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Riscaldamento centralizzato troppo caro. Ma il passaggio all’autonomo può costare ancora di più

  • Redazione
  • 3 ottobre 2025

In tempi di costi dell’energia e del gas alle stelle, sono tanti coloro che vivono in edifici con impianto di riscaldamento centralizzato a pensare di distaccarsi a adottare un sistema di riscaldamento autonomo.

Si tratta di una scelta da valutare attentamente in quanto, anche se è consentita dalla legge, spesso non permette di realizzare concretamente i risparmi preventivati.

Inoltre la spesa il distacco, che prevede costi di perizia, di impianto autonomo e di adattamento dello stesso all’abitazione, rappresenta comunque di un investimento che impiega qualche anno ad essere ammortizzato, prima di iniziare a registrare un concreto risparmio di energia.

Senza contare che alcune spese legate all’impianto di riscaldamento centralizzato dovranno comunque continuare ad essere sostenute.

è anche vero, però, che mentre il condominio è obbligato a tenere acceso il riscaldamento per un determinato numero di ore giornaliere, in base alla fascia climatica in cui si vive, con l’impianto autonomo si è liberi di gestire l’accensione e lo spegnimento in base alle proprie personali esigenze.

Le regole da seguire per il distacco dall’impianto centralizzato

L’articolo 1118 del Codice civile recita: “Il condomino può rinunciare all’utilizzo dell’impianto centralizzato di riscaldamento o di condizionamento, se dal suo distacco non derivano notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini. In tal caso il rinunziante resta tenuto a concorrere al pagamento delle sole spese per la manutenzione straordinaria dell’impianto e per la sua conservazione e messa a norma”.

Staccarsi dal riscaldamento condominiale è però possibile solo se vengono rispettate le condizioni previste per legge e, come visto, l’articolo 1118 del codice civile al comma 4, prevede che il condomino possa rinunciare all’utilizzo dell’impianto centralizzato se:
• dal distacco non derivano notevoli squilibri di funzionamento;
• non derivano aggravi di spesa per gli altri condomini.

La presenza di queste condizioni deve risultare dalla perizia di un tecnico specializzato, un ingegnere o un idraulico; la relazione tecnica deve essere resa nota a tutti i condomini.

La giurisprudenza ha sancito che per distaccarsi dall’impianto di riscaldamento centralizzato non occorre il consenso dell’assemblea condominiale, poiché il distacco è un diritto del condomino, nel limite in cui non arrechi un danno agli altri o alla struttura.

Chi vuole distaccarsi dal riscaldamento condominiale deve comunicarlo all’amministratore di condominio allegando la perizia che dimostra la mancanza di conseguenze svantaggiose per gli altri e il rispetto delle norme previste dalla legge. A questo punto l’amministratore ne darà comunicazione in assemblea, ma gli altri condòmini non potranno in alcun modo opporsi, a meno che non contestino la validità della perizia.

Se questo accade dovrà essere incaricato un altro perito tecnico per valutare se dal distacco deriva effettivamente un danno per il condominio. Solamente nel caso in cui la seconda perizia risultasse in contrasto con la prima il distacco potrà essere limitato.

Staccarsi dal riscaldamento centralizzato, inoltre, potrebbe essere ostacolato da:
• regolamento di condominio, che può negare la possibilità di distaccarsi dall’impianto centralizzato. In questa eventualità, il distacco non potrà essere consentito anche nel caso in cui il condomino riesca a dimostrare che non si originerà nessun pregiudizio per gli altri condomini e per l’impianto;
• regolamento edilizio Comunale o Regionale, che potrebbero aver stabilito il divieto di distacco, avendo l’impianto centralizzato un impatto minore in termini di inquinamento ambientale.

Pro e contro del distacco dall’impianto centralizzato

Il principale vantaggio di un sistema autonomo, oltre alla possibilità di gestire più facilmente gli orari di accensione e spegnimento, è la possibilità di monitorare e regolare costantemente i consumi, ottimizzandone così la spesa.

Se una volta attivato al sistema di riscaldamento autonomo si accenderanno i termosifoni con parsimonia, sicuramente ci sarà un sensibile risparmio economico a lungo termine.

Tuttavia, prima di procedere alla richiesta di scollegamento, è utile valutare:
• la spesa per l’elaborazione della scheda tecnica da parte del perito, che in genere varia dagli 800 ai 1mille euro;
• le spese di scollegamento dal riscaldamento centrale, comprese le opere di impiantistica, muratura e quant’altro per il ripristino delle parti comuni eventualmente coinvolte;
• l’impianto autonomo che si andrà effettivamente a realizzare, perché per ottenere il maggiore risparmio e un’ottima efficienza energetica, l’investimento potrebbe essere elevato;
• la posizione del proprio appartamento, poiché gli appartamenti all’ultimo piano, oppure esposti sulla porzione esterna dell’edificio, perdono calore più facilmente, aumentando di conseguenza le spese di riscaldamento;
• eventuali spese di adattamento dell’impianto all’abitazione, ad esempio la deviazione dei tubi. Qui il costo dipende da quanti e quali interventi saranno necessari;
• spesa per la canna fumaria, più o meno sui 900 euro.
• l’effettivo risparmio a lungo termine dell’impianto, considerando le spese aggiuntive come il consumo involontario o la manutenzione dell’impianto centrale.

Dopo il distacco, il condòmino continua comunque ad essere obbligato al pagamento di alcune spese.
I commi 2 e 3 dell’articolo 1118 del codice civile, infatti, prevedono che:
• Il condòmino non può rinunziare al suo diritto sulle parti comuni.

• Il condòmino non può sottrarsi all’obbligo di contribuire alle spese per la conservazione delle parti comuni, neanche modificando la destinazione d’uso della propria unità immobiliare, salvo quanto disposto da leggi speciali.

Il condomino che si distacca, quindi, rimane proprietario, insieme agli altri, dell’impianto e proprio per questo deve continuarne a pagare le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria e di conservazione.

Inoltre dovrà comunque farsi carico delle spese per:
• il consumo involontario, relativo al cosiddetto “riscaldamento indiretto”, ovvero quello che si riceve indirettamente dagli altri grazie al passaggio dei tubi nella propria unità immobiliare e a quello che si riceve per le dispersioni dell’impianto;
• la manutenzione dell’impianto ordinaria e straordinaria;
• spese per il mantenimento e/o regolare messa a norma.
In genere, dunque, l’impianto autonomo conviene:
• se l’impianto centralizzato è obsoleto e poco efficiente;
• se si trascorre molto tempo in casa, così da regolare alla perfezione i propri consumi;
• se si dispone di un appartamento molto grande ed è necessario, quindi, poter approfittare della massima autonomia sulla gestione del riscaldamento;
• se si vive in località dal clima molto freddo, per regolare al meglio le spese termiche.

Tags
  • condominio
  • distacco impianto centralizzato
  • riscaldamento centralizzato
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