L’appuntamento annuale con Osservatorio congiunturale dell’Associazione nazionale costruttori edili ha scattato una fotografia del comparto con un focus sulla casa, che molte famiglie non solo non riescono a comprare, ma neppure ad affittare.
L’accesso alla casa
Il sogno della casa di proprietà sta diventando sempre più irraggiungibile per 10 milioni di famiglie italiane, specialmente nelle grandi città. Un sogno proibito, dunque. Inaccessibile come lo è il lusso più sfrenato, per chi in tasca non dispone di fortune.
Ma non è solo l’acquisto di un immobile ad essere diventato un miraggio. Anche sostenere i costi per l’affitto è un problema per tantissime famiglie.
Il vero nodo critico emerge dall’analisi dell’indice di accessibilità elaborato dal Centro Studi dell’ANCE, che misura quanto pesano le rate del mutuo sul reddito familiare. I risultati non sono dei più rosei: per le famiglie meno abbienti, l’acquisto di una casa richiede in media il 38,8% del reddito disponibile, ben oltre la soglia di sostenibilità del 30%. La situazione diventa drammatica nelle grandi città: a Milano l’indice raggiunge l’82,9%, mentre a Roma e Firenze si attesta intorno al 61%.
L’alternativa dell’affitto non offre prospettive migliori. Le famiglie meno abbienti devono destinare in media il 36,1% del proprio reddito al canone di locazione nei capoluoghi, con picchi del 70% a Milano e del 60% a Roma e Firenze. La situazione è ulteriormente aggravata dall’esplosione degli affitti brevi, che ha reso proibitive le locazioni tradizionali nelle grandi città: a Milano si arriva a dover destinare il 46% del reddito all’affitto, mentre a Roma e Firenze le percentuali oscillano intorno al 40%.
Questo scenario si inserisce in un contesto demografico in evoluzione: mentre i grandi centri urbani mantengono o aumentano leggermente la popolazione (58.971.230 residenti totali a fine 2023), si assiste a un progressivo spopolamento dei comuni più piccoli, specialmente nelle aree interne. Il 57,8% dei comuni italiani ha perso popolazione nel 2023, con un impatto particolare sui centri fino a 5mila abitanti.
Secondo i numeri raccolti dall’Ance, dunque, non è solo un problema per i nuclei più fragili, ma anche per quelli il cui reddito è troppo alto per rientrare nei requisiti delle case popolari ma è troppo basso per soddisfare i prezzi del mercato libero.
Le proposte di Ance e Confindustria
La presidenza dell’Ance ha illustrato il documento di proposte redatto con Confindustria per individuare soluzioni abitative per i lavoratori e le famiglie italiane. Come evidenziato dalla presidente di Ance, Francesca Brancaccio: “Se vogliamo un Paese socialmente coeso, sano, inclusivo, dobbiamo affrontare e risolvere il problema dell’accesso alla casa”.
Le proposte si basano su tre pilastri: misure fiscali, semplificazioni urbanistiche e amministrative e lo sviluppo di strumenti fiscali che possano rendere possibile la partecipazione all’investimento dei privati.
Il vicepresidente Ance, Pietro Petrucco: “Molti Paesi stanno adottando piani nazionali mirati per affrontare la crisi abitativa e garantire soluzioni adeguate alle esigenze della popolazione. Siamo consapevoli, in un contesto di vincoli di bilancio, che le risorse pubbliche non saranno sufficienti a soddisfare tutti i fabbisogni. Per questo non abbiamo altra strada se non quella di coinvolgere i privati. Purtroppo, le modifiche recentemente introdotte alla disciplina del PPP nel Correttivo al Codice dei contratti non vanno nella direzione di favorire l’iniziativa privata”.
Un nodo europeo
Se l’Italia piange, l’Europa non ride, dice Ance che da sempre mantiene un occhio rivolto alle dinamiche in atto nel Vecchio Continente.
E se da un lato i Paesi dell’Unione presentano mercati immobiliari molto diversi l’uno dall’altro la crisi morde un po’ tutti e la questione dell’emergenza abitativa inizia a scalpitare anche sulla scena politica europea.
Non a caso, dicono in Ance, è arrivata la nomina a Commissario per l’energia e l’edilizia abitativa di Dan Jørgensen che secondo i costruttori rappresenta un’assunzione di responsabilità chiara della Commissione europea.
A chiudere il cerchio c’è poi l’incarico alla Bei di offrire gli strumenti finanziari per piani di offerta abitativa a canoni accessibili.
Le grandi manovre sulla casa nella Ue sono iniziate con un messaggio chiaro: senza un tetto, soprattutto sulla testa dei giovani, niente sviluppo.