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Caldaie domestiche: meno controlli in casa, più rischi per sicurezza e ambiente. La riforma che divide

  • Redazione
  • 19 gennaio 2026

Una bozza di decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) potrebbe rivoluzionare la gestione dei circa 20 milioni di impianti termici presenti nelle abitazioni italiane. Il testo, che aggiorna il Dpr 74/2013, prevede l’eliminazione delle ispezioni fisiche per le caldaie sotto i 70 kW, sostituendole con controlli documentali da remoto. Una semplificazione che, secondo molti operatori e associazioni, rischia di compromettere la sicurezza domestica e l’efficienza energetica degli edifici.

Cosa prevede la riforma: addio alle ispezioni “in casa”

Il cuore della proposta è contenuto nell’articolo 8 della bozza: per gli impianti termici con potenza inferiore ai 70 kW – praticamente tutte le caldaie domestiche – non sarà più obbligatoria l’ispezione in loco. Al suo posto, controlli documentali a distanza, validi solo per impianti da 20 kW in su. Una misura che, secondo il MASE, punta a semplificare e razionalizzare le attività ispettive, riducendo i costi per la collettività e allineandosi agli obiettivi europei di efficienza.

Ma la realtà è più complessa. In Italia, oltre 7 milioni di caldaie hanno più di 15 anni e sono quindi potenzialmente soggette a usura, malfunzionamenti e inefficienze. Le ispezioni fisiche rappresentano oggi uno strumento fondamentale per intercettare problemi legati alla combustione, all’evacuazione dei fumi o a installazioni non conformi. La loro abolizione, secondo molti esperti, rischia di lasciare milioni di famiglie senza una rete di sicurezza adeguata⁽¹⁾⁽²⁾.

Cosa sono (e perché servono) i controlli obbligatori

Attualmente, la normativa impone due tipi di intervento: la manutenzione ordinaria e il controllo dei fumi. La prima consiste nella verifica dei parametri di funzionamento e nella pulizia dell’impianto, mentre la seconda misura l’efficienza energetica e la sicurezza della combustione. La frequenza dei controlli varia in base al tipo di impianto, ma per i generatori a gas tra 10 e 100 kW è prevista ogni due o quattro anni.

Questi controlli non sono un semplice adempimento burocratico: servono a prevenire incidenti, migliorare l’efficienza e ridurre le emissioni. Secondo il Comitato Italiano Gas, tra il 2019 e il 2023 si sono verificati 1.119 incidenti legati al gas canalizzato per usi civili, con 128 morti e 1.784 feriti. A questi si aggiungono le stime sulle morti premature da inquinamento domestico: almeno 20.000 l’anno, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Le criticità: banche dati incomplete e controlli a rischio

Uno dei problemi principali della riforma è la fragilità del sistema informativo su cui si baserebbero i controlli da remoto. I catasti regionali degli impianti termici sono ancora disomogenei, spesso non interoperabili, e in molte aree del Paese non dialogano con i database dei fornitori di gas, delle anagrafi comunali o dei registri di abitabilità. In questo contesto, affidare la sicurezza domestica a controlli documentali rischia di essere inefficace.

L’Unione Artigiani di Milano-Monza-Brianza ha lanciato l’allarme: “È un passo indietro sulla sicurezza, sulla salute e sulla tutela ambientale. Chiediamo che la norma venga rivista immediatamente”. Anche Kyoto Club ha definito la proposta “una minaccia alla qualità dell’aria e alla sicurezza delle famiglie”.

La replica del MASE: “Nessun passo indietro sulla sicurezza”

Il Ministero ha risposto alle critiche sottolineando che si tratta solo di una bozza e che non è previsto alcun arretramento sugli standard di sicurezza. Il nuovo Dpr, spiegano dal MASE, distingue tra controlli di efficienza energetica – obbligatori e affidati a tecnici certificati – e ispezioni a campione, che saranno più mirate e frequenti per gli impianti più potenti (oltre i 70 kW).

Inoltre, per gli impianti tra 70 e 100 kW, la frequenza dei controlli sarà aumentata da quattro a due anni. Resta invariata quella per gli impianti tra 20 e 70 kW (quattro anni), mentre i generatori sotto i 10 kW (o 5 kW se a combustibile solido) non saranno più censiti né soggetti a libretto. Le Regioni potranno comunque decidere di estendere i controlli anche a queste fasce.

Un sistema che penalizza chi ha investito nella qualità

La nuova soglia minima nazionale – un controllo ogni quattro anni – rischia di penalizzare i territori che hanno adottato modelli più rigorosi. In Lombardia, ad esempio, i controlli sono biennali e integrati con sistemi digitali avanzati. Con la riforma, queste buone pratiche potrebbero essere vanificate, creando un effetto livellamento verso il basso.

Il nodo ambientale: meno controlli, più emissioni

Il riscaldamento domestico è responsabile di oltre il 50% delle emissioni di NOx e polveri sottili nelle città italiane. Ridurre i controlli significa anche ridurre la capacità di monitorare e correggere comportamenti scorretti o impianti inefficienti. Secondo l’Associazione Riscaldamento Senza Emissioni (ARSE), la vera soluzione non è semplificare i controlli su un sistema obsoleto, ma accelerare l’uscita dal gas, promuovendo tecnologie elettriche come le pompe di calore.

“Ogni caldaia in meno – spiegano – significa meno rischi, meno emissioni e meno costi per i controlli. Se davvero vogliamo semplificare, dobbiamo investire nella transizione energetica, non nel mantenimento di un sistema superato”.

Caldaie a gas: una transizione che rallenta

Nel frattempo, la Commissione europea ha pubblicato una nuova bozza del regolamento Ecodesign 813/2013, in consultazione fino al 23 gennaio 2026. Il testo, meno stringente rispetto alle versioni precedenti, non prevede più il bando delle caldaie a gas dal 2029. Una scelta che ha suscitato perplessità tra gli ambientalisti, ma che riflette le difficoltà tecniche e sociali di una transizione troppo rapida.

In Italia, il 70% delle abitazioni è ancora riscaldato a gas. E nonostante il divieto europeo di incentivare l’acquisto di caldaie fossili sia scattato il 1° gennaio 2025, il nostro Paese è finito sotto procedura d’infrazione per non aver introdotto una norma quadro che vieti esplicitamente tali incentivi. Le detrazioni fiscali sono state adeguate, ma il Conto Termico 2.0 continua a includere le caldaie a gas tra gli interventi ammessi.

Conclusione: tra semplificazione e responsabilità

La riforma del Dpr 74/2013 apre un dibattito cruciale: come bilanciare semplificazione amministrativa, sicurezza domestica e transizione ecologica? Ridurre i controlli può sembrare una scelta pragmatica, ma rischia di lasciare scoperti milioni di cittadini, soprattutto nelle aree con impianti più vecchi e meno efficienti.

Per amministratori di condominio, proprietari immobiliari e inquilini, la posta in gioco è alta: si tratta non solo di rispettare la legge, ma di garantire comfort, sicurezza e sostenibilità alle proprie abitazioni. La sfida, ora, è costruire un sistema di controlli moderno, efficace e integrato, che non rinunci alla prevenzione in nome della semplificazione.

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  • caldaia
  • controlli
  • emissioni domestiche
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