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Bonus TV e decoder: nuovi fondi dal MISE

Il Ministero dello sviluppo informa della conclusione in tutta Italia delle operazioni di riorganizzazione delle frequenze televisive per la liberazione della banda 700 MHZ, che ha comportato per i cittadini la risintonizzazione dei canali tv e del termine della prima fase del passaggio alla Nuova Tv digitale.
Per ridurre al minimo i disagi, il Ministero ha stanziato 319 milioni di euro per incentivare l’acquisto di decoder o di una nuova tv con la rottamazione di televisori non abilitati alle nuove tecnologie.
I cittadini di età pari o superiore ai 70 anni, con un trattamento pensionistico annuale non superiore a 20.000 euro, possono richiedere un decoder gratuito che riceveranno direttamente a casa attraverso la convenzione tra Mise e Poste Italiane.
E’ stata inoltre promossa una capillare campagna di comunicazione e informazione istituzionale sui media, accompagnata da una continua collaborazione sia con gli operatori e gli stakeholder del settore sia con le regioni e i comuni coinvolti dalla riorganizzazione delle frequenze.
L’ultima fase del percorso verso la Nuova Tv digitale è prevista a partire da gennaio 2023, quando verrà adottato lo standard di trasmissione digitale terrestre di seconda generazione DVB-T2 con codifica HEVC Main 10.
Pertanto, i cittadini che avranno necessità di cambiare il televisore o di acquistare il decoder potranno continuare a richiedere, entro il 31 dicembre 2022 (o fino all’esaurimento delle risorse), i bonus messi a disposizione dal Ministero.

Piemonte: comprare casa in un albergo

Un po’ casa un po’ albergo ma con i comfort degli hotel e la possibilità di guadagnare: prende il via in Piemonte la rivoluzione del condhotel, la formula che consente agli albergatori di trasformare alcune camere in abitazioni residenziali fisse e di metterle a reddito dividendo i profitti con altri privati.
«Mettiamo a disposizione delle aziende un altro strumento che va nella direzione della libertà di impresa per rafforzare la competitività del settore della ricezione che ha bisogno di diversificare il mercato favorendo anche gli scambi immobiliari» hanno sottolineato il Presidente della Regione Alberto Cirio e l’assessore alla Cultura, Turismo e Commercio, Vittoria Poggio.
Con la riforma introdotta dalla Regione, alcune porzioni dei complessi alberghieri potranno essere acquistate dai privati con i quali il proprietario potrà dividere l’incasso degli affitti in caso di utilizzo a fini ricettivi, o essere cedute per uso residenziale.
«Uno strumento importante per le imprese del settore che consente di rispondere alle richieste dei consumatori – dichiarano il presidente di Federalberghi Piemonte Alessandro Comoletti e di Federalberghi Torino Fabio Borio – Più scelta per i clienti, più opportunità per chi vuole investire, senza rinunciare ai vantaggi ed ai servizi tipici del pernottamento in albergo».
«Un ottimo strumento per la categoria che rilancia il settore anche grazie a investimenti privati – ha dichiarato il Coordinatore Assohotel Confesercenti Piemonte Luca Amato –. Con questa misura, inoltre, anche gli alberghi potranno offrire nuove opportunità ricettive, andando in contro alle esigenze dei turisti».
La formula del Condhotel che in questi anni ha preso piede soprattutto nei centri a forte vocazione turistica, è un ibrido fra la camera d’albergo e una propria abitazione. Il privato potrà, infatti, comprare un appartamento che fisicamente si trova all’interno di un complesso ricettivo con il vantaggio di poterlo utilizzare come casa anche solo in determinati periodi, o in alternativa essere gestita come se fosse una qualunque delle sue stanze di hotel per poi divide gli incassi con il nuovo proprietario.
Quest’ultimo sarà sgravato di ogni incombenza perché delegherà all’amministratore della proprietà tutto quanto concerne la gestione, i costi condominiali e la manutenzione. Le strutture alienabili dovranno avere un minimo di tre stelle e non potrà essere ceduto più del 40% della superfice dell’hotel.

Andrea Costa – Ufficio di comunicazione Assessore alla Cultura Turismo Commercio Vittoria Poggio

Transizione ecologica, lanciato il “Patto del Nord Ovest”

Un patto tra Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria per lavorare in sinergia su alcuni temi fondamentali, pilastri della transizione ecologica, come rifiuti, fonti di energia rinnovabile, siccità e idrogeno. Quattro componenti fondamentali non solo per affrontare le criticità del presente ma anche, e soprattutto, quelle del futuro.
È quanto è stato lanciato nel corso dei lavori del convegno “Servizi pubblici locali e politiche interregionali di sviluppo” organizzato da Confservizi Piemonte e Valle d’Aosta, sulla base della constatazione che le tre Regioni hanno la necessità di creare un ecosistema tale per cui il nord ovest possa diventare un territorio autonomo e virtuoso sia sotto il profilo dell’economia circolare sia sotto quello della promozione delle fonti di energia rinnovabile. E che dunque lavorino in collaborazione per mettere a frutto accordi e strategie comuni.
Il patto di collaborazione si tradurrà in un protocollo che sarà sottoscritto, oltre che dalle tre Regioni, anche da importanti centri di ricerca.
«In un momento storico particolare, contraddistinto da confusione e litigiosità – commenta l’assessore all’Ambiente di Regione Piemonte, Matteo Marnati – credo sia fondamentale stringere alleanze per rispondere a problematiche importanti con un gioco di squadra».
«Le sfide che viviamo e che dovremo vincere nei prossimi anni – ha sottolineato Erik Lavévaz, presidente della Regione Valle d’Aosta – richiedono sforzi comuni e sinergie più ampie. Le 3 Regioni devono saper lavorare insieme, e meglio, anche in questi settori così importanti per il nostro futuro prossimo».
«Questo accordo – spiega l’assessore all’Ambiente della Regione Liguria Giacomo Giampedrone –amplia e rafforza la già ampia collaborazione tra le regioni del Nord ovest: temi di straordinaria importanza come cambiamento climatico, sostenibilità ambientale e della transizione ecologica richiedono strategie comuni di ampio respiro, come pure il tema della gestione dei rifiuti, su cui stiamo lavorando per dare risposte in tempi rapidi ai territori».

Fonte: Comunicato Stampa Regione Piemonte

Un italiano su quattro guadagna meno del reddito di cittadinanza

Il presidente dell’INPS, Pasquale Tridico, ha presentato alla Camera il XXI rapporto annuale sulle prestazioni erogate dall’Istituto. Lo scenario che ne è emerso è sconcertante. Un lavoratore su quattro, ovvero il 23 per cento dei lavoratori, ha una retribuzione inferiore a quella prevista dal reddito di cittadinanza. Riceve infatti meno di 780 euro al mese. Una retribuzione che non permette di vivere dignitosamente. L’eccessiva flessibilità, inoltre, spesso diventa precarietà o insufficienza di ore lavorate per mese.
Come si legge nella relazione, un riordino della disciplina contrattuale al fianco dell’introduzione di un minimo salariale legale produrrebbe una limitazione delle disuguaglianze evidenziate. Inoltre, sarebbe più facile per l’Istituto effettuare i controlli sul rispetto dei minimi contributivi.
La direttiva dell’Unione Europea sul salario minimo si muove proprio in questa direzione e promuove l’ampliamento della copertura della contrattazione collettiva.
Una eventuale implementazione della legge introdurrebbe un minimo salariale di 9 euro lordi orari, buona parte dei lavoratori poveri guadagna un cifra inferiore.
Dall’analisi emerge che, dopo le forme contrattuali, il fattore che maggiormente spiega i differenziali nel rischio di bassa retribuzione è il settore produttivo. Ad esempio, se si osservano le retribuzioni annuali si considera come lavoratori poveri il 64 per cento del personale di alberghi e ristoranti e solamente il 5 per cento dei lavoratori del settore finanziario.
Sarebbe opportuno intervenire a sostegno dei redditi, soprattutto quelli medio bassi. Sostanzialmente, per riprendere la conclusione del presidente INPS, c’è bisogno di più lavoro e che questo sia meglio retribuito.

Paperone sceglie la Liguria per comprare la casa di lusso

La Liguria è la seconda regione più amata dai “Paperoni” per comprare case di lusso. Un mercato che vede adesso l’arrivo di arabi, cinesi, giapponesi, australiani, canadesi e indiani che sostituiscono i russi, i cui acquisti sono crollati a partire dal settembre 2021 e si sono definitivamente bloccati a causa della guerra in Ucraina.
E’ quanto emerge dall’Osservatorio 2022 sugli immobili di lusso redatto da Luxforsale: portale che si occupa della promozione di immobili di pregio, fondato a Sanremo. L’indagine si basa su dati raccolti dal primo aprile 2021 al 31 marzo 2022: un periodo emblematico dal punto di vista dei cambiamenti sociali, dovuti alla pandemia da Covid-19 prima e alla guerra russo-ucraina dopo.
L’Osservatorio analizza 4.471 immobili il cui valore di vendita supera i 500 mila euro (ma in molti casi si parla di oltre 10 milioni), inseriti da operatori di tutto il mondo.
Sanremo, in particolare, è la città che richiama il maggior interesse da parte dei ‘Paperoni’, in particolare stranieri, seguita da Alassio. In Liguria sono 568 gli immobili di lusso, di cui 282 sulla costa. La città che ne conta di più, in tutto il territorio regionale, è Alassio (96). Seguono Sanremo (81) e Sarzana (72).
“Sono proprio le vicende politiche di Mosca a offrire il primo input interessante – afferma Claudio Citzia, ceo e head founder di Luxforsale -. I visitatori russi sono in netto calo rispetto al 2020, con una percentuale dello 0,44% rispetto al 3,29% dello scorso report. Questo dato evidenzia come gli oligarchi e i grandi imprenditori della nazione russa stiano soffrendo sia le sanzioni”.
“Da settembre 2021 – sottolinea Citzia – abbiamo notato un crollo nella richiesta di immobili di lusso da parte dei russi e, contemporaneamente, un’esplosione della domanda da parte di milionari ucraini”. Parallelamente al crollo dei russi, sono aumentati i visitatori e i potenziali acquirenti da altre regioni, in primis da Paesi arabi, Cina e Giappone. Ma anche da Australia, Canada e India: Paesi che costituiscono una novità nel mondo dell’immobiliare di lusso.

Fonte: Agenzia Ansa

L’inquinamento indoor costa 180 euro a famiglia

I costi sanitari legati all’inquinamento indoor costano a ogni famiglia italiana 180 euro ogni anno. È uno dei dati emersi nel corso del congresso nazionale Isde Medici per l’Ambiente, che si è svolto nei giorni scorsi a Sansepolcro (AR).
“Un recente studio dell’EPHA (European Public Health Alliance) ha cercato di stimare qual è il danno legato all’inquinamento dell’aria indoor, dovuto quindi al riscaldamento e alla cottura cibi con stufe e caldaie a petrolio e combustibili solidi come carbone o biomassa”, ha spiegato Maria Grazia Petronio, responsabile del Consiglio Nazionale delle Regioni di Isde Italia. “Tutto ciò costa a ogni famiglia italiana 180 euro all’anno di spesa sanitaria; nell’Unione Europea a 27, con il Regno Unito, i costi sono ammontati a 29 miliardi di euro, lo 0,2% del Pil. La maggior parte dei costi si riferisce alle emissioni dirette dentro l’abitazione. Per esempio, i bambini che vivono in casa con stufa una a gas hanno un 42% in più di avere l’asma”.

Fonte: Agenzia Ansa

Caro-prezzi e paura Covid, niente ferie per 12 milioni di italiani

L’aumento dei prezzi potrebbe compromettere parte della stagione estiva 2022. Secondo l’indagine commissionata da Facile.it a EMG Different (su un campione di 1.000 risposte rappresentativo della popolazione italiana dai 18 ai 74 anni), il 10,7% dei rispondenti, pari a circa 4,7 milioni di italiani, ha detto che quest’anno non si concederà una vacanza proprio a causa del rincaro dei beni, mentre circa 3,7 milioni, pur di non rinunciare al viaggio, hanno scelto di ridimensionarlo. Oltre a coloro che non partiranno per il rincaro dei prezzi registrato negli ultimi mesi, quasi il 6,1% di coloro che rimarranno a casa ha detto che lo farà per paura di contrarre il Covid durante le ferie e il 2,8% per il timore di trovarsi bloccato da un nuovo lockdown. Sommando queste e le altre diverse ragioni indicate dal campione intervistato come motivo principale per non fare le valigie, saranno complessivamente, circa 11,9 milioni gli italiani che rinunceranno alle ferie. Anziché rinunciare a partire per, seppur legittime, paure, molti italiani (4,1 milioni) stanno valutando di sottoscrivere, o lo hanno già fatto, una polizza assicurativa. Tra questi, il 62,6% ha dichiarato di volersi tutelare in caso di cancellazione della vacanza per malattia, Covid incluso, o (30,6%) a causa di un nuovo lockdown (sebbene questa casistica rimanga attualmente scoperta dalle polizze viaggio). Guardando agli italiani che quest’anno si concederanno un viaggio (in totale 17,4 milioni di individui) emerge che, in media, le vacanze dureranno 14 giorni. I mesi preferiti per partire sono agosto (49%) e luglio (42,4%) anche se 1 rispondente su 4 godrà di almeno una parte delle ferie già a giugno (25,6%). Sebbene il Bel Paese resti la meta preferita dai nostri connazionali, con la fine delle restrizioni Covid molti torneranno a spostarsi all’estero; secondo l’indagine il 17,7% dei rispondenti, pari a circa 3,1 milioni di individui, quest’anno trascorrerà le ferie fuori dai confini nazionali.

Enea: coltivare verdure tra le pareti domestiche

Coltivare verdure in casa grazie ad un nuovo sistema semplice, sostenibile, low-cost e senza uso di pesticidi, che prevede illuminazione di precisione, ventilazione mirata e uso minimo d’acqua. Lo stanno sperimentando i ricercatori ENEA, impegnati in attività del settore della coltivazione non convenzionale presso i laboratori della Divisione Biotecnologie e Agroindustria.
Il punto di forza del dispositivo, che si presenta come un semplice scaffale mobile di dimensioni adatte ad alloggiare la piante da coltivare, è costituito da un sistema di illuminazione sviluppato da Becar Srl, azienda del gruppo Beghelli leader nel settore, in collaborazione con ENEA nell’ambito del progetto PON ISAAC finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico, e basato su LED che forniscono alle piante luce nello spettro utile alla fotosintesi e con intensità adeguate a far crescere le piante sane.
Questo sistema di illuminazione di ultima generazione, abbinato alla ventilazione mirata ai fabbisogni delle piante e all’utilizzo di substrati convenzionali (terreno, terriccio, compost), permette di compiere in ambienti domestici un ciclo completo di produzione di verdure. I primi esperimenti hanno riguardato un ciclo completo di Zafferano e si stanno conducendo prove anche per Lattuga e Pomodoro.
“Il sistema è un vero e proprio downgrade del Microcosmo, il primo simulatore di campo hi-tech destinato alla ricerca scientifica mai realizzato in Italia per la coltivazione di piante al chiuso e in ambienti estremi brevettato da ENEA e Fos S.p.A. e commercializzato dalla start-up Piano Green”, spiega Luigi d’Aquino, ricercatore ENEA del Laboratorio Bioprodotti e Bioprocessi. “Rispetto a Microcosmo – aggiunge – questo dispositivo è più semplice ed economico da gestire, consente di coltivare al chiuso anche in ambienti domestici con buone rese produttive, consentendo anche al singolo cittadino di diventare produttore senza dover necessariamente avere particolari competenze o sostenere costi proibitivi”.

Enea: in crescita i consumi di energia e le emissioni di CO2

Consumi di energia ancora in crescita nel I trimestre 2022 (+2,5%), in aumento per il 5° trimestre consecutivo, sebbene ancora inferiori ai livelli pre-pandemia. In crescita anche le emissioni di CO2 (+8% circa) per il maggior utilizzo di fonti fossili (+7% circa) dovuto alla contrazione dell’import di energia elettrica (-20,5%) e delle rinnovabili elettriche (-9,5%), penalizzate dal crollo dell’idroelettrico (-40%) non compensato dall’incremento di eolico e solare (+11%). È quanto emerge dall’Analisi trimestrale del sistema energetico italiano dell’ENEA che evidenzia anche una nuova diminuzione (-29% sul trimestre precedente) dell’indice ENEA-ISPRED che misura l’andamento della transizione energetica sulla base di prezzi, emissioni di CO2 e sicurezza degli approvvigionamenti.

Emissioni CO2
“Il balzo delle emissioni di anidride carbonica e i prezzi record dell’energia hanno fortemente penalizzato l’ISPRED”, spiega Francesco Gracceva, il ricercatore ENEA che coordina l’Analisi. “A questi livelli, per rispettare i nuovi obiettivi europei Fit for 55 (riduzione al 2030 del 55% delle emissioni nette dell’UE rispetto al 1990) sarà necessario un taglio di oltre 100 milioni di tonnellate di CO2 nei prossimi otto anni”.
Dall’Analisi emerge che il forte aumento di emissioni di CO2 è riconducibile per circa il 40% a terziario, trasporti e residenziale e per il 60% a industrie energivore, raffinerie e, in particolar modo, alla produzione di energia elettrica da carbone che ha determinato un incremento tendenziale delle emissioni di oltre il 25%, la variazione più marcata degli ultimi 20 anni. Buona parte della ripresa della domanda del I trimestre 2022, infatti, è legata al forte aumento dei consumi di carbone (+0,4 Mtep, pari a +25%), tornati nella generazione elettrica quasi ai livelli pre-covid, e di petrolio (+1,6 Mtep, pari a +14%), mentre il gas naturale segna un modesto +1% (+0,2 Mtep).

I consumi
I consumi sono comunque cresciuti meno del PIL per effetto del calo della produzione industriale, dell’inverno mite, ma anche dei prezzi record che hanno contribuito a frenare la domanda (in particolare quella di gas negli usi diretti: -8% nell’industria, -2% nel civile). “Tuttavia la forte ripresa dei volumi di traffico di passeggeri e merci su strada, tornati ai livelli pre-pandemia , porta a stimare una crescita dei consumi di energia ben superiore al 2% anche nel secondo trimestre, con una previsione di oltre il 2% per tutta la prima metà dell’anno. Si tratta di valori maggiori a quelli registrati nell’Eurozona, dove l’incremento trimestrale è stato di poco superiore all’1%, un trend che prosegue dallo scorso anno anche per le emissioni”, sottolinea Gracceva.

Elettricità
Sul fronte dell’elettricità, il prezzo medio di borsa del I trimestre 2022 ha superato i 250 €/MWh (oltre quattro volte i valori di un anno fa) e, nonostante la leggera contrazione prevista nel II trimestre, la media del I semestre resterà ampiamente al di sopra dei 200 €/MWh, il doppio della media 2021. È inoltre tornato a salire il differenziale tra il prezzo italiano e quello delle altre principali borse europee: rispetto alla borsa tedesca la differenza assoluta non era mai stata tanto elevata (quasi 70 €/MWh), mentre la differenza percentuale si avvicina al 40%, quasi il doppio di un anno fa. Nonostante gli interventi del Governo abbiano attenuato l’impatto sui consumatori, i prezzi hanno raggiunto nuovi record storici nel trimestre (+55% per le famiglie, +40% per le imprese ) e nei primi quattro mesi dell’anno risultano in aumento più marcato che negli altri paesi UE.

Gas naturale
Anche nel caso del gas naturale i prezzi al consumo si sono attestati nel I trimestre su nuovi massimi storici: 1,4 €/m3 per i consumatori, un valore quasi doppio rispetto a un anno fa; inoltre, nonostante il leggero calo nel II trimestre (e gli interventi governativi), per i primi sei mesi dell’anno si prevede un incremento di oltre il 60% rispetto ai massimi raggiunti nella prima metà 2019. Per quanto riguarda le imprese meno energivore, il prezzo si è attestato nel trimestre a circa 1 €/m3, un valore triplo rispetto allo stesso periodo 2021. Secondo le stime più aggiornate per i primi sei mesi del 2022, anche per il gas è previsto un aumento superiore alla media Ue per tutte le fasce di consumo.

Sicurezza energetica
Infine, sul lato sicurezza energetica si segnala come l’obiettivo di affrancarsi rapidamente dal gas russo abbia già avuto alcuni effetti di rilievo in Italia: nei primi cinque mesi del 2022, infatti, la quota delle importazioni di gas dalla Russia sul totale è scesa in media sotto il 24% (rispetto a circa il 40% nello stesso periodo 2021, con un calo del 41%), con punte al di sotto del 20% in aprile e maggio e superata anche dalla quota del gas algerino (31%).

Fonte: Comunicato Stampa Enea

In Italia un milione di ascensori, nasce il Consorzio per la sicurezza

È il sabato la giornata ‘nera’ per gli ascensori, il giorno in cui è più probabile rimanerci bloccati dentro, almeno secondo le statistiche dei Vigili del Fuoco illustrate a Palermo durante l’evento “Insieme per” promosso da “Consorzio per l’Italia”, organismo no profit al quale aderiscono già 120 imprese del settore che gestiscono circa 100 mila impianti.
Con quasi un milione di impianti l’Italia è il secondo Paese al mondo dopo la Cina per numero di ascensori, che rappresentano un vero e proprio sistema di trasporti da 100 milioni di corse al giorno e 10 milioni di utilizzatori. L’idea del Consorzio, che si riunisce per la prima volta, è quella di garantire un livello di sicurezza sempre maggiore per il vetusto parco ascensori italiano e per costruire un sistema virtuoso attorno a questo sistema del trasporto verticale.
“Il tema della sicurezza – afferma Salvo Nasca, presidente di Consorzio per l’Italia – è una priorità e la sua tutela è un valore fondante di Consorzio per l’Italia. L’ascensore è uno dei pochi mezzi di trasporto totalmente privi di conducente e completamente automatizzati. I nostri presupposti sono che l’ascensore deve essere presidiato continuativamente, giorno e notte, all’interno del condominio e che effettua un vero e proprio trasporto di persone e cose, per questo le aziende devono essere equiparate a quelle del settore trasporti”.
Secondo i risultati della ricerca presentata oggi gli orari della giornata più critici nei quali le persone rimangono bloccate in ascensore sono soprattutto fra le 18 e le 19 (8,4% degli interventi dei Vigili del Fuoco) e fino alle 20 (8,1%). Si è registrata un’impennata di interventi dal 2014 al 2015 (+ 19,8%, da 17.128 a 20.521) e dopo una lieve discesa nel 2016 (a 19.628) l’incremento è stato costante. Prevedibile il calo del 2020, in coincidenza con il lockdown: – 25% e 17.469 interventi. La causa principale riscontrata per il blocco degli ascensori è di gran lunga il funzionamento difettoso di impianti o dei macchinari (25,8%) e nel 25,5% degli interventi totali c’erano sempre persone bloccate dentro l’impianto.

FONTE: Agenzia Ansa