L’ondata di rincari che continua a spingere l’inflazione ha un responsabile ben preciso: la corsa dei carburanti, guidata dal balzo del gasolio da trasporto (+34,9% su base annua e +6% in un solo mese). Sul fronte elettrico, invece, la maggior parte delle famiglie italiane sta riusciendo a schivare la stangata. Fino all’80% dei clienti dei principali operatori è infatti al riparo da qualsiasi rincaro, grazie a contratti a prezzo fisso sottoscritti su orizzonti di 12 o 24 mesi.
L’illusione dell’indicizzato e la bolla dei carburanti
A spingere verso l’alto la spesa nel mercato libero (+2,2% ad agosto e +21,5% anno su anno) sono quasi esclusivamente le forniture a prezzo indicizzato, direttamente esposte alla volatilità dei mercati e alle tensioni geopolitiche.
Un impatto che, tuttavia, occorre ridimensionare: per chi ha un contratto variabile, l’aumento medio rispetto allo scorso anno si attesta intorno ai 42 centesimi al giorno. Una cifra irrisoria se paragonata ai costi dei rifornimenti alla pompa, che pesano per decine di euro in più a ogni pieno. D’altronde, i dati Istat parlano chiaro: l’elettricità incide appena per il 2% sul budget familiare, a fronte del 31% destinato alla casa, del 21% al carrello della spesa e dell’8% diviso tra gas e carburanti.
Prezzo fisso: l’antidoto anti-stangata
La vera ancora di salvezza per i consumatori — sia per chi ha bloccato la tariffa in passato, sia per chi sottoscrive un contratto oggi — rimangono le offerte a prezzo fisso.
«Come mostrano chiaramente le offerte attuali, i contratti a prezzo fisso permettono di tagliare i costi fino al 50% rispetto alle quotazioni di mercato», evidenzia Salvatore Pinto, presidente di Elettricità Futura. «Parliamo di proposte che valorizzano la componente energia a 108 euro/MWh, contro i 220 euro del Pun. Questo significa assicurare alle famiglie un risparmio fino a 200 euro e un tetto contro i rincari che dura per anni, non per qualche settimana. Tutto il resto è solo un palliativo o, peggio, un elemento di distorsione del mercato. Sul fronte inflazione, l’emergenza vera restano i carburanti, per i quali servono interventi strutturali e non misure tampone».
Tassello vulnerabili: il flop della gestione pubblica
Nel frattempo, i beni energetici regolamentati mostrano un’apparente stabilità congiunturale (+9,7% anno su anno), ma si tratta di una fotografia parziale. Il dato non include ancora il recente maxi-aumento del +37% annunciato da Arera per il servizio di maggior tutela riservato ai clienti vulnerabili (con la componente energia salita a 269 euro/MWh).
Un rincaro record che mette a nudo i limiti dei meccanismi indicizzati nel proteggere le fasce più deboli e dimostra, nei fatti, come la concorrenza del mercato libero riesca a garantire maggiore efficienza e flessibilità rispetto a una gestione pubblica ingessata da troppi vincoli.