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Furti in casa, cresce l’allarme

I furti in casa sono reati che destano grande allarme sociale. I dati parlano chiaro. Il 43,1% degli italiani non si sente sicuro nelle proprie abitazioni ed ha timore di subire furti, incendi, danneggiamenti: due anni fa la quota era nettamente inferiore (il 33,9%). Effrazioni e rapine generano molta preoccupazione sebbene sembrino in diminuzione. Secondo i dati attuali, ogni anno, si contano circa 200mila effrazioni, vale a dire quasi 500 al giorno, più di venti all’ora, uno ogni tre minuti circa (Censis).
Rendere la propria abitazione a prova di antifurto certo non è facile. In alcuni casi, ad aggravare la situazione, oltre al danno può esserci la beffa. E’ importante utilizzare prodotti di qualità elevata e tecnologicamente aggiornati, l’installazione però, deve essere fatta da personale qualificato, altrimenti, eventuali assicurazioni contratte, non daranno diritto al risarcimento.
“Le certificazioni – spiega Alessandro Dall’Aglio, Ceo di Digiemme – sono elemento necessario ma non sufficiente. Si possono ottenere ma non garantiscono la sicurezza totale dell’abitazione. La scelta delle porte blindate e delle inferriate è il secondo passo da compiere. Chi delinque oggi, è particolarmente aggiornato e usa dispositivi facilmente trasportabili e utilizzabili. Penso, alle cesoie che si possono tenere in mano e non hanno bisogno di corrente elettrica. Basta un tac e il gioco è fatto, le inferriate fino a 18 millimetri di spessore si tagliano senza alcuna difficoltà. Per questo, bisogna sottrarre al ladro quanto più tempo possibile. Per dirla in altri termini, tutti i dispositivi di sicurezza possono essere violati, ma i minuti che passano sono determinanti per far fallire ogni tentativo”.

La logica deve essere quella di complicare quanto più possibile la vita al ladro
“L’ancoraggio della porta è fondamentale, ed il telaio realmente performante è quello assemblato con la saldatura- segue Dall’Aglio – ci vuole un falso telaio prefissato alla parete, un telaio maestro che venga ancorato al falso telaio, e un battente che contenga tutti quegli elementi come le serrature e i chiavistelli, che rendono la porta resistente ai tentativi di effrazione e manipolazione anche meccanica. Parlando di serratura, la soluzione migliore ritengo sia quella della doppia serratura. Ma a un patto: che sia presente la funzione di blocco e quella di differenziare gli accessi. Questo vuol dire che, la prima serratura deve essere a doppia mappa, di ultima generazione, mentre la seconda deve adottare il cilindro. Si tratta di due tecnologie completamente diverse. Ciò comporta due azioni da parte del ladro diametralmente opposte. Dunque, per entrare, non basta un tac ma serve tempo, e spesso il tempo, aiuta a difendersi ed evitare che la propria casa venga violata”.
Se poi le serrature presentano una protezione di copertura allo stato dell’arte, la percentuale, in termini di protezione aumenta: “Parliamo del Defender, un dispositivo che impedisce i tentativi di effrazione che coinvolgono il cilindro e, non consente al ladro, di agire con strumenti da scasso nella zona del cilindro. E’ bene che abbia una forma a tronco di cono o arrotondata, per non dare appigli ai più recenti arnesi utilizzati per i furti. Per il ladro, ciò significa un’ulteriore perdita di tempo e di lucidità. Per entrare in un appartamento un delinquente impiega dai tre al massimo cinque minuti. Ecco, far scorrere le lancette sull’orologio è nostro compito. Se si arriva a oltre dieci minuti, il tentativo di furto, nel 90% dei casi, non va a buon fine”.
Le porte dunque costituiscono senza dubbio gli accessi preferenziali dei malintenzionati che, di solito, le scassinano con strumenti come grimaldelli, piedi di porco, leve, cunei e martelli. Secondo il Censis, oltre l’80% dei furti si realizza infatti forzando la porta di ingresso. “Ma bisogna fare attenzione anche al restante 20% – sostiene Dall’Aglio – penso, in particolare, alle finestre. Chi abita al piano terra, è bene che adotti particolari inferriate che non possano essere facilmente rimosse con le cesoie. L’ideale è che abbiano un diametro maggiore di 22 mm. Inoltre bisogna curare anche la posizione delle barre. La distanza fra esse deve essere al massimo di dodici centimetri, in modo da impedire la flessione con una leva o con un crick”.
Ovviamente il rischio di subire un furto, può variare a seconda di differenti situazioni. La prima, spiega l’esperto, dipende dalla tipologia dell’immobile, un appartamento in un condominio, quindi più frequentato e abitato, oppure se isolato e con un minor numero di condomini che fungono da deterrente. Altro caso è se l’abitazione è una villetta.
“Anche la nostra percezione soggettiva del pericolo – conclude Dall’Aglio – è un elemento da tenere in considerazione. Ognuno di noi, desidera un diverso grado di sicurezza. C’è chi ha un forte timore psicologico dei ladri e chi, oltre a questo, deve realmente proteggere dei beni di grande valore. E’ consigliabile installare infissi e finestre in acciaio. E’ un materiale che presenta maggiore capacità di resistenza rispetto al PVC, al legno o all’alluminio e, consente di montare dei vetri antisfondamento e addirittura antiproiettile, che altri tipi di serramenti non possono supportare”.

Fonte: Comunicato Stampa

Come chiedere il rimborso Tari e a chi spetta nel 2023

Tutti coloro che detengono, a qualsiasi titolo, locali o aree che possano produrre rifiuti, sono chiamati a pagare la Tari, un tributo dovuto per sostenere i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti.
La Tari è una tassa. A differenza delle imposte, che consistono in un prelievo coattivo da parte di un Ente impositore non connesso a una prestazione specifica, le tasse vengono versate dai contribuenti in cambio di specifici servizi.
Proprio perché si tratta di una tassa, in caso di disservizi i contribuenti hanno il diritto di richiedere il rimborso su quanto pagato di Tari.

RIMBORSO TARI 2023: QUANDO SPETTA E A CHI
Il principio in base al quale si ha diritto a uno sconto sulla Tari in caso di disservizio è sancito dalla legge 147/2013. In base a questa legge, nel momento in cui il servizio viene interrotto causando danni o pericolo alle persone o all’ambiente, il cittadino può pagare solo il 20% della tassa sui rifiuti, presentando una certificazione Asl sul pericolo di salute pubblica. La legge, quindi, sancisce il diritto del cittadino di avere una riduzione dell’80% sulla tassa dei rifiuti se il servizio del Comune è scadente.
Inoltre, al comma 676/677 la legge stabilisce che chi ha il punto di raccolta dei rifiuti troppo lontano da casa ha diritto a uno sconto sulla Tari fino al 40%.

COME CHIEDERE IL RIMBORSO TARI PER DISSERVIZIO
La Tari è un tributo disciplinato su base locale, quindi le richieste di rimborso vanno presentate direttamente al Comune di appartenenza.
Per richiedere riduzioni, sconti e i rimborsi sul pagamento della Tari si possono seguire due procedure:
– collegarsi al sito del proprio Comune e compilare l’apposito modello di domanda;
– rivolgersi direttamente allo sportello degli uffici comunali.

Chi non paga la Tari o effettua il versamento in ritardo va incontro a sanzioni. La sanzione applicata di solito è pari al 30% dell’imposta o della tassa dovuta. Se il pagamento avviene dopo soli 10 giorni di ritardo, la sanzione viene ridotta seguendo le regole del ravvedimento operoso:
– riduzione alla metà poiché il pagamento avviene entro 90 giorni;
– riduzione di 1/15 se il pagamento si verifica entro 15 giorni.
Discorso diverso se, invece, la Tari non viene pagata del tutto. In questo caso le conseguenze diventano più gravi della semplice sanzione amministrativa, in base all’importo non pagato. Se l’importo complessivo di Tari non pagata supera i 30.000 euro si configura il reato di evasione fiscale, per il quale si rischia la detenzione; mentre sotto i 30.000 euro si tratta di un illecito tributario.

Come calcolare la tassa sui rifiuti

Per determinare l’importo della tariffa sui rifiuti si deve tenere conto di una quota fissa e di una quota variabile, oltre a considerare i criteri adottati dal Comune in cui si trova l’immobile oggetto del pagamento.
Infatti entro il 31 luglio di ogni anno, con un’apposita delibera, gli enti locali approvano le regole specifiche da seguire per stabilire la somma dovuta per ciascun tipo di utenza. Inoltre vengono definite anche le agevolazioni a cui gli utenti hanno diritto. Tutte le indicazioni devono comunque fare riferimento alle direttive nazionali indicate dall’ARERA, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente

Gli altri elementi per il calcolo della Tari sono costituiti da:
– superficie in metri quadri e dati catastali, se disponibili;
– periodo di riferimento;
– nucleo familiare;
– quota fissa;
– quota variabile;
– quota provinciale 5 per cento.
La quota fissa si calcola moltiplicando i metri quadrati dell’unità immobiliare per il numero di persone che la occupano.
Per i contribuenti non residenti il numero di occupanti è così calcolato:
– 1 occupante: locali fino a 45 mq;
– 2 occupanti: locali fino a 60 mq;
– 3 occupanti: locali fino a 75 mq;
– 4 occupanti: locali oltre i 76 mq.

Alla quota fissa si somma la quota variabile, finalizzata alla copertura dei costi di servizio per raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti. Il calcolo TARI è effettuato in base alla quantità di rifiuti prodotti in via presuntiva stabilita dalle delibere comunali.
In questo caso occorre infine distinguere se si tratta di:
– immobile ad uso domestico residenziale o non residenziale;
– immobile non domestico, come ad esempio nel caso delle attività commerciali.

La tassa sui rifiuti è gestita a livello locale. Le regole per stabilire le somme dovute e le scadenze per i pagamenti possono seguire logiche diverse da Comune a Comune, e anche gli importi da versare possono essere molto diversi, anche a parità di condizione.
Una maggiore chiarezza per i cittadini e un’omogeneità tra territori sono i pilastri della nuova Tari, introdotta a partire dallo scorso anno con i nuovi criteri di calcolo adottati dall’ARERA, per i quali ulteriori modifiche sono previste dal 2022 al 2025.
Il nuovo metodo tariffario punta a garantire la sostenibilità sociale delle tariffe e regola anche le tariffe di accesso agli impianti di trattamento, recupero e smaltimento dei rifiuti urbani. Ai nuovi parametri dovranno conformarsi i Comuni nella messa a punto delle regole per il calcolo della TARI.

Si ricorda inoltre che dal 1° gennaio dello scorso anno è stata modificata la definizione di rifiuto urbano ed è stata soppressa la categoria dei rifiuti speciali assimilati agli urbani. I Comuni devono quindi modificare i propri regolamenti, in particolare riguardo alle riduzioni stabilite per quanto riguarda la quota variabile della TARI. I rifiuti assimilati a quelli urbani sono quindi sostituiti dalla categoria dei rifiuti urbani prodotti dalle imprese, industrie escluse.
A motivo delle modifiche apportate alla definizione, l’utente non domestico deve scegliere tra il servizio privato e quello pubblico per almeno 5 anni: potrà lasciare il privato per tornare al pubblico ma non procedere con la scelta opposta. Tra i soggetti che devono pagare il tributo vengono esclusi i magazzini delle industrie, dal momento che le industrie producono solo rifiuti speciali. Molte diverse attività, quali centri commerciali ed ipermercati precedentemente esclusi dalla TARI, rientreranno nell’applicazione del tributo.

La metodologia effettiva utilizzata per il calcolo della TARI può cambiare da Comune a Comune, comprese le date di scadenza per il pagamento. Non è previsto, infatti, un termine unico così come stabilito invece per l’IMU.
Nella maggior parte dei casi la scadenza della TARI è tuttavia ripartita in tre tranche:
– 1° acconto entro la fine di aprile;
– 2° acconto entro la fine di luglio;
– saldo entro la fine dell’anno.
Ricordiamo che la TARI è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. Nel caso di affitto sono gli inquilini a dover versare la tassa sui rifiuti. Solitamente è il Comune ad inviare i bollettini con il calcolo dell’importo dovuto a titolo di TARI, con indicate le scadenze per il versamento. Qualora i bollettini non vengano recapitati è necessario informarsi su quando bisogna pagare e come calcolare la quota di tassa rifiuti dovuta per l’anno in corso.

Quando i tralicci della telefonia disturbano il segnale tv

antenna tv

Il cattivo funzionamento della tv e anche degli altri elettrodomestici legato all’interferenza di campi elettromagnetici è dovuto alle modalità e alle tecniche costruttive del prodotto.

In caso di apparecchiature elettroniche che utilizzano sistemi di comunicazione senza fili (per esempio cattivo funzionamento dei telecomandi), la disfunzione è dovuta all’interferenza tra segnali elettromagnetici.

Poiché ogni sistema elettrico può subire un’interferenza da campo elettromagnetico, la produzione di apparecchiature elettriche ed elettroniche è disciplinata capillarmente dalle cosiddette “norme di immunità e compatibilità elettromagnetica”. Si tratta di particolari normative tecniche che devono essere osservate affinché un’apparecchiatura possa essere immessa al consumo, cosa che è particolarmente importante, anche e soprattutto in ragione della forte sensibilità di tali apparecchiature alle interferenze.

Ferma restando la necessità della presenza di una presa a terra, in caso di disturbi alla tv digitale terrestre dovuti a interferenze con le antenne di telefonia mobile o segnale, è possibile fare una segnalazione attraverso il sito internet www.interferenze.it, dal quale si può accedere al nuovo servizio di assistenza ai cittadini che riscontrano disturbi alla tv digitale terrestre, dovuti alle interferenze tra i segnali Lte (sigla che sta per “long term evolution”) e quelli televisivi.

Il costo del servizio e i relativi interventi tecnici degli antennisti sono a carico degli operatori titolari delle frequenze in banda 800 MHz, che – tramite un fondo appositamente costituito – finanziano le misure atte alla mitigazione delle interferenze tra i nuovi servizi 4G e gli impianti di ricezione tv (articolo 14, comma 2-bis, del Dl 179/2012, introdotto dalla legge di conversione 221/2012)

Investire nelle costruzioni per realizzare la transizione ecologica

Gli investimenti nella transizione ecologica non possono più aspettare. Secondo l’ultimo Rapporto Cerved PMI 2022, che analizza la condizione economico-finanziaria delle PMI italiane, chi non adotterà provvedimenti per mitigare i rischi legati ai cambiamenti climatici nel 2050 avrà il 25% in più di probabilità di default rispetto a oggi.
Inoltre le imprese ad alto rischio dovranno sostenere costi annui per la ricostruzione pari all’1,6% dell’attivo e vedranno aumentare i premi assicurativi arrivando fino al 3% del fatturato.
Secondo le stime contenute nel rapporto, le PMI italiane da qui al 2030 dovrebbero sostenere un investimento di circa 135 miliardi di euro per finanziare il processo di transizione. Una cifra importante, pari al 47% dello stock delle immobilizzazioni materiali dichiarato nel 2020 e il 12,8% dell’attivo.

Costruzioni, settore chiave nella transizione ecologica
Di questi 135 miliardi, circa 6 (il 4,3%) dovrebbero essere a carico delle costruzioni, che risulta essere il terzo macro settore. Il 79,7% dell’investimento spetterebbe all’industria (circa 109 miliardi), seguita dal settore dei servizi che conterebbe per l’8% (quasi 11 miliardi) e il resto diviso tra commercio (4,1%, 5,6 miliardi), trasporti e public utilities (3,5%, quasi 4,8 miliardi) e agricoltura (0,4%, 570 milioni).
Il rapporto è ottimista e conferma che le PMI italiane sono in grado, dal punto di vista finanziario, di affrontare questi ingenti investimenti in condizioni di sicurezza, con il supporto del sistema bancario.
Pur considerando l’incertezza dello scenario macro economico attuale, non bisogna perdere il focus sulla sfida principale che le imprese sono chiamate ad affrontare: quella della transizione ecologica verso un’economia sostenibile.

Lo scenario dei prossimi anni
In questo contesto, il report ipotizza due possibili scenari. Secondo quello più pessimista, nel 2023 saranno in calo (-1% di media) tutti i settori ad eccezione delle costruzioni. In quello moderato i fatturati saliranno nel 2023, seppur con una decelerazione. Il comparto delle costruzioni risulta essere uno dei settori con la maggiore crescita stimata cumulata nel biennio 2022-2023: +4,7%, secondo solo al comparto agricolo.
L’edilizia nel 2021 ha guidato la ripresa (+17,9%), in un mercato stimolato dai numerosi incentivi messi a disposizione dal Governo e anche il 2022 è stato un anno positivo. Ora è importante pensare strategicamente a lungo termine per combinare le sfide del presente a quelle di lungo periodo. Abbracciare la transizione ecologica, nonostante gli alti costi nel breve termine, rappresenta la scelta migliore anche considerando gli andamenti economici e le prospettive di rischio future.

Gronde di balconi aggettanti: le spese sono individuali

I balconi aggettanti sono destinati all’utilità del solo appartamento del condòmino che vi ha accesso, non rappresentando alcuna utilità in favore di altre unità immobiliari. Al contrario dei lastrici solari (articolo 1126 del Codice civile), i balconi aggettanti non fungono infatti da copertura per alcuna parte dell’edificio. è per questo motivo che sono considerati di proprietà individuale.
La necessità, o anche la semplice opportunità, di realizzare una grondaia che raccolga e convogli verso le tubature di scarico le acque piovane che cadono sulla superficie del balcone, è connessa all’esistenza stessa del balcone, che arreca utilità a un solo condomino.
Al pari e insieme con il balcone, dunque, la gronda deve considerarsi oggetto di proprietà individuale fino al punto di innesto nelle tubazioni di scarico comuni. Il ripristino della stessa, pertanto, è di competenza del condòmino proprietario del balcone.

ENEA investe 5,5 milioni di euro per lo sviluppo di tecnologie innovative

ENEA mette in campo 5,5 milioni di euro in tre anni per finanziare il Proof of Concept (PoC), il programma interno finalizzato a ridurre la distanza fra ricerca e applicazione industriale. Il 12 maggio sarà pubblicato sul sito ENEA il primo bando per un importo di circa mezzo milione di euro, destinato a cofinanziare lo sviluppo di tecnologie ENEA in collaborazione con le imprese che manifesteranno il proprio interesse entro il 9 giugno 2023. Questo primo investimento si avvale delle risorse messe a disposizione dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) nell’ambito del PNRR e va ad aggiungersi ai 5 milioni di fondi interni ENEA – 1 milione ulteriore nel 2023, 2 milioni nel 2024 e 2 nel 2025 – che saranno utilizzati sempre per finanziare progetti PoC con le imprese.
In questo primo bando le aziende potranno esprimere interesse allo sviluppo di tecnologie scelte tra circa 50 brevetti ENEA, dalle scienze dei materiali fino alle biotecnologie, di cui circa il 40% dispone di protezione della proprietà intellettuale anche a livello internazionale. Alle imprese che cofinanzieranno i progetti, contribuendo almeno al 10% dei costi del progetto PoC prescelto, verrà concesso un diritto di opzione, a titolo gratuito, sulla licenza esclusiva del brevetto sviluppato e degli ulteriori eventuali risultati.
“La logica di base del programma PoC è quella di favorire la collaborazione win-win tra i diversi attori coinvolti nel processo di sviluppo fin dalle fasi embrionali di definizione di una tecnologia. Attraverso un approccio di open innovation, è possibile aumentare le probabilità di adozione dei risultati della ricerca pubblica da parte del mondo produttivo e per i partner industriali di minimizzare il rischio di mercato a cui le imprese sono esposte, soprattutto nelle fasi embrionali di sviluppo di una nuova tecnologia”, commenta Gaetano Coletta, responsabile del Servizio Offerta e valorizzazione servizi di innovazione della Direzione ENEA di Innovazione e sviluppo.
Istituito nel 2018, il programma PoC dell’ENEA ha finanziato finora con oltre 1,6 milioni di euro lo sviluppo di 36 progetti con partner industriali, mirando alla creazione di partnership strategiche per l’innovazione. Tra i casi di successo conseguiti finora: il nuovo materiale per l’edilizia BIOAERMAC, altamente isolante e resistente, creato a partire da prodotti di scarto dell’industria chimica, grazie alla collaborazione con l’azienda italiana Fluorsid SpA, leader mondiale nella produzione di derivati inorganici del fluoro; il progetto ASCANIO per la realizzazione di una rete di sensori-sentinella a salvaguardia di territorio e infrastrutture, quali ponti, dighe e viadotti, che darà vita ad uno spin-off ENEA a cui partecipano anche i partner industriali Earth System Srl e GEI Srl; il processo per produrre glutine detossificato, adatto ad alimenti per celiaci e intolleranti, con proprietà nutrizionali e organolettiche superiori a quelle dei prodotti gluten free attualmente sul mercato.

ENEA, una mappa “catastale” per calcolare il potenziale del fotovoltaico in città

pannelli fotovoltaici

I ricercatori del Centro ENEA di Portici (Napoli), in collaborazione con l’Università di Napoli Federico II, hanno messo a punto una mappa catastale tridimensionale ad alta risoluzione interrogabile con l’app map viewer per calcolare il potenziale di energia fotovoltaica installabile su tetti e ogni altra superficie urbana idonea.
“Si tratta di uno strumento GISche consente di valutare in maniera accurata il potenziale di energia fotovoltaica producibile in città, tenendo conto di geometria degli edifici, aree verdi, inquinamento dell’aria e attività antropiche”, spiega Grazia Fattoruso, ricercatrice ENEA del Laboratorio Sviluppo applicazioni digitali fotovoltaiche e sensoristiche e responsabile del progetto. “Il suo utilizzo – prosegue – può supportare le amministrazioni locali e regionali nella pianificazione e nella gestione energetica basata sulle rinnovabili, nel raggiungimento degli obiettivi della transizione energetica che vede le città protagoniste in iniziative per fronteggiare il problema della povertà energetica”.
Questo “catasto solare” è stato realizzato attraverso mappe 3D delle città che mettono in evidenza il verde urbano e la geometria degli edifici, identificando la reale “area tetto” disponibile per l’installazione di pannelli fotovoltaici. Inoltre, ENEA ha messo a punto un metodo per valutare la riduzione della radiazione solare causata dall’inquinamento da polveri sottili, permettendo di calcolare l’effettiva radiazione solare disponibile, in considerazione anche dell’orientamento dei tetti, dell’ombreggiamento degli edifici e della vegetazione circostante.
Il catasto solare è stato già sperimentato a Portici, dove si è stimato che l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti potenzialmente idonei consentirebbe di produrre circa 500 GWh/anno.
“Conoscendo il potenziale fotovoltaico dell’intera città e in particolare di ogni sua superfice utilizzabile, è possibile individuare le aree più idonee alla produzione di energia rinnovabile come pure quelle a maggior rischio di povertà energetica per fattori socio-economici, favorendo la nascita di comunità energetiche.” conclude Fattoruso.
ENEA ha già proposto di mettere a sistema la formazione di comunità energetiche con strategie contro la povertà energetica per la mobilità sostenibile, utilizzando parte dell’energia rinnovabile da fotovoltaico prodotta su scala urbana dalle comunità, per ricaricare mezzi elettrici.
Nell’ambito dei piani di sviluppo urbano, questo sistema GIS può anche supportare lo sviluppo dell’iniziativa New European Bauhaus, lanciata nel 2021 dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, per coniugare la lotta al cambiamento climatico con design e arte.

https://www.media.enea.it/comunicati-e-news/archivio-anni/anno-2023/energia-un-catasto-urbano-per-calcolare-il-potenziale-del-fotovoltaico-in-citta.html

Catasto, il registro dei beni immobili

Il catasto è una sorta di registro di tutti i beni immobili presenti sul territorio nazionale. Il termine proviene dall’antica Grecia e indica un raccoglimento, una registrazione di oggetti, mappe, documenti.
Nel nostro Paese il catasto di divide in 2 tipologie in base alla natura dell’oggetto contenuto: c’è il catasto dei terreni e il catasto dei fabbricati.
La funzione è quella di censire i beni immobili e i terreni con tutte le caratteristiche tecnico-economiche degli stessi registrando eventuali cambiamenti.
Lo scopo è sia di natura fiscale, in quanto il censimento permette di calcolare il reddito imponibile, sia di natura civile perché le informazioni sono messe a disposizione di tutti i cittadini per diverse finalità.
Per tutti i beni presenti sono indicati i dati anagrafici del proprietario, le caratteristiche tecniche comprensive di materiale grafico come foto e mappa, la localizzazione geografica, l’estensione e la destinazione d’uso.

Piante: le specie da evitare in casa

Alcune piante, anche se individuate con ideali per completare un angolo dell’appartamento, non si dovrebbero tenere in casa, in quanto potrebbero provocare allergie e problemi respiratori, oltre ad essere tossiche per gli animali domestici. Tra queste spiccano la Magnolia, l’Azalea, i Narcisi, la Belladonna, l’Abete Rosso, meglio noto come “cicuta”, il Giglio.
L’Azalea, per esempio, è una pianta tossica che può causare problemi cardiaci negli animali domestici e nell’uomo. Questo accade perché ha dell’andromedotossina, una sostanza velenosa.
Ottima per i luoghi aperti, dove cresce come un cespuglio, essendo in grado di sopportare il freddo. Può Anche i Narcisi sono piante tossiche, tra le più pericolose. Se ingeriti, possono causare indigestione, vomito, diarrea, convulsioni, ulcere gastrointestinali in neonati, bambini e animali. Un altro dei principali sintomi dell’avvelenamento da piante di narciso riguarda la paralisi del sistema nervoso centrale.
La Belladonna, o PxHere, sebbene utilizzata nella medicina tradizionale, è piuttosto pericolosa per l’organismo, perché contiene alcuni elementi tossici. Alcuni dei suoi effetti collaterali sono: irrequietezza, nausea, mal di testa costante, battito cardiaco accelerato e addirittura delirio. Se consumata in eccesso, la belladonna può causare avvelenamento.
L’Abete rosso, o cicuta, è una delle piante più velenose, che provoca convulsioni, paralisi muscolare progressiva, diarrea e vomito. Contiene alcaloidi e, in caso di intossicazione, il ricovero deve essere immediato.
La pianta del giglio della pace o Spatafillo può essere tossica per il proprio animale domestico. Nonostante sia molto attraente per le sue enormi foglie e venga utilizzata in alcuni interni poiché purifica l’aria, questa pianta può causare gravi malattie renali, soprattutto nei gatti, dopo la sua ingestione, oltre a problemi gastrointestinali e neurologici.