La stagione della mobilità elettrica domestica entra in una fase decisiva. Con il nuovo bonus colonnine, il governo mette sul tavolo un incentivo che punta a trasformare garage, cortili e autorimesse condominiali in nodi strategici della transizione energetica. Una misura che, nelle intenzioni del legislatore, deve colmare il divario tra l’ambizione nazionale di decarbonizzazione e la realtà quotidiana di famiglie e condomìni alle prese con costi elevati, burocrazia e complessità tecniche.
Il contributo è chiaro e potente: rimborso dell’80% delle spese sostenute, fino a 1.500 euro per i privati e 8.000 euro per i condomìni. Una leva economica che si inserisce nel quadro del DPCM automotive e che, per il 2026, mette a disposizione 15 milioni di euro, parte dei 68 milioni complessivi programmati fino al 2030. Un sostegno che non riguarda solo l’acquisto delle colonnine, ma anche la loro installazione, le opere elettriche e tecniche necessarie, la progettazione, la direzione lavori e persino l’attivazione di un nuovo Pod.
La regola d’oro: impianti nuovi, privati e non accessibili a terzi
La normativa non lascia spazio a interpretazioni. Per accedere al contributo, la colonnina deve essere nuova di fabbrica, installata su spazi privati e destinata a un uso esclusivo: individuale per i cittadini, collettivo per i condòmini. È una linea di demarcazione netta, che il decreto ribadisce con forza: nessuna apertura al pubblico, nessun utilizzo commerciale, nessuna condivisione con utenti esterni. La natura domestica dell’impianto è il cuore dell’agevolazione e qualsiasi deviazione comporta la decadenza del beneficio.
Una frase del documento ministeriale lo chiarisce senza ambiguità: «In nessuna delle due ipotesi le colonnine possono risultare accessibili al pubblico» .
Spese ammesse e spese escluse: il perimetro del rimborso
Il bonus non copre tutto. E non vuole farlo. L’obiettivo è sostenere l’infrastruttura, non finanziare costi generici o attività collaterali. Sono ammesse le opere elettriche, le opere edili strettamente necessarie, le parcelle professionali, il collaudo, l’attivazione del Pod. Restano invece fuori imposte e tasse, consulenze non previste, spese ordinarie su immobili e terreni, costi per autorizzazioni edilizie.
Il decreto è altrettanto rigoroso sul piano temporale: sono ammissibili solo le infrastrutture installate tra il 26 giugno e il 31 dicembre 2026. Non conta la data della fattura, ma il completamento dell’installazione.
Domanda telematica, documenti impeccabili e un’unica possibilità
La procedura è interamente digitale. Dal 22 settembre 2026 alle ore 12, cittadini e amministratori possono accedere al portale Invitalia tramite Spid, Cie o Cns e compilare la domanda. Serve un fascicolo probatorio completo: documento d’identità, fatture elettroniche, estratti conto dei pagamenti tracciabili, dichiarazione di conformità dell’installatore, indirizzo Pec attivo.
Per i condomìni, la burocrazia si fa più densa: occorre la delibera assembleare che autorizza i lavori e la dichiarazione dell’amministratore che attesta la mancata impugnazione nei termini di legge. Una frase del documento lo ribadisce: «L’istanza deve contenere la delibera assembleare che dà il via libera ai lavori» .
Ogni soggetto può presentare una sola domanda. Una seconda istanza è ammessa solo se la prima viene dichiarata improcedibile.
Graduatoria, pagamenti e controlli: la corsa contro il tempo
La logica è semplice: chi arriva prima, viene valutato prima. L’ordine cronologico è il criterio di assegnazione dei fondi. Se le risorse si esauriscono, le domande restano sospese fino alla riapertura dello sportello nell’annualità successiva.
Il pagamento avviene in un’unica soluzione, tramite bonifico, dopo il decreto di concessione. Ma la storia non finisce qui: Invitalia conserva poteri di controllo anche a distanza di tempo. Dichiarazioni infedeli, documenti incompleti o anomalie possono portare alla revoca totale o parziale del contributo e all’obbligo di restituzione immediata delle somme.
Una misura che cambia la vita dei condomìni
Per il mondo condominiale, il bonus colonnine non è solo un incentivo: è un acceleratore di modernizzazione. Significa dotare gli edifici di infrastrutture che aumentano il valore immobiliare, riducono le tensioni tra residenti e preparano le comunità urbane alla mobilità del futuro. Significa anche affrontare assemblee, delibere, responsabilità civili e tecniche con una consapevolezza nuova.
È un passaggio culturale oltre che tecnologico. E, come spesso accade, la differenza la farà la capacità dei condomìni di cogliere l’occasione, organizzarsi, deliberare e presentare una domanda impeccabile.