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Italia cosmopolita, Italia litigiosa: rumori, spazi comuni, spese e animali al centro dei conflitti condominiali

  • Redazione
  • 14 luglio 2026

Oggi i condomini italiani non sono più quelli di una volta. Non sono più i cortili dei paesi o i palazzi cittadini abitati da famiglie della stessa zona, che condividevano spazi, linguaggi, abitudini e valori. I condomini moderni sono diventati luoghi multietnici, specchio di un’Italia che cambia e accoglie culture, religioni, stili di vita e tradizioni diverse. Un arricchimento prezioso che però non sempre si traduce in armonia: spesso è proprio la diversità, quando manca il dialogo, a diventare terreno fertile per conflitti quotidiani.

L’ingegner Francesco Burrelli, presidente nazionale di ANACI – Associazione Nazionale Amministratori Condominiali e Immobiliari -, lo evidenzia chiaramente: “La composizione cosmopolita dei condomini crea incomprensione e mancanza di dialogo tra abitanti con esigenze e usanze diverse. Le liti condominiali sono il vero banco di prova della nostra convivenza”.

Il trend degli ultimi anni fotografa inequivocabilmente il fenomeno: a livello nazionale, Codacons segnala circa 2 milioni di cause pendenti relative a liti condominiali. In Campania sono circa 170.000 (Codacons, 2024), mentre nel 2022 la classifica evidenziava: 190mila nel Lazio, 160mila in Sicilia e Veneto, 150mila in Emilia Romagna, 50mila in Liguria e Marche, 43mila in Abruzzo. Fanalino di coda il Trentino Alto Adige con “solamente” 30 mila cause.

Ma quali sono le problematiche scatenanti? “Si parte dagli odori sgradevoli, passando per le auto fuori posto fino alle urla dei bambini o al cane che abbaia. Tutte ragioni di disturbo che, se affrontate con ascolto e rispetto – sottolinea Burrelli –, migliorerebbero notevolmente il benessere delle relazioni tra le persone. Senza dimenticare l’uso disinvolto delle parti comuni, i rumori da altri appartamenti, lo spostamento di mobili a tarda ora, l’innaffiatura di piante, infiltrazioni, bucato gocciolante e perfino il disordine sul pianerottolo”.

Ma quando si passa dal pianerottolo al tribunale, i danni si amplificano. L’avvocato e mediatore civile Gaetano D’Andrea, con oltre 700 mediazioni portate a termine, racconta: “Quando due condomini finiscono in tribunale, il rapporto di vicinato è rovinato per sempre. Anche con una sentenza, i rancori rimangono e basta un pretesto per farli esplodere di nuovo. È un logoramento che si trascina nel tempo”. Una causa civile richiede anni e ingenti spese legali, lasciando ferite profonde. Ecco perché la mediazione civile diventa fondamentale.

Secondo D’Andrea, questo strumento offre una possibilità diversa, ridando voce ai diretti interessati in un clima neutrale: “La mediazione è uno spazio riservato, dove le parti possono parlarsi davvero. Non sono gli avvocati a decidere, ma i condomini stessi, che trovano soluzioni pratiche. Qui un conflitto può trasformarsi in dialogo”. La riservatezza permette di dire cose che davanti a un giudice non si direbbero mai, aprendo la strada a compromessi concreti.

D’Andrea porta l’esempio di due vicine che da anni non si parlavano per rumori, fumo, abbaiare di cani e stillicidi d’acqua. Sembrava un conflitto insanabile, tanto che una delle due pensava di vendere casa. La mediazione ha permesso piccoli accordi: barbecue previo avviso, uso della sigaretta elettronica sul balcone, attenzione nello stendere i panni e gestione dell’abbaiare del cane. Piccoli gesti, ma sufficienti a disinnescare un conflitto che rischiava di sfociare in tribunale. “La differenza – spiega D’Andrea – è che nella mediazione le parti diventano protagoniste, acquisendo senso di responsabilità e, paradossalmente, di liberazione. A volte serve poter dire quello che si pensa senza filtri, per poi ritrovarsi su un terreno comune. È un valore aggiunto che nessuna sentenza potrà mai offrire”.

In un’Italia sempre più multiculturale, dove oltre 40 milioni di cittadini vivono in condominio, queste storie mostrano non solo problemi di spazi comuni o rumori, ma anche le sfide e le opportunità della convivenza. Come osserva Burrelli, le liti condominiali sono un “termometro” del nostro vivere insieme. La competenza e la certificazione dell’amministratore, insieme a corsi di ADR e aggiornamento continuo, possono ridurre il contenzioso. E, come ricorda D’Andrea, la mediazione resta la strada migliore per evitare che un contrasto inevitabile diventi una guerra senza fine: se il tribunale divide, la mediazione ricuce.

Comunicato stampa

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