La Commissione europea ha pubblicato la bozza del Regolamento Ecodesign 2025, aggiornando i
Un regolamento atteso, ma meno drastico del previsto. La bozza, in consultazione pubblica fino al 23 gennaio 2026, rappresenta un aggiornamento tecnico cruciale per generatori di calore, pompe di calore e sistemi ibridi. Dopo anni di ipotesi regolatorie che paventavano soglie di efficienza fino al 115% – di fatto incompatibili con le caldaie a gas – la Commissione ha optato per un approccio più pragmatico: niente bando, ma requisiti più stringenti.
Il nuovo testo stabilisce una soglia minima di efficienza stagionale per il riscaldamento (ηs,h) pari al 92% per la maggior parte delle caldaie a combustibile, un valore in linea con le prestazioni delle moderne caldaie a condensazione. Per le tipologie B1, meno diffuse, la soglia si ferma al 76%.
Ecodesign 2013 vs 2025: un confronto tecnico
Il Regolamento Ecodesign del 2013 aveva già segnato un primo passo importante verso l’efficienza energetica, introducendo soglie minime di rendimento per i generatori di calore: 86% per le caldaie standard e 75% per quelle di tipo B1. Tuttavia, quel testo normativo, pur innovativo per l’epoca, non affrontava alcuni aspetti oggi considerati fondamentali nella valutazione delle prestazioni e della sostenibilità dei sistemi di riscaldamento. Temi come la capacità di modulare il carico in funzione della domanda reale, il contenimento delle emissioni acustiche, la durabilità dei componenti e l’impiego di materiali riciclabili o riutilizzabili erano ancora assenti dal quadro regolatorio.
La nuova bozza del Regolamento Ecodesign 2025 interviene proprio su queste lacune, proponendo un aggiornamento sostanziale che tiene conto dell’evoluzione tecnologica e delle esigenze ambientali. Tra le novità più significative, spicca l’introduzione di un rapporto di modulazione massimo del 20% per le caldaie a gas con potenza nominale fino a 70 kW (escluse le B1), una misura pensata per ridurre i cicli di accensione e spegnimento, migliorando così sia l’efficienza complessiva del sistema sia il comfort per l’utente finale. Inoltre, le nuove metodologie di prova sono state riviste per rappresentare in modo più realistico le condizioni operative quotidiane, rendendo il confronto tra prodotti più trasparente e aderente alle prestazioni effettive.
Il caso Italia: una transizione complessa
Il contesto italiano rende evidente la necessità di un approccio graduale. Secondo Proxigas, il 70% delle abitazioni italiane utilizza il gas naturale per il riscaldamento. Su 16,6 milioni di case in classe energetica F e G, solo 5,9 milioni sarebbero tecnicamente idonee all’installazione di pompe di calore. Ma se si considera anche il reddito delle famiglie, il numero scende a 1,76 milioni.
Inoltre, il parco edilizio italiano è tra i più vetusti d’Europa: oltre il 60% degli edifici è stato costruito prima del 1970, spesso senza isolamento termico adeguato. In questo scenario, l’adozione massiva di tecnologie elettriche come le pompe di calore richiede interventi strutturali onerosi.
Acqua calda sanitaria: efficienza al centro
L’Ecodesign 2025 alza l’asticella anche per la produzione di acqua calda sanitaria (ACS). I nuovi requisiti minimi di efficienza per gli apparecchi combinati arrivano fino all’88% nei profili di carico più elevati. Questo penalizza i modelli meno performanti e premia le soluzioni ibride e le caldaie di fascia alta con scambiatori più efficienti.
Nuovi obblighi tecnici: silenzio, durata e ricambi
Tra le novità più rilevanti:
– Emissioni acustiche: introdotte soglie più severe per ridurre l’inquinamento sonoro.
– Sensori e componenti: maggiore accuratezza richiesta e obbligo di disponibilità dei ricambi per almeno 10 anni.
– Circolarità: i materiali dovranno rispettare criteri di durabilità e riciclabilità, in linea con il Green Deal europeo.
Nessun bando, ma la direzione è chiara
Il Regolamento Ecodesign 2025 non vieta le caldaie a gas, ma ne condiziona la permanenza sul mercato a standard più elevati. Il vero strumento normativo per il phase-out dei sistemi fossili resta la Direttiva EPBD IV “Case Green”, che prevede:
– Stop agli incentivi per i generatori fossili dal 2025
– Phase-out completo entro il 2040
– Attuazione demandata agli Stati membri.
Il mercato reagisce: tra incertezza e adattamento
Il settore termotecnico europeo vale oltre 30 miliardi di euro e impiega più di 1,2 milioni di addetti. In Italia, il comparto delle caldaie a gas rappresenta circa il 60% del mercato del riscaldamento domestico. Le aziende produttrici, come Ariston, Immergas e Baxi, stanno già investendo in soluzioni ibride e compatibili con gas rinnovabili (biometano, idrogeno verde), ma chiedono chiarezza normativa per pianificare la transizione.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
La consultazione pubblica aperta fino a gennaio 2026 sarà decisiva per definire il testo finale. Gli stakeholder – dalle associazioni di categoria ai consumatori – sono chiamati a esprimersi. Ma una cosa è certa: la direzione è tracciata. L’Europa vuole ridurre le emissioni del 55% entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. E il riscaldamento domestico, che rappresenta circa il 12% delle emissioni totali dell’UE, è un nodo cruciale da sciogliere.