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Biblioteche condominiali: quando la cultura abita il palazzo

  • Redazione
  • 22 dicembre 2025

In un tempo dominato dalla velocità del digitale, dalle notifiche e dagli e-book, l’idea di una biblioteca condominiale può sembrare fuori moda. Eppure, proprio in questa epoca iperconnessa, il bisogno di luoghi fisici dove incontrarsi, condividere e rallentare è più forte che mai. Le biblioteche condominiali stanno emergendo come spazi di prossimità culturale, capaci di trasformare il condominio da semplice luogo di residenza a laboratorio di relazioni e cittadinanza attiva.

A Milano, il progetto “Biblioteche di Condominio” ha già dato vita a 37 spazi condivisi, nati dalla collaborazione tra cittadini, associazioni e istituzioni. In tutta Italia, l’iniziativa “Biblio in Condominio” ha coinvolto oltre 300 edifici, dimostrando che il modello è replicabile, sostenibile e apprezzato. I numeri parlano chiaro: secondo l’Istat, il 68,5% delle biblioteche italiane è di tipo civico, con una forte radicazione territoriale, e il Nord Italia ospita il 58,3% delle strutture. Ma è proprio nei contesti più piccoli e informali, come i condomini, che la cultura riesce a generare impatti profondi e duraturi.

Il successo delle biblioteche condominiali si spiega con la loro capacità di rispondere a bisogni concreti. Offrono accesso gratuito alla lettura, rendendola più inclusiva per bambini, anziani e famiglie. Favoriscono la sostenibilità, promuovendo il riuso dei libri e riducendo gli sprechi. E soprattutto, creano relazioni: un libro che passa di mano in mano diventa un ponte tra persone che magari, fino a ieri, si salutavano appena nell’ascensore.

Avviare una biblioteca condominiale non richiede grandi investimenti. Basta individuare uno spazio condiviso — un androne, una sala comune, persino l’ex portineria — e coinvolgere i vicini. A Reggio Emilia, ad esempio, i residenti hanno trasformato una sala inutilizzata in un angolo lettura arredato e subito frequentato. A Crotone, un’associazione ha installato una piccola free library nell’ingresso di un palazzo, ispirandosi al modello americano. In molti casi, bastano pochi scaffali, qualche poltrona e una buona illuminazione per creare un ambiente accogliente.

La gestione può essere semplice e informale: i libri si depositano e si prendono liberamente, senza bisogno di burocrazia. Alcuni condomini utilizzano strumenti digitali come fogli Google, gruppi WhatsApp o QR code sugli scaffali per monitorare i prestiti e condividere recensioni. In altri casi, si organizzano piccoli eventi, letture collettive o incontri tematici, che rendono la biblioteca un luogo vivo e partecipato.

Il valore di queste iniziative va oltre la lettura. Le biblioteche condominiali diventano presìdi culturali, capaci di ridurre le tensioni tra vicini, rafforzare il senso di appartenenza e stimolare la partecipazione. In un mondo dove spesso ci si chiude dietro porte blindate e citofoni digitali, un libro condiviso può aprire conversazioni, sorrisi e nuove forme di vicinanza.

Naturalmente, è importante discutere la proposta in assemblea e informare tutti i condomini, soprattutto se si utilizza uno spazio comune. In molti casi non è necessaria una delibera formale, a meno che non si modifichi la destinazione d’uso dello spazio. Se il regolamento interno vieta modifiche, può essere richiesta l’unanimità per cambiarlo.

In definitiva, la biblioteca condominiale è molto più di un mobile pieno di libri. È un gesto di fiducia, un invito alla condivisione, un piccolo atto di resistenza alla solitudine urbana. E forse, è proprio da qui — da un libro lasciato su uno scaffale — che può iniziare una nuova idea di vicinato.

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