L’Italia prova a scuotere il dossier sulla direttiva europea Case Green (EPBD IV) nel tentativo di accelerare l’iter e ridurre il ritardo accumulato rispetto alle tabelle di marcia comunitarie. Nel corso del recente Question Time al Senato, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha fatto il punto sul percorso nazionale, confermando che il MASE ha già inviato al Parlamento una bozza dei principi e criteri direttivi destinati a confluire nella legge di delegazione europea 2026, attualmente all’esame di Palazzo Madama. Un passaggio propedeutico indispensabile, poiché l’emanazione del decreto legislativo vero e proprio che trasformerà la direttiva in norma dello Stato resta per legge vincolata al via libera definitivo di questa legge delega.
Mentre gli uffici tecnici del Ministero portano avanti le analisi e proseguono i confronti con le altre amministrazioni per tracciare il quadro programmatorio, il fattore tempo diventa sempre più stringente. L’Italia è infatti finita sotto il faro della Commissione europea, che ha aperto una procedura d’infrazione per la mancata trasmissione del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici entro i termini stabiliti. Dopo il primo sollecito, la Commissione ha formalizzato un parere motivato concedendo un ulteriore termine di due mesi, scaduto il quale si rischia il deferimento diretto alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea con la concreta minaccia di pesanti sanzioni finanziarie.
La sfida della decarbonizzazione del parco edilizio italiano si preannuncia monumentale: su un totale di circa 31 milioni di unità immobiliari residenziali presenti sul territorio nazionale, ben 21 milioni si trovano attualmente in classi energetiche inferiori alla D. Per fronteggiare questa trasformazione strutturale, il governo punta a coordinare il futuro decreto con le risorse già incardinate in strumenti esistenti, tra cui il Piano Sociale per il Clima da 9,3 miliardi di euro, il Piano Casa e le misure del PNRR per l’edilizia residenziale pubblica.
A queste risorse potrebbero aggiungersi nuovi margini di flessibilità fiscale: Bruxelles ha infatti espresso parere positivo sulla richiesta italiana di attivare la clausola di salvaguardia per la sicurezza energetica, aprendo alla possibilità di destinare maggiori spese nazionali all’efficientamento degli edifici pubblici, dalle scuole alle strutture sanitarie. Un tassello fondamentale per dare risposte concrete a cittadini e imprese, che attendono quadro normativo e incentivi certi per programmare gli interventi del futuro.