A più di un anno dalla chiusura ufficiale del superbonus, la macchina delle agevolazioni continua a macinare numeri. I dati diffusi da Enea a fine febbraio raccontano un fenomeno che non accenna a rallentare: al 28 febbraio 2026 l’onere complessivo per lo Stato ha raggiunto quasi 131 miliardi di euro, mentre gli edifici riqualificati hanno superato quota 503.900, con un incremento di oltre mille unità rispetto al mese precedente. Un risultato che, se da un lato conferma la portata straordinaria della misura, dall’altro impone di leggere i numeri con attenzione, ricordando che le asseverazioni possono essere trasmesse entro 90 giorni dalla conclusione dei lavori.
Il report Enea fotografa un Paese che ha investito massicciamente nell’efficientamento energetico. I condomìni restano i protagonisti assoluti: qui il valore medio degli interventi supera i 613 mila euro, mentre per le villette unifamiliari la media scende a poco più di 117 mila euro e per le unità immobiliari indipendenti a circa 98 mila. Nel complesso, gli investimenti totali – comprese le somme non ammesse a detrazione – ammontano a 126,6 miliardi di euro, di cui 124,8 miliardi effettivamente detraibili. I lavori conclusi e ammessi a detrazione raggiungono 121,8 miliardi, generando detrazioni maturate per 130,99 miliardi, in aumento rispetto ai 130 miliardi registrati a fine gennaio.
La fotografia nazionale mostra un Paese che ha puntato soprattutto sui condomìni, responsabili da soli di 86,2 miliardi di investimenti. Seguono gli edifici unifamiliari con 28,8 miliardi e le unità funzionalmente indipendenti con 11,5 miliardi. Nel complesso, il 97,6% dei lavori risulta ormai completato, segno che la fase operativa del superbonus è sostanzialmente giunta al termine, mentre resta aperta la lunga coda amministrativa delle comunicazioni e delle detrazioni.
Il superbonus, insomma, continua a produrre effetti ben oltre la sua scadenza. E i numeri di febbraio confermano che la sua eredità economica e politica accompagnerà ancora a lungo il dibattito pubblico.