Il bonus sociale sulla TARI entra finalmente nella vita reale dei contribuenti: niente più norme sulla carta, stavolta lo sconto del 25 per cento comparirà direttamente nei bollettini che i Comuni invieranno tra marzo e aprile. Una boccata d’ossigeno per migliaia di famiglie, ma anche una misura che rischia di lasciare indietro chi pensa che basti un ISEE basso per ottenerla. La realtà è più sfumata, e in alcuni casi sorprendente.
La storia del bonus TARI è lunga: nasce nel 2019, resta per anni un’idea sospesa e diventa operativa solo con il DPCM 24/2025. Da allora il meccanismo si è allineato a quello dei bonus luce e gas: stessi requisiti, stessa procedura automatica, nessuna domanda da presentare. Il cuore del sistema resta l’ISEE, con due soglie precise: fino a 9.530 euro per i nuclei con massimo tre figli a carico, fino a 20.000 euro per le famiglie numerose. Chi rientra in questi limiti e ha presentato la DSU vede lo sconto applicato all’utenza domestica intestata a un componente del nucleo. L’INPS trasmette i dati ai gestori e il bonus scatta senza ulteriori passaggi.
C’è però un dettaglio che può fare la differenza tra ottenere il beneficio e restare esclusi: per il 2026 conta l’ISEE del 2025. Chi non ha rinnovato la DSU l’anno scorso, o ha ricevuto un valore oltre soglia, non troverà alcuna riduzione nei bollettini di quest’anno, anche se nel frattempo la situazione economica è peggiorata. Lo sconto, inoltre, non segue le rate: viene riconosciuto una sola volta entro giugno e poi ripartito secondo il calendario stabilito dal Comune.
Esiste poi un caso-limite che molti ignorano. Chi ha presentato la DSU dopo il 20 dicembre e ha ottenuto l’attestazione ISEE l’anno successivo dovrà attendere il 2027 per il bonus. È una regola tecnica, legata ai tempi di trasmissione dei dati tra INPS e gestori, ma ha effetti molto concreti: basta un ritardo di pochi giorni per perdere un anno intero di agevolazione.
E non è tutto. Anche chi ha diritto allo sconto potrebbe non vederlo mai, se risulta moroso nei confronti del Comune. In presenza di debiti TARI degli anni precedenti, il gestore può trattenere il bonus per compensare le somme arretrate. Non può farlo in silenzio: deve prima inviare un sollecito, indicare l’importo dovuto e comunicare l’intenzione di usare il bonus per coprire il debito.
Solo dopo questa notifica la compensazione diventa possibile. Per molti contribuenti, una verifica con l’Ufficio tributi potrebbe essere decisiva per capire se lo sconto arriverà davvero o se verrà assorbito dalle pendenze pregresse.