Il bonus elettrodomestici 2025 entra nella sua fase conclusiva, quella più tecnica ma decisiva: la liquidazione dei rimborsi ai venditori che hanno applicato lo sconto in cassa ai clienti. Con il decreto direttoriale del 14 luglio 2026, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha fissato un termine perentorio: le richieste devono essere inviate entro le 23.59 del 4 settembre 2026. Oltre quella soglia, nessuna istanza potrà essere più liquidata.
Una scadenza che arriva dopo mesi di operatività intensa: tutti i voucher destinati alle famiglie sono stati assegnati, utilizzati o scaduti. Resta però un nodo non da poco: più di cento venditori non hanno ancora presentato la domanda di rimborso, lasciando in sospeso oltre un milione di euro di risorse.
Perché il bonus è nato e come funzionava
Il bonus elettrodomestici, introdotto con la legge di Bilancio 2025, ha rappresentato una delle misure più concrete per spingere l’efficienza energetica domestica. L’obiettivo era semplice e ambizioso: sostituire apparecchi vecchi e energivori con modelli ad alta efficienza, riducendo consumi e costi in bolletta.
Il meccanismo prevedeva:
• un contributo fino al 30% del prezzo di acquisto, con tetto massimo di 100 euro;
• un voucher da 200 euro per i nuclei con ISEE sotto i 25.000 euro;
• l’obbligo di rottamare l’elettrodomestico sostituito, consegnandolo al venditore;
• la possibilità di utilizzare il bonus per un solo elettrodomestico.
Il fondo dedicato, gestito dal Ministero, contava 48 milioni di euro per il 2025. Una dotazione che ha permesso di coprire migliaia di acquisti, ma che ora deve essere definitivamente rendicontata.
La fase finale: tocca ai venditori
Dopo la chiusura delle domande dei consumatori, la partita è passata interamente ai venditori. Chi ha aderito al programma deve completare la procedura caricando sulla piattaforma:
• la fattura dell’acquisto (in formato xml o pdf);
• la documentazione richiesta per la verifica del voucher;
• la domanda di rimborso tramite l’apposita funzionalità.
Invitalia, incaricata dei controlli, effettua le verifiche e, in caso di esito positivo, liquida il rimborso entro il giorno 30 del mese successivo alla richiesta.
Il problema è che, alla data del 10 luglio 2026, 169 venditori risultano ancora inadempienti. Una quota significativa, che ha spinto il Ministero a fissare una scadenza definitiva per chiudere la misura.
Una scadenza che non ammette proroghe
Il decreto è chiaro: le richieste inviate oltre il 4 settembre 2026 non saranno liquidate. Nessuna proroga, nessuna finestra aggiuntiva. Chi non caricherà le fatture entro il termine perderà il diritto al rimborso.
Una stretta necessaria per chiudere una misura che ha sostenuto migliaia di famiglie e che ora deve essere archiviata con ordine, evitando che le risorse residue restino inutilizzate.