In Italia, parlare di classe energetica G significa parlare della maggioranza del patrimonio edilizio. Secondo le stime più recenti, oltre il 70% degli edifici residenziali italiani è stato costruito prima dell’introduzione di qualsiasi normativa sull’efficienza energetica, e una quota significativa ricade proprio nella classe più bassa. Non sorprende, dunque, che molti acquirenti si trovino davanti a immobili energivori, spesso proposti a prezzi sensibilmente inferiori rispetto alle abitazioni più efficienti.
Il prezzo, infatti, è il primo elemento che cattura l’attenzione: nelle grandi città italiane la differenza tra una casa in classe G e una in classe D o C può superare anche il 30–40%. Un divario che, sulla carta, sembra offrire margini di investimento interessanti. Ma la convenienza reale dipende da un fattore cruciale: la capacità di trasformare quel risparmio iniziale in un progetto di riqualificazione energetica efficace e sostenibile.
La diagnosi energetica: il punto di partenza tecnico
Prima ancora di parlare di cappotti termici o pompe di calore, è indispensabile una diagnosi energetica dettagliata. Questo documento, spesso sottovalutato, permette di individuare le principali criticità dell’edificio: dispersioni termiche, ponti termici, inefficienza degli impianti, assenza di ventilazione meccanica, vetustà dei materiali. È da qui che si costruisce un piano di intervento coerente, evitando lavori scollegati tra loro o investimenti che non portano a un reale salto di classe.
In molti casi, l’intervento più incisivo riguarda l’involucro edilizio. Il cappotto termico esterno, la coibentazione del tetto e la sostituzione degli infissi rappresentano il cuore della riqualificazione. Sono interventi costosi, ma anche quelli che garantiscono il miglior rapporto tra investimento e miglioramento energetico. A questi si aggiungono gli interventi sugli impianti: caldaie a condensazione, pompe di calore aria‑acqua, sistemi ibridi, pannelli fotovoltaici con accumulo. L’obiettivo non è solo ridurre i consumi, ma rendere l’edificio compatibile con le future normative europee.
Il quadro normativo: cosa cambia con la direttiva europea sulle case green
La discussione sulla direttiva europea EPBD (Energy Performance of Buildings Directive) ha acceso i riflettori sul futuro degli immobili energivori. Pur con modifiche e compromessi, la direzione è chiara: nei prossimi anni gli edifici con prestazioni scarse saranno sempre più penalizzati, sia sul mercato sia in termini di costi di gestione. Non si parla di obblighi immediati di ristrutturazione, ma di un progressivo irrigidimento degli standard minimi e di una crescente attenzione degli acquirenti verso l’efficienza energetica.
In questo scenario, una casa in classe G rischia di perdere valore se non viene riqualificata. Al contrario, un immobile acquistato a prezzo contenuto e portato a una classe energetica più alta può diventare un investimento capace di generare valore nel medio‑lungo periodo.
Costi e incentivi: cosa aspettarsi oggi
La riqualificazione energetica richiede un budget significativo. Per un appartamento di 80–100 mq, un intervento completo può oscillare tra 25.000 e 60.000 euro, a seconda della tipologia di lavori e dei materiali utilizzati. Tuttavia, il mercato italiano offre strumenti utili per alleggerire l’impatto economico.
Gli incentivi fiscali attualmente disponibili — Ecobonus, Bonus Ristrutturazioni, Bonus Infissi — permettono di recuperare una parte consistente delle spese tramite detrazioni IRPEF. Non siamo più ai livelli del Superbonus 110%, ma il sistema di agevolazioni resta uno dei più generosi in Europa. Inoltre, molte banche propongono mutui green o prestiti dedicati agli interventi di efficientamento, con tassi più favorevoli e condizioni più flessibili.
Il mercato immobiliare italiano: domanda, offerta e prospettive
Negli ultimi anni, la domanda di immobili efficienti è cresciuta, soprattutto nelle grandi città e tra gli acquirenti più giovani. Le case in classe A o B si vendono più velocemente e a prezzi più alti, mentre quelle in classe G restano sul mercato più a lungo. Tuttavia, proprio questo rallentamento crea opportunità per chi sa coglierle: acquistare un immobile energivoro in una zona strategica e riqualificarlo può generare un incremento di valore significativo, spesso superiore al costo dei lavori.
La vera discriminante è la visione dell’acquirente. Chi cerca una casa pronta all’uso, senza intenzione di affrontare lavori, dovrebbe evitare la classe G. Chi invece ragiona in termini di investimento, valorizzazione e risparmio energetico nel lungo periodo può trovare in questi immobili un’occasione rara, soprattutto in un mercato dove i prezzi delle case efficienti continuano a salire.
La classe G non è una condanna, ma una sfida
Comprare una casa in classe energetica G può essere una scelta intelligente, ma solo se affrontata con consapevolezza tecnica ed economica. È un acquisto che richiede pianificazione, capacità di valutare i costi reali e volontà di investire nella riqualificazione. Senza un progetto, il rischio è di ritrovarsi con bollette elevate, comfort scarso e un immobile destinato a svalutarsi. Con un piano ben strutturato, invece, la classe G può diventare il punto di partenza per costruire valore, risparmio e sostenibilità.