Casa sempre più introvabile, canoni in crescita e famiglie sotto pressione. L’Uppi lancia un monito alla politica: «Se la piccola proprietà arretra, il mercato rischia di finire nelle mani di pochi grandi operatori. Servono regole che permettano di acquistare, conservare e affittare un’abitazione senza ostacoli insostenibili».
Non è soltanto una questione immobiliare. È un tema che riguarda il futuro delle famiglie, l’autonomia dei giovani e la tenuta sociale delle città. Per questo l’Unione Piccoli Proprietari Immobiliari guarda con preoccupazione a quanto sta accadendo in Spagna, dove la crisi abitativa ha alimentato proteste e tensioni sempre più accese.
A lanciare l’allarme è il presidente nazionale dell’Uppi, Fabio Pucci, che invita il Governo a intervenire prima che anche in Italia la crescente difficoltà di trovare una casa si trasformi in un’emergenza sociale.
«Non facciamo la fine della Spagna», avverte Pucci. «Interveniamo prima che la difficoltà di trovare un’abitazione si trasformi in esasperazione e conflitto sociale. Un giovane deve poter costruire la propria indipendenza, una famiglia deve poter trovare una casa a costi sostenibili e un piccolo proprietario deve poter affittare senza mettere a rischio i risparmi di una vita».
Nel mirino dell’associazione finiscono le criticità che da anni attraversano il mercato abitativo europeo: canoni sempre più elevati, scarsità di alloggi accessibili e una quota crescente di immobili che viene sottratta alla residenza stabile, anche per essere destinata alle locazioni turistiche.
Secondo l’Uppi, tuttavia, attribuire la responsabilità della crisi a un unico soggetto sarebbe una lettura semplicistica. Se da un lato fondi d’investimento e grandi società immobiliari sono diventati il simbolo delle contestazioni esplose in diverse città europee, dall’altro la radice del problema risiede soprattutto nello squilibrio sempre più marcato tra una domanda abitativa in crescita e un’offerta insufficiente di case disponibili a prezzi compatibili con i redditi delle famiglie.
Ed è proprio su questo terreno che l’associazione richiama l’attenzione della politica italiana.
«Le case non scompaiono», osserva Pucci. «Se i piccoli proprietari vengono spinti a vendere, gli immobili restano dove sono. A cambiare sono soltanto le mani che li possiedono. E chi dispone di grandi capitali può acquistare ciò che una famiglia non riesce più a mantenere».
Il timore è che si arrivi progressivamente a un mercato caratterizzato da una concentrazione crescente della proprietà immobiliare, con conseguenze dirette sui prezzi e sulla possibilità per le nuove generazioni di accedere alla casa.
«Il rischio», prosegue il presidente dell’Uppi, «è un futuro nel quale si lavora tutta la vita per pagare una casa che non si riuscirà mai a comprare. La Spagna rappresenta un ammonimento concreto: lasciare arretrare la piccola proprietà significa esporre un mercato già fragile all’ingresso di operatori con una forza economica e contrattuale enormemente superiore, in grado di influenzare sempre più pesantemente prezzi e canoni».
Da qui la richiesta di interventi che favoriscano sia l’accesso all’abitazione sia la permanenza sul mercato dei piccoli proprietari. Per l’Uppi è necessario garantire alle famiglie la possibilità di acquistare, conservare e affittare una casa senza essere schiacciate da procedure burocratiche considerate eccessivamente complesse, vincoli urbanistici difficili da soddisfare e tempi lunghi per il recupero della disponibilità degli immobili al termine dei contratti.
L’appello finale dell’associazione è rivolto direttamente alle istituzioni: agire ora, prima che la questione abitativa degeneri in una frattura sociale più profonda.
«Difendiamo la possibilità di avere una casa, di conservarla, di affittarla e di lasciarla ai nostri figli», conclude Pucci. «Prima che possedere un’abitazione diventi un privilegio riservato soltanto a chi può permettersi di comprarne migliaia».