Quando una famiglia perde improvvisamente una parte consistente del proprio reddito — per un licenziamento, una cassa integrazione, una malattia grave — l’affitto può diventare insostenibile. È questa la morosità incolpevole, una condizione riconosciuta dalla legge che permette agli inquilini sotto sfratto di accedere a un sostegno economico pubblico. Per il biennio 2025-2026 lo Stato ha stanziato 30 milioni di euro, di cui 20 destinati al 2026, con contributi che possono arrivare fino a 12.000 euro per saldare arretrati, bloccare la procedura di sfratto o ripartire con un nuovo contratto a canone concordato.
Per accedere al Fondo servono alcuni requisiti: aver ricevuto un atto di intimazione di sfratto per morosità, dimostrare la causa che ha generato l’impossibilità di pagare, avere un Isee entro i 26.000 euro ed essere residenti nell’immobile da almeno un anno. La domanda va presentata al proprio Comune, che pubblica bandi e avvisi sul portale istituzionale; in molte città, come Milano e Roma, gli sportelli resteranno aperti fino al 31 dicembre 2026.
Prima di arrivare allo sfratto, però, è fondamentale non ignorare il problema e tentare un accordo con il proprietario: una riduzione temporanea del canone o un piano di rientro possono essere formalizzati e registrati all’Agenzia delle Entrate. Se il dialogo fallisce, l’inquilino può comunque chiedere al giudice un termine di grazia per saldare il debito o presentare opposizione in caso di irregolarità.