarda i tempi. “Dalla pianificazione al progetto, dalle autorizzazioni ai lavori fino ai collaudi, i tempi reali sono spesso incompatibili con scadenze troppo ravvicinate”, avverte. “Lo abbiamo già visto con esperienze recenti: senza una programmazione realistica si rischiano tensioni operative e blocchi”.
“Il pubblico deve fare la sua parte”
Per evitare che la direttiva si trasformi in un peso per cittadini e imprese, Corsi indica tre priorità: semplificare le procedure, uniformare le norme tra Stato e Regioni, introdurre incentivi stabili e strutturali. “La direttiva Case Green deve restare un’opportunità”, conclude. “Ma va governata con consapevolezza, altrimenti rischiamo di perdere un’occasione storica per migliorare il nostro patrimonio edilizio”.
Comunicato stampa