Con sempre maggiore frequenza rimbalzano sulle cronache casi di città sporche, con strade e quartieri dove la spazzatura non viene raccolta. Di conseguenza aumentano le proteste dei cittadini, costretti a pagare per un servizio spesso insufficiente o che addirittura non viene effettuato.
Ma sono in pochi a sapere che i cittadini hanno diritto al rimborso di parte della Tari, nel caso di servizio di raccolta rifiuti non effettuato. A stabilire questo diritto è una sentenza della Corte di Giustizia Tributaria di Roma, che ha riconosciuto agli abitanti di un quartiere un rimborso della Tari pari all’80% di quanto versato per non aver ricevuto il servizio pagato.
La Tari è l’imposta sui rifiuti ed è dovuta da tutti coloro che sono in possesso, a qualsiasi titolo, di locali oppure aree suscettibili alla produzione di rifiuti. Viene utilizzata per finanziare i costi per il servizio di raccolta. Attiva dal 2014, è una tassa comunale, quindi il versamento deve essere fatto in favore del Comune di riferimento. Sempre al Comune bisogna rivolgersi in caso di problemi o errori.
Nel caso in cui il servizio non venga offerto, a parte venir meno il decoro urbano e le condizioni igienico sanitarie adeguate alla vita umana, viene meno anche l’obbligo di pagare per un servizio che di fatto non si riceve.
Per questo motivo, proprio a causa dei disservizi nella raccolta della spazzatura, a Roma, gli abitanti del quartiere Settebagni hanno chiesto il rimborso della Tari, riferita agli anni 2017 e 2018, con l’appoggio di un’associazione pro bono di avvocati. Il rimborso, inizialmente approvato al 20%, ora è dell’ 80%.
La sentenza emessa a favore dei residenti nel quartiere Settebagni è di fondamentale importanza, in quando costituisce un precedente che consente anche ad altri cittadini di poter chiedere il rimborso nel caso in cui si trovassero nella medesima situazione.
La vicenda è iniziata anni fa, quando alcuni abitanti del quartiere romano di Settebagni avevano ottenuto un rimborso del 20% della Tari per gli anni 2017/2018, con una sentenza del 2020. Il quartiere era uno di quelli più toccati dalla crisi dei rifiuti romana, con tutte le conseguenze del caso: immondizia che si accumula, la comparsa di cinghiali, ratti, e blatte e conseguenti pericoli per la salute umana.
Il problema era stato segnalato all’amministrazione comunale a più riprese, con tanto di foto. Ma non era servito a nulla. Il consiglio di quartiere ha così deciso di rivolgersi a un’associazione pro bono, che ha portato avanti una battaglia legale. Nel 2020 è stato riconosciuto il rimborso del 20%, ma Roma Capitale ha scelto di fare ricorso.
A pochi giorni dalla fine del 2022, è arrivata la decisione della Corte di Giustizia Tributaria, che non solo ha dato torto alla città di Roma e all’Ama, l’Azienda che gestisce il servizio di raccolta rifiuti, ma ha anche aumentato il valore del rimborso all’80%, in quanto nel frattempo la situazione di Settebagni non era migliorata.
La sentenza ha dato al Comune 120 giorni di tempo per rimborsare circa 40 abitanti del quartiere, per un totale di quasi 20mila euro.
Dal 6 ottobre 2023, giorno della pubblicazione del decreto direttoriale n. 111 sul sito del Ministero del Lavoro, si applica la nuova rivalutazione delle sanzioni per le violazioni in materia di sicurezza sul lavoro. Lo ha precisato l’Ispettorato Nazionale del Lavoro con la nota n. 724 del 30 ottobre.
Con il DD, il Ministero ha rivalutato del 15,9 per cento gli importi delle ammende riferite alle contravvenzioni in materia di igiene, salute e sicurezza sul lavoro e alle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal Dlgs n. 81 del 2008.
Secondo quanto previsto dal TU, infatti, le ammende e le sanzioni sono rivalutate ogni cinque anni con un apposito decreto in misura pari all’indice dei prezzi al consumo ISTAT.
Tale variazione, registrata nel quinquennio 2019-2023, è stata pari al 15,9 per cento. Pertanto le ammende riferite alle contravvenzioni sono rivalutate nella stessa misura.
L’Ispettorato Nazionale del Lavoro, con la nota n. 724 del 30 ottobre, fornisce alcuni chiarimenti in merito al termine di decorrenza delle nuove sanzioni rivalutate. In proposito, infatti, si era generata molta confusione in quanto nel decreto era indicato il termine del 1° luglio 2023, la data di pubblicazione sul sito del Ministero del Lavoro è però il 6 ottobre 2023, mentre quella di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il 16 ottobre 2023.
L’Inail sottolinea che la data a cui bisogna fare riferimento per le nuove sanzioni è quella della pubblicazione nella sezione “pubblicità legale” del sito del Ministero del Lavoro, quindi il 6 ottobre 2023. Mentre per le violazioni commesse prima del 6 ottobre 2023 si dovrà fare riferimento alle sanzioni in vigore prima della rivalutazione.
Le criticità economiche e sociali, derivanti dalla crisi climatica in corso, hanno messo in luce la necessità di modifica dei paradigmi di sviluppo. Un’evidenza che ha reso manifesto quanto già sostenuto nel lontano 1987 dal Primo Ministro Norvegese Gro Harlem Brundtland che, nel rapporto Our Common Future, definiva lo sviluppo sostenibile come “a development that meets the needs of the present without compromising the ability of future generations to meet their own needs”.[1]
Quindi, lo sviluppo può considerarsi tale solo se contribuisce al soddisfacimento dei bisogni attuali, senza compromettere la capacità delle future generazioni nel soddisfare i propri. Questa definizione cela, tra le righe, un’evidenza che troppo a lungo abbiamo dimenticato: le risorse a nostra disposizione non sono infinite. Ed è da questa constatazione che, finalmente, si è arrivati a considerare la sostenibilità come aspetto prioritario per lo sviluppo delle economie mondiali. Va da sé che, per riuscire a ridurre i rischi finanziari derivanti dalla crisi climatica e dalla scarsità di risorse a disposizione, è necessario applicare un approccio di Triple Bottom Line secondo cui la sostenibilità si sviluppa grazie ad un processo di integrazione tra ambiente naturale ed esigenze economiche e sociali.
La natura olistica di questo tipo di approccio richiede la partecipazione attiva di tutti gli attori sociali e di tutti i settori produttivi. Nella fattispecie, nel percorso verso la sostenibilità, ricopre un ruolo strategico il settore edile responsabile, a livello europeo, del 36% delle emissioni di gas serra. Un dato che ha reso necessario l’aggiornamento della direttiva sull’Efficienza Energetica degli Edifici al fine di stabilire dei nuovi obiettivi, particolarmente ambiziosi, di riduzione delle emissioni nel comparto edile. In quest’ottica, giocheranno un ruolo fondamentale le certificazioni rilasciate proprio per qualificare il livello di sostenibilità raggiunto da un edificio.
Lo standard più utilizzato nel mercato edilizio è la certificazione LEED, Leadership in Energy and Environmental Design, sviluppata negli Stati Uniti nel 1999 dall’US Green Building Council.
Nello specifico, grazie all’applicazione di questo standard, è possibile classificare il livello di sostenibilità raggiunto da un determinato edificio o da un intero quartiere, attestandone lo stato “green” rispetto all’intero ciclo di vita in conformità a sei categorie:
1. risparmio energetico;
2. rispetto dell’ambiente circostante e delle caratteristiche del sito;
3. gestione dell’acqua;
4. materiali e risorse di utilizzo;
5. qualità dell’aria interna;
6. grado di innovazione.
L’edificio ottiene, per ogni categoria, un relativo punteggio. Dalla somma del punteggio ottenuto in ogni categoria si evince il livello raggiunto di certificazione. Il minimo corrisponde a 40 punti. Dai 50 ai 59 punti l’edificio consegue una certificazione Argento; dai 60 ai 79 una certificazione Oro; infine, oltre gli 80 punti si ha diritto ad una certificazione Platino.
L’Italia rientra tra le prime dieci nazioni a livello mondiale per il numero di costruzioni certificate LEED[2]. Infatti, nel 2022, con la certificazione di 96 progetti, il nostro Paese si è posizionato al nono posto a livello mondiale e al terzo posto tra le nazioni europee, invertendo, seppur parzialmente, una tendenza che vedeva in testa la Germania. Nello specifico, gli edifici registrati sono passati dai 42 del 2008 ai 1.222 del 2022; mentre gli edifici certificati dai 3 del 2008 ai 463 del 2022.
Questo andamento incoraggia una visione ottimista per il futuro del mercato LEED nel contesto italiano. Secondo i dati di The European House Ambrosetti, entro il 2030 e nello scenario migliore di crescita delle certificazioni, il controvalore generato potrebbe essere di oltre 300 mln di euro l’anno, grazie alla riduzione di emissioni CO2, la riduzione dei consumi di acqua e quella dei rifiuti prodotti in cantiere. Nello specifico si parla di 190 milioni di euro all’anno per la fase di CO2 e acqua e di ulteriori 125 per quanto riguarda la parte di rifiuti da cantiere.
Utilizzare lo standard LEED significa promuovere la sostenibilità ambientale nell’edilizia e incoraggiare la riduzione del consumo di risorse naturali grazie sia all’implementazione di soluzioni per l’efficienza energetica, sia all’utilizzo di materiali eco-compatibili. In un paese come l’Italia, dove la consapevolezza ambientale è in crescita, tali certificazioni possono essere un modo efficace per dimostrare il reale impegno verso la sostenibilità contribuendo ad attirare l’interesse degli investitori stranieri o di aziende multinazionali che seguono standard sostenibili globali.
[1] 1987 Rapporto Brundtland, Our Common Future
[2] U.S. Green Building Council (Usgbc)
A cura di Marco Merlo Campioni, CEO di save NRG
Il trattamento e il riutilizzo dell’acqua nel settore residenziale sono diventati ormai temi di grande rilievo quando si parla di uso sostenibile delle risorse idriche. Ma se da una parte aumenta l’attenzione verso queste tematiche, dall’altra i dati parlano chiaro: secondo l’analisi del laboratorio Ref ricerche, infatti, nonostante la crisi climatica in corso – con le sempre più ricorrenti fasi di siccità – in Italia i reflui potenziali che raggiungono una qualità tale da essere destinati al riutilizzo sono mediamente il 23% del volume depurato, con punte del 41% nel nord-ovest e valori più bassi nel centro (6%). Non solo: appena il 4% risulta effettivamente destinato al riutilizzo, principalmente per uso irriguo e prevalentemente nelle regioni settentrionali.
Una maggior sensibilità da parte delle persone unita alla crescente consapevolezza dell’importanza dell’acqua e alle sfide legate alla sua disponibilità, oggi, sempre più, dovrebbero stimolare la ricerca di metodi innovativi per ridurne il consumo e massimizzarne l’efficienza all’interno delle proprie abitazioni. Un esempio sono i sistemi di depurazione e riciclo dell’acqua che possono aiutare a fare la differenza.
“Oggi esistono varie tecnologie applicabili su diversa scala anche nel residenziale, tanto all’interno di case quanto in ambito condominiale. La richiesta del mercato va in questa direzione e riteniamo sia fondamentale, in proiezione futura, lavorare sempre più in sinergia con architetti e progettisti per la messa a punto di impianti pensati per una gestione circolare e sostenibile della risorsa idrica. Sicuramente c’è ancora molto da fare e anche l’ambito legislativo è ancora in fermento, ma analizzando lo scenario possiamo affermare che qualcosa si inizia a muovere e le progettazioni dei nuovi stabili iniziano a prevedere il riutilizzo delle acque grigie o nere all’interno dell’abitazione stessa, cosa che in altri paesi è da tempo una realtà.” afferma Lauro Prati, vicepresidente Aqua Italia.
Il riutilizzo delle acque grigie provenienti da lavandini, docce e lavatrici che possono essere trattate e recuperate per scopi non potabili – come irrigazione, sistemi di scarico dei WC, lavaggio di ambienti esterni o automobili – rappresenta infatti un’alternativa che riduce la dipendenza dalle fonti di acqua fresca per usi non essenziali. Un approccio che può portare quindi a numerosi benefici, tra cui la riduzione del consumo di acqua potabile, il risparmio economico a lungo termine e una maggiore consapevolezza delle tematiche ambientali di interesse globale.
Soluzioni innovative per il riciclo dell’acqua in ambito residenziale
A oggi, sono diverse le tecnologie disponibili sul mercato che possono essere adottate in condomini e strutture abitative per depurare e conservare le acque di scarico. Grazie all’installazione di specifici impianti un’abitazione è in grado di trattare acque grigie e nere, riducendo così il costo annuale dell’acqua
“Si tratta di soluzioni ancora poco conosciute e diffuse in particolare in ambito residenziale, ma destinate a crescere notevolmente nell’immediato futuro perché il recupero delle acque di scarico sarà sempre più necessario in un mondo in cui la risorsa idrica è destinata a ridursi notevolmente. Questi impianti, inoltre, soddisferanno la necessità di tutte quelle persone che vogliono salvaguardare l’ambiente e ridurre gli sprechi a partire dalle mura di casa” conclude Lauro Prati.
Fonte: Comunicato Stampa
Il 2024 dovrebbe vedere il passaggio definitivo al mercato libero anche per le utenze domestiche di luce e gas. Il calendario, salvo ripensamenti, prevede che a gennaio 2024 toccherà alle utenze del gas, ad aprile a quelle per l’energia elettrica.
Si tratta di un passaggio obbligatorio perché il mercato tutelato, quello in cui il prezzo veniva stabilito dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) cesserà di esistere. Soltanto le categorie protette che potranno continuare ad avvalersi del mercato tutelato anche dopo la scadenza del passaggio. Si tratta di chi ha più di 75 anni, ha un reddito basso o gravi condizioni di salute, per chi vive in una struttura abitativa di emergenza a seguito di calamità naturale o per chi ha una persona con disabilità nel nucleo familiare. Chi non appartiene a tali categorie dovrà obbligatoriamente passare al mercato libero, dove a fare il prezzo sono i singoli gestori attraverso il meccanismo della domanda e dell’offerta.
Si tratta di un’operazione che interesserà i due terzi delle utenze domestiche in Italia che sono ancora nel mercato tutelato.
Per capire se si è ancora in questo mercato basta leggere l’ultima bolletta arrivata. Di solito in alto a destra, nello spazio riservato al numero di fornitura e al nome del fornitore, compare la scritta “servizio di tutela” nella bolletta del gas, “servizio di maggior tutela” in quella dell’energia elettrica. Nel caso, quindi, nella vostra bolletta vi sia questa scritta, è necessario cercare un gestore attivo nel mercato libero. Non è sempre facile scegliere quello giusto. Gli operatori attivi sono infatti tanti e offrono tariffe diverse, decantate co,e super vantaggiose, con lo scopo di accaparrarsi clienti.
Nel mercato tutelato era ARERA, ogni tre mesi, ad aggiornare le tariffe tenendo conto anche della quotazione della materia prima sui mercati di riferimento. Con il mercato libero i singoli gestori variano la tariffa in base al mercato. Esistono però anche opzioni a importo fisso annuale, ovvero non si paga in base ai consumi ma un importo fisso mensile, come se si trattasse di un abbonamento. Ogni anno, però, l’importo verrà aggiornato in base ai consumi effettuati. Altre offerte sono invece a tariffa indicizzata.
Nella scelta del gestore del mercato libero al quale affidarsi, è molto importante valutare attentamente tutte le varie voci di prezzo presenti nella bolletta. È molto importante verificare la voce relativa al costo della materia prima, perché consente di capire la tariffa applicata. Un’altra voce da controllare sono i costi di commercializzazione. Sul mercato libero entrambe le voci cambiano a seconda del gestore.
Comprendere quale sia il gestore migliore è impossibile. Per fare la scelta più oculata è necessario tenere conto delle proprie abitudini di consumo, come ad esempio se si fa uso di elettrodomestici che consumano molto oppure no. In base a questi aspetti si può valutare se sia meglio scegliere una tariffa fissa mensile, che si aggiorna ogni anno, oppure una che risente della quotazione della materia prima, con il rischio di vedersi aumentare l’importo della bolletta, oppure vederlo scendere in base agli sbalzi del mercato.
Quello della casa è un bisogno prioritario per ogni famiglia e purtroppo è diventato un problema per molti. Per chi non è nelle condizioni di potersi permettere di sostenere un affitto e per chi è costretto, dovendo sostenere costi che aumentano sempre di più, a destinare una parte importante – insostenibile – del proprio reddito al pagamento del canone d’affitto.
A tutto ciò si aggiunge la difficoltà a rispondere ad esigenze abitative diffuse: quella degli studenti universitari fuori sede che devono sostenere costi impossibili, in assenza di opportunità create dal pubblico, o quella di tanti giovani che non riescono a trovare soluzioni abitative sostenibili.
Di questa situazione a soffrire sono soprattutto, ancora una volta, i più poveri e i redditi medio bassi, quelli di gran parte dei lavoratori dipendenti.
Nonostante tutto ciò la politica continua da anni a non mettere questo tema tra le priorità e l’assenza di politiche pubbliche sulla casa fa si che i problemi si aggravino.
In questo quadro il Governo Meloni ha scelto di cancellare anche l’unico intervento sulla casa, di aiuto alle famiglie, togliendo i 330 milioni destinati al fondo sostegno affitti (che erano comunque troppo pochi). Una scelta che dimostra quantomeno una sottovalutazione del problema che, tra l’altro, con l’inflazione alta colpisce sempre più famiglie.
Serve, da subito, mettere risorse e investimenti per dare opportunità abitative sostenibili a chi non le ha e per aiutare chi rischia di perdere la casa.
In primo luogo va rifinanziato il Fondo Sostegno Affitti con risorse adeguate a far fronte ai bisogni, quindi almeno tre volte quelle destinate in precedenza.
In secondo luogo, occorre utilizzare tutto il patrimonio pubblico disponibile per aumentare l’offerta di alloggi di edilizia sociale. Significa usare gli immobili statali inutilizzati, quelli confiscati alle mafie e, soprattutto, porre fine alla cattiva gestione delle case popolari che lascia inutilizzati e vuoti migliaia di appartamenti, 19mila solo in Lombardia tra le case ALER, ad esempio.
Serve poi favorire gli affitti a canoni sostenibili utilizzando la leva fiscale con detrazioni per chi affitta e per gli affittuari e intervenendo per impedire che i cosiddetti “affitti brevi”, soprattutto nelle grandi città, vengano utilizzati per massimizzare i profitti togliendo troppi alloggi dalla disponibilità di chi cerca casa.
Queste cose non bastano ma si possono fare subito, se ci fosse la volontà politica, e cambierebbero in meglio la situazione.
Per il resto, serve un piano per la casa che orienti le risorse pubbliche e private per creare case sostenibili per le famiglie sia in termini di costo degli affitti, sia in termini di efficienza energetica e uso delle energie rinnovabili per abbattere anche i costi delle spese.
Servono idee e diffondere le buone pratiche che ci sono e che vedono protagonisti gli enti no profit e, soprattutto, la cooperazione con la proprietà indivisa.
Il passaggio è stretto ma è necessario offrire opportunità a costi sostenibili, senza consumare altro suolo correggendo un mercato che, soprattutto nelle grandi città, è orientato verso interventi più remunerativi che fanno lievitare i costi con il rischio di allontanare i redditi medio bassi.
Senatore Franco Mirabelli
È ai nastri di partenza la prima edizione di GEE, Global Elevator Exhibition, la fiera di respiro internazionale dedicata al mercato della mobilità orizzontale e verticale, in programma dal 15 al 17 novembre 2023 a fieramilano (Rho).
Nella prestigiosa cornice di MIBA, Milan International Building Alliance, i visitatori potranno incontrare numerose aziende espositrici e assistere a un ricco programma di appuntamenti dedicati a innovazione, sostenibilità ed insights dal mercato della mobilità orizzontale e verticale, che sta contribuendo a costruire un futuro più equo ed accessibile per tutti.
GEE si presenta come un appuntamento irrinunciabile per gli operatori del settore grazie alla presenza dei brand leader di mercato e ai diversi momenti di confronto e formazione che permetteranno ai visitatori di aggiornarsi, non solo sul settore ascensoristico, ma anche su temi che riguardano la progettazione, la costruzione e la riqualificazione dell’edificio in generale.
Il ricco palinsesto convegnistico valorizzerà infatti la proposta di networking della fiera, offrendo ai visitatori l’opportunità di un’autorevole piattaforma di formazione e aggiornamento sulle tematiche più attuali del mercato come sostenibilità, innovazione e tecnologia (in linea con le nuove direttive della Comunità UE per una riqualificazione degli edifici e delle città, il recupero energetico e la digitalizzazione).
Tutto questo, all’interno di una cornice d’eccezione, il quartiere fieristico di fieramilano (Rho), che vedrà la presenza contemporanea di GEE con altre tre manifestazioni B2B dell’universo Building e Smart City:
• ME-Made Expo, leader internazionale per il mondo delle costruzioni e dell’architettura, in programma fino al 18 novembre;
• SICUREZZA, punto di riferimento in Europa per il settore security e antincendio;
• SMART BUILDING EXPO, l’evento della home and building automation e dell’integrazione tecnologica.
Le quattro fiere rappresentano la nuova alleanza strategica MIBA, Milan International Building Alliance: una dichiarazione di intenti ma soprattutto un’opportunità unica per addetti ai lavori e visitatori del comparto, italiani ed internazionali, di massimizzare le proprie opportunità di business e networking, anche extra-settore, confrontandosi, in un unico appuntamento con altre tre manifestazioni rilevanti ed interconnesse.
GEE, Global Elevator Exhibition, avrà modo di raccontare attraverso i suoi espositori come il mercato della mobilità orizzontale e verticale sia fondamentale per rendere gli spazi comuni accessibili.
Secondo uno studio condotto dall’Istat, oltre il 60 per cento degli edifici in Italia ha superato i quarant’anni di età, e quasi l’80 per cento di essi è stato costruito prima del 1990. Si stima che tali edifici siano stati realizzati seguendo standard che, al giorno d’oggi, non rispondono più alle moderne specifiche di sicurezza, efficienza, fruibilità e digitalizzazione.
All’interno di un sistema in cui l’accessibilità costituisce un aspetto cruciale del vivere e del costruire, il mercato della mobilità orizzontale e verticale è chiamato in causa, nella sua intrinseca finalità di abbattere le barriere architettoniche e dunque ridefinire l’urbanistica delle nostre città.
Come dimostrano le adesioni a GEE, Global Elevator Exhibition, prima piattaforma internazionale di aggiornamento e respiro globale sul comparto ascensoristico, il settore sta affrontando rapidi cambiamenti, rendendo necessario un adattamento immediato da parte degli operatori della filiera.
Terzo rialzo consecutivo per la bolletta gas delle famiglie ancora in tutela, quelle cioè che beneficiano di forniture con condizioni contrattuali e prezzi stabiliti dall’Arera, l’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente.
Dopo gli aumenti di agosto e settembre, l’Authority, nel consueto aggiornamento mensile, ha segnalato un +12% per i prezzi dei consumi di ottobre.
L’incremento era atteso ed è dovuto alla risalita, lo scorso mese, delle quotazioni all’ingrosso, sulle quali hanno inciso anche le nuove tensioni geopolitiche, che hanno condizionato la cosiddetta “CMEMm”, la componente del prezzo del gas a copertura dei costi di approvvigionamento.
Dunque, il prezzo del gas continua a salire. Ma la variazione, secondo Arera, rientra nel contesto dei previsti aumenti legati alla stagionalità.
A incidere sull’aumento registrato nel complesso in bolletta, non c’è solo l’incremento della spesa per la materia gas (+7,9%), ma anche quello dei costi per il trasporto e la gestione del contatore (+4,1%), su cui ha pesato anche l’andamento crescente, tipico della stagione invernale, degli oneri di stoccaggio per assicurare la piena funzionalità dei depositi nel periodo invernale, che è quello di maggior utilizzo. Sono invece rimasti invariati gli oneri generali, sui quali continuano a incidere le misure di alleggerimento che il Governo ha deciso di estendere anche all’ultimo trimestre dell’anno, quali l’azzeramento delle voci parafiscali e la riduzione dell’Iva al 5 per cento sul gas sia per gli usi civili sia per quelli industriali.
Il nuovo rialzo preoccupa le associazioni dei consumatori. “L’aumento delle tariffe del gas è peggiore di ogni previsione – è il commento di Assoutenti – ed equivale a una maggiore spesa di 159 euro a famiglia su base annua, con la bolletta del gas che, ai nuovi prezzi, raggiunge quota 1.486 euro a nucleo (nel periodo 1 ottobre 2023-30 settembre 2024). Inoltre, se si considera anche la spesa per la luce, salita del 18,6% nell’ultimo trimestre dell’anno con la bolletta media a 764 euro, il conto complessivo per luce e gas a carico di una famiglia del mercato tutelato raggiunge quota 2.250 euro annui”.
Per Coldiretti, la spesa energetica ha un doppio effetto negativo perché “riduce il potere di acquisto dei cittadini e delle famiglie, ma aumenta anche i costi delle imprese particolarmente rilevanti per l’agroalimentare con l’arrivo dell’inverno”.
L’Unione Nazionale Consumatori parla, invece, di “disastro annunciato. È una mera speculazione senza se e senza ma, i mercati approfittano di ogni pretesto per guadagnare più che possono”.
Mentre il Codacons sottolinea che “l’aumento non fa ben sperare in vista del periodo invernale, quando cioè si concentra l’80% dei consumi di gas delle famiglie”, e torna a chiedere a gran voce al Governo di prorogare il mercato tutelato almeno per tutto il 2024.
Le temperature incominciano ad abbassarsi e in tanti hanno già acceso il riscaldamento inaugurando la stagione. Ma quali sono le date in cui si può accendere l’impianto? Per quanto riguarda i sistemi centralizzati, dipende dalle aree d’Italia e della zona climatica. Il regolamento che stabilisce quando si può accendere il riscaldamento, infatti, prevede modalità e periodi diversi a seconda delle province di appartenenza.
Lo scorso anno, a causa dell’emergenza energetica, il Governo aveva abbassato per legge di un grado la temperatura in casa (da 20 a 19 gradi), ma aveva anche ritardato le date di accensione dei termosifoni, accorciando il periodo di esercizio e le ore giornaliere di funzionamento (un’ora in meno al giorno). Per quest’anno, si ritorna alla normativa di riferimento con le date e i limiti di temperatura tradizionali.
Le zone climatiche per il riscaldamento
Il calendario per l’accensione riscaldamento, quindi, segue criteri diversi a seconda dell’area geografica.
– Nel dettaglio, i riscaldamenti, nella zona climatica A, si possono accedere dal 1º dicembre al 15 marzo per 6 ore al giorno. Questa zona include i Comuni di Lampedusa e Linosa e Porto Empedocle.
– Nella zona climatica B si potranno accendere i termosifoni dal 1º dicembre al 31 marzo fino a 8 ore al giorno. Di questa area fanno parte le province di: Agrigento, Catania, Messina, Palermo, Siracusa, Trapani, Reggio Calabria, Crotone.
– Nella zona climatica C l’accensione degli impianti è prevista dal 15 novembre al 31 marzo per 10 ore al giorno. Ne fanno parte le province di: Cagliari, Caserta, Imperia, Latina, Bari, Benevento, Cosenza, Lecce, Brindisi, Catanzaro, Napoli, Oristano, Ragusa, Salerno, Sassari, Taranto.
– Nella zona climatica D si possono accendere i termosifoni dal 1º novembre al 15 aprile e fino a 12 ore al giorno. Di questa area fanno parte le province di: Ancona, Ascoli Piceno, Genova, La Spezia, Savona, Pistoia, Prato, Roma, Forlì, Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca, Macerata, Massa Carrara, Pesaro, Pisa, Siena, Terni, Pescara, Teramo, Vibo Valentia, Viterbo, Avellino, Caltanissetta, Chieti, Foggia, Isernia, Matera, Nuoro.
– Nella zona climatica E gli impianti si possono accendere dal 15 ottobre al 15 aprile per 12 ore. Ne fanno parte le province di: Alessandria, Aosta, Asti, Bergamo, Biella, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Novara, Padova, Pavia, Sondrio, Torino, Varese, Verbania, Vercelli, Bologna, Bolzano, Ferrara, Gorizia, Modena, Parma, Piacenza, Pordenone, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Treviso, Trieste, Udine, Venezia, Verona, Vicenza, Arezzo, Perugia, Frosinone, Rieti, Campobasso, Enna, L’Aquila, Potenza.
– In fine nella zona climatica F, quella alpina e delle province di Belluno e di Trento, non ci sono limitazioni orarie o stagionali e il riscaldamento si può accendere quando e come si vuole.
Rendere più veloce la messa a disposizione di nuovi alloggi posti letto per studenti universitari, soprattutto attraverso l’acquisizione di immobili o il pagamento di affitti. Serve a realizzare questo obiettivo il fondo da 261,84 milioni di euro complessivi, di cui 216,7 da qui al 2032, istituito dal Governo con il decreto legge “Anticipi”, approvato lo scorso 16 ottobre dal Consiglio dei ministri insieme al Disegno di legge di Bilancio e appena pubblicato in Gazzetta.
Il Fondo sarà gestito dal Miur e servirà a “incrementare la disponibilità di alloggi e posti letto per gli studenti fuori sede mediante l’acquisizione del diritto di proprietà o, comunque, l’instaurazione di un rapporto di locazione o altra forma di godimento a lungo termine o il rinnovo a lungo termine di contratti di locazione già in essere da parte di soggetti pubblici e privati in relazione ad immobili adibiti a residenze universitarie”.
La misura, prevista dal Pnrr, punta ad accelerare il programma di investimenti ed è inclusa tra quelle che il Governo ha recentemente rimodulato. In considerazione delle difficoltà del programma – che prevede la realizzazione di 7.500 nuovi alloggi – il Governo aveva trasferito il relativo finanziamento dalla terza alla quarta rata. Il valore complessivo di quest’ultima, ha ricordato il Governo, è di 16,5 miliardi.