L’Italia si prepara a fronteggiare una nuova ondata di turbolenze energetiche generate dall’instabilità in Medio Oriente. E lo fa alzando il livello di guardia: l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) ha varato l’Unità di Vigilanza Energetica, un organismo che controllerà due volte al giorno l’andamento dei prezzi di gas ed elettricità, pubblicando i dati in tempo reale alla chiusura delle borse energetiche.
Un’operazione trasparenza che arriva mentre il Governo si dice pronto a colpire duramente eventuali speculazioni. La premier Giorgia Meloni, intervenuta a Rtl 102.5, ha promesso che “verrà fatto tutto il possibile per non darla vinta alla speculazione”, spingendosi a ipotizzare un aumento delle tasse per le aziende che dovessero approfittare della crisi, con l’obiettivo di destinare i proventi al taglio delle bollette.
Rincari in arrivo: +650 euro a famiglia
Se sul fronte degli approvvigionamenti ARERA rassicura — stoccaggi in linea con le medie stagionali e flussi di GNL regolari almeno fino ad aprile — il quadro economico per i cittadini è tutt’altro che sereno.
Secondo Federconsumatori, l’effetto combinato dei rialzi energetici e dei carburanti potrebbe costare alle famiglie italiane circa 650 euro in più all’anno. Nel dettaglio, l’aumento stimato ammonterebbe a 186,64 euro per i carburanti, 114 euro sulla bolletta elettrica e 349 euro su quella del gas. Un impatto che rischia di erodere ulteriormente il potere d’acquisto, già messo alla prova dall’inflazione.
Consumatori sul piede di guerra
Le associazioni chiedono interventi immediati: taglio delle accise, rimodulazione dell’Iva sui beni essenziali, fondi contro la povertà energetica e alimentare.
“Domani rivendicheremo misure concrete affinché gli annunci si traducano in azioni reali”, ha dichiarato Michele Carrus, presidente di Federconsumatori.
Anche Udicon e Codacons invocano una stretta contro le pratiche scorrette: vendite telefoniche aggressive, modifiche unilaterali dei contratti, rincari non giustificati. ARERA ricorda che i contratti a prezzo fisso non possono essere peggiorati dal fornitore, come stabilito dal decreto legislativo n. 3/2026.
Il fronte politico: Meloni punta su ETS e rinnovabili
La premier rilancia inoltre la battaglia sullo scorporo del costo degli ETS dal prezzo delle rinnovabili, definendolo un passaggio “urgente” da portare al prossimo Consiglio europeo.
Un tema che trova eco anche tra gli operatori del settore: un consorzio di 12 grandi produttori indipendenti — tra cui Absolute Energy, Sonnedix e Matrix Renewables — ha pubblicato un appello sui principali quotidiani. La critica è netta: il Decreto Bollette non affronta la radice del problema, ovvero la dipendenza dai combustibili fossili.
Gli Independent Power Producers chiedono un calendario certo per le aste, PPA accessibili alle PMI, una revisione del meccanismo ETS e un’accelerazione su accumuli e rinnovabili per stabilizzare i prezzi nel lungo periodo.
Accisa mobile: l’arma (forse) pronta all’uso
Tra le ipotesi sul tavolo torna la “accisa mobile”, prevista dal decreto n. 5/2023: un meccanismo che permetterebbe di usare l’extra-gettito Iva generato dai rincari per abbassare le imposte sui carburanti. Una soluzione apprezzata dall’Unione Nazionale Consumatori, anche se il presidente Massimiliano Dona avverte: “Bisogna spegnere subito la miccia dei rialzi energetici prima che la reazione a catena diventi incontrollabile”.