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Manutenzione e riparazione della caldaia

A chi spettano la manutenzione, la riparazione e la sostituzione della caldaia? Al proprietario o all’inquilino? Se per quanto riguarda la sostituzione e la riparazione la risposta può sembrare scontata, non è così per quanto riguarda la manutenzione, che può essere ordinaria o straordinaria.
La manutenzione ordinaria della caldaia spetta all’inquilino, così come la sostituzione di piccoli componenti che con il corso del tempo e l’utilizzo si possono usurare. Anche la pulizia periodica dei filtri a ogni cambio di stagione è di competenza dell’inquilino, così come la Certificazione di conformità obbligatoria e il pagamento della tassa alla Asl.
Diverso, invece, il caso di riparazione di una caldaia o di sostituzione di pezzi più importanti. Lo ha stabilito la sentenza n. 19.744 del 2014, che differenzia la manutenzione ordinaria da quella straordinaria. Per “manutenzione straordinaria” si intende proprio il rifacimento dell’impianto in seguito alla rottura di uno dei componenti dell’impianto. Può accadere anche che la responsabilità non sia dell’inquilino, è che la caldaia sia rimasta danneggiata da fulmini o sbalzi di corrente, e quindi in questi casi sarà comunque il proprietario a dover pagare le spese di riparazione.
L’adeguamento dell’impianto della caldaia spetta sempre al locatore. Se invece il guasto alla caldaia è dovuto all’inquilino, cioè alla mancanza di manutenzione ordinaria, le spese dovrà pagarle l’inquilino.
In sintesi, dunque, l’inquilino è responsabile della manutenzione ordinaria; mentre il proprietario dell’abitazione è responsabile della manutenzione straordinaria.

Come risparmiare gas tra le mura di casa

Con gli aumenti delle bollette, l’inflazione alle stelle e i prezzi record dei beni alimentari, risparmiare è la parola d’ordine. È fondamentale, quindi, bilanciare i costi ed evitare gli sprechi.
I metodi per risparmiare energia e abbattere i costi degli aumenti in bolletta sono molti. È comunque importante sapere che molto spesso fino al 75% del consumo totale di elettricità è dovuto ai cosiddetti carichi fantasma: gli apparecchi consumano energia anche quando sono in stand-by, quindi è necessario staccare le prese per evitare di consumare anche quando i dispositivi non vengono utilizzati.
Per risparmiare energia in cucina, lasciando da parte la cottura della pasta senza fuoco, è possibile adottare molti metodi. Per esempio, utilizzando il forno è bene non aprirlo inutilmente quando è in funzione, oppure utilizzare la cottura ventilata, che consente di velocizzare la cottura degli alimenti e quindi di risparmiare sui tempi di funzionamento. Una buona abitudine è anche quella di pulire il forno dopo ogni utilizzo così da mantenerlo sempre pulito: i residui di cibo provocano infatti un notevole dispendio di energia durante l’accensione. Inoltre, è bene ricordare che il forno a microonde consuma la metà rispetto a quello tradizionale. Per risparmiare tra i fornelli, è inoltre necessario ricordare di utilizzare soltanto pentole metalliche; cucinare grandi quantità di cibo da conservare e consumare in seguito; utilizzare il coperchio quando è possibile; utilizzare il fornello adeguato alle dimensioni della pentola che si sta utilizzando; assicurarsi che la fiamma del fornello sia di colore blu (una fiamma di colore diverso indica un’inefficienza nella combustione); mantenere le pentole lucide e pulite; utilizzare pentole a pressione.

Gas: bolletta in calo (-12,9%) per i consumi effettuati a ottobre

Cala la bolletta gas per le famiglie ancora in tutela. Nonostante i record nei mercati all’ingrosso della scorsa estate, con l’applicazione del nuovo metodo di aggiornamento mensile dell’ARERA si sono potute intercettare le significative riduzioni di costo della materia prima delle ultime settimane.
La famiglia tipo (che ha consumi medi di gas di 1.400 metri cubi annui), per i consumi effettuati nel mese di ottobre, riceverà una bolletta con una riduzione del -12,9% rispetto al costo del III trimestre 2022.
In base al nuovo metodo di calcolo introdotto a luglio dall’ARERA, la componente del prezzo del gas a copertura dei costi di approvvigionamento (CMEMm), applicata ai clienti ancora in tutela, viene aggiornata come media mensile del prezzo sul mercato all’ingrosso italiano (il PSV day ahead) e pubblicata entro i primi 2 giorni lavorativi del mese successivo a quello di riferimento.
Per il mese di ottobre il prezzo della materia prima gas (CMEMm), per i clienti con contratti in condizioni di tutela, è quindi fissato in 78,05 €/MWh*, pari alla media dei prezzi rilevati quotidianamente durante tutto il mese appena trascorso.
In termini di effetti finali, la spesa gas per la famiglia tipo nell’anno scorrevole (compreso tra il 1° novembre 2021 e il 31 ottobre 2022) è di circa 1.702 euro, +67% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente (1° novembre 2020 – 31 ottobre 2021).
Per chi avesse ricevuto, nelle scorse settimane, una bolletta con il valore in acconto della componente CMEMm, il ricalcolo sarà effettuato nella prima bolletta utile con il valore effettivo (più basso) pubblicato oggi. Lo stesso valore CMEMm dovrà essere usato dai venditori per fatturare, a titolo di acconto, i consumi del mese di novembre nelle bollette inframensili.
“Non abbassiamo la guardia. Il costo del gas per ottobre registra un calo rispetto al trimestre precedente – afferma Stefano Besseghini, presidente di ARERA – ma le percentuali non devono trarre in inganno. I valori rimangono molto alti rispetto al passato e, se è vero che hanno avuto un impatto modesto per le famiglie nel periodo estivo, determineranno bollette più impegnative con il crescere dei consumi della stagione invernale, con prezzi che sono previsti in risalita per la maggiore domanda dei mesi freddi. L’invito resta quindi quello a fare attenzione al risparmio e all’efficienza energetica. L’impegno dell’Autorità resta massimo, per garantire la tenuta dell’intero sistema energetico quale prima condizione necessaria per la tutela del consumatore”.
Si ricorda che, come previsto dal decreto “Aiuti Bis”, per tutto il IV trimestre ARERA ha azzerato gli oneri generali di sistema anche per il settore gas, confermando anche l’applicazione della componente negativa UG2 a vantaggio dei consumi gas fino a 5.000 smc/anno.
Interventi che, assieme alla conferma della riduzione Iva sul gas al 5%, supportano la generalità delle utenze gas. Sempre in rispetto del DL Aiuti bis, fino alla fine dell’anno è confermato anche il potenziamento del bonus sociale per il gas, rivolto alle famiglie con un livello di ISEE fino a 12.000 euro (soglia che sale a 20.000 euro per le famiglie numerose). I bonus sono erogati direttamente in bolletta a tutte le famiglie aventi diritto, a condizione che abbiano richiesto un ISEE per l’anno 2022.

Comunicato Stampa Arera

Con l’inflazione la “cedolare secca” perde fascino

affittasi

Il peso dell’inflazione si farà sentire in maniera particolare per chi è in affitto, considerando che l’importo del canone dovuto può essere soggetto ad adeguamento periodico sulla base dell’aumento dei prezzi al consumo calcolato dall’ISTAT.
L’adeguamento degli affitti riguarda i contratti che prevedano espressamente tale possibilità, e ammonta fino al 100 per cento della variazione registrata dall’ISTAT per quelli a canone libero, mentre non può superare il 75 per cento per i contratti a canone concordato.
Questa la regola generale che, però, lascia fuori i contratti d’affitto per i quali il locatore ha optato per il regime di tassazione a cedolare secca.
Il comma 11, articolo 3 del decreto legislativo n. 23/2011 prevede infatti: “Nel caso in cui il locatore opti per l’applicazione della cedolare secca è sospesa, per un periodo corrispondente alla durata dell’opzione, la facoltà di chiedere l’aggiornamento del canone, anche se prevista nel contratto a qualsiasi titolo, inclusa la variazione accertata dall’ISTAT dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati verificatasi nell’anno precedente.”
La cedolare secca blocca quindi l’adeguamento del canone all’inflazione.
L’aumento del costo della vita registrato nel corso del 2022, e che ad agosto ha toccato la soglia del +8,1 per cento rispetto allo scorso anno, non avrà quindi ripercussioni sui contratti d’affitto assoggettati all’imposta sostitutiva del 21 o del 10 per cento.
Bisognerà invece valutare caso per caso la convenienza della cedolare secca.
Considerando il parametro registrato ad agosto, pari all’8,1 per cento, su un canone di importo pari a 1.000 euro la rivalutazione monetaria è pari a 81 euro mensili, ossia 972 euro all’anno. Questo l’importo al quale dovrebbe “rinunciare” chi sceglie di applicare la cedolare secca in luogo delle ordinarie aliquote IRPEF.
La convenienza del regime di tassazione sostitutivo di IRPEF, addizionali, imposte di bollo e di registro dovrà quindi essere valutata considerando il risparmio garantito dalla cedolare secca, rispetto all’incremento del canone d’affitto previsto in caso di tassazione ordinaria.
In linea di massima risulta quasi sempre più vantaggiosa l’applicazione della cedolare secca del 10 per cento, prevista tuttavia in pochi e specifici casi.
Più cautela invece se si applica la cedolare secca del 21 per cento e, in questo caso, per valutare se conviene o meno la tassazione sostitutiva sarà fondamentale valutare il proprio scaglione IRPEF e le eventuali deduzioni o detrazioni spettanti che riducono l’imposta dovuta.
Un calcolo da fare quindi caso per caso, valutando la propria situazione specifica. Quello che è certo è che l’aumento del costo della vita registrato dall’ISTAT nel 2022, e che potrebbe salire ben oltre l’8,1 per cento di agosto, avrà più conseguenze e impatterà anche sul fronte delle scelte fiscali delle famiglie.

https://www.informazionefiscale.it/cedolare-secca-inflazione-adeguamento-ISTAT-conviene-tassa-piatta-affitti

Il consumo degli elettrodomestici in stand-by

televisione anziani

Televisori, forni a microonde, telefoni cordless, computer, console videogiochi, stampanti, anche se spenti, finiscono quindi per incidere sulla bolletta. Di solito non ci si fa caso, nella convinzione che il loro consumo sia davvero irrisorio. Ma con il costo dell’energia elettrica salito alle stelle, ecco che l’incidenza sulla bolletta si fa importante, soprattutto se i dispositivi in stand by sono cinque o sei. In questo periodo, risparmiare sul costo delle bolletta energetica è diventato importante. È quindi fondamentale gestire correttamente anche i dispositivi solitamente lasciati in stand by, staccandoli dalla presa di corrente quando abbiamo finito di utilizzarli. Si tratta di piccoli e semplici accorgimenti, che se adottati permettono di ricevere una bolletta più economica.
I dispositivi che consumano di più in stand by, sono, nell’ordine: Forno a microonde: circa 27 kWh; Console videogiochi: circa 10 kWh; Caffettiera elettrica: 8 kWh; Televisore: circa 5 kWh; Cordless: 2,9 kWh; Computer desktop: da 1,5 a 5,5 kWh; Caricabatterie: 0,26 kWh.
Anche il caricabatterie del cellulare sempre inserito in corrente ma non utilizzato consuma, così come il modem wi-fi per connettersi ad internet e spesso lasciato accesso h24.
Tutti questi elettrodomestici lasciati in corrente, anche quando non è necessario, sprecano un’enormità di energia. Si stima che a livello mondiale lo spreco valga circa 60 miliardi di euro. Per una singola famiglia italiana, le lucine degli elettrodomestici in stand by incidono sul costo della bolletta per circa l’8%.
Quanto ai consumi annui un’analisi effettuata dal team di E.ON su 1300 clienti domestici ha stimato che ogni utente consuma in media 2400 kWh/anno. Su questo consumo, il totale sprecato dagli elettrodomestici lasciati in stand by è di 600 kWh/anno. Che vuol dire circa il 25%.

Dall’Ance un dossier sulla cessione dei crediti edilizi

Responsabilità solidale e concorso nella violazione solo in caso di dolo o colpa grave per il superbonus 110% e per i bonus edilizi ordinari che dal 12 novembre 2021 sono in possesso di visto di conformità e asseverazione di congruità delle spese o, se ceduti prima di questa data, nel caso il cedente/fornitore, diverso da un istituto bancario e similari, acquisisce “ora per allora” la stessa documentazione.
A prevederlo è l’art. 33-ter del Decreto Legge n. 115/2022 (Decreto Aiuti-bis), inserito durante il percorso di conversione in legge, con il quale il Parlamento ha provato a risolvere una problematica che si è manifestata solo a seguito della circolare n. 23/E/2022 dell’Agenzia delle Entrate. Una circolare che, fornendo un’interpretazione molto estensiva della normativa, ha stabilito che la responsabilità dei cessionari potesse essere esclusa solo nel caso si dimostri una verifica “diligente” dei crediti da acquistare.
Una verifica che, come ormai è noto, ha generato storture e vessazioni documentali di alcuni cessionari con richieste al limite della decenza normativa. Si pensi alla asseverazione video richiesta da Deloitte (società che cura gli interessi di molte banche cessionarie), o alla asseverazione del responsabile dei servizi di asseverazione (figura neanche prevista dal Decreto Rilancio) voluta da Poste Italiane.

Per fare il punto sulle ultime novità normative in tema di cessione dei crediti edilizi, l’Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE) ha realizzato un dossier, che rappresenta un vero e proprio vademecum. In esso vengono trattati nel dettaglio temi di estrema importanza, quali: il processo dettagliato della cessione del credito e l’operatività della quarta cessione da banche a correntisti con partita IVA; il divieto di cessione parziale del credito; la compensazione del credito; la responsabilità solidale del cessionario del credito.

Le quattro possibili cessioni del credito
Relativamente al procedimento di cessione dei crediti, Ance fa un riepilogo di tutti i passaggi (fino ad un massimo di 4), compreso il caso di credito maturato a seguito di sconto in fattura praticato dall’impresa:
-1 sola volta ad altri soggetti terzi di qualsiasi tipologia (soggetto privato/impresa, ecc…), comprese banche ed intermediari finanziari (prima cessione, cd ”jolly”);
-2 ulteriori volte, a condizione che le cessioni siano effettuate nei confronti di banche, intermediari finanziari, società appartenenti a gruppi bancari e assicurazioni (seconda e terza cessione);
-1 volta ancora, solo da parte delle banche e a favore dei propri correntisti, diversi dai “consumatori o utenti”, senza possibilità per questi ultimi di ulteriore cessione del credito (quarta cessione).
Ance ricorda le modifiche arrivate dal Decreto Legge n. 50/2022 (Decreto Aiuti), per le quali banche e società appartenenti ad un gruppo bancario possono cedere, in qualunque momento, il credito ricevuto a tutti i soggetti esercenti attività commerciale, imprenditoriale, artigianale o professionale, che abbiano stipulato un contratto di conto corrente con la stessa banca ovvero con la banca capogruppo.
Concludendo, i costruttori ricordano che la quarta cessione da parte delle banche ai propri correntisti, titolari di partita IVA, può avere ad oggetto tutti i crediti già detenuti o acquistati dalle banche stesse a partire dal 17 febbraio 2022.
Ricapitolando, dal 17 febbraio 2022:
-prima cessione libera;
-due cessioni a soggetti “qualificati” + una ulteriore cessione (in qualsiasi momento) da banca, o società di un gruppo bancario, a clienti correntisti con partita IVA.

Il divieto di cessione parziale del credito
ANCE, nel dossier, si sofferma con un’intera sezione sul “divieto di cessione parziale del credito”, definisce nei dettagli i contorni. In particolare:
-per le comunicazioni di prima cessione o di sconto in fattura, trasmesse all’Agenzia delle Entrate dopo il 1° maggio 2022, opera il divieto di cessione parziale dei crediti fiscali, ed ai crediti oggetto di cessione viene attribuito un codice identificativo univoco, da riportare nelle comunicazioni relative alle successive cessioni;
-solo il beneficiario originario, anche dopo il 1° maggio, può cedere parzialmente il credito corrispondente alla detrazione a lui spettante, ovvero può optare per uno sconto parziale relativo al corrispettivo dei lavori. Diversamente, l’acquirente del credito fiscale, ovvero l’impresa che ha praticato lo sconto, può procedere alla successiva cessione o per l’intero importo del credito, ovvero solo per singole rate.
Anche per le cessioni del credito che derivano da singoli SAL occorre rispettare la regola secondo la quale le singole rate annuali del credito non possono essere oggetto di cessione parziale.
Tenuto conto che il divieto di cessione parziale opera con riferimento alle prime comunicazioni di opzione per la cessione/sconto effettuate dal 1° maggio 2022, l’Agenzia delle Entrate specifica ulteriormente che questa limitazione non opera per le comunicazioni trasmesse entro il 30 aprile 2022.

Fonte: Ance

Accertamento finanziario: onere della prova anche sull’Iva

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Enea, lampade “anticovid” per sanificare gli ambienti

ENEA ha realizzato le prime lampade a LED che, oltre a illuminare, sono in grado di sanificare da batteri e virus – tra cui il virus responsabile del Covid (SARS-CoV-2) – scuole, uffici e luoghi pubblici, ma anche superfici, aria e acqua, in modo sicuro, rapido, sostenibile ed economico.
Le due tecnologie si chiamano SAVE e UV-CiSANA e si basano su sistemi LED di tipo UV-C non ingombranti, di facile installazione e utilizzo. Queste tecnologie sono state sviluppate nei Centri Ricerche ENEA di Brasimone (Bologna) e Frascati (Roma), specializzati nella tecnologia elettronica applicata e nell’ottica, grazie a competenze trentennali nello studio delle sorgenti di luce ultravioletta. Rispetto ai sistemi di illuminazione “sanificanti” utilizzati da anni soprattutto in ambito ospedaliero, queste lampade sterilizzanti non utilizzano il mercurio, nocivo per l’ambiente, sono meno ingombranti e hanno tempi di accensione e spegnimento più rapidi.
In particolare, SAVE è una lampada da soffitto pronta per l’industrializzazione, dotata di un sistema smart che abbina algoritmi e tecnologie radar per la gestione sicura del personale. Di facile installazione e già dotata di certificazione virucida, oltre a sanificare consente di programmarne il funzionamento e segnala l’eventuale ingresso indesiderato di persone o animali durante le operazioni. In soli 45 minuti è in grado di sanificare da virus e batteri, incluso il SARS-CoV-2, un ambiente di circa 20 mq, in assenza di persone o animali.
“Con un livello di maturità tecnologica 6, il cosiddetto Technology Readiness Level o TRL, il nostro prototipo SAVE è stato dimostrato in ambiente rilevante ed è pronto per l’industrializzazione”, sottolinea Mariano Tarantino, responsabile della divisione ENEA di Sicurezza e sostenibilità nucleare del Centro Ricerche di Bologna. “Per il futuro – aggiunge – prevediamo di implementarne le funzionalità con sistemi di assistenza per ipovedenti e di estenderne l’applicazione, ad esempio, sui mezzi pubblici o in agricoltura, per la sanificazione da patogeni, come contributo al controllo della pandemia mondiale”. Il progetto SAVE è stato finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca e, in parte, da risorse ENEA.
Per quanto riguarda UV-CiSANA, si tratta di lampade innovative a LED UV-C per sanificare superfici, aria e acqua, in grado di eliminare oltre il 99,9% di batteri e virus, incluso il SARS-CoV-2, anche in pochi secondi di irraggiamento. Le lampade a LED UV-C sono compatte, facilmente trasportabili, sostenibili e con dimensioni e tempi di accensione e spegnimento ridotti rispetto alle lampade a mercurio comunemente utilizzate. La tecnologia è efficace anche per la sterilizzazione in tempo reale di acqua con flusso tipico di un comune rubinetto, così come per la sanificazione dell’aria in locali chiusi (uffici, aule scolastiche, negozi, ecc.).
“La capacità sterilizzante dei LED UV-C, che emettono radiazione ultravioletta della banda C, è nota da tempo: la sua efficacia si basa sul fatto di essere assorbita efficacemente dal DNA/RNA dei patogeni (virus, batteri, funghi), rompendone i legami e causandone quindi l’eliminazione o l’inattivazione”, spiega Sarah Bollanti del laboratorio ENEA di Applicazioni dei plasmi ed esperimenti interdisciplinari. “La tecnologia a LED UV-C – aggiunge – è promettente e la nostra esperienza in ottica, e in particolare in sorgenti di luce ultravioletta, ci permette di progettare e realizzare dispositivi ad hoc per le diverse necessità. Siamo disponibili a nuove collaborazioni anche per valutare applicazioni in cui compattezza, trasportabilità e rapidità di utilizzo siano prioritarie, come ad esempio su treni, aerei e altri mezzi di trasporto”.

Fonte: Comunicato Stampa Enea

Terna, consumi elettrici in calo del 3,9% rispetto al 2021

Nel mese di settembre l’Italia ha consumato complessivamente 25,9 miliardi di kWh di energia elettrica, un valore in diminuzione del 3,9% rispetto allo stesso mese del 2021. Questo è quanto emerge dallo studio condotto da Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale.

Lo studio condotto da terna
Secondo i dati di Terna, nei primi nove mesi del 2022 la domanda di energia elettrica in Italia è cresciuta dell’1,3% rispetto al corrispondente periodo del 2021 (+0,5% il valore rettificato). In particolare, settembre ha avuto lo stesso numero di giorni lavorativi (22) e una temperatura media mensile inferiore di circa 0,7°C rispetto a settembre del 2021. Il dato della richiesta di elettricità, destagionalizzato e corretto dall’effetto della temperatura, risulta in calo del 2,9%. A livello territoriale, la variazione tendenziale di settembre è risultata ovunque negativa: -5% al Nord, -3,6% al Centro e -1,5% al Sud e nelle isole. In termini congiunturali, il valore della domanda elettrica di settembre, destagionalizzato e corretto dagli effetti di temperatura, risulta sostanzialmente stabile rispetto ad agosto (-0,2%).
Nel mese di settembre 2022- come mostrano i dati di Terna – la domanda di energia elettrica italiana è stata soddisfatta per l’86,1% con la produzione nazionale e per la quota restante (13,9%) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero. La produzione nazionale netta è risultata pari a 22,6 miliardi di kWh, in diminuzione del 2,3% rispetto a settembre 2021. Più in dettaglio, le fonti rinnovabili hanno prodotto complessivamente 8,1 miliardi di kWh (-2,1%), coprendo complessivamente il 31,1% della domanda elettrica, con le seguenti variazioni rispetto a settembre dello scorso anno: eolico +73,6%, fotovoltaico +1,7%, idrico -28,3% e geotermico -3,9%. La produzione delle fonti rinnovabili è stata così suddivisa nel mese di settembre: 29,6% fotovoltaico, 25,8% idrico, 21,2% eolico, 17,9% biomasse e 5,5% geotermico. La produzione termica segna complessivamente una variazione negativa del 2,4% rispetto a settembre del 2021. Per quanto riguarda, infine, il saldo import-export, la variazione complessiva è pari a -12,4%, con una contestuale diminuzione dell’import (-9,3%) e crescita dell’export (+62%).

Flessione dell’8% rispetto al 2021
L’indice IMCEI elaborato da Terna, che prende in esame i consumi industriali delle imprese cosiddette “energivore”, registra una flessione dell’8% rispetto a settembre del 2021, un calo decisamente più contenuto rispetto a quello di agosto, e non omogeneo tra i differenti settori monitorati. Infatti, è positiva la variazione dei comparti della chimica e dei mezzi di trasporto, in flessione tutti gli altri settori.

Capacità rinnovabile in italia
A conferma di un sempre maggior impegno nel fornire e divulgare a tutti gli stakeholders dati di qualità, per la prima volta Terna ha inserito nel report mensile, a partire da settembre, anche una nuova sezione che illustra l’evoluzione della capacità rinnovabile installata in Italia, con il numero di impianti per fonte e la relativa potenza suddivisi per mese, il progressivo da inizio anno e lo storico del 2021. Considerando tutte le fonti rinnovabili, nei primi 9 mesi del 2022 l’incremento di capacità supera complessivamente i 2 mila MW, registrando una notevole crescita (+140%) rispetto allo stesso periodo del 2021.

Bollette addio, con la casa solare

Il sole è fonte di vita e, per qualcuno, anche di totale indipendenza energetica. E’ il caso di Sergio Enrietta, originario di Venaus, piccolo Comune Piemontese, per la precisione Valle di Susa. Da tempo residente sulla Roceja di Borgone, da oltre un anno ha detto completamente addio alle bollette elettriche.
“L’energia accumulata dai pannelli fotovoltaici collocati sul tetto mi ha permesso di percorrere ad oggi oltre 11 mila km con l’auto elettrica e di riscaldare la mia abitazione con pompa di calore. Il sole fornisce un’energia gratuita ed ecologica che, in un periodo in cui si incentiva l’ecosostenibilità, a mio avviso andrebbe sfruttata maggiormente: il versante nord della valle di Susa, ben esposto, è lo scenario ideale per progetti di questo tipo”.
Le due stringhe da 12 pannelli fotovoltaici che Sergio ha posizionato sul tetto di casa lavorano incessantemente convogliando l’energia nei due inverter del garage (uno di riserva) da 5 kw cadauno. Poco più in alto sono collocate quattro batterie a “super condensatori” (“la cui vita – ci dice – supererà di gran lunga la mia…”), mentre la Volkswagen E-up sale e scende i tornanti della borgata borgonese senza chiedere nulla in cambio se non, ogni tanto, un collegamento alla presa di corrente.
“La mia auto ha una bella potenza – spiega Sergio. – Può raggiungere i 130 kmh e, se viaggio senza superare i 110 km orari, mi garantisce circa 300 km di autonomia. E io lo faccio volentieri: dobbiamo smetterla con questa smania, questa fretta che ci avvelena. Scegliere di far andare il mondo intero poco oltre i 100 km all’ora riequilibrerebbe tutto, risparmieremmo e ci sarebbero anche meno incidenti”.
Su Sergio l’energia elettrica ha sempre esercitato un grande fascino. “Prima ancora di frequentare le elementari, partendo dal faro di una bicicletta avevo costruito, in totale autonomia, un aggeggio per farmi luce nell’esplorazione dei luoghi bui. E già allora riflettevo sul perché si lasciavano accese le luci pubbliche la notte, quando la gente dormiva…”.
Concluse le scuole lavorò per un anno come manovale edile, in un’epoca in cui gran parte del materiale veniva portato a mano. “Mi dicevano: Sergio adesso porti su una bella scorta di mattoni, poi, mentre ti riposi, prepari una betoniera di calce, la porti su e torni a riposare mentre porti su altri mattoni. Dopo 6 giorni con questi ritmi la tregua domenicale volava via in un lampo. Era un lavoro faticoso ma, in osservanza del detto “impara l’arte e mettila da parte”, ho memorizzato il processo di costruzione di una casa, cosa che in seguito mi è tornata molto utile”.
Raggiunta la maggiore età, Sergio fu assunto come elettricista all’Assa di Susa, all’epoca in grande espansione. Destreggiandosi tra lavoro giornaliero e studi serali, nel giro di un anno gli fu affidata la responsabilità della parte elettrica del reparto forni e fonderia automatica. Poi venne il tempo del servizio di leva e la successiva assunzione in Ferrovia, inizialmente come elettricista e poi per 35 anni alla guida dei treni.
“In quegli anni il petrolio costava poco, e per di più ci prospettavano un futuro radioso all’insegna dell’energia nucleare pulita, sicura e con spesa irrisoria. Ma con la stessa energia si producevano bombe”.
Fu a Calais, guardando la distesa di camini di scarico delle navi in sosta, che emettevano fumo e polveri in quantità, che Sergio prese la sua decisione. “Realizzai che, se non avessimo fatto nulla, saremmo stati perduti. Bisognava passare all’azione, per non essere responsabili di un sistema che produceva un simile inquinamento”.
La cucina ad induzione, la pompa di calore per il riscaldamento e raffrescamento, il frantoio delle olive del suo uliveto, l’auto. Tutto, a casa Enrietta, è alimentato dal sole. “Godo di tutti i comfort necessari, ho scelto di costruire la casa in cui vivo seguendo determinati criteri e lo garantisco: la casa solare è possibile”.
Oltre alla regola basilare venausina dei 3 barùn (mucchi), “uno di sabbia, uno di pietre e uno di legna (tutti e tre “grandi come una casa”)”, nel costruire un’abitazione è fondamentale scegliere una buona esposizione. “Osservando la valle dall’alto si nota, oltre alla quantità di terreno agricolo andato perduto, che le costruzioni più recenti non hanno tenuto in alcun conto l’orientamento delle falde dei tetti, scelta che rende in molti casi difficile lo sviluppo dell’energia solare”.
Quando Sergio ha costruito la sua casa, a partire dal 2011, ha scelto un luogo soleggiato ed un orientamento a sud, e si è inoltre impegnato a realizzare il massimo possibile di risparmio energetico: i muri hanno coefficiente di trasmittanza 0,16 e le vetrate, triple, coefficiente 0,6, per avere un isolamento quasi totale: “Anche con -10 gradi esterni si sta “spalle al vetro” senza avvertire il freddo”.
Ciò non vuol dire che la casa non respiri: il ricambio d’aria è perennemente garantito da un tubo del diametro di 20 centimetri, che conduce il flusso d’aria proveniente dall’esterno alle bocchette dislocate in ogni stanza, fino al camino sul tetto. La circolazione avviene per via naturale, grazie alle differenze di temperatura, ma una ventola in bagno ed una in cucina incrementano la velocità di ricircolo quando è necessario. Il tubo è inoltre interrato per una quarantina di metri, per recuperare qualche grado in inverno e rinfrescare gli ambienti in estate.
L’acqua sanitaria e il riscaldamento a pavimento provengono da 6 mq di collettori solari sotto vuoto, posti ai piedi dell’edificio. “Il posizionamento della mia abitazione, su un terreno terrazzato, facilita questo scambio energetico: avendo collocato i collettori in basso l’acqua calda sale e la fredda scende. Quando il tempo è nuvoloso, se è necessario posso ricorrere alla stufa a legna che ho posto al centro dell’abitazione, per garantire confort in tutta la casa.
Oppure posso scaldare l’acqua utilizzando l’energia elettrica immagazzinata ed attivare il climatizzatore con pompa di calore: svanisce il fascino della fiamma ma così facendo riduco ulteriormente sia le emissioni che i consumi di legna (molto bassi, non più di 10 quintali all’anno, che ricavo dalla gestione del territorio circostante)”.
Il sogno di autosufficienza energetica si è così avverato, e nel frattempo Sergio ha anche trovato il tempo di mettere a dimora sul terreno circostante circa 600 ulivi di 60 varietà diverse, dando vita all’Oliveto sperimentale alpino Roceja Attiva.
Certo, se il tempo rimane nuvoloso più del previsto possono esserci dei problemi di scarsità di energia, che tra il 2020 e l’inizio del nuovo anno sono stati limitati ad alcuni giorni tra il 15 dicembre e il 15 gennaio. “In questi casi si può attingere dalla rete. Oppure nel mio caso, che dalla rete sono scollegato, occorre fare un po’ di astinenza. Ma non si pensi ad eccessive privazioni, tutto è facilmente gestibile, basta ridurre gli sprechi e dare il giusto valore alla propria vita”.
Lavare i piatti a mano o rimandare il bucato in lavatrice non è certo un dramma di fronte ai numerosi vantaggi ottenuti, sia economici che di rispetto ambientale. “In fondo – conclude Sergio – da bambino passavo 3-4 mesi in montagna con le mucche ed una sola lucerna, e mai ho sentito la mancanza dell’energia. Anzi, sono i miei ricordi più belli”.
Agli scettici garantiamo comunque che a casa di Sergio il cellulare, il pc e gli elettrodomestici sono carichi e funzionanti. Grazie esclusivamente al sole, che ogni giorno offre alla sua abitazione un pieno di energia. Un gran regalo, che troppo spesso in molti sottovalutiamo.

Fonte:
https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/scienza-e-ambiente/una-casa-100-solare-si-puo-fare-e-sulla-montagna-borgonese-funziona?utm_source=Laboratorio+Valsusa&utm_campaign=3246c36d07-EMAIL_CAMPAIGN_66_COPY_01&utm_medium=email&utm_term=0_f299782983-3246c36d07-221789918