Il nuovo rapporto ISTAT fotografa l’evoluzione delle dotazioni energetiche nelle abitazioni italiane: impianti autonomi in aumento, climatizzatori oltre il 56 per cento, pompe di calore sempre più diffuse e forte disomogeneità territoriale. Persistono però disparità tra Nord e Sud.
Il quadro dell’Istituto di Statistica
Le politiche nazionali, europee e gli obiettivi internazionali puntano sempre più sull’efficienza energetica come strumento strategico contro il cambiamento climatico.
Poiché il settore residenziale rappresenta una quota crescente dei consumi energetici complessivi, l’ISTAT conduce ogni tre anni l’indagine sulle dotazioni energetiche delle famiglie italiane.
L’edizione 2024 analizza nel dettaglio le tecnologie utilizzate in ambito domestico per riscaldamento, produzione di acqua calda e climatizzazione.
Dal rapporto emerge che oltre metà delle famiglie dispone di impianti di climatizzazione (56 per cento) e quattro su dieci utilizzano pompe di calore (40,4 per cento). Cresce la diffusione degli impianti autonomi (79 per cento) e diminuisce quella dei sistemi centralizzati, segno di una maggiore attenzione all’efficienza e alla gestione diretta dei consumi.
Tuttavia, restano differenze territoriali evidenti, con Nord-Est e Isole agli estremi per diffusione tecnologica.
Riscaldamento e acqua calda: dotazioni quasi universali
Il riscaldamento è presente nel 99,4 per cento delle abitazioni italiane, in aumento rispetto al 2021 (98,6 per cento). La disponibilità di acqua calda è quasi totale (99,7 per cento) e nel 70,4 per cento dei casi viene prodotta dallo stesso impianto di riscaldamento.
Ma esistono differenze tra territori: nel Nord-Est l’integrazione tra riscaldamento e acqua calda raggiunge l’84,3 per cento, mentre nelle Isole scende al 38,4 per cento. Le abitazioni senza riscaldamento si concentrano nel Mezzogiorno (1,7 per cento), con punte del 4 per cento in Sicilia.
Cresce la diffusione degli impianti autonomi
Gli impianti autonomi sono oggi la modalità di riscaldamento più diffusa: presenti nel 79 per cento delle abitazioni principali (+6,8 punti percentuali rispetto al 2021).
Calano invece gli impianti centralizzati, che passano dal 18 al 15,4 per cento. Rimane significativa la presenza di apparecchi singoli (stufe, caminetti, stufe elettriche), utilizzati dal 44,8 per cento delle famiglie.
La diffusione varia in base alla dimensione dei Comuni:
• impianti centralizzati più presenti nei grandi centri: 40,5 per cento nei capoluoghi metropolitani, solo 6,1 per cento nei piccoli Comuni;
• impianti autonomi molto più diffusi nei piccoli comuni (85,3 per cento) rispetto alle grandi città (59,5 per cento);
• apparecchi singoli più comuni nei centri minori (51,6 per cento) rispetto ai capoluoghi (36,7 per cento).
Oltre il 50% degli italiani ha un climatizzatore
Nel 2024 più della metà delle famiglie italiane dispone di almeno un sistema di climatizzazione domestica. La quota di abitazioni dotate di impianto di raffrescamento – che può essere centralizzato, autonomo multisplit o composto da apparecchi singoli fissi o portatili – ha infatti raggiunto il 56 per cento, in aumento costante negli ultimi anni. Si tratta di un dato quasi raddoppiato rispetto al 2013, quando solo il 29,4 per cento delle famiglie disponeva di un condizionatore, e in crescita di oltre sette punti percentuali rispetto al 2021 (48,8 per cento).
Questo incremento testimonia come la climatizzazione sia ormai percepita non più come un bene di lusso o opzionale, ma come una componente stabile del comfort domestico, anche alla luce delle estati sempre più calde e prolungate dovute ai cambiamenti climatici.
L’espansione dei sistemi di raffrescamento è stata particolarmente intensa nel Mezzogiorno (+9,7 punti percentuali) e nel Centro Italia (+7,2 punti) tra il 2021 e il 2024, aree che un tempo risultavano meno attrezzate rispetto al Nord. Una parte delle famiglie – il 6,4 per cento – installa inoltre più di un sistema di raffrescamento nella stessa abitazione (ad esempio un impianto fisso e un condizionatore portatile), con picchi nelle Isole (8 per cento), dove l’esigenza di climatizzazione è più sentita.
Le differenze territoriali
La diffusione non è omogenea sul territorio nazionale e risente sia delle condizioni climatiche, sia dell’urbanizzazione:
• Isole: 71,2 per cento – l’area con la maggiore diffusione;
• Nord-Est: 64,1 per cento – seconda area per presenza di climatizzatori;
• Nord-Ovest: 48 per cento – sotto la media nazionale;
• Valle d’Aosta (11,8 per cento) e Trentino-Alto Adige (20 per cento) – le regioni con il minor utilizzo, ma in crescita rispetto al 2021.
A livello regionale, il primato spetta alla Sicilia (73,1 per cento) e al Veneto (71,1 per cento), seguite da Emilia-Romagna (67,6 per cento) e Sardegna (66,4 per cento). Nel Sud, invece, si osservano forti differenze: si passa dal 63,6 per cento della Puglia al 30,7per cento del Molise.
L’influenza del contesto urbano e geografico
La diffusione dei climatizzatori è legata anche alla dimensione e densità urbana. I valori superano la media nazionale nei:
• Comuni capoluogo, città metropolitana (63,2 per cento);
• Comuni periferici metropolitani (63,3 per cento).
Questo è dovuto anche al fenomeno delle “isole di calore urbane”, che rende le temperature più elevate nei centri densamente costruiti. Al contrario, nei piccoli comuni la percentuale è più bassa, spesso per ragioni economiche o per il clima più mite.
Infine, anche la geografia incide:
• 66,6 per cento di climatizzatori nei comuni di pianura
• 58,7 per cento nelle colline costiere
• percentuali più basse nelle zone montane, dove il raffrescamento è meno necessario
La climatizzazione è quindi una dotazione sempre più diffusa, spinta non solo dall’aumento delle temperature ma anche dalla crescente accessibilità economica dei dispositivi e dagli incentivi per l’efficienza energetica. Tuttavia, il divario territoriale resta evidente e spesso riflette anche differenze socio-economiche tra le famiglie e le aree del Paese.
Pompe di calore in aumento
Le pompe di calore si confermano protagoniste della trasformazione energetica domestica.
Gli impianti caldo/freddo, che includono anche sistemi a pompa di calore, sono passati dal 32,6 per cento del 2021 al 40,4 per cento del 2024. Nel dettaglio, il 16,1 per cento delle famiglie dispone di un impianto caldo/freddo fisso, mentre il 25,9 per cento utilizza apparecchi singoli con doppia funzione. La diffusione è più alta nelle Isole (58,5 per cento) e nel Nord-est (46,9 per cento), ma in crescita anche nel Nord-ovest, dove la quota è passata dal 24,2 per cento al 34 per cento.
Più sistemi di riscaldamento nella stessa abitazione
Il 43,2 per cento delle famiglie dispone di più sistemi di riscaldamento (impianto autonomo, centralizzato o apparecchi singoli).
Questa varietà riflette la ricerca di soluzioni flessibili e convenienti, anche se non sempre efficienti, per rispondere alle proprie esigenze di riscaldamento, non sempre indirizzata verso quelle più efficienti o comunque derivate da un progetto complessivo di efficientamento energetico, e comportamenti probabilmente da ascrivere sia alla rapida evoluzione delle molteplici tecnologie offerte dal mercato, sia ai costi molto variabili delle fonti energetiche degli anni più recenti.
Legna e pellet rilevanti
In ambito domestico la legna da ardere può essere utilizzata per il riscaldamento degli ambienti, la produzione di acqua calda e la cottura dei cibi: l’utilizzo può avvenire attraverso apparecchi singoli o impianti autonomi o centralizzati. Nel corso del 2023, il 16,0 per cento delle famiglie ne ha fatto uso, un dato in leggera flessione rispetto all’edizione precedente (17,0 per cento), mentre era il 21,4 per cento nel 2013.
L’impiego del pellet cresce invece dal 7,3 per cento al 7,8 per cento, con punte nel Sud, nelle Isole e nel Nord-est.
Le percentuali più alte di utilizzo della legna si trovano nelle province di Trento (37,9 per cento), Bolzano (36,2 per cento), Calabria (35,5 per cento) e Umbria (34,8 per cento), mentre i valori più bassi si registrano in Lombardia (6,8 per cento) e Sicilia (7 per cento).
Il pellet è maggiormente utilizzato dalle famiglie residenti al Sud (9,5 per cento), nelle Isole (9,6 per cento) e nel Nord-est (8,6 per cento), meno al Centro (7,0 per cento) e nel Nord-ovest (5,9 per cento)
Complessivamente, oltre una famiglia su cinque (21,9 per cento) usa legna o pellet, a conferma del ruolo persistente delle fonti rinnovabili solide nei territori montani e rurali.