L’Europa spinge sull’auto elettrica, ma nei cortili e nei garage dei condomìni la rivoluzione rischia di incepparsi. Per milioni di cittadini che vivono in edifici multifamiliari, installare una semplice wall box non è affatto un gesto immediato: tra burocrazia, regole vaghe e assenza di tutele chiare, il diritto a ricaricare l’auto a casa — il più comodo e conveniente — resta spesso un miraggio.
A denunciarlo è un approfondimento di Transport & Environment, che mette a fuoco un nodo troppo a lungo ignorato: senza un vero “diritto alla ricarica”, la transizione elettrica rischia di escludere proprio chi vive in condominio.
Il tema è tutt’altro che marginale. La maggior parte delle ricariche avviene nelle abitazioni private, e continuerà a essere così anche quando la rete pubblica sarà più capillare. Ma se per chi vive in una casa indipendente installare un punto di ricarica è un’operazione quasi banale, per chi abita in un condominio la situazione cambia radicalmente. Serve il via libera dell’assemblea, bisogna affrontare iter complessi, e spesso ci si scontra con resistenze, diffidenze o semplicemente con l’assenza di un quadro normativo che renda tutto più semplice.
La Direttiva europea sulle prestazioni energetiche degli edifici, approvata nel 2024, ha introdotto alcuni obblighi per gli immobili con più di tre posti auto. Ma per gli edifici esistenti — e soprattutto per i condomìni — le regole restano troppo vaghe. Transport & Environment lo dice chiaramente: senza obiettivi concreti e procedure snelle, l’accesso alla ricarica privata continuerà a essere un privilegio per pochi.
Per questo l’organizzazione chiede agli Stati membri di andare oltre la Direttiva europea e introdurre un vero diritto alla ricarica, che permetta ai residenti dei condomìni di installare a proprie spese un caricatore nel proprio posto auto, senza ostacoli ingiustificati. Un diritto che dovrebbe valere tanto per i proprietari quanto per gli inquilini, con un semplice obbligo di notifica ai comproprietari e la possibilità di opporsi solo in presenza di motivi seri e documentati.
Il quadro europeo analizzato da T&E — Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna e Regno Unito — mostra un mosaico di norme disomogenee, spesso insufficienti. Eppure, la strada è chiara: edifici nuovi e ristrutturati dovrebbero essere cablati al 100%, quelli esistenti dovrebbero essere oggetto di piani nazionali di adeguamento, e gli Stati dovrebbero contribuire economicamente per sostenere l’installazione delle infrastrutture nei condomìni. Non solo: i nuovi punti di ricarica dovrebbero essere bidirezionali, permettendo ai residenti di ricaricare quando l’energia costa meno e restituire elettricità alla rete nei momenti di picco, riducendo così la bolletta.
Il 2035, anno in cui l’Europa dirà addio alla vendita di auto a combustione, si avvicina rapidamente. Ma senza una rete domestica accessibile anche nei condomìni, la mobilità elettrica rischia di restare un progetto incompiuto. Perché la transizione non si fa solo con le auto: si fa nei garage, nei cortili, nei seminterrati dove ogni giorno milioni di cittadini parcheggiano la propria vita quotidiana. E finché quel garage non sarà pronto, l’Europa elettrica resterà un’idea più che una realtà.