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mutui e casa

Mutui per la casa: crescono le richieste e l’importo medio

I mutui per la casa rialzano la testa. Le interrogazioni registrate nel mese di settembre sul Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF, relative alle richieste di nuovi mutui e di surroghe da parte delle famiglie italiane, confermano il trend in ripresa, facendo segnare un +5,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Importo medio

Un altro dato rilevante che emerge dalla rilevazione di settembre è rappresentato dalla crescita dell’importo medio richiesto, che si è attestato a 127.359 euro, con un +3,1% rispetto al corrispondente mese del 2017, confermando la ripresa in atto nell’ultimo trimestre dell’anno, dopo i primi 6 mesi sostanzialmente piatti.

Nel periodo di osservazione, il numero maggiore di richieste si concentra ancora nella fascia di importo compreso tra 100.001 e 150.000 euro, con il 29,6% del totale delle richieste (+0,2 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2017). Nel complesso, meno di un quarto delle richieste di mutuo supera i 150.000 euro, coerentemente con l’attuale scenario di mercato in cui i prezzi di compravendita degli immobili residenziali stentano a riprendere vigore.

La durata

Per quanto riguarda la distribuzione per classe di durata dei mutui richiesti, si conferma la preferenza degli italiani per piani di rimborso compresi tra i 16 e i 20 anni, che arrivano al 26,1% del totale delle richieste, in crescita di ben +1,7 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2017. Complessivamente, oltre il 70% delle richieste prevede un piano di rimborso superiore ai 15 anni (in crescita di +2,3 punti percentuali) mentre quelli con durata inferiore ai 5 anni, perlopiù relativi ai mutui di sostituzione, hanno un peso pari allo 0,6% del totale, valore dimezzato rispetto al 2017.

Fasce d’età

In merito all’età del richiedente, infine, la fascia d’età compresa tra i 35 e i 44 anni rimane maggioritaria, con una quota pari al 34,5% del totale, seppur in leggero calo rispetto al 2017 (-0,7 punti percentuali). Le altre classi di età non mostrano variazioni sostanziali ad eccezione di quella compresa tra i 25 e i 34 anni che cresce di +0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, arrivando a pesare il 25,0% sul totale.

Sebbene il numero delle richieste da parte delle fasce di popolazione più giovane stia progressivamente crescendo rispetto al recente passato, complessivamente, solo il 27,4% delle richieste risulta presentato da persone con meno di 35 anni.

Il commento

“Nel mese di settembre aumentano ancora le richieste di nuovi mutui a fronte di un costante ridimensionamento delle surroghe, sempre più evidente nelle rilevazioni dell’ultimo trimestre. La dinamica positiva si riflette anche sulla crescita dell’importo medio richiesto e sull’allungamento dei piani di rimborso – commenta Simone Capecchi, executive Director di CRIF. – In questo scenario, è interessante sottolineare come si stiano diversificando i canali di richiesta, favoriti dalla disponibilità delle nuove tecnologie, che se da un lato facilitano e velocizzano i processi di accesso al credito, dall’altro obbligano gli operatori di settore a introdurre verifiche sempre più tempestive ed efficaci delle informazioni fornite dai consumatori in ottica antifrode”.

Immobiliare: aumento boom per i canoni di locazione

Affitti

[A cura di: Idealista.it] I prezzi delle case in affitto sono saliti del 3,2% dopo i mesi primaverili, a una media di 8,9 euro mensili al mq, secondo il rapporto sugli affitti del marketplace immobiliare Idealista.

Si tratta del maggiore balzo registrato da cinque anni a questa parte, ovvero da quando il portale ha iniziato le sue rilevazioni nel mercato delle locazioni a livello nazionale. Tuttavia, negli ultimi 12 mesi l’incremento è stato modesto (1,1%) rispecchiando l’andamento “flat” dell’inflazione.

Secondo Vincenzo De Tommaso, dell’ufficio studi di Idealista: “Seguendo il trend della domanda, in forte ascesa negli ultimi mesi, crescono anche i prezzi. Nelle grandi città la tendenza è piuttosto lineare ed è in atto già da un po’, ma adesso si estende alla città di provincia, dove gli affitti sono in crescita o stabili. Milano e a Roma hanno registrato una battuta d’arresto nell’ultimo trimestre, mentre volano Napoli e altre città del centro-sud, dove cresce la tendenza a considerare l’affitto una soluzione abitativa stabile”.

Affitti: l’andamento nelle regioni

Tutte le regioni registrano prezzi superiori a quelli di tre mesi fa, ad eccezione del Friuli Venezia Giulia (-2%). Il maggiore incremento spetta alla Valle d’Aosta, dove il prezzo è cresciuto del 9%. La seguono Calabria e Lombardia, con un aumento del 7,3% e del 6%, rispettivamente. Tutte le altre macroaree sono racchiuse tra il 4,5% della Campania e lo 0,3% di Sardegna e Abruzzo.

Il Lazio rimane la regione più cara per gli affitti, con una richiesta media che ammonta a 11,5 euro/mq, raggiunta da Lombardia che si attesta sullo stesso livello di prezzo, segue la Toscana con i suoi 10,3 euro/mq mensili. Gli affitti più bassi della penisola si trovano in Calabria (5 euro/mq), Molise (5,2 euro/mq) e Sicilia (5,8 euro/mq).

Il trend delle locazioni nelle province italiane

Ben 57 province sulle 84 monitorate hanno visto incrementare il valore delle locazioni dopo la primavera. Lecce (12,2%) è la provincia dove i prezzi sono cresciuti di più. Rilevanti anche i gli incrementi di Venezia (11,8%) e Cosenza (10,6%), tutti a due cifre. All’opposto, i cali maggiori a Brindisi (-7,9%), Trapani (-6,7%) e Ragusa (-6,4%).

Milano (15,5 euro/mq) continua a guidare la graduatoria provinciale dei prezzi, incalzata da Firenze (13,3 euro/mq) e Roma (12,2 euro/mq). Nella parte più bassa del ranking troviamo Reggio Calabria e Avellino con 4,3 euro al metro quadro e a chiudere Caltanissetta con 3,9 euro/mq.

Il mercato degli affitti nei capoluoghi

Il 60% delle città capoluogo analizzate in questo report (81) hanno evidenziato variazioni positive dopo il secondo trimestre. Fra queste spiccano le performance a due cifre percentuali di Catanzaro (10,7%) e Salerno (10%), cui fanno da contraltare i tonfi di Siena (-6,5%), Terni (-6,8%) e Cagliari (-7,3%).

Nelle grandi città si osserva un andamento positivo più lineare, anche perché questi mercati si sono dinamizzati prima. Protagoniste degli ultimi tre mesi le piazze del sud che segnano i maggiori incrementi a Napoli (4,8%), Bari (4,2%), Catania (1,8%) e Palermo (1,5%). Prosegue la costante risalita di Bologna (1,5%) e Firenze (1,4%), mentre Roma (-1,8%) e Milano (-0,5%) segnano una battuta d’arresto.

Il capoluogo meneghino continua a essere il più caro sul fronte delle locazioni con una media di 17,4 euro mensili nonostante la flessione dell’ultimo periodo, davanti a Firenze (15,9 euro/mq) e Roma (13,4 euro/mq). Chiudono la graduatoria Avellino (4,6 euro/mq), Reggio Calabria (4,5 euro/mq) e Caltanissetta, con 3,9 euro/mq.

Mutui: il finanziamento sale al 65% del valore dell’alloggio

Mutui famiglie

Nei giorni scorsi la Banca d’Italia ha diffuso i risultati dell’indagine condotta nel mese di marzo dalle sue filiali regionali, finalizzata a rilevare l’andamento della domanda e dell’offerta di credito e della raccolta bancaria nelle diverse ripartizioni geografiche per il secondo semestre del 2017. Il report contiene interessanti informazioni sulle caratteristiche dei prestiti alle famiglie. Ecco le principali.

  • La domanda di mutui e di credito al consumo si è stabilizzata: le esigenze di finanziamento delle famiglie sono cresciute moderatamente al Nord, rimaste invariate al Centro e diminuite nel Mezzogiorno. Dal lato dell’offerta, dopo gli allentamenti registrati nel triennio precedente, i criteri per la concessione di mutui per l’acquisto di abitazioni sono rimasti stabili nell’ultima rilevazione, mentre si è osservato un lieve irrigidimento nell’offerta di credito al consumo.
  • L’evoluzione di alcune caratteristiche dei mutui per l’acquisto di abitazioni conferma il permanere di criteri di offerta distesi; in particolare, il rapporto tra finanziamento e valore dell’immobile (loan-to-value ratio) è ulteriormente aumentato al 65 per cento, riportandosi su un valore simile a quello registrato nel 2007-08.
  • Nella seconda parte del 2017 è tornata a crescere la domanda di depositi, mentre le scelte di allocazione del risparmio delle famiglie hanno privilegiato gli investimenti in quote di fondi comuni, a scapito dei titoli di Stato e delle obbligazioni bancarie.

Sicurezza e impianti: I suggerimenti per preservare la casa quando partite qualche giorno

sicurezza casa

[A cura di: Honeywell]

Il Natale si avvicina, e con esso le festività che consentiranno a molti di trascorrere qualche giorno di vacanza lontano da casa. Partire, tuttavia, non significa staccare la spina solo metaforicamente. Prima di chiudersi la porta alle spalle, infatti, è bene prendere alcune precauzioni, per evitare di trovare sgradite sorprese al proprio rientro. Occhio, dunque, a tutti gli accorgimenti che possono rendere la vita difficile ai ladri. Ma anche ad una serie di comportamenti che vi possono consentire di preservare gli impianti domestici e, di conseguenza, anche l’incolumità dell’alloggio. Su entrambi questi aspetti vertono i 10 consigli forniti da Honeywell, azienda leader da oltre 125 anni in ambito home comfort e sicurezza. Ecco il suo decalogo.

  1. Non scrivete dove andrete sui social media. Evitate di condividere pubblicamente i vostri piani di viaggio, annunciando al mondo che la vostra casa sarà vuota. Potrete sempre postare le foto al vostro ritorno.
  2. Tenete d’occhio la vostra casa. Installate una videocamera di sicurezza in modo da tenere d’occhio la vostra casa in tempo reale. Le videocamere più smart riconoscono anche gli allarmi fumo e i rilevatori di monossido di carbonio, a complemento dei sistemi di allarme già presenti in casa.
  3. Impostate il termostato. Se avete un termostato smart basterà attivare l’opzione di geofencing, e siete già pronti per partire. Al vostro ritorno potrete azionare nuovamente il riscaldamento da remoto. Ci sono anche termostati con la modalità “vacanza”: ricordate di impostare il numero esatto di giorni. Se invece avete un termostato programmabile di generazioni precedenti, suggeriamo di impostare la temperatura fra 16° e 18°C in modo da risparmiare energia.
  4. Organizzate la consegna della posta. Evitate di farvi consegnare pacchi mentre siete via, oppure accordatevi con i vicini o con il custode.
  5. Chiudete le canne fumarie. Se avete un caminetto, tenete alla larga animali, uccelli e insetti assicurandovi che la canna fumaria sia ben chiusa.
  6. Controllate il contenuto del frigorifero. Fate attenzione alle date di scadenza e consumate o date via i prodotti deperibili.
  7. Mettete al sicuro gli oggetti di valore. Assicuratevi di portare con voi gli oggetti di valore oppure accertatevi che siano in un luogo sicuro, come una cassaforte. In alternativa, potreste affidarli a una persona di fiducia come un parente o un amico.
  8. Al riparo da gelate o allagamenti. Esistono sul mercato dispositivi da installare vicino alle tubature soggette a congelamento o perdite che in caso di anomalie danno l’allarme tramite app, garantendo così agli utenti la possibilità di intervenire tempestivamente.
  9. Organizzatevi con i vicini per curare le piante. Se ai vicini avete affidato il ritiro della posta, potrete chiedere loro di dare anche un’occhiata alle vostre piante e innaffiarle quando serve. Non dimenticatevi di portar loro un regalo quando tornate.
  10. Impostate l’accensione delle luci. Per evitare che la casa appaia costantemente al buio, installate dei timer sui punti luce di diversi locali e impostateli in modo che si accendano e spengano a orari diversi. Assicuratevi inoltre di regolare la programmazione in modo che chi stesse facendo la posta alla vostra casa pensi che siate in ferie, ma sempre a casa.

Le istruzioni per l’uso del CNN per il deposito del prezzo dal notaio

Deposito prezzo notaio

[Fonte: Notariato]

Con la pubblicazione sul sito web del Consiglio Nazionale del Notariato (www.notariato.it) delle istruzioni per l’uso del deposito del prezzo dal notaio nella compravendita, ha preso ufficialmente il via, la scorsa settimana, la campagna informativa del Notariato per diffondere le pratiche corrette da seguire quando si compra o si vende un immobile. In particolare, l’operazione dell’organizzazione, che rientra nelle azioni della campagna informativa “#casaconviene” del Ministero dell’Economia e delle Finanze, si occupa di chiarire i dubbi sulla novità introdotta dalla legge sulla concorrenza (legge n. 124/2017, articolo 1, commi 63 e seguenti), entrata in vigore lo scorso 29 agosto.

Cosa prevede la normativa

Nelle compravendite immobiliari e nelle cessioni di azienda, la legge sulla concorrenza, entrata in vigore il 29 agosto scorso, ha introdotto la possibilità per l’acquirente di depositare dal notaio il prezzo.
Il notaio, eseguita la pubblicità prevista dalla legge e accertata l’inesistenza di gravami, quali ipoteche e pignoramenti, svincola in favore del venditore le somme depositate presso di lui.
Il deposito del prezzo può essere utilizzato anche per garantire accordi tra le parti diversi dalla sopravvenienza di gravami. Ad esempio, quando il venditore mantiene il possesso del bene successivamente alla vendita, l’acquirente può depositare parte o tutto il prezzo presso il notaio fino alla consegna. Si può ricorrere al deposito del prezzo anche quando vi siano pendenze condominiali o un’ipoteca sugli immobili. A volte, tuttavia, il deposito del prezzo non è concretamente praticabile.
Così, per rimanere agli esempi fatti, nel caso in cui il saldo prezzo viene utilizzato per estinguere il mutuo precedente acceso dal venditore.

Chi può chiedere il deposito del prezzo e quando?

Il deposito del prezzo può essere chiesto anche da una sola delle parti, che di norma è l’acquirente. Il deposito del prezzo può essere chiesto alla stipula del contratto di compravendita, ma è preferibile dichiarare di volersene avvalere già nel contratto preliminare o compromesso, perché il venditore ne possa valutare le conseguenze ed il notaio possa predisporre la migliore clausola contrattuale.
Così come è possibile chiedere il deposito del prezzo sin dal momento del compromesso, si può anche rinunciare a tale diritto, sia nel contratto preliminare che nel definitivo.

Quale procedura, nella pratica?

All’atto della compravendita l’acquirente consegna al notaio assegni a lui intestati o effettua un bonifico a suo nome. Il notaio è tenuto a versare gli assegni e ricevere il bonifico su un conto corrente dedicato. Si tratta di un conto impignorabile da eventuali creditori del notaio ed inoltre, in caso di morte, non cade nella successione del notaio.

Quando riceverà il prezzo il venditore?

Dipende da cosa si è pattuito nella compravendita. Nel caso più frequente, ossia quando si prevede il pagamento del venditore dopo la trascrizione del contratto e la verifica dell’insussistenza di nuovi gravami, saranno sufficienti pochi giorni.

Per maggiori dettagli, scarica il pdf  “Deposito del prezzo dal notaio. Le istruzioni per l’uso”.

Emergenza casa, Sicet: “Servono risorse per fare politica abitativa”

senzatetto

“La situazione abitativa nel nostro paese è critica e va affrontata con modalità e risorse adeguate”. Lo ha detto oggi il segretario generale del Sicet Cisl, Nino Falotico, nel corso di un incontro in Senato con il gruppo del Partito democratico presieduto dal capogruppo in commissione Bilancio, Sen. Giorgio Santini. All’incontro, oltre al Sicet Cisl, ha partecipato il Sunia Cgil con il segretario generale Daniele Barbieri. Sul tavolo le misure per la casa contenute nella legge di stabilità appena licenziata dal governo, misure ritenute dal sindacato inquilini della Cisl “largamente insufficienti e prevalentemente orientate ai proprietari di abitazioni”.

Nel corso della riunione, Falotico ha evidenziato che “l’emergenza casa è il risultato dei tagli al welfare abitativo fatti nel corso degli anni e al mancato rifinanziamento degli istituti di sostegno agli inquilini deboli. L’Italia vive una situazione paradossale: abbiamo più abitazioni che famiglie, 31,2 milioni contro 24,6 milioni, pertanto vi sono 7 milioni di abitazioni vuote, eppure non si riesce a dare un risposta strutturale al disagio abitativo”, ha osservato il segretario del Sicet nel corso dell’audizione, sottolineando che “qualsiasi misura di politica abitativa non può prescindere dal rifinanziamento dell’offerta a canone sociale”. Per Falotico “serve un piano nazionale per l’edilizia residenziale pubblica da sostenere con un prelievo fiscale di scopo sul comparto immobiliare o destinando una quota prestabilita del bilancio nazionale e regionale alle politiche per la casa”.

L’emergenza abitativa in Italia

Sul capitolo dell’emergenza sfratti il segretario del Sicet ha segnalato che nel 2016, secondo i dati forniti dal ministero degli Interni, sono in aumento sia le richieste di esecuzione di sfratto (158.720, +3,09%) sia gli sfratti eseguiti (35.336, +7,99%), mentre resta alto il numero dei provvedimenti di sfratto emessi, seppure in flessione del 5,5% rispetto al 2015, pari a 61.718, di cui 54.829 per morosità o altra causa diversa dal normale termine del contratto di locazione o da necessità del locatore. “Per ridurre l’emergenza sfratti e il rischio di deprivazione abitativa – ha sottolineato Falotico – è necessario riformare la legge 431/98 attraverso il superamento del doppio regime dei contratti assegnando al canone agevolato-convenzionato il ruolo di regolatore generale della locazione privata attraverso un contratto nazionale dell’affitto, integrato dagli accordi locali, da definire con la contrattazione collettiva. Inoltre serve un dispositivo normativo per la graduazione e la programmazione locale della concessione della forza pubblica su tutti i provvedimenti di rilascio in base alle possibilità di ‘rialloggio’ delle famiglie e la cronologia del titolo esecutivo”.

“Per fare politica abitativa servono risorse e di risorse in questa legge di bilancio ne vediamo davvero poche. Bisogna cambiare lo spartito che i governi hanno suonato negli ultimi anni – ha rivendicato Falotico – portando il fondo per la morosità incolpevole dagli attuali 11 milioni almeno a 50 milioni di euro per dare un risposta a circa 7 mila famiglie disagiate e destinando almeno altri 500 milioni al fondo di sostegno alle locazioni che nelle ultime due leggi di stabilità è stato praticamente azzerato nonostante le 245 mila richieste pervenute”. Per il segretario del Sicet è necessario inoltre accorpare la governance dei due fondi “per superare le attuali difficoltà gestionali” e rivedere il sistema delle detrazioni fiscali per gli inquilini portando al 19 per cento la detrazione del canone di affitto nel settore privato, “soluzione che tra l’altro favorirebbe – ha spiegato Falotico – l’emersione dei contratti parzialmente o totalmente a nero”. Chiesta anche la proroga delle detrazioni per gli inquilini di edilizia residenziale pubblica, in scadenza a fine anno, nonché il rimborso della detrazione non goduta agli inquilini incapienti. Infine, “tenendo conto che la bozza di legge di stabilità prevede un bonus fiscale significativo solo per i proprietari, come la conferma della cedolare secca al 10% per i canoni concordati, mentre per gli inquilini non prevede nulla”, ha fatto notare Falotico, il Sicet ha proposto di elevare la cedolare secca al 11-12% e destinare questo incremento al fondo affitti o a misure a favore degli inquilini.

La risposta della Politica

Il Sen. Giorgio Santini, dopo aver ascoltato le istanze e le proposte esposte, riferisce Falotico, ha sottolineato il tipo di approccio del governo ai temi di emergenza sociale, caratterizzato da un’impostazione che introduce fattori trasversali: la recente istituzione del fondo povertà, le opere di ristrutturazione del patrimonio edilizio e il fondo per gli interventi su infrastrutture, mobilità e territorio. Ciò non esclude però la fondatezza di un intervento mirato all’emergenza abitativa. Il Sen. Santini ha ritenuto infatti interessante la proposta dell’unificazione del fondo di sostegno alle locazioni e del fondo morosità incolpevole, anche recuperando le risorse inutilizzate di quest’ultimo. Considerato che al momento il dibattito è ancora aperto, Santini si è impegnato a verificarne la praticabilità e, fermo restando l’equilibrio di bilancio, a valutare possibili spazi sulle detrazioni fiscali in favore degli inquilini.

Cronaca Flash della casa e del Condominio

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Violenta rissa tra vicine
Intervengono polizia e 118

Sono stati gli stessi residenti di un condominio di Piacenza a richiedere l’intervento delle forze dell’ordine. Il motivo? L’ennesima lite tra due dirimpettaie consumatasi nei pressi della tromba delle scale e sfociata in una vera e propria rissa. Quando gli agenti sono intervenuti hanno provveduto a separare le due donne e a raccogliere le dichiarazioni di entrambe. A quanto sembra, non è stata riscontrata una causa scatenante all’origine della colluttazione, a parte normali screzi e lamentele dovute proprio ai cattivi rapporti di vicinato. Sul posto sono state fatte arrivare anche due autoambulanze, con le quali le “duellanti” sono state trasportate in ospedale per accertamenti e dimesse poco dopo.

La colf e sua sorella
le rubano la pensione

Una collaboratrice domestica di 55 anni è stata denunciata con l’accusa di aver sottratto la carta d’identità, il blocchetto degli assegni e la tessera bancomat di un’anziana di Catania, presso la quale prestava servizio. Nei guai è finita anche la sorella della badante, una donna di 40 anni, che avrebbe poi incassato, su mandato della 55enne, tre titoli bancari del valore complessivo di 9mila euro, provenienti dalla pensione della datrice di lavoro truffata. A far scattare le indagini è stata proprio quest’ultima, denunciando la scomparsa del bancomat al proprio istituto di credito, allo scopo di farsi consegnare una nuova tessera. Dalle successive intercettazioni della polizia di Stato è emerso che le autrici del furto e della successiva ricettazione, erano le due sorelle.

Una 15enne disabile
prigioniera in casa

Sconcertante ritrovamento nel napoletano, in una casa del centro storico di Torre del Greco, da parte dei servizi sociali e degli agenti di polizia del commissariato locale. Segregata al suo interno, in condizioni igieniche disastrose, i poliziotti hanno trovato una ragazza disabile di 15 anni, costretta a restare a letto a causa delle difficoltà motorie. L’allarme era scattato a seguito delle segnalazioni dei vicini, infastiditi dal cattivo odore proveniente dall’abitazione. Quando, eluse le resistenze dei genitori, di 56 e 43 anni, i soccorritori sono riusciti ad entrare nell’appartamento, su disposizione del Tribunale dei minori, hanno prelevato la minorenne e l’hanno trasportata all’ospedale per le visite del caso. Adesso si trova in una casa famiglia dell’hinterland napoletano.

Stalking e insulti ai vicini:
viene “sfrattata” da casa

Una donna di 56 anni, residente in un alloggio di Torino, è stata colpita da un provvedimento di divieto di dimora, emesso dal tribunale, per aver continuato ad inveire contro i suoi vicini di casa, di origine straniera. La 56enne era stata già protagonista di vicende analoghe nel corso degli ultimi anni, finendo per essere condannata per stalking a due anni e sei mesi di reclusione, con l’aggravante dell’odio raziale. Scontata la pena, era tornata a vivere nell’appartamento, riprendendo le vecchie abitudini nei confronti dei vicini. Tra queste, cospargere di sale e grasso la superficie del pianerottolo, gettare alcol sulla porta d’ingresso, abbandonare escrementi di cane sullo zerbino e, dulcis in fundo, minacciare i vicini di far loro fare la stessa fine della famiglia di Erba.

Presunto malintenzionato
bloccato a colpi di karate

Tentato furto finito male per un giovane di 27 anni che, nel cuore della notte, si aggirava con fare sospetto nell’androne di uno stabile in provincia di Bologna. Il 27enne, incensurato, non aveva fatto i conti con uno degli inquilini, un uomo di 40 anni esperto di arti marziali, che quella sera stentava a prendere sonno. Uditi alcuni rumori provenire dall’ingresso, il karateka si era insospettito, dirigendosi verso la porta della propria abitazione. Non vendendo le luci della scala accese, ha deciso di affrontare quella sagoma scura chiedendo cosa stesse facendo lì al buio. Non ricevendo risposta e vedendo che si stava allontanando, ha deciso di bloccarlo con una mossa di karate, per poi chiamare la polizia.

Bomba della Grande Guerra
uccide ragazzo in casa

Un giovane milanese di 35 anni è morto nella casa di montagna dove stava trascorrendo un periodo di villeggiatura insieme ai suoi genitori. L’assurdo incidente che ha causato il decesso è stato lo scoppio di un ordigno della prima guerra mondiale, recuperato qualche giorno prima, durante una passeggiata con gli amici, lungo un sentiero montano poco distante. La deflagrazione è avvenuta nel garage della villetta per cause ancora da accertare, mentre il giovane stava armeggiando con il residuato bellico. All’improvviso lo scoppio che gli ha tranciato di netto la mano, ma sarebbe stata una scheggia ad ucciderlo, perforandogli il cuore. Quando il padre del 35enne lo ha raggiunto dopo aver sentito il boato, è riuscito ad ascoltare le sue ultime parole: “Ho combinato una cavolata”.

Accatastamento fabbricati rurali: richiesta una proroga sulle registrazioni

mappa del catasto

[Fonte: Uncem Piemonte – Unione nazionale Comuni, Comunità ed Enti montani]

Agevolare i cittadini nelle registrazioni degli immobili rurali al catasto edilizio urbano, rendere meno onerose possibili le pratiche, semplificare le procedure per gli uffici tecnici dei Comuni e tra i professionisti, sgravare i proprietari da imposte nei casi previsti dalla norma, precisando meglio le situazioni che non producono reddito, nell’interesse di riorganizzare le banche dati catastali.
Sono questi i principali temi dei quali si è discusso nella riunione a Roma di martedì 19 settembre, tra l’Agenzia delle Entrate, e i rappresentanti di Anci e Uncem, anche a seguito delle forti preoccupazioni espresse negli ultimi tre mesi da numerosi sindaci oltre che da moltissimi cittadini che hanno ricevuto dall’Agenzia oltre 800mila lettere di avviso bonario per il necessario accatastamento degli immobili, delle quali 200mila in Piemonte.

La mappa degli aggiornamenti catastali

Le Province di Cuneo, Torino e del Verbano Cusio Ossola sono tra quelle in Italia con maggiori situazioni ancora da aggiornare: immobili registrati al catasto agricolo, da dichiarare e inserire sul catasto edilizio urbano.
Secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate gli accatastamenti stanno procedendo (30mila le autocertificazioni già ricevute e immesse nella banca dati) anche grazie all’impegno di molti Comuni con i loro uffici tecnici. Uncem ha richiesto che il riallineamento delle banche dati, in tutto il Paese, tenga conto dell’esistenza di alcune situazioni peculiari nelle Alpi e in particolare nelle terre alte del Piemonte. L’abbandono della montagna ha portato a disporre di migliaia di beni immobili inutilizzati, in molti casi ruderi, oggi in parte distrutti. Per queste situazioni – per le quali è stata ribadita la necessità di una sola autocertificazione del proprietario, senza costi e senza successive imposte – l’Agenzia delle Entrate invierà una nota ai Comuni e ai professionisti con maggiori dettagli, nel precisare le fattispecie per le quali non sono necessarie registrazioni. Un’operazione auspicata da Uncem, per fare chiarezza e aiutare i cittadini nelle procedure. Anche rispetto ai casi dove vi sono parcellizzazioni della proprietà e della titolarità degli immobili, Uncem ha richiesto all’Agenzia di fornire supporto e maggiori informazioni, dando anche la disponibilità a organizzare un incontro dei tecnici dell’Agenzia con i Comuni montani piemontesi.

Le deroghe per le baite e i fabbricati rurali

Nonostante l’Agenzia delle Entrate non escluda errori nell’invio delle comunicazioni, in particolare relative alle aree montane piemontesi, Uncem ha confermato la disponibilità a collaborare al fine di agevolare cittadini ed Enti locali, in primo luogo migliorando la comunicazione, soprattutto su deroghe e categorie previste per baite e fabbricati rurali.
Nei prossimi giorni, Uncem, d’intesa con Anci, chiederà una proroga ai tempi previsti per le procedure di registrazione, finora fissati al 31 dicembre 2017. Un’istanza che l’Agenzia delle Entrate – rappresentata all’incontro con Uncem a Roma da Rossella Orlandi, vicedirettore generale dell’Agenzia e responsabile del Territorio e Catasto; e da Franco Maggio, direttore centrale Catasto Cartografia e Pubblicità – ha condiviso e verrà riportata ai parlamentari piemontesi oltre che al Ministro dell’Economia e delle Finanze.
Nel corso dell’incontro, è stato toccato anche il tema della “fiscalità di vantaggio” per le imprese e le attività economiche delle aree interne – anche grazie al lavoro che si sta svolgendo tramite la Strategia nazionale – sul quale i vertici dell’Agenzia delle Entrate hanno condiviso l’urgenza posta da Uncem al tavolo, d’intesa con Ifel e Anci, con la necessità di aprire urgentemente un tavolo nazionale.

Comuni e geometri: un accordo per l’accatastamento degli immobili rurali

immobile al catasto

[A cura di: Anci]

Siglata a Roma la convenzione tra l’Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci), la Fondazione patrimonio comune (Fpc), il Consiglio nazionale geometri e geometri laureati (Cngegl) e la Cassa italiana di previdenza dei geometri liberi professionisti (Cipag).

L’accordo sul catasto

L’accordo – firmato da Antonio Decaro, presidente Anci, Alessandro Cattaneo, presidente Fpc, Maurizio Savoncelli, presidente Cngegl, Diego Buono, presidente Cipag – è finalizzato a facilitare l’accatastamento dei fabbricati rurali, a cui sono tenuti per legge i Comuni italiani (ai sensi dell’art. 13, comma 14-ter del DL n. 201/2011).
Grazie a questa intesa, che tutti i Comuni interessati potranno sottoscrivere con i 110 collegi provinciali dei geometri, i compensi professionali peseranno meno sui bilanci comunali e l’individuazione dei geometri professionisti sarà resa più immediata dagli elenchi messi a disposizione dei Comuni italiani dal Cngegl. I costi delle operazioni di accatastamento, infine, potranno essere anticipati da Cipag con un fondo rotativo e, in un secondo momento, restituiti dalle amministrazioni comunali.

Regolarizzare gli immobili non accatastati

La regolarizzazione degli immobili non accatastati, rispetto alla quale l’Anci ha già avviato da tempo un’azione di sollecitazione nei confronti di tutti i Comuni, è utile anche a evitare il rischio di dover pagare per intero le sanzioni previste in caso di inadempienza, che arrivano a superare gli 8 mila euro per ogni immobile. La regolarizzazione tempestiva, invece, consentirebbe di sostenere solo il pagamento di 172 euro per ogni nuovo accatastamento.

Il presidente dell’Anci Antonio Decaro afferma: “Questo protocollo, che consente di avvalersi delle competenze tecniche dei geometri e di snellire una procedura sollecitata da tempo, va nella direzione che più volte mi sono posto da amministratore e da presidente dell’Anci: una collaborazione con le professioni tecniche che possono partecipare al più ampio processo di riforma della pubblica amministrazione. Il problema degli immobili non accatastati va affrontato e risolto. Con questa firma muoviamo un passo fondamentale in quella direzione”.

Dai condoni al fascicolo del fabbricato

L’accordo – aggiunge il presidente della Fondazione patrimonio comune, Alessandro Cattaneoci consente anche di guardare oltre: sono convinto che questa modalità di collaborazione tra professionisti e Comuni potrà dare le risposte che da troppo tempo si aspettano nel nostro Paese. Come ad esempio sui molti condoni ancora appesi (basta vedere quanto è successo ad Ischia), o sul tema dei controlli della staticità degli edifici ed il fascicolo di fabbricato”.

Proprio per dare continuità alla collaborazione tra categoria e l’Associazione dei Comuni italiani, Cipag e Cngegl parteciperanno inoltre all’assemblea nazionale dell’Anci, dall’11 al 13 ottobre, che si terrà a Vicenza. La presenza della categoria sarà un’ulteriore occasione per illustrare le best practice professionali provenienti dal territorio e messe a disposizione di tutti gli enti locali interessati.

La posizione dei geometri

La nostra partecipazione all’Assemblea nazionale dell’Anci – dice Maurizio Savoncelli, presidente Cngegl – è finalizzata a mettere a disposizione dei Comuni le migliori competenze della categoria, nel rispetto del principio di sussidiarietà tra pubblica amministrazione e professionisti, che è stato rafforzato dal recente Jobs act per i lavoratori autonomi”.

Siamo convinti – commenta infine Diego Buono, presidente Cipag – che iniziative come questa, oltre a costituire un esempio di sinergia pubblico-privato, siano estremamente utili e abbiano una forte valenza di reciprocità: da un lato gli enti locali potranno beneficiare della professionalità e delle facilitazioni per mettere a norma il proprio patrimonio urbano; dall’altro la categoria dei geometri potrà confermare il proprio contributo al miglioramento della vita sociale mettendosi ancora di più al servizio delle comunità locali”.

I NUMERI SCONVOLGENTI DELL’ABUSIVISMO EDILIZIO. E LA RICETTA DEI VERDI

demolizione abitazione

[A cura di: Consiglio nazionale degli Architetti]

“Complessivamente risultano presentate 15,4 milioni di domande di condono, frutto dei condoni di Craxi del 1985 e di Berlusconi del 1994 e 2003. Di queste, circa 5,4 milioni risultano inevese, di cui 3,5 milioni relative al primo condono, 1milione al secondo e 840 mila al terzo”.
Lo hanno detto Angelo Bonelli, coordinatore nazionale dei Verdi, e Sauro Turroni, responsabile nazionale politiche del territorio dei Verdi, in occasione della presentazione del dossier “La politica è franata – Tra abusivismo, consumo del territorio e dissesto”.

Per queste ragioni i Verdi propongono cinque azioni contro gli abusivi:

  1. rendere immediata la demolizione al momento dell’accertamento dell’abuso edilizio entro e non oltre 15 giorni dalla notifica del verbale;
  2. trasferire i poteri di repressione dell’abusivismo edilizio dai Comuni alle Autorità giudiziarie ed eliminare ogni potere di legislazione in materia alle regioni comprese quelle a statuto speciale;
  3. individuazione presso le procure di uffici specifici repressione abusivismo edilizio che dovranno essere potenziati con magistrati e personale tecnico;
  4. accordo strutturale tra il ministero di Grazia e Giustizia e il Ministero della Difesa per l’uso del genio militare negli abbattimenti;
  5. demolire prioritariamente gli immobili abusivi edificati nelle aree vincolate e demaniali.