In un mercato immobiliare sempre più attento alla sicurezza e alla tracciabilità degli impianti, la dichiarazione di rispondenza – meglio nota come DiRi – è diventata un documento chiave. Si tratta di una certificazione tecnica che interviene quando manca la dichiarazione di conformità (DiCo), obbligatoria per gli impianti installati dopo il 2008 ma non sempre disponibile per quelli più datati. La DiRi colma proprio questo vuoto: viene rilasciata da un tecnico qualificato dopo verifiche, sopralluoghi e collaudi, e certifica che l’impianto rispetta le norme vigenti al momento della sua installazione. È applicabile solo agli impianti realizzati tra il 13 marzo 1990 e il 27 marzo 2008, un periodo in cui la documentazione non era sempre prodotta o conservata con rigore.
Negli immobili più vecchi non è raro imbattersi in impianti privi di certificazioni: documenti smarriti, lavori eseguiti senza rilascio della DiCo o semplicemente interventi mai formalizzati. Proprio per rispondere a questa realtà, il D.M. 37/2008 ha introdotto la dichiarazione di rispondenza, che non autorizza interventi correttivi ma fotografa lo stato dell’impianto rispetto alle norme dell’epoca. Per gli impianti anteriori al 1990, invece, la DiRi non è prevista: in questi casi si ricorre a dichiarazioni sostitutive o relazioni tecniche, utili per finalità private ma prive del valore certificativo della DiRi. Non va confusa, inoltre, con la cosiddetta “attestazione di rispondenza”, un termine informale che non identifica alcun documento distinto.
La dichiarazione può essere richiesta in molte situazioni pratiche: dall’attivazione o variazione delle utenze alla vendita dell’immobile, passando per richieste di mutuo, aggiornamenti della segnalazione certificata di agibilità, apertura di attività commerciali o interventi di ristrutturazione. È spesso indispensabile anche nelle locazioni e nelle successioni, per evitare contestazioni future. La DiRi può riguardare impianti elettrici, idrici, del gas o canne fumarie, e deve essere redatta da professionisti abilitati: ingegneri, architetti, geometri o periti con almeno cinque anni di esperienza nel settore, oppure responsabili tecnici di imprese abilitate da almeno cinque anni. Chi firma la dichiarazione si assume responsabilità civili e penali, motivo per cui la procedura richiede verifiche accurate e documentazione dettagliata.
La mancanza di una certificazione adeguata può esporre il proprietario a rischi significativi. Il D.M. 37/2008 prevede sanzioni amministrative che possono superare i mille euro, oltre alla possibile sospensione di attività commerciali e alla responsabilità per danni causati da incidenti come cortocircuiti, incendi o fughe di gas. Senza DiRi può diventare complicato ottenere polizze assicurative, mutui o finanziamenti, e vendere un immobile privo di documentazione impiantistica può aprire la strada a contestazioni da parte dell’acquirente. Anche i costi della certificazione variano sensibilmente: si va da qualche centinaio di euro per appartamenti di piccole dimensioni a cifre superiori ai mille euro per immobili più grandi o impianti complessi, con differenze legate alla tipologia dell’impianto e ai tariffari locali.
In un panorama edilizio che richiede sempre più trasparenza e sicurezza, la dichiarazione di rispondenza rappresenta dunque uno strumento essenziale per regolarizzare gli impianti datati e garantire la tranquillità di proprietari, acquirenti e inquilini. Una tutela che, pur non sostituendo gli standard moderni, permette di colmare un vuoto documentale e di riportare ordine in un settore dove la sicurezza non può essere lasciata al caso.