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Case, territori e disuguaglianze: la nuova geografia dell’abitare in Italia

  • Redazione
  • 18 marzo 2026

Nel triennio 2021-2023 il patrimonio abitativo italiano ha superato la soglia dei 35,6 milioni di unità, crescendo dell’1%. Una distesa di case che si concentra soprattutto al Nord, dove se ne contano quasi 16,5 milioni, mentre il Centro ne ospita 6,7 milioni, il Sud oltre 8,1 e le Isole poco più di 4,2. Ma non tutte queste abitazioni sono realmente vissute: quelle occupate da residenti sono circa 26 milioni, pari al 73% del totale, e in aumento dell’1,4% rispetto al 2021. Le restanti 9,5 milioni restano vuote o abitate da non residenti, un dato sostanzialmente stabile.

È nel Centro-Nord che si registra il maggiore utilizzo del patrimonio disponibile: qui le abitazioni non occupate diminuiscono, segno di un mercato più dinamico e di territori più attrattivi. Al contrario, Sud e Isole mostrano una lieve crescita delle case vuote, complice la ripresa delle migrazioni in uscita e la forte presenza di seconde case.

Il Censimento permanente del 2023 conferma un tratto identitario del Paese: il 73,9% delle famiglie vive in una casa di proprietà. La quota sale nelle Isole e nel Nord-est, mentre scende al Sud, dove si registra il valore più basso. Gli affitti riguardano il 19,6% delle famiglie, con picchi nel Nord-ovest, mentre le abitazioni occupate ad altro titolo – uso gratuito o forme particolari – raggiungono il 6,5%, più diffuse nelle Isole.

La geografia dell’abitare cambia radicalmente a seconda del territorio. Le città mostrano le quote più alte di abitazioni occupate (84,5%), seguite dai Comuni di pianura. Le zone rurali e montane, invece, restano indietro, con valori che scendono fino al 53%. Anche la dinamica recente conferma il divario: tra 2021 e 2023 le aree urbane e pianeggianti registrano gli incrementi più significativi, mentre le abitazioni non occupate diminuiscono. Lazio, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto guidano la classifica delle regioni più “abitate”, mentre Abruzzo, Calabria e Molise restano in coda. La Valle d’Aosta si conferma l’unica regione dove prevalgono le case non occupate.

Quando la casa non basta: l’1% vive in condizioni di superficie critica
La superficie media delle abitazioni occupate è di 101,3 metri quadrati, con punte più alte nel Nord-est e nelle Isole. Le città, invece, offrono spazi più ridotti: appena 93,5 metri quadrati in media, contro i 110 delle aree rurali.
Per misurare il disagio abitativo, l’indicatore ISAC individua le famiglie numerose che vivono in spazi troppo piccoli. A livello nazionale riguarda l’1% delle abitazioni occupate: oltre 268mila case e circa 1,3 milioni di persone. Il disagio è più diffuso nel Centro e nel Mezzogiorno, mentre il Nord mostra valori più contenuti.
Le città sono il luogo dove l’affollamento si fa più sentire: 1,3% delle abitazioni, pari a 125mila unità. Nei piccoli centri e nelle aree rurali la situazione migliora sensibilmente. Le zone di collina litoranea registrano i valori più alti, mentre montagna e collina interna restano sotto l’1%. La Campania guida la classifica del disagio abitativo, seguita da Lazio e Sicilia; Molise, Friuli-Venezia Giulia e Umbria presentano invece i valori più bassi.

Coabitazioni in crescita: il Centro Italia guida, le grandi città attraggono gli stranieri
Le abitazioni condivise da più famiglie sono circa 322mila, per un totale di 699mila nuclei familiari. Il fenomeno è più diffuso nel Centro e nel Nord-ovest, ciascuno con il 24% del totale, mentre Sud, Nord-est e Isole seguono con quote più contenute.
Le coabitazioni composte da sole famiglie straniere rappresentano il 10,6% del totale, con una forte concentrazione nel Centro e nel Nord, dove la presenza di cittadini non italiani è più consistente. Nelle grandi città la percentuale supera il 50%, spinta dai costi elevati degli immobili e da una maggiore domanda abitativa. Il 57% di queste abitazioni si trova in pianura, un dato superiore alla media delle coabitazioni complessive.
Ancora più diffusa è la coabitazione tra famiglie pluricomponenti, che rappresenta quasi il 24% delle abitazioni condivise. In questo caso il baricentro si sposta verso il Sud, dove si concentra il 31% del totale. Nel Mezzogiorno e nelle Isole le famiglie numerose occupano oltre un terzo delle abitazioni condivise, mentre nel Centro-Nord la quota scende intorno al 20%. Le piccole città e i sobborghi sono i territori dove il fenomeno è più frequente.
A livello regionale, Lazio, Sardegna, Campania e Sicilia registrano le quote più alte di abitazioni occupate da famiglie coabitanti. Toscana, Emilia-Romagna e Lazio guidano invece la classifica delle coabitazioni composte da soli stranieri, mentre Campania, Calabria e Sicilia primeggiano per quelle formate da famiglie pluricomponenti.

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