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Lavoro, l’Italia continua a morire: nel 2025 oltre mille vittime

  • Redazione
  • 27 febbraio 2026

Nel 2025 l’Italia si ritrova ancora una volta a fare i conti con un dramma che non accenna a diminuire: 1.093 persone hanno perso la vita sul lavoro o nel tragitto casa-ufficio. Tre vittime in più rispetto all’anno precedente, un incremento minimo che però non consola, perché la stabilità statistica non coincide con un miglioramento reale. Quasi cento le donne morte, mentre il lunedì e il venerdì si confermano i giorni più luttuosi della settimana lavorativa.

A fotografare l’emergenza è l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering, che registra 798 decessi avvenuti durante l’attività lavorativa e 295 in itinere. Lombardia, Veneto, Campania, Sicilia, Emilia-Romagna, Piemonte e Lazio restano le regioni più colpite in termini assoluti, mentre il settore delle Costruzioni continua a essere il più funestato. Aumentano anche le denunce di infortunio, che superano quota 597 mila.

L’ingegnere Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio, parla di un anno che “ricorda quanto sia fondamentale mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza”. E avverte: “Ogni numero rappresenta una vita persa. Non possiamo permetterci di abbassare la guardia”.

Il rischio di morte non è distribuito in modo uniforme sul territorio. Nel 2025 finiscono in zona rossa – con un’incidenza superiore del 25% rispetto alla media nazionale – Basilicata, Campania, Umbria, Puglia, Sicilia e Marche. In arancione si collocano Liguria, Calabria, Piemonte e Veneto, mentre Lazio, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta restano in zona bianca, le aree con il rischio più contenuto.

Il quadro regionale si intreccia con quello anagrafico: gli over 65 sono i più esposti, con un’incidenza di mortalità che supera i 108 decessi per milione di occupati. Ma in termini assoluti è la fascia 55-64 anni a pagare il tributo più alto, con 300 vittime. Tra le donne, il dato più allarmante riguarda gli incidenti in itinere, cresciuti sensibilmente rispetto al 2024. E tra i lavoratori stranieri il rischio è più che doppio rispetto agli italiani: 72,4 morti ogni milione di occupati contro 28,8.

Le Costruzioni restano il settore più colpito, con 148 decessi, seguite dalle Attività Manifatturiere e dai Trasporti e Magazzinaggio. Il lunedì e il venerdì emergono come i giorni più pericolosi, quasi a segnare l’inizio e la fine di una settimana che per molti non si chiude mai davvero.

Sul fronte degli infortuni, le denunce aumentano dell’1,4% rispetto al 2024. Le attività manifatturiere guidano la classifica, seguite da costruzioni, sanità, trasporti e commercio. Le lavoratrici presentano oltre 216 mila denunce, mentre gli uomini superano quota 380 mila. Una denuncia su cinque riguarda lavoratori stranieri.

L’Osservatorio ricorda che l’incidenza degli infortuni mortali – il numero di decessi ogni milione di occupati – è lo strumento che permette di confrontare territori diversi. Ed è proprio su questo indicatore che si basa la zonizzazione del rischio, che colora l’Italia di bianco, giallo, arancione e rosso a seconda della gravità del fenomeno.

Il 2025, insomma, non porta segnali di svolta. I numeri restano drammaticamente simili a quelli dell’anno precedente, e la mappa del rischio continua a evidenziare fragilità strutturali. La sicurezza sul lavoro rimane una delle grandi emergenze del Paese, una ferita aperta che richiede investimenti, controlli e una cultura della prevenzione ancora lontana dall’essere pienamente radicata.

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