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Affitti brevi, il grande paradosso italiano: due case su tre restano fuori dal mercato professionale

  • Redazione
  • 25 febbraio 2026

Il mercato degli affitti brevi in Italia continua a crescere, ma lo fa con un freno tirato: la gestione professionale. Secondo le stime di AICAB, le abitazioni potenzialmente destinabili agli affitti brevi sono circa 640.000, ma solo 200.000 vengono effettivamente affidate a operatori strutturati. Significa che due case su tre restano fuori dal circuito, spesso inutilizzate o gestite in modo saltuario dai proprietari stessi.

Un paradosso, se si considera che la domanda turistica non manca. Ma il settore sta attraversando una trasformazione profonda: ciò che fino a pochi anni fa era un terreno semplice e poco regolamentato, oggi è diventato un labirinto di adempimenti, obblighi e sanzioni. Dal CIN obbligatorio all’aumento della cedolare secca al 26%, fino a multe che possono arrivare a 8.000 euro, il costo dell’errore è improvvisamente diventato altissimo.

La paralisi del proprietario: quando la burocrazia spegne la redditività
Il risultato è una nuova forma di immobilismo immobiliare. Non per mancanza di opportunità, ma per paura.
Tre sono i freni psicologici che, secondo gli operatori del settore, stanno bloccando migliaia di abitazioni:
– Ansia da gestione e sanzioni. L’affitto breve viene percepito come un secondo lavoro ad alto rischio. Meglio lasciare la casa vuota che rischiare un errore burocratico.
– Timore di perdere il controllo. Senza un presidio professionale su pulizie, manutenzioni e check-in, molti proprietari temono che l’immobile si deteriori più velocemente di quanto renda.
– Il paradosso della flessibilità. La promessa di libertà rispetto ai contratti 4+4 si scontra con la realtà di richieste h24 e imprevisti continui. La flessibilità resta teorica, l’operatività resta sulle spalle del proprietario.
In questo clima, la gestione “fai da te” non è più sostenibile. E il mercato rischia di perdere valore proprio mentre la domanda cresce.

La risposta arriva da una startup: Alcaeus punta su metodo e standard
È in questo scenario che nasce Alcaeus, società italiana di property management fondata da Gaia Troisi e Luigi Cucaro, due imprenditori con un decennio di esperienza combinata nel settore. La loro intuizione è semplice: professionalizzare un mercato che non può più permettersi l’improvvisazione.
Con un network di oltre 50 property manager formati internamente e circa 300 strutture gestite in tutta Italia, Alcaeus ha sviluppato un **metodo proprietario di standardizzazione** che separa nettamente burocrazia e operatività, riducendo i rischi per i proprietari e aumentando la prevedibilità dei risultati.
“Il vero lavoro negli affitti brevi non è pubblicare un annuncio, ma governare l’ecosistema di responsabilità e imprevisti che si attiva ogni giorno”, spiega Gaia Troisi. “Con le regole attuali, l’improvvisazione non è più sostenibile. Se gestiti con standard professionali, gli affitti brevi restano la soluzione immobiliare più vantaggiosa e flessibile”.
Il modello si basa su procedure condivise, formazione sulle emergenze e una governance centralizzata che monitora costantemente la qualità del servizio.

Più regole, più selezione: “La regolamentazione è un’opportunità”
L’introduzione del CIN e l’inasprimento della fiscalità sulle seconde case, secondo Alcaeus, non sono una minaccia ma un acceleratore di maturità del settore.
“Molti si lamentano delle nuove regole, noi le vediamo come un’opportunità”, continua Troisi. “Più lo Stato alza l’asticella, più si contrastano gli operatori improvvisati. Chi lavora seriamente ne beneficia e gli immobili tornano a produrre valore in sicurezza”.
E il vantaggio economico resta significativo: una gestione professionale degli affitti brevi può garantire **rendimenti superiori del 20-30%** rispetto alla locazione tradizionale, grazie alla flessibilità dei prezzi, alla riduzione dei periodi di vuoto e alla possibilità di adeguare le tariffe in base a stagionalità ed eventi.

Comunicato stampa

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