Il decreto Energia n. 21/2026, approvato dal Consiglio dei Ministri e ora ufficialmente in vigore, segna un nuovo capitolo nella battaglia contro il caro bollette. Il governo punta a sostenere famiglie e imprese con un pacchetto di interventi che agisce su più fronti: elettricità, gas, competitività industriale e meccanismi di mercato. Ma quanto si risparmierà davvero?
Secondo le stime diffuse dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, il beneficio più immediato riguarda le famiglie vulnerabili, già destinatarie del bonus sociale da 200 euro l’anno. Per loro, nel 2026 è previsto uno sconto aggiuntivo fino a 115 euro, che porta il risparmio complessivo a quota 125 euro. Una boccata d’ossigeno in un periodo in cui i costi energetici continuano a pesare sui bilanci domestici.
Il decreto introduce anche un secondo bonus, fino a 60 euro, rivolto alle famiglie con ISEE compreso tra 9.796 e 25.000 euro. A differenza del bonus sociale, però, questo sconto non è finanziato dallo Stato ma dai venditori di energia, che potranno decidere se applicarlo o meno. Ne potranno beneficiare gli utenti con forniture attive al 1° gennaio dell’anno di riferimento o entro il primo bimestre successivo, purché non percepiscano già il bonus sociale.
Il provvedimento non si limita alle utenze domestiche. Una parte consistente delle misure è pensata per le imprese, soprattutto le PMI, con interventi che spaziano dalla revisione degli incentivi del Conto energia alla modifica dei tempi di versamento degli oneri, fino alla promozione dei Power Purchase Agreements per sganciare il prezzo dell’elettricità da quello del gas. L’obiettivo è duplice: ridurre i costi e rendere più competitivo il sistema produttivo.
Il Ministero quantifica il risparmio atteso per le PMI in 15-20 euro/MWh nel 2026, mentre per le imprese energivore la riduzione prevista è di circa 5 euro/MWh. Un taglio più contenuto, ma comunque significativo in un settore dove anche pochi euro possono fare la differenza.
Il decreto interviene anche sul fronte del gas, con un meccanismo di liquidità gestito da SNAM per ridurre il differenziale tra il prezzo italiano (PSV) e quello europeo (TTF), oggi più alto di circa 2 euro/MWh. A questo si aggiungono la vendita di gas stoccato e una “gas release” destinata a sostenere i consumatori industriali. Il risparmio medio stimato è di 3 euro/MWh, che per le famiglie si traduce in circa 30 euro l’anno sia nel 2026 che nel 2027.
Per le imprese, il taglio atteso è di 7 euro/MWh nel 2026 e 2 euro/MWh nel 2027, mentre per le energivore si parla rispettivamente di 4,5 e 2,5 euro/MWh. Numeri che, pur non rivoluzionando la spesa energetica, contribuiscono a rendere più sostenibili i costi di produzione.
Il decreto Energia, insomma, mette in campo una strategia articolata che punta a contenere l’impatto delle bollette e a rafforzare la competitività del sistema economico. Resta ora da vedere come le misure verranno applicate dai fornitori e quale sarà l’effetto reale sulle tasche di famiglie e imprese nei prossimi due anni.