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Cassa Geometri: pensione anticipata per le donne

Cassa Geometri rende noto che è giunta l’approvazione dei Ministeri vigilanti alla delibera n.6 del 20 giugno 2024 con cui il Comitato dei Delegati della Cassa ha introdotto modifiche al regolamento di previdenza ed assistenza a favore degli iscritti, al fine di agevolare l’accesso alla pensione di vecchiaia anticipata delle professioniste geometra.

In particolare, la misura interviene sull’art. 3 del Regolamento, prevedendo un regime agevolato temporaneo per le professioniste che raggiungono i requisiti anagrafico-contributivi per l’accesso alla pensione di vecchiaia anticipata: dal 1° gennaio 2025 fino al 31 dicembre 2035, infatti, alle professioniste donne viene ridotto l’abbattimento della quota reddituale portandolo dall’1% allo 0,5% per ogni mese di anticipo rispetto all’età di 67 anni.

Allo stesso tempo, anche la quota minima di abbattimento viene dimezzata ad un valore minimo del 6%. Restano invariate le condizioni per i professionisti uomini per i quali è previsto una percentuale più alta di abbattimento della quota calcolata con il sistema reddituale, pari all’1% per ogni mese di anticipo, con una riduzione minima del 12%.

Con questa modifica Cassa Geometri, in linea con quanto previsto nel sistema previdenziale pubblico con “opzione donna”, si propone di sostenere le professioniste che nel corso della loro vita professionale si sono trovate in situazioni svantaggiose per le difficoltà nel conciliare vita privata e lavoro.

In particolare, l’intervento mira a tutelare quella fascia di professioniste che, avendo iniziato a svolgere la professione negli anni ’80 e ’90, quindi, in un contesto sociale penalizzante per il genere femminile e di discriminazione nell’accesso e svolgimento della professione, non potranno beneficiare di un assegno pensionistico adeguato.

Tale situazione, infatti, ha inciso sulla capacità reddituale delle professioniste che, dalle rilevazioni condotte dalla Cassa, risulta essere tra il 30% e il 50% inferiore – a seconda dell’area geografica – rispetto a quella dei colleghi uomini.

“Questa delibera segna un ulteriore passo avanti nella costruzione di un sistema previdenziale equo e sostenibile – commenta il Presidente di Cassa Geometri Diego Buono – andando a compensare quegli effetti discriminatori che 30-40 anni fa hanno leso i diritti fondamentali delle donne geometra come la conciliazione lavoro e famiglia e la genitorialità, oggi al centro delle politiche di welfare della Cassa”.

Prosegue Buono: “Con questa ultima approvazione ministeriale, abbiamo raggiunto gli obiettivi prefissati volti a garantire un sistema previdenziale e assistenziale sempre più solido e orientato al futuro della categoria, assicurando una sostenibilità nel lungo periodo senza trascurare l’adeguatezza delle prestazioni future. In virtù di questo, offriamo un particolare supporto alla platea femminile attraverso azioni di welfare strategico che ne favoriscano il benessere e la crescita professionale”.

Comunicato stampa

Servono politiche pubbliche per la casa

Il tema della casa è un tema di cui la politica sembra occuparsi poco, che raramente è al centro del dibattito pubblico. Eppure, se la politica deve stare vicino ai cittadini e ai problemi concreti delle persone, quello dell’abitare dovrebbe essere una priorità nell’agenda di qualunque Governo.

Oggi la difficoltà a trovare un tetto non condiziona solo la vita dei più poveri ma rende difficile per i giovani costruirsi una vita autonoma, limita la possibilità di andare all’università per chi deve cambiare città per farlo e, nelle città, trovare casa a costi accessibili con gli attuali stipendi medi diventa molto difficile di fronte agli aumenti continui dei costi per l’acquisto e per l’affitto.

Solo politiche pubbliche all’altezza possono aiutare le persone a rispondere al loro bisogno di soluzioni abitative.

La scelta del Governo e del Ministero di Salvini è stata quella opposta, cioè di cancellare i finanziamenti per il sostegno degli affitti e della morosità incolpevole, restare inerte di fronte all’aumento degli affitti brevi che riduce la disponibilità di alloggi per le famiglie e non proporre nulla.

Il cosiddetto “Piano casa” di Salvini si è limitato a condonare i piccoli abusi edilizi, senza intervenire per affrontare i problemi di chi la casa non la trova.

Mentre gli affitti sono aumentati del 10% in due anni, 600mila persone sono in lista di attesa per le case popolari, tante famiglie devono destinare metà del proprio reddito alla casa, quindi, il Governo ha deciso di non fare nulla che sia all’altezza della gravità dei problemi.

Di fronte all’inerzia del centrodestra, il Comune di Milano ha deciso invece di fare del tema della casa la priorità dell’azione di governo della città.

Di fronte al rischio che il caro affitti non consenta più a chi ha uno stipendio medio di vivere a Milano, la Giunta Sala ha messo in campo un piano di interventi con l’obbiettivo di mobilitare risorse pubbliche, della cooperazione e del privato sociale per dare risposte concrete.

Il Comune di Milano si muove su due fronti.

Il primo è quello delle case popolari di proprietà del Comune e gestite da MM, con l’intento di recuperare al più presto le centinaia di alloggi vuoti perché hanno bisogno di manutenzione. Milano investirà risorse per questo e faciliterà la possibilità per gli assegnatari di entrare e occuparsi della ristrutturazione.

L’altro fronte è quello che ha come obbiettivo quello di realizzare 10mila alloggi da affittare a canoni accessibili per chi guadagna trai 1.200 e i 1.500 euro. A questo scopo il Comune, per abbattere i costi di costruzione, ha deciso di mettere a disposizione diverse aree di sua proprietà e altre risorse. In questo contesto sono già stati avviati bandi per 3.000 alloggi.

Sulla casa, insomma, si possono e si devono mettere in campo politiche pubbliche. Sulla volontà di farlo o meno si misura la vicinanza ai bisogni e ai cittadini.

Sen. Franco Mirabelli, Vicepresidente del Gruppo PD al Senato

Klimahouse 2025, la fiera internazionale dell’edilizia sostenibile

Fiera Bolzano e Agenzia CasaClima annunciano la nuova edizione di Klimahouse, la fiera dell’edilizia sostenibile che si terrà dal 29 gennaio all’1 febbraio 2025.

Tema centrale del Klimahouse Congress è la rigenerazione urbana. Titolo dell’evento: “Trasformare spazi, Trasformare vite, Costruire il Futuro”. Durante la due giorni del congresso, i partecipanti potranno approfondire esempi concreti di rigenerazione urbana che vanno dalla riqualificazione di spazi pubblici alla trasformazione di edifici dismessi in centri culturali, coworking e aree verdi.

Il congresso offrirà una panoramica su come i progetti di rigenerazione urbana non solo migliorano l’aspetto delle città, ma contribuiscono anche a creare ambienti più vivibili, inclusivi e sostenibili.

Klimahouse 2025 rappresenta un’occasione imperdibile per addetti ai lavori del settore costruzioni, ingegneri, architetti, progettisti, professionisti, ma anche appassionati di sostenibilità e innovazione per approfondire il tema della rigenerazione urbana e scoprire come le trasformazioni architettoniche possano avere un impatto positivo sulla vita delle persone e delle comunità.

Bed-and-breakfast.it raggiunge il 100% di strutture conformi alla normativa sul CIN

Con l’inizio del nuovo anno, il termine ultimo per le strutture ricettive per ottenere il Codice Identificativo Nazionale (CIN) è ufficialmente arrivato. A seguito di questa scadenza, sono partiti i controlli per garantire la conformità alla normativa vigente.

Bed-and-breakfast.it, riconosciuto come il principale operatore italiano nel settore delle piattaforme di viaggio, da mesi è impegnato a sensibilizzare sul tema e a mettere in luce l’importanza di adempiere a questa nuova regolamentazione sia ai propri utenti che riportando l’attenzione ai media.

Oggi la piattaforma annuncia di aver completato l’oscuramento di 660 strutture prive di CIN, portando la percentuale di strutture in regola dal 94% al 100%. Tutti i codici CIN delle strutture presenti sulla piattaforma sono stati verificati manualmente per assicurare trasparenza e legalità, costituendo il primo caso in Italia in cui una piattaforma ha completato questo processo e segnando così un passo significativo verso la legalità e la conformità normativa. Inoltre, la metà delle strutture attualmente oscurate risultano già in possesso del CIR e potranno essere reintegrate una volta ottenuto il CIN.

“Sappiamo che molte strutture non sono ancora riuscite a ottenere il CIN a causa di ritardi indipendenti dalla loro volontà. A queste realtà vogliamo dire che siamo al loro fianco, pronti a supportarle in ogni modo possibile. Confidiamo che le difficoltà vengano presto risolte e che tutti possano conformarsi alla nuova normativa senza penalizzazioni. Continueremo a lavorare con serietà e passione per garantire un servizio di qualità, attento alle esigenze di chi ci sceglie.” Commenta il founder di Bed-and-breakfast.it Giambattista Scivoletto.

Tale verifica è anche necessaria per contrastare il fenomeno delle strutture abusive, un problema diffuso come dimostrato da notizie recenti avvenute nella città di Napoli, dove alcune attività ricettive hanno utilizzato codici CIN falsi per iscriversi alle piattaforme online.

“Contrastare tali pratiche è fondamentale per tutelare non solo gli ospiti e gli operatori onesti del settore, ma anche per garantire un ambiente di lavoro sicuro, etico e conforme alle normative. È necessario intervenire con decisione per prevenire abusi, frodi e comportamenti ingannevoli che possano danneggiare la qualità e la reputazione del mercato turistico. Solo attraverso azioni concrete possiamo creare un sistema che promuova trasparenza e fiducia, proteggendo i diritti di tutti i soggetti coinvolti,” ha dichiarato Giambattista Scivoletto.
A differenza di molte OTA (Online Travel Agencies), che non hanno ancora intrapreso azioni nonostante l’obbligo di oscurare le strutture prive di CIN, questa iniziativa rappresenta un esempio di responsabilità nel mercato turistico italiano.

Comunicato stampa Bed-and-Breakfast.it

ENEA, soluzioni per costruzioni più resilienti ai rischi naturali

Un ambiente costruito più resiliente ai rischi climatici e naturali. È questo l’obiettivo del progetto MULTICLIMACT, finanziato dal programma Horizon Europe, che coinvolge 25 partner europei, tra cui per l’Italia ENEA e l’azienda Rina Consulting S.p.A. (coordinatore). Nello specifico ENEA è impegnata nello sviluppo dell’ultima versione (5.0) del software CIPCast, in grado di stimare i possibili danni alle infrastrutture a causa di eventi sismici e climatici, incluse inondazioni e ondate di calore.

“CIPCast 5.0 sarà in grado di integrare dati di diversa natura, come previsioni meteorologiche, eventi sismici in tempo reale, dati su edifici e infrastrutture e video realizzati con droni, fornendo una previsione dettagliata dei danni fisici all’ambiente costruito, ma anche degli effetti indiretti di tipo socio-economico”, spiega Antonio Di Pietro del Laboratorio ENEA Analisi e modelli per le infrastrutture critiche e i servizi essenziali del Dipartimento Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili. “In questo modo -aggiunge- i soggetti responsabili delle decisioni nei casi di emergenza, come Protezione Civile o Comuni, avranno la possibilità di pianificare in tempo reale interventi più mirati e di attivarsi preventivamente per rendere edifici e ambienti più resilienti allo stress climatico, migliorando la sicurezza, il benessere e la qualità della vita dei cittadini”.

Inoltre, ENEA renderà interconnesse e interoperabili le diverse soluzioni digitali sviluppate dai partner del progetto attraverso la piattaforma ENEA SCP. “Gli end user potranno quindi utilizzare un’unica piattaforma, gratuita e open source, per monitorare dati acquisiti con strumenti diversi”, conclude il ricercatore.
Per la valutazione e l’ispezione del costruito, ENEA sperimenterà l’applicazione di metodologie basate su prove non distruttive (NDT) messe a punto nei laboratori per il monitoraggio delle strutture in cemento armato a seguito di eventi sismici.

“L’obiettivo è di realizzare veri e propri gemelli digitali degli edifici (digital twin) attraverso i quali comprendere meglio il comportamento strutturale e le dinamiche interne dei fabbricati” spiega Anna Maria Vincenza Luprano del Laboratorio ENEA Tecnologie per la salvaguardia del patrimonio architettonico e culturale del Dipartimento Sostenibilità, circolarità e adattamento al cambiamento climatico dei sistemi produttivi e territoriali.

Nel corso del progetto, le soluzioni tecnologiche sviluppate verranno sperimentate in quattro siti pilota: Camerino (Macerata), Barcellona, L’Aia e Riga.

Nel comune marchigiano è stato selezionato Palazzo Fazzini, sede dello studentato dell’Università di Camerino, per l’elevata vulnerabilità sismica e per i danni subiti nel recente passato, l’edificio sarà oggetto di studio da parte di ENEA attraverso tecniche NDT (prove non distruttive), come la tomografia a ultrasuoni e le tecniche soniche. Per valutare lo stato di salute dell’immobile, i dati raccolti saranno integrati nel digital twin dell’edificio, grazie al quale sarà possibile riprodurre una rappresentazione digitale molto dettagliata della costruzione per comprenderne il comportamento strutturale.

La piattaforma CIPCast sarà implementata anche con l’obiettivo di fornire strumenti avanzati per la previsione e la simulazione di scenari di emergenza alla Protezione Civile di Camerino, migliorando così la pianificazione e la gestione dei rischi naturali in tale contesto specifico.

Comunicato stampa Enea

Amianto, in dieci anni 17mila morti per mesotelioma in Italia

Tra il 2010 e il 2020, in Italia sono decedute ogni anno per mesotelioma una media di 1.545 persone (1.116 uomini e 429 donne) per un totale di quasi 17.000 casi. Ma negli ultimi anni si é verificata
una diminuzione del numero dei decessi tra i più giovani.

Sono i dati del nuovo rapporto Istisan “Impatto dell’amianto sulla mortalità. Italia, 2010-2020”, pubblicato dall’Istituto superiore di sanità (Iss).

Il mesotelioma è un tumore aggressivo, ad alta letalità che colpisce le cellule del mesotelio, il tessuto sottile che ricopre gli organi interni. Nell’80% dei casi è dovuto all’esposizione all’amianto.

Le regioni Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta e Liguria presentano un numero di decessi per 100.000 abitanti maggiore della media nazionale. Il numero dei decessi è superiore al numero atteso in 375 comuni: si tratta di territori con cantieri navali, poli industriali, ex industrie del cemento-amianto, ex cave di amianto.

Dei decessi osservati, in media l’1,7% (circa 25 l’anno) riguardava persone con 50 anni o meno e negli ultimi anni si osserva una diminuzione del numero dei decessi in questa fascia (31 nel 2010 e 13 nel 2020), come primo effetto della legge 257/92 con la quale l’Italia vietò l’utilizzo dell’amianto.

In generale la maggior parte delle persone decedute per mesotelioma è stata probabilmente esposta all’amianto in ambienti lavorativi nei decenni passati. Ma l’esposizione può essere avvenuta anche per inalazione di fibre rilasciate nelle abitazioni.

“In Italia – spiega Marco Martuzzi, direttore del Dipartimento Ambiente e Salute dell’Iss – molto è stato fatto negli ultimi decenni, per cui oggi si vedono i primi effetti positivi” ma “l’amianto rimane un’emergenza ambientale e sanitaria che richiede urgenti interventi di prevenzione, eliminando esposizioni residuali all’amianto ancora presenti”.

“L’Iss – conclude il presidente Rocco Bellantone – continuerà a contribuire alle attività di ricerca e alla sorveglianza epidemiologica, nonché alla definizione di strumenti per il rilevamento e all’implementazione di azioni preventive”.

Comunicato stampa

In crescita il disagio abitativo

Casa e soldi

Il disagio abitativo continua ad allargarsi, come certifica la Corte dei conti. Non c’è alcuna intenzione di affrontare in maniera organica questa emergenza. Lo dichiarano il segretario confederale della Cgil, Daniela Barbaresi, e il segretario generale del Sunia, Stefano Chiappelli.

“A fronte di 2,2 milioni di famiglie in condizioni di povertà assoluta – sottolineano – sono circa un milione quelle che vivono in affitto, con un’incidenza della povertà quattro volte superiore rispetto a quelle che vivono in una casa di proprietà”.

“La Corte dei Conti – precisano – riconosce come la scarsità di immobili per la locazione, soprattutto nei grandi centri, sia un problema crescente che favorisce l’innalzamento dei canoni. Ed evidenzia come il 22% delle famiglie più povere abbia un’incidenza dei costi legati all’abitazione sul reddito superiore al 40% (così come quelle in affitto a prezzo di mercato) e come il 36,3% viva in un’abitazione sovraffollata (42% per quelle in affitto). Sempre più difficoltosa è inoltre la mobilità legata a motivi di studio e di lavoro, e crescono prepotentemente affitti e sfratti”.

Per quanto riguarda le residenze per gli studenti universitari, va ricordato che “l’obiettivo dei nuovi 60mila posti letto è ancora lontano dall’essere raggiunto, col rischio di perdita dei finanziamenti”.

Corte dei Conti, il report sullo stato di attuazione di Pnrr e Superbonus

La Corte dei Conti ha elaborato il report semestrale sul Pnrr: si procede a tappe forzate. Tutti i 39 traguardi europei previsti per il primo semestre 2024 sono stati raggiunti, portando l’avanzamento complessivo al 43 per cento, con un incremento di sei punti rispetto al semestre precedente.
Sul fronte delle procedure interne di monitoraggio nazionale, dice la Corte dei Conti, il progresso è ancora più marcato, con un tasso di completamento che sfiora l’88 per cento. Tra i successi concreti figurano la riduzione dei tempi medi per l’esecuzione di opere pubbliche (passati da 273 a 246 giorni) e un calo di oltre il 90 per cento dell’arretrato giudiziario presso Tar e Consiglio di Stato rispetto al 2019.
Il Superbonus 110% aveva promesso una rivoluzione green per il settore edilizio, e i numeri non mentono: 17,5 milioni di metri quadrati già efficientati contro i 17 milioni previsti. L’obiettivo finale di 35,8 milioni entro il 2025 sembra alla portata. Ma, dietro i traguardi raggiunti, si nasconde un costo altissimo per le casse pubbliche.

Il disagio abitativo e le politiche sulla casa
L’edilizia residenziale pubblica e quella sociale, che costituiscono il principale strumento in grado di incidere sul problema della tensione abitativa e del disagio soprattutto dei ceti più poveri, raccolgono nel PNRR risorse contenute, rientranti prevalentemente nel Piano innovativo per la qualità dell’abitare, cosiddetto PINQuA (2,8 miliardi), ai quali si aggiunge la dotazione del Piano Nazionale Complementare per la misura Sicuro, verde e sociale (2 miliardi).
Inoltre, tali misure puntano soprattutto alla riqualificazione e alla manutenzione, più che a un incremento dello stock mediante nuove costruzioni, non sfruttando appieno l’occasione del PNRR per aumentare gli sforzi di edificazione di nuovi alloggi.
Sotto il profilo attuativo si evidenziano ritardi per molti progetti, in particolare nei casi in cui la realizzazione risulta maggiormente complessa (ovvero, quando si tratta di opere pubbliche).
Prendendo a riferimento i progetti rientranti nel PINQuA, che rappresenta la misura del Piano più strettamente connessa alla questione abitativa, oltre un terzo di essi presenta dei ritardi rispetto alla rispettiva programmazione temporale. Inoltre, circa l’80 per cento di tali ritardi si concentra nelle fasi precedenti l’avvio dei lavori.
Gli interventi pubblici per mitigare le tensioni abitative, concentrati soprattutto sulla costruzione di alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP), sono stati importanti nel dopoguerra, e fino agli anni Ottanta, mentre negli ultimi decenni si è osservato un sostanziale disinvestimento, che si è tradotto anche in un ridotto sforzo per la manutenzione dello stock esistente.
In generale, inoltre, le risorse destinate al sostegno delle famiglie meno abbienti per il diritto alla casa sono modeste.
Dall’analisi su un ampio campione di immobili pubblici adibiti ad abitazione (per oltre 750mila unità, dato reso disponibile dal MEF) si osserva come gli alloggi ERP siano caratterizzati da un’elevata età media e da tagli medio-grandi.
In particolare, oltre la metà degli immobili del campione risulta edificata prima del 1980, e la dimensione media è pari a 77 metri quadri. Questo comporta, unitamente alla ridotta manutenzione degli ultimi anni, una scarsa efficienza energetica, oltre ad altre problematiche legate alla vetustà degli alloggi, nonché una non piena rispondenza alle esigenze di una utenza sempre più composta da singoli o da famiglie piccole.
Dai dati si evince inoltre come gli alloggi si concentrino nelle zone a maggior grado di urbanizzazione, dove d’altronde la necessità è maggiore: nei centri urbani sono presenti mediamente 19,8 abitazioni di edilizia popolare per ogni mille cittadini residenti, mentre tale rapporto si attesta su valori decisamente inferiori, pari a meno della metà, nelle aree più periferiche.
I fabbisogni inevasi, come evidente in base alla dimensione delle graduatorie per l’accesso ad alloggi ERP, restano comunque rilevanti: secondo fonti ufficiali, le famiglie ancora in attesa di assegnazione di un alloggio di edilizia popolare erano quasi 320 mila nel 2016.
Un’analisi delle graduatorie dei principali centri urbani suggerisce inoltre che sia probabile che tale numero sia aumentato nel corso degli ultimi anni.
In estrema sintesi, la Corte dei Conti precisa che, nonostante gli interventi di riqualificazione, manutenzione ed efficientamento consentano di ampliare gli alloggi disponibili, opportunamente recuperando quelli sfitti perché difficilmente utilizzabili, si è forse persa un’occasione per aumentare gli sforzi di edificazione di nuovi alloggi.
In conclusione, per quanto sia apprezzabile che la questione abitativa sia rientrata, seppure con un ruolo non prioritario, nella programmazione del PNRR, è difficile pensare che questo possa rappresentare un’inversione di tendenza nei servizi offerti ai cittadini, a meno che ulteriori programmi in questo senso proseguano, ampliando il lavoro svolto.

L’efficientamento energetico degli edifici
L’efficientamento energetico degli edifici rappresenta uno dei principali obiettivi del PNRR, in particolare attraverso le risorse per il finanziamento del Superbonus 110%.
Dai dati ancora parziali pubblicati dall’ENEA, è possibile stimare che gli obiettivi della misura, in termini di risparmio energetico e di emissioni di CO2, siano stati ampiamente superati.
Tuttavia, un’analisi costi-benefici, fatta sia a livello aggregato sia a livello di singola tipologia di intervento incentivato, restituisce un tempo di ritorno dell’investimento del Superbonus abbastanza elevato (circa 35 anni), non coerente con l’orizzonte di vita utile degli interventi incentivati.
Tale conclusione trova sostanziale conferma anche considerando un costo per lo Stato al netto delle maggiori entrate fiscali generate dalla misura (circa 24 anni).
Dati che fanno guardare con favore alla scelta del Governo di rivedere, in netta riduzione, la portata agevolativa della misura in discorso.
Inoltre, la forte eterogeneità, quanto ad anni di ritorno, tra i singoli interventi oggetto di incentivazione nel quadro della misura sembrerebbe giustificare uno schema di detrazioni differenziate, che preveda aliquote tanto maggiori quanto più efficiente è l’intervento incentivato.
Nel confronto con gli obiettivi di policy, al 2024 il Superbonus ha generato una traiettoria di consumi energetici più che conforme all’evoluzione prevista dal PNIEC 2020 e dal PNIEC 2024.
Tuttavia, rivolgendo lo sguardo all’orizzonte del 2030, il contributo positivo del Superbonus allo scenario di riferimento del consumo energetico del settore residenziale non appare sufficiente ad assicurare il conseguimento degli obiettivi fissati al 2030 dal nuovo PNIEC.
In maggior dettaglio, a politiche invariate, il Superbonus, che dal 2020 al 2024 ha generato una riduzione di consumi di circa 2 Mtep, è appena sufficiente per rispettare gli obiettivi del vecchio PNIEC, mentre mancherebbe un’ulteriore riduzione di 2 Mtep per rispettare gli obiettivi al 2030 del nuovo PNIEC.
Il PNRR, nel quadro della seconda Missione, terza Componente (Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici), prevede, oltre al potenziamento della rete di teleriscaldamento, tre tipologie di interventi su questo tema:
• 1) “Rafforzamento dell’Ecobonus per l’efficienza energetica”;
• 2) “Costruzione di nuove scuole mediante la sostituzione di edifici”;
• 3) “Costruzione di edifici, riqualificazione e rafforzamento dei beni immobili dell’amministrazione della giustizia”.
Passando alla seconda classe di interventi, costituita da opere di efficientamento dell’edilizia pubblica tramite la demolizione e costruzione di più di 200 nuove scuole e la riqualificazione di più di 50 edifici giudiziari, è al momento difficile quantificare i risparmi energetici di tali interventi e compararli con l’obiettivo di 4 Ktep/anno, vista la mancanza dei dati energetici degli edifici interessati.
Ciononostante, un esercizio di stima preliminare, svolto sfruttando le informazioni presenti sui certificati energetici di due istituti scolastici lombardi interessati dagli interventi, restituisce risultati che sembrano confermare come l’obiettivo di risparmio energetico finale per la misura di edilizia scolastica possa essere raggiunto.
Sugli uffici giudiziari non è stato possibile presentare una stima, ma un’analisi della descrizione degli interventi indica che i risultati in termini di risparmio energetico di questa particolare misura saranno probabilmente marginali.
Le infrastrutture energetiche
A valere sulle 8 misure del PNRR volte a sostenere l’ammodernamento delle infrastrutture energetiche (con risorse per 5,5 miliardi) risulta attivata la ripartizione per 53 progetti, che segnano un grado di avvicinamento ai target assegnati pari al 5,7 per cento: un valore ancora basso, a motivo del fatto che il cronoprogramma del Piano prevede la chiusura della fase di selezione dei progetti entro il 2024, per poi concentrarne la fase esecutiva nel biennio 2025-26.
Questa tipologia di finanziamenti è comunque riservata a operatori altamente specializzati e con elevata capacità di spesa e ciò dovrebbe rappresentare una garanzia per la tempestiva conclusione dei progetti.
Le misure del PNRR volte a sostenere l’ammodernamento delle infrastrutture energetiche rappresentano una vera e propria tecnologia abilitante della transizione; in questo ambito il Piano accoglie in particolare investimenti volti a favorire l’adeguamento della rete di distribuzione elettrica.
Per contribuire agli obiettivi di sicurezza energetica, apposite misure sono poi dedicate alla rete di trasmissione del gas naturale.
In entrambi i casi le esigenze di investimento sono legate al maggior utilizzo di nuove fonti (le rinnovabili per la rete elettrica; il GNL e in prospettiva l’idrogeno per la rete gasifera) e alla maggiore rilevanza che assumeranno i flussi provenienti dalle regioni meridionali. Si tratta complessivamente di otto misure a cui sono indirizzati finanziamenti per 5,5 miliardi.
Al momento, i progetti per cui sono stati definiti i criteri di riparto delle risorse (e di cui è possibile un monitoraggio all’interno della banca dati ReGiS) sono 53; la verifica sull’avvicinamento ai target assegnati indica un grado di conseguimento pari al 5,7 per cento.

Pioggia di rincari nel 2025

Il 2025 incomincia con brutte notizie per i consumatori. Infatti, è prevista una raffica di incrementi in diversi settori, dalle autostrade all’energia, passando per le assicurazioni auto. Tutti i possibili aumenti.

Luce e gas, rincari in arrivo
Nel 2025 non mancheranno i rincari anche per luce e gas. Uno dei fattori determinanti è lo stop alle fornitore di metano russo all’Europa attraverso l’Ucraina, che ha provocato un aumento del prezzo del metano, che a fine 2024 ha raggiunto quota 50 euro a megawattora. Un trend che porterà aumenti del 18,2% sulle bollette di circa 3,4 milioni di utenti, secondo le stime di Arera. Parliamo per la maggior parte di cittadini di oltre 75 anni, percettori di bonus sociale, soggetti disabili, residenti in moduli abitativi di emergenza o nelle isole minori, che rientrano nel regime di maggior tutela. La buona notizia è che la spesa per i clienti in maggior tutela per il periodo dal primo aprile 2024 e il 31 marzo 2025 ammonterà a 523 euro, il 2,1% in meno rispetto ai 534 euro dello stesso arco di tempo dell’anno scorso.
“Per ora non ci sono stati incrementi drammatici” di prezzi nel settore, secondo il Presidente dell’ARERA, Stefano Besseghini. Tuttavia, lo stesso numero uno dell’Autorità sottolinea anche che non bisogna abbassare la guardia e continuare su questa strada.
“Che ci sarebbe stata questa ulteriore chiusura da parte della Russia era noto ai mercati fin da agosto e le previsioni non stimavano particolari aumenti. Quello che mi aspetto semmai è una tendenza a cavalcare l’onda emozionale di un annuncio e che questo serva per alimentare un po’ di confusione”, ha detto Besseghini.

Rincari, anche viaggiare in autostrada costerà di più
Viaggiare in autostrada costerà di più rispetto al 2024, ma gli sconti all’utenza hanno evitato un aumento del 3% secondo il MIT. Dal 1 gennaio è in vigore un aumento dei pedaggi dell’1,8% sui 2.800 chilometri di Autostrade per l’Italia, dovuto al tasso programmato di inflazione per il 2025.
Un incremento che sulla Napoli-Pompei-Salerno ammonterà all’1,6%. Esenti le altre 22 società concessionarie autostradali.

Assicurazioni in rialzo
Le assicurazioni RC auto sono sempre più un salasso, ma il rallentamento dell’inflazione e la stabilizzazione dei tassi potrebbero invertire il trend. A dicembre 2024 le tariffe per un’auto ammontavano mediamente a 643,95 euro, il 6,19% in più rispetto a dicembre 2023, secondo i dati dell’Osservatorio di Facile.it. All’aumento delle tariffe si aggiungerà l’incremento del cambio classe per più di 585.000 automobilisti che hanno denunciato un sinistro con colpa.
Le Regioni maggiormente interessate saranno Toscana, Sardegna e Liguria. Prato, in particolare, vince lo scettro di Provincia con la maggiore percentuale di sinistri con colpa denunciati, Crotone quella più “virtuosa”.
“Se il contesto economico rimarrà stabile, ci aspettiamo che gli effetti positivi si trasmettano integralmente sul mercato Rc auto e che la curva di prezzi possa tornare a stabilizzarsi”, ha affermato Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it.

TANTI AUGURI DI BUON NATALE E SERENO 2025

Tanti Auguri di Buon Natale e Sereno 2025 dalla Redazione, dal Marketing e dalla Direzione di Italia Casa e Condominio e www.quotidianodelcondominio.it.
Ci concediamo anche noi qualche giorno di riposo. Gli aggiornamenti riprenderanno dal 7 gennaio 2025.
Auguri, auguri, auguri!