Per la prima volta dal 2020, il fotovoltaico italiano rallenta. Al 31 dicembre 2025 risultano connessi 2.092.088 impianti per una potenza complessiva di 43,5 GW, secondo le elaborazioni di ITALIA SOLARE sui dati Gaudì di Terna. Una cifra imponente, che però racconta un sistema energetico entrato in una fase di assestamento: la nuova potenza installata nell’anno si ferma a 6,4 GW, il 5% in meno rispetto al 2024. Un arretramento che non si vedeva dal 2013, al netto dell’eccezione pandemica.
A pesare è soprattutto il brusco rallentamento del settore residenziale, sceso del 32%, e del comparto commerciale e industriale, in calo del 26%. A compensare solo in parte è la corsa degli impianti di grande taglia, cresciuti del 15% grazie all’entrata in esercizio di numerosi progetti autorizzati negli anni precedenti. Anche il numero di nuovi impianti installati si riduce sensibilmente: 213.200 nel 2025, contro i quasi 284 mila dell’anno precedente.
“Questi numeri si traducono in un impatto negativo su famiglie e imprese, che saranno meno resilienti alle fluttuazioni dei prezzi dell’energia. Meno benessere, meno competitività”, osserva Paolo Rocco Viscontini, presidente di ITALIA SOLARE. “La crescita dei grandi impianti è positiva, ma con il passaggio dal PUN ai PZ i benefici ricadranno soprattutto sulle regioni del Sud, dove queste installazioni si concentrano”.
Il quadro territoriale conferma infatti una geografia energetica sempre più polarizzata. Le grandi regioni del Nord frenano: Lombardia (-19%), Emilia‑Romagna (-10%), Veneto (-7%) e Piemonte (-5%) pagano politiche regionali restrittive che limitano le installazioni a terra, mentre anche residenziale e C&I arretrano. Nel Centro Italia spiccano i cali di Lazio (-39%), Umbria (-32%) e Toscana (-11%), mentre crescono Marche, Abruzzo e Sardegna. Il Sud, al contrario, accelera: la Sicilia vola con un +81% (430 MW in più), seguita da Basilicata (+31%), Puglia (+24%) e Calabria (+21%).
Il quarto trimestre del 2025 segna comunque un’accelerazione, con 2,4 GW connessi grazie soprattutto ai grandi impianti sopra 1 MW, sempre più protagonisti del mercato. Il segmento residenziale, invece, sembra essersi stabilizzato su livelli più bassi, esaurita l’onda lunga del Superbonus.
Guardando al 2026, le prospettive restano incerte. Da un lato, l’esito delle aste FER X lascia prevedere un’ulteriore crescita dei grandi impianti; dall’altro, l’ipotesi di un nuovo taglio retroattivo alle tariffe del Conto Energia – il terzo – rischia di frenare gli investimenti. “Il fotovoltaico conviene, anche senza incentivi”, ricorda Viscontini. “Ma servono politiche che facilitino l’accesso al credito: famiglie e imprese hanno bisogno di strumenti per anticipare la spesa, non di ulteriori ostacoli”.