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Animali in appartamento, le regole da rispettare

La legge non vieta di tenere dei cani in casa, e neppure pone un limite numerico. Analogamente, il condominio non può vietare di tenere nella propria abitazione un animale di compagnia, a meno che nel regolamento ci sia una clausola in tal senso approvata da tutti i condòmini.
Questo, però, non significa che il padrone del cane non debba assumersi determinate responsabilità e rispettare alcuni obblighi di carattere amministrativo, che consistono nell’iscrizione dell’animale all’anagrafe canina; civile, evitando di recare molestie ai vicini e tenendo puliti gli ambienti privati e comuni; penale, cercando di non disturbare la quiete pubblica di tutto il palazzo con rumori molesti.
Se non esiste un limite legale sul numero dei cani da tenere in casa, c’è però l’obbligo di consentire eventuali controlli sulle condizioni in cui vengono tenuti: impedire che gli organi preposti possano effettuare queste verifiche comporterebbe il rischio di vedersi arrivare gli ispettori o degli agenti con in mano un mandato della Procura. Secondo la Corte di Cassazione, infatti, è possibile procedere al sequestro del cane ogni volta che c’è una reiterazione del reato, magari perché il cane abbaia o piange in continuazione e disturba tutto il condominio.
Il fatto che la legge non ponga un limite al numero di cani che si possono tenere in casa e che il regolamento del condominio non possa vietare di tenere un animale, non significa che li si possa tenere in qualsiasi modo.
A confermarlo è una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 39844 del 2022, riguardante un caso di abbandono di animali, illecito punito dal Codice penale. Al centro della vicenda finita davanti agli ermellini, sette cani tenuti chiusi in una stanza all’interno di un appartamento di 40 metri quadri e in condizioni igieniche precarie.
Costringere quelle povere sette bestie, di cui cinque cuccioli, a vivere in quelle condizioni è reato, secondo la Suprema Corte. Già la Corte d’appello aveva accertato le condizioni di sporcizia dell’immobile e il fatto che l’igiene era praticamente inesistente, in un contesto fatto di pareti scrostate e piene di muffa, rifiuti vari per terra, mobili ammassati, piatti non lavati, panni ammucchiati e pavimento lercio. Inoltre, niente luce, a causa della tapparella rotta. I cani, inoltre, apparivano visibilmente trascurati e sporchi. Quanto basta, hanno scritto i giudici nella sentenza, per “una detenzione in condizioni incompatibili con la natura degli animali e produttiva di grandi sofferenze”.
Parole confermate dalla Cassazione: non basta portare i cani a spasso ogni giorno per dimostrare di avere cura di loro, e nemmeno che ogni tanto si dia loro da mangiare. Come non è sufficiente argomentare che, siccome cinque dei sette cani erano cuccioli, una stanza piccola era per loro sufficiente.
Secondo la Suprema Corte, per configurare il reato di abbandono di animali è sufficiente tenerli in condizioni che creano nei cani non solo un processo patologico, cioè delle malattie, ma anche delle sofferenze. “Non va dimenticato a tal proposito – conclude la sentenza – che, secondo la legge n. 473 del 1993, gli animali di compagnia godono di una tutela diretta orientata a ritenerli come esseri viventi, e come tali devono essere considerati e trattati”.

https://www.laleggepertutti.it/604264_troppi-cani-in-casa-cosa-si-rischia

Oltre 50 anni di esperienza nel settore ascensoristico

Castagnoli Arnaldo & Figli, presente sul mercato del Piemonte da oltre cinquant’anni, si occupa di progettazione, produzione e installazione di ascensori, montacarichi e piattaforme di sollevamento, offrendo un’ampia gamma di prodotti e servizi a prezzi competitivi.
L’azienda propone soluzioni concepite e studiate su misura per rispondere a qualunque esigenza tecnica e stilistica e realizza progetti in perfetta sintonia sia con le esigenze tecniche, sia con l’estetica dell’ambiente.

Le soluzioni personalizzate e “chiavi in mano” della Castagnoli Arnaldo & Figli sono relative alla realizzazione di ascensori e montacarichi di qualsiasi tipo e portata: a funi e oleodinamici, installati in vani scala e in esterni, con incastellature metalliche o trasparenti, opere murarie e opere da fabbro; di mini ascensori per aziende e per privati; di piattaforme elevatrici per il sollevamento
di merci e persone e di impianti dedicati agli utenti diversamente abili, con relativo abbattimento delle barriere architettoniche.
Esperienza e personale qualificato e competente garantiscono inoltre un servizio accurato e affidabile di manutenzione, riparazione, assistenza, rifacimento e ammodernamento di impianti di sollevamento già esistenti, adeguandoli agli attuali standard di qualità e di sicurezza.

L’azienda si rivolge sia al settore dei privati, sia alle strutture industriali e commerciali, ed è all’altezza di effettuare l’installazione di ascensori e montacarichi anche in condizioni complesse e in spazi ridotti, sempre con un estremo riguardo alle finiture, nel rispetto dello stile e del contesto architettonico.

Call center: la segnalazione al Garante

Nonostante l’iscrizione al Registro pubblico delle opposizioni, le “molestie telefoniche” delle società proseguono, anche se la legge obbliga l’operatore a verificare se il numero che sta per chiamare si trova nell’elenco di chi non vuole essere contattato. Non resta, dunque, che segnalare l’abuso all’Autorità garante della privacy
In pratica, occorre accedere via web alla pagina del Garante della privacy e compilare un modulo da inviare all’operatore economico per conto del quale è stata effettuata la chiamata indesiderata. Se entro un mese – che possono però anche salire a tre – non arriva alcun riscontro e le telefonate dello stesso operatore economico continuano, si può presentare un reclamo o una segnalazione al Garante della privacy, indicando le telefonate ricevute. La segnalazione consentirà al Garante di adempiere ai suoi compiti istituzionali di controllo.

A Restructura la città del futuro, smart e sostenibile

Resilienza, decarbonizzazione, sufficienza energetica, economia circolare. Sono questi i temi principali dell’evento inaugurale di Restructura 2022, il salone organizzato da Gl Events Italia che, nel Padiglione 3 del Lingotto Fiere di Torino, da oggi al 19 novembre.
“Solo attraverso la visione sistemica del dove si vuole andare è possibile individuare le giuste modalità di sviluppare il futuro delle città. Il nostro Comune si sta impegnando nella revisione del piano regolatore, anche se deve essere fatto in sinergia con la revisione della legge regionale, nel frattempo abbiamo introdotto alcune misure come la delibera sull’uso temporaneo degli edifici che servono a velocizzare la risposta per il recupero dell’esistente” hanno detto Carlo Patrizio, ingegnere e urbanista e Paolo Mazzoleni, architetto e assessore all’urbanistica del comune di Torino. Di fronte alla città anche la sfida dell’economia circolare: il legno (e più in generale le tecnologie off-site) diventano strategiche per costruire architetture a basso impatto, efficienti, circolari e pensate nell’ottica della decostruzione.
“Oggi alle città viene chiesto di abbassare i consumi e diventare smart ed efficienti. Tuttavia non si vive di solo risparmio energetico. L’efficienza va applicata e consente anche risparmi fino al 60-70%. Ma poi occorre agire con criterio, ricordando che ci sono altri impatti da preservare. Quali la bellezza, la vivibilità e la sicurezza dei luoghi” ha sottolineato Marco Palandella, docente di lighting tecnique all’università Supsy di Lugano, alle spalle lo sviluppo di molteplici progetti di illuminazione nel mondo, dalla Cina, alla Russia.

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Agenzia Ansa e Ufficio Stampa Restructura

Assunzione di colf, badanti e baby-sitter

Gli obblighi di informazione completa al lavoratore sulle condizioni di lavoro, previsti dal recente Decreto Trasparenza n. 104 2022 si applicano anche al lavoro domestico.
I privati che assumono colf badanti baby-sitter devono quindi inserire nel contratto di assunzione un documento che illustra i vari aspetti del lavoro che sono chiamati a svolgere con maggiore dettaglio rispetto al passato. In caso contrario si può andare incontro alle sanzioni amministrative previste per le aziende, che vanno da 250 a 1500 euro per ogni lavoratore coinvolto dalla mancata comunicazione.
Le associazioni che assistono le famiglie con lavoratori domestici hanno richiesto al Governo una speciale deroga con sospensione delle sanzioni per i primi mesi di applicazione per i datori di lavoro privati, che spesso non hanno assistenza. Ad oggi non è arrivata alcuna risposta. In attesa di possibili comunicazioni, ecco il riepilogo dei nuovi obblighi, in vigore dal 13 agosto 2022.
Al momento dell’assunzione del lavoratore domestico devono quindi essere indicati in dettaglio: i dati del datore di lavoro e del lavoratore; la sede di lavoro; il contratto di lavoro applicabile, inquadramento e livello del lavoratore; la durata del periodo di prova; l’importo della retribuzione con gli elementi che la compongono; le modalità di pagamento; la durata delle ferie e i congedi retribuiti che spettano al dipendente; l’organizzazione dell’orario di lavoro ordinario e straordinario (nel caso in cui l’orario sia variabile va specificato come e quando vengono comunicate le variazioni e il preavviso con cui rendersi disponibile); la durata del preavviso per licenziamento o dimissioni; a quale ente vanno versati i contributi previdenziali.
Si ricorda, infine, che sono obbligati a fornire le informazioni entro 5 giorni dall’assunzione i datori di lavoro che hanno stipulato nuovi contratti a partire dal 13 agosto 2022. Mentre per i lavoratori già assunti prima del 13 agosto l’obbligo scatta solo se il dipendente ne fa richiesta scritta.

https://www.fiscoetasse.com/rassegna-stampa/33027-assunzione-colf-e-badanti-contratto-da-integrare.html?smclient=eb02ab19-e7b9-4d33-b50a-543656cc384b&utm_campaign=RSQ&utm_medium=email_mn_fet&utm_source=Rassegna+quotidiana+&utm_content=RSQ+2022-10-05

Il regime delle distanze in edilizia

Per parlare di regime delle distanze in edilizia è necessario fare riferimento al diritto civile, in quanto è l’art. 873 a stabilire che tra le costruzioni deve essere assicurata una distanza minima. A questo, si aggiungono eventuali ulteriori indicazioni regolamentari, ad esempio contenute nei singoli Regolamenti edilizi comunali o leggi speciali che intervengono in materia, come ad esempio il DM 1444/68.

L’articolo 873 del codice civile: la distanza tra due costruzioni
L’articolo 873 del codice civile è il punto di partenza per approfondire il tema del regime delle distanze in edilizia. Il codice civile, con questo articolo, definisce che tra due costruzioni, anche se su fondi non contigui, devono essere assicurati almeno 3 metri di distanza. I regolamenti edilizi, poi, possono essere ulteriormente stringenti e aumentare quanto previsto dal codice civile.
Lo scopo è quello di assicurare che tutti gli edifici possano contare su adeguate condizioni di igiene e salubrità.- Una vicinanza eccessiva, infatti, potrebbe incidere negativamente sulla quantità di aria e di luce che raggiunge gli ambienti interni abitati, con conseguenze sul loro comfort e sulla qualità dell’aria. Per questo motivo, sono state introdotte la cosiddetta “zona di rispetto” e il criterio di prevenzione.

Il criterio di prevenzione e le possibilità di chi costruisce per primo
La zona di rispetto, secondo il criterio minimo di prevenzione, ha l’obiettivo di evitare intercapedini dannose. Tramite il principio di prevenzione, proprio per assicurare lo scopo appena detto, si offre a chi edifica per primo la possibilità di scegliere come costruire.
La scelta è triplice e prevede la possibilità di:
Costruire ad una distanza dal confine pari alla metà di quella totale che va rispettata tra due fabbricati. Quindi- se è di 3 metri- l’edificio verrà realizzato a 1,5 metri dal limite del fondo di proprietà.
Costruire ad una distanza inferiore rispetto alla metà di quella che andrebbe garantita tra i due fabbricati, a scelta del proprietario;
Costruire sul confine della proprietà, senza alcun distanziamento.
Da ciò deriva l’obbligo di chi costruisce successivamente di adeguarsi a quanto già realizzato e definire la distanza del proprio edificio da quello esistente in base ai limiti e alle condizioni previste per legge. Nel dettaglio, sono gli art. 873, 875 e 877 a regolare il principio di prevenzione.

Cosa può fare chi costruisce in un secondo momento
Quando si costruisce un edificio a fianco di uno esistente, quindi, si dovranno rispettare i limiti sopra definiti. Se il vicino ha costruito a 1,5 metri, ad esempio, anche chi realizza il secondo edificio dovrà rispettare la medesima distanza.
In alcuni casi, però, ci sono delle alternative valide. Ad esempio, nel caso ci sia un edificio esistente costruito sul confine, il secondo non è costretto ad arretrare di 3 metri. Una prima soluzione, infatti, è quella di costruire in appoggio, chiedendo la comunione forzosa del muro, o in aderenza e arrivando fino ad esso con il proprio edificio.
Si parla di costruzioni appoggiate se sono unite da un punto di vista strutturale e il muro è condiviso, di costruzioni in aderenza se i due edifici sono tra loro autonomi, ma senza alcuna intercapedine che li divide.
Una scelta simile può essere fatta anche quando il vicino ha costruito ad una distanza inferiore alla metà di quella totale prevista. In questo caso, chi costruisce per secondo può arrivare fino al fabbricato esistente, pagando il valore del muro, che diventerà comune, e del suolo occupato- . In realtà, in alcuni casi è anche possibile chiedere l’arretramento del fabbricato esistente o la demolizione di alcuni muri. Ad esempio, se l’edificio esistente presenta delle rientranze che non permettono la costruzione in linea retta lungo il confine, è possibile chiederne l’eliminazione.

Quando le distanze tra due edifici aumentano
L’art. 9 del DM 1444/1968 tratta di densità edilizia, altezze, distanze tra fabbricati e pone ulteriori limiti. Un primo aspetto da considerare riguarda la distanza tra due edifici antistanti separati da una strada.
In queste circostanze, la distanza minima corrisponde alla dimensione della strada che li divide, maggiorata di:
– 5 metri per lato se la larghezza della strada è inferiore ai 7 metri;
– 7,50 metri per lato, per strade tra 7 e 15 metri;
– 10 metri per lato, per strade di larghezza superiore a 15 metri.
Inoltre, nel decreto, viene fatta una distinzione tra le differenti zone territoriali omogenee secondo quanto indicato dalla Legge 6 agosto 1967, n. 765, secondo cui la Zona A raccoglie gli agglomerati urbani di carattere storico, artistico o di pregio ambientale; la Zona B le altre parti edificate; la Zona C le aree destinate alle nuove costruzioni.
Le indicazioni specifiche per queste aree, che modificano la regola dei 3 metri nel caso di almeno una parete finestrata, sono:
– Zone A: in caso di ristrutturazioni e risanamenti si deve mantenere almeno la distanza preesistente, senza considerare però eventuali costruzioni aggiuntive successive, di alcun valore storico, artistico o ambientale;
Tutti i nuovi edifici ricadenti in altre zone devono garantire almeno 10 metri di distanza tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti.
Se i nuovi edifici sono più alti di 12 metri, però, la distanza cresce e diventa pari all’altezza dell’edificio più alto dei due che si fronteggiano.

Regime delle distanze in edilizia

Agevolazioni e bonus per sostituire i termosifoni

I termosifoni sono ormai indispensabili in tutte le abitazioni. Servono per riscaldare l’ambiente, prevengono la muffa lontana e spesso costituiscono un elemento di design per impreziosire la casa. Grazie ai numerosi bonus edilizi attualmente in vigore è possibile, almeno fino alla fine dell’anno in corso, detrarre la spesa per l’acquisto e il montaggio di nuovi caloriferi, radiatori e pannelli a pavimento o a parete.
La detrazione spetta a chi sostiene la spesa, anche se si tratta del nudo proprietario o dell’inquilino in affitto.
La sostituzione dei termosifoni è considerata un intervento trainato. Pertanto la legge richiede che, per usufruire delle agevolazioni fiscali, venga eseguito almeno un lavoro trainante, quale la sostituzione del generatore di calore con un impianto nuovo a condensazione con efficienza pari a quelle di Classe A; oppure l’isolamento termico dell’edificio; o, ancora, la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati con efficienza almeno pari alla classe A, pompa di calore, ibridi o geotermici.
I richiedenti dell’agevolazione fiscale devono indicare nel modello 730 la spesa sostenuta per l’acquisto dei nuovi termosifoni e per il loro montaggio da parte della ditta incaricata. Fondamentale, per portare in detrazione la spesa, è che i pagamenti siano avvenuti tramite mezzi tracciabili, quindi con bonifico bancario o postale, e non in contanti o con carte di credito o debito. Il bonifico, inoltre, affinché sia riconosciuto dall’Agenzia delle Entrate, deve riportare le seguenti informazioni: data e numero della fattura emessa; codice fiscale o numero di partita IVA della ditta che riceve il pagamento; causale del bonifico “Detrazione del 50% ai sensi dell’art. 16/bis del DPR del 22 Dicembre 1986 n. 917 e successive modifiche”, dicitura espressamente indicata all’articolo 16-bis del Dpr 917/1986; codice fiscale del richiedente.
Il bonus termosifoni consiste nella detrazione IRPEF del 50% suddivisa in 10 quote annuali di pari importo. Il richiedente, a sua discrezione, può indicare il metodo che preferisce tra sconto in fattura da richiedere al fornitore, oppure la cessione del credito.
La detrazione massima spettante è pari a 48.000 euro, cioè il 50 per cento di 96.000 euro, il tetto massimo previsto dalla legge per ogni appartamento.
La detrazione del 50% sulla sostituzione dei termosifoni non richiede alcuna comunicazione al Comune di residenza e nemmeno all’amministratore se l’immobile è ubicato in un contesto condominiale. Questa tipologia d’intervento non è infatti considerata né manutenzione straordinaria, e neppure ristrutturazione interna. La ditta che esegue i lavori e il richiedente non sono quindi tenuti a comunicare l’inizio e la fine dei lavori all’ENEA, qualora si richieda il Bonus ristrutturazioni. L’unica documentazione obbligatoria per legge al fine di ottenere le agevolazioni fiscali è la certificazione della ditta.
Invece, chi acquista nuovi termosifoni richiedendo il bonus al 65% deve conservare l’asseverazione tecnica. Prima di eseguire i lavori è comunque opportuno verificare sul sito del Comune se anche per questa tipologia d’intervento sia richiesta una documentazione specifica.
Qui i soggetti che per legge possono usufruire delle agevolazioni fiscali per la sostituzione dei termosifoni sono i proprietari dell’immobile sul quale sono eseguiti i lavori; chi ne ha il diritto di godimento o la nuda proprietà; gli affittuari con regolare contratto di locazione. Sono autorizzati a detrarre la spesa coniuge, componente dell’unione civile, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo grado.

Legambiente, rapporto su inquinamento e salute

L’inquinamento e i relativi problemi di salute continuano ad aumentare in Europa. Fanalino di coda per l’Italia, dove secondo l’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) l’inquinamento atmosferico miete più vittime nel nostro Paese che nel resto del continente. A questa notizia si aggiunge anche il report Mal’aria 2022 di Legambiente, il quale afferma che nelle 13 città italiane monitorate nessuna di queste rispetta i valori suggeriti dall’Oms e 3 li hanno “ampiamente” superati.

IL REPORT DI LEGAMBIENTE
I livelli di inquinamento atmosferico nel nostro Paese sono estremamente preoccupanti. A lanciare l’allarme è Legambiente, che nel suo report afferma: “In Italia l’emergenza smog è sempre più cronica e con la stagione autunnale-invernale la situazione rischia di peggiorare”.
Il documento fa il punto, da inizio anno ai primi di ottobre 2022, sulla qualità dell’aria di 13 città italiane, ponendo l’attenzione anche sul tema delle politiche sulla mobilità urbana.

CODICE ROSSO PER LE TRE CITTÀ PIÙ INQUINATE
Per quanto riguarda il PM10 (materiale particolato solido o liquido disperso finemente nella bassa atmosfera), la soglia di 35 giorni da non superare con una media giornaliera superiore ai 50 microgrammi/metro cubo, è stata ampiamente superata con almeno una delle centraline, in 3 delle 13 città analizzate. Le tre città in codice rosso, che si trovano quindi fuori dai limiti di legge sono Torino, Milano e Padova, rispettivamente con 69, 54 e 47 giornate di sforamento.

CODICE GIALLO: TUTTE LE ALTRE 10 CITTÀ
Va leggermente meglio per le altre 10 città prese in considerazione. Ma anch’esse, seppur in misura minore, superano i limiti di legge.
Codice giallo quindi per Parma (25), Bergamo (23), Roma (23) e Bologna (17), che hanno già consumato la metà dei giorni di sforamento. A seguire, Palermo e Prato (15), Catania e Perugia (11) e Firenze (10).

TUTTI I LIMITI NON RISPETTATI
Nessuna delle 13 città monitorate rispetta poi nessuno dei tre valori suggeriti dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms): il PM10 (15 microgrammi/metro cubo), il PM2,5 (5 microgrammi/metro cubo) e l’NO2 (10 microgrammi/metro cubo).
Il PM10 – afferma la ricerca – ha una media annuale, eccedente il valore Oms, che oscilla dal +36% di Perugia, passando per città come Bari (+53%) e Catania (+75%), fino ad arrivare al +121% di Torino e +122% di Milano.
Situazione ancora più critica per quanto riguarda il PM2,5 (ovvero le particelle di diametro aerodinamico inferiore o uguale ai 2,5 micron), dove lo scostamento dai valori Oms oscilla tra il +123% di Roma al +300% di Milano.
Male anche per il biossido di azoto (NO2): l’eccedenza dei valori medi registrati rispetto al limite dell’Oms varia tra il +97% di Parma fino al +257% di Milano.

L’IMPATTO SULLA SALUTE
Questi dati, oltre a rendere l’Italia suscettibile a nuove procedure d’infrazione e multe miliardarie, porta con sé anche importanti ricadute anche sulla salute. Infatti, secondo le ultime stime dell’Agenzia europea ambiente (Eea), il 17% dei morti per inquinamento in Europa è italiano (1 su 6).
L’Italia, afferma l’Eea, è tra i Paesi con i maggiori rischi per la salute in termini di decessi prematuri e anni di vita persi attribuibili all’esposizione sia del PM2,5 che dell’NO2 e dell’ozono (O3).
In particolare, nel 2019 in Italia l’esposizione al PM 2,5 è stata collegata a: 49.900 morti premature, 504.400 anni di vita persi e 843 anni di vita persi per 100.000 abitanti.
L’esposizione all’NO2, invece, è stata collegata a: 10.640 morti premature, 107.600 anni di vita persi e 180 anni di vita persi per 100.000 abitanti.
Infine, all’esposizione all’O3 sono attribuiti: 3.170 morti premature, 33.200 anni di vita persi e 55 anni di vita persi per 100.000 abitanti.

L’INSOSTENIBILE MANCANZA DI SOSTENIBILITÀ
Intervenire subito non è più un’opzione ma una necessità. Infatti, per ridurre le emissioni di gas serra del 55% (rispetto al 2005) entro il 2030, come stabilito a livello europeo, secondo il direttore generale di Legambiente, bisogna agire su due fronti distinti, ma complementari.
“Il primo – ha detto Zampetti – riguarda la formulazione di misure di incentivo che favoriscano la scelta del trasporto pubblico locale e altre forme di mobilità sostenibile, nonché disincentivi all’utilizzo dell’auto privata. Il secondo è relativo alla formulazione di mobilità alternativa all’automobile. Necessaria, soprattutto, un’accelerazione negli investimenti a sostegno del Traporto Pubblico Locale e delle infrastrutture, come tram e ferrovie urbane. Il nuovo governo ha dunque un’importante sfida di fronte a sé: avviare la transizione green della mobilità del Paese, adottando le linee guida del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili”.

Articolo ripreso da EnergiaOltre

Costruzioni: Ance, dopo 2 anni di crescita record, atteso ritorno in negativo

Gli investimenti in costruzioni hanno segnato due anni di “crescita record”, del 20% nel 2021 e del 12% nel 2022, secondo i dati dell’Osservatorio congiunturale dell’Ance. Ma nel 2023 il centro studi dell’associazione dei costruttori prevede un ritorno del segno negativo con un calo degli investimenti del 5,7%.
In particolare “la riqualificazione degli immobili, con lo scadere degli incentivi per le unifamiliari, subirà una brusca frenata (-24%)” mentre è atteso un “incisivo aumento delle opere pubbliche (+25%) von l’avvio dei cantieri Pnrr”.
A trainare il settore delle costruzioni sono i bonus edilizi, secondo l’osservatorio congiunturale dell’Ance. Il “protagonista principale” della ripresa degli investimenti è il comparto della riqualificazione immobili residenziali (+22% nel 2022) che rappresenta il 40% dell’intero mercato delle costruzioni. “Tale risultato – per l’Ance – è stato raggiunto grazie ai bonus edilizi e al meccanismo della cessione del credito”.

Fonte: Agenzia Ansa

Confedilizia: un accordo strategico per la gestione tecnologica degli immobili

Un accordo di collaborazione esclusiva è stato siglato tra I-am, società di Altea Federation specializzata in monitoraggio delle infrastrutture e sicurezza impianti, e Confedilizia, associazione che riunisce i proprietari immobiliari in Italia.
L’obiettivo – si legge in una nota – è realizzare strumenti digitali e tecnici per la valorizzazione degli immobili. Il progetto si basa su tre punti cardine, per offrire una migliore gestione del patrimonio immobiliare italiano: gestione predittiva e preventiva dei rischi; gestione dei cicli manutentivi; gestione della sostenibilità degli interventi.
La collaborazione sarà in primo luogo volta a informare i proprietari immobiliari sulle potenzialità dei servizi per gli edifici, in relazione ai processi di digitalizzazione, monitoraggio, manutenzione e gestione predittiva dei rischi, conformità ed efficientamento del ciclo di gestione degli investimenti, sostenibilità e salvaguardia della vita umana.
Confedilizia e I-am si sono inoltre impegnate a definire proposte normative sulle tematiche di reciproco interesse da sottoporre all’attenzione dell’esecutivo e del Parlamento. “Confedilizia ha sempre avuto nella sua strategia di servizio associativo la volontà di sviluppare la cultura della qualità nel campo immobiliare”, commenta Domenico Andreis, ceo e General Manager di I-am. “In perfetta coerenza con questa logica di crescita e collaborazione, I-am ha sviluppato innovativi strumenti digitali e tecnici di gestione avanzata della proprietà e di asset immobiliari complessi”. “L’innovazione e la tecnologia sono elementi imprescindibili per lo sviluppo dei servizi negli edifici. Se adeguatamente governati, potranno fungere da moltiplicatori di conoscenza e da volano per la crescita dei valori immobiliari e del comparto”, rileva Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia.

Fonte: Agenzia Ansa