I Comuni italiani stanno reggendo sulle proprie spalle il peso del PNRR, spingendo i cantieri oltre il 75% di avanzamento ma pagando un prezzo salato: più di 3,2 miliardi di euro anticipati per sopperire alla lentezza dei trasferimenti statali. È il dato più clamoroso che emerge dal nuovo report della Corte dei Conti, approvato dalla Sezione autonomie, un documento che scandaglia lo stato della spesa al 28 agosto 2025 e mette in luce un Paese che corre a due velocità. Da un lato la macchina amministrativa, che procede spedita nell’esecuzione dei progetti; dall’altro la spesa effettiva, ancora frenata dalle storiche complessità dei lavori pubblici.
Il primato operativo spetta senza rivali ai Comuni: su 96.082 interventi finanziati, ben 63.530 sono gestiti dalle amministrazioni comunali, per un valore complessivo di 24,5 miliardi. Le Regioni e le Province autonome seguono a distanza, con 29.049 progetti e 18,2 miliardi di dotazione, ma con costi medi sensibilmente più elevati. Sul piano geografico, il Mezzogiorno supera la soglia del 40% delle risorse assegnate, rispettando il vincolo di destinazione, mentre la maggiore concentrazione di fondi resta appannaggio del Nord-Ovest.
Sul fronte finanziario, il quadro appare in equilibrio solo in parte. È stato impegnato il 59,2% dei 60,8 miliardi necessari a completare le opere, ma i pagamenti reali non superano il 30%. Anche restringendo l’analisi alle sole risorse PNRR, la percentuale sale appena al 32%, pari a circa 15 miliardi. La Corte dei Conti individua qui la principale anomalia: i trasferimenti dalle amministrazioni centrali ai soggetti attuatori si fermano a 11,9 miliardi, costringendo gli enti locali a coprire con fondi propri un divario di oltre 3 miliardi pur di non bloccare i cantieri. Ad oggi, un terzo dei progetti finanziati — 19,3 miliardi su 58,6 — può dirsi effettivamente realizzato.
Il vero tallone d’Achille del Piano resta il comparto dei lavori pubblici. Pur assorbendo la quota più consistente delle risorse, circa 40 miliardi pari al 68% del totale, questa categoria mostra un avanzamento più lento, fermo al 30,1%. Una frenata che la Corte attribuisce alla complessità intrinseca delle opere infrastrutturali e ai tempi fisiologicamente dilatati delle procedure. Al contrario, altri settori si muovono con maggiore agilità: l’acquisto di beni raggiunge un utilizzo del 44,9%, la concessione di contributi il 41%, mentre l’erogazione di servizi — seconda voce di spesa per importanza, con 11 miliardi investiti — arriva al 37,8%.
Eppure, nonostante le criticità, la macchina del PNRR sembra procedere a pieno regime. L’analisi di un campione di 43.000 progetti, per un valore di 5,8 miliardi, mostra che oltre il 75% è già in fase di esecuzione, mentre il restante 24% ha raggiunto il collaudo o la verifica finale. Le Sezioni regionali segnalano ritardi in circa metà dei casi, ma sottolineano anche la capacità degli enti attuatori di recuperare terreno durante le fasi operative. Un segnale che lascia intravedere un’accelerazione decisiva nei prossimi mesi, indispensabile per rispettare le scadenze europee e trasformare il PNRR da promessa a realtà tangibile.