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Riscaldamenti verso lo stop: quando si spegneranno i termosifoni nel 2026

Con l’arrivo della primavera, puntuale come ogni anno, torna la domanda che milioni di famiglie si pongono: quando si spegne il riscaldamento. Nel 2026 il calendario non riserva sorprese, ma conoscere le scadenze è fondamentale per evitare sprechi, rispettare le regole comunali e gestire al meglio i consumi domestici. Le date, infatti, non sono uguali per tutti: dipendono dalla zona climatica in cui si vive, un sistema nazionale che divide l’Italia in sei fasce, dalla A alla F, in base ai “gradi-giorno”, l’indice che misura quanto freddo fa in un territorio durante l’anno.

Nelle aree più miti, come le isole e il Sud costiero, i termosifoni si spengono già a metà marzo. A Lampedusa, Porto Empedocle e in diversi comuni della Sicilia meridionale, lo stop è fissato al 15 marzo 2026. Poco dopo, il 31 marzo, tocca alle città della zona B, come Palermo, Reggio Calabria, Crotone e Agrigento, e alla zona C, che comprende centri come Napoli, Bari, Cagliari, Lecce e Salerno.

Il cuore della Penisola entra in scena a metà aprile. Roma, Firenze, Genova, Ancona, Viterbo e Pescara – tutte in zona D – dovranno chiudere le valvole entro il 15 aprile, anche se non mancano eccezioni: la Capitale, ad esempio, ha anticipato lo spegnimento al 7 aprile 2026. Stessa scadenza per la zona E, che abbraccia gran parte del Centro-Nord, da Milano a Torino, da Bologna a Verona, passando per Padova, Bergamo, Bolzano, Parma, Venezia, Perugia e L’Aquila.

Poi ci sono i territori dove il freddo non concede tregua. Le zone F – Trento, Cuneo, Belluno e le aree alpine – non hanno limiti: qui il riscaldamento può essere acceso e spento liberamente, senza vincoli di calendario.

Il sistema delle zone climatiche nasce proprio per bilanciare comfort e risparmio energetico, adattando i periodi di accensione alle reali esigenze del territorio. Le fasce A e B coprono le aree più miti del Sud, le C e D quelle dal clima temperato, mentre la E raccoglie la maggior parte delle città del Nord e del Centro. La F, infine, è riservata ai comuni montani più freddi.

Per chi vive in un condominio con impianto centralizzato, la data di spegnimento segue il calendario della zona climatica, ma la decisione finale spetta all’amministratore o all’assemblea. In genere si rispettano le scadenze di legge, salvo ondate di freddo che possono giustificare una proroga. Gli orari giornalieri di accensione possono essere modulati, purché restino entro i limiti previsti. Nei condomìni con contabilizzazione del calore, ogni inquilino può regolare i propri consumi, ma non anticipare la chiusura dell’impianto comune.

Chi invece dispone di un riscaldamento autonomo ha maggiore libertà: può spegnere quando preferisce, pur restando entro il periodo generale di accensione stabilito dalla normativa.

In un Paese che attraversa climi diversissimi nel giro di poche centinaia di chilometri, il calendario dello spegnimento dei termosifoni è un piccolo ma significativo rito collettivo. Un passaggio che segna l’arrivo della bella stagione e ricorda quanto sia importante gestire l’energia con attenzione, senza rinunciare al comfort.

Picchetto blinda l’Italia sull’energia

L’Italia si prepara a navigare una delle fasi più delicate degli ultimi anni sul fronte energetico, mentre le tensioni in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz agitano i mercati globali.

Davanti alla Camera, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin ha tracciato una linea netta: il Paese non corre rischi immediati e dispone di strumenti solidi per proteggere famiglie e imprese da eventuali scossoni. Le scorte nazionali sono già al 46,8%, ben oltre la media europea, e la diversificazione delle rotte di approvvigionamento continua a rappresentare un vantaggio competitivo.

Il Governo, ha spiegato il Ministro, ha attivato un sistema di vigilanza serrato per evitare che la crisi internazionale si trasformi in un’occasione di speculazione. Mister Prezzi è stato potenziato lungo tutta la filiera, mentre la Guardia di Finanza è pronta a intervenire con un piano operativo dedicato. A questo si aggiunge la nuova unità di vigilanza energetica istituita da Arera, incaricata di monitorare in tempo reale l’andamento dei prezzi di gas ed elettricità. Sul fronte fiscale, intanto, Mef e Mimit stanno valutando l’attivazione delle accise mobili, rese più flessibili dalle norme del 2023, mentre a Bruxelles l’Italia chiede una revisione temporanea del sistema ETS per attenuare la volatilità del mercato del carbonio.

Il 2025 ha segnato un punto di svolta per le rinnovabili, che hanno coperto il 41% della domanda nazionale grazie a un incremento record di 7.200 MW. La potenza installata ha superato gli 83.500 MW, con un fotovoltaico in continua ascesa e un eolico in crescita costante. Pichetto ha rivendicato il superamento del target quinquennale e ha annunciato un’accelerazione sulle semplificazioni amministrative: i decreti 190/2024 e 178/2025 esenteranno molte tipologie di impianti dalle valutazioni ambientali, mentre la “saturazione virtuale” renderà più fluida la gestione delle richieste di connessione alla rete. Un passaggio cruciale, considerando i 1.756 progetti attualmente in istruttoria.

Accanto alla spinta sulle rinnovabili, il Governo punta anche a rafforzare la produzione nazionale di gas. L’efficientamento delle concessioni e la riorganizzazione normativa seguita all’annullamento del PITESAI hanno riportato l’estrazione a 3,3 miliardi di metri cubi nel 2025. Con il nuovo meccanismo di gas release, si prevede un ulteriore incremento di 600 milioni di metri cubi l’anno, destinati alle imprese a prezzi calmierati grazie all’obbligo per gli aggregatori di trasferire integralmente i benefici economici ai clienti finali. Restano in vigore, tuttavia, i limiti per i nuovi idrocarburi liquidi e la fascia di rispetto marina a 9 miglia.

Sul fronte del GNL, Pichetto ha ridimensionato i timori legati al Qatar, che pesa per meno del 10% sulla domanda italiana. L’Energy Union Task Force ha confermato l’assenza di rischi immediati, mentre il 13 marzo si riunirà il Comitato Tecnico di Emergenza e Monitoraggio per pianificare la nuova stagione di riempimento degli stoccaggi. Guardando più lontano, il Ministro ha ribadito l’adesione dell’Italia all’impegno globale per triplicare la capacità nucleare entro il 2050, puntando su tecnologie di nuova generazione e Small Modular Reactors. Un tassello che, nelle intenzioni del Governo, dovrà contribuire a un mix energetico più sicuro, competitivo e pienamente decarbonizzato.

Gas, la bolletta che spaventa: come difendersi dai rincari senza rinunciare al comfort

L’impennata dei costi delle materie prime ha trasformato la bolletta del gas in una delle principali preoccupazioni degli ultimi mesi. In molte case si è iniziato a fare i conti con abitudini, impianti e consumi, alla ricerca di un equilibrio possibile tra comfort e risparmio. Per capire da dove partire, occorre innanzitutto osservare il fabbisogno energetico familiare: non tutte le abitazioni consumano allo stesso modo, e non tutte le famiglie hanno le stesse esigenze. Il numero di persone incide, ma non in modo proporzionale, perché alcuni consumi vengono condivisi; le abitudini quotidiane pesano ancora di più, soprattutto se si trascorre molto tempo in casa. Anche la scelta della tariffa – a consumo o a canone fisso – può fare la differenza, motivo per cui affidarsi a un consulente energetico resta spesso la via più sicura.

A influire in modo decisivo è però l’età dell’impianto di riscaldamento. Le abitazioni più datate, con infissi poco performanti e caldaie non recenti, disperdono calore e costringono a consumare di più. In questi casi la manutenzione ordinaria non è solo un obbligo di legge, ma un vero alleato del risparmio: sostituire componenti usurate, controllare il corretto funzionamento e chiedere al tecnico come ottimizzare le impostazioni della caldaia può evitare sprechi e guasti costosi.

Un aiuto prezioso arriva anche dalle valvole termostatiche, piccoli dispositivi che permettono di regolare la temperatura stanza per stanza. Sono particolarmente utili quando si trascorrono periodi fuori casa: chiudere i termosifoni nelle stanze inutilizzate o spegnerli del tutto durante un’assenza prolungata evita consumi inutili e riduce l’importo finale della bolletta.

Poi ci sono gli infissi, spesso sottovalutati ma determinanti. Quando sono vecchi o danneggiati, lasciano entrare aria fredda e fanno uscire quella calda, rendendo vano il lavoro dell’impianto di riscaldamento. La sostituzione può sembrare un investimento oneroso, ma gli incentivi fiscali – che in alcuni casi permettono di recuperare fino al 110% della spesa – trasformano l’intervento in un’opportunità concreta di risparmio a lungo termine.
Infine, per chi vive in edifici di nuova costruzione o sta pianificando una ristrutturazione, le energie rinnovabili rappresentano una strada sempre più percorsa. Molti progettisti stanno abbandonando gli impianti a gas in favore di soluzioni completamente elettriche, integrate con pannelli fotovoltaici o sistemi di accumulo. Anche se l’energia elettrica ha subito rincari, produrne una parte in autonomia riduce la dipendenza dalla rete e, in alcuni casi, consente perfino di immettere l’energia in eccesso nel sistema.

In un contesto in cui i costi energetici sembrano destinati a rimanere elevati, la vera arma a disposizione dei consumatori è la consapevolezza: conoscere i propri consumi, intervenire sugli impianti e sfruttare le tecnologie disponibili permette di trasformare la bolletta del gas da minaccia inevitabile a voce di spesa finalmente sotto controllo.

Lavori in quota, sicurezza al passo coi tempi: aggiornata la norma UNI EN 813

È ufficiale: la norma UNI EN 813 è stata aggiornata. Pubblicata nella sua nuova versione, la norma europea che disciplina le cinture con cosciali per trattenuta, posizionamento e lavori su fune segna un passo avanti decisivo nella tutela degli operatori impegnati in attività in quota. L’aggiornamento, curato dalle commissioni tecniche “Sicurezza”, “Dispositivi di protezione contro le cadute dall’alto” e “Dispositivi di protezione individuale”, sostituisce la precedente edizione del 2008, introducendo criteri più stringenti e metodi di prova più rigorosi.

La UNI EN 813:2024 si applica a quei dispositivi che, pur non essendo progettati per arrestare una caduta libera, sono fondamentali per garantire la stabilità dell’operatore durante lavori in sospensione o in posizionamento, come nel caso di interventi su funi, impalcature o strutture verticali. Il focus è sul punto di attacco basso, elemento cruciale per assicurare l’equilibrio e prevenire movimenti laterali pericolosi. L’obiettivo è chiaro: aumentare la protezione reale e continua degli addetti, riducendo al minimo i margini di rischio.

Ergonomia, materiali e test: cosa prevede la nuova norma

La nuova UNI EN 813 non si limita a definire i requisiti minimi: entra nel dettaglio tecnico, stabilendo standard precisi per ogni componente delle cinture con cosciali. Tra i criteri fondamentali figurano l’ergonomia – per garantire comfort e libertà di movimento – la qualità dei materiali, la progettazione dei punti di attacco e la resistenza delle parti soggette a carico. Particolare attenzione è riservata alla costruzione e alla regolazione degli elementi di allacciatura, che devono assicurare una vestibilità sicura e personalizzabile.

Non meno importanti sono i metodi di prova: la norma impone test di resistenza dinamica, statica e alla corrosione, per verificare che i dispositivi mantengano le loro prestazioni anche in condizioni estreme. Obbligatorie anche la marcatura CE e le istruzioni dettagliate del fabbricante, strumenti essenziali per un uso consapevole e conforme. Le cinture con cosciali trovano applicazione in numerosi settori ad alto rischio, dall’edilizia alla manutenzione industriale, fino al montaggio di strutture temporanee, dove la caduta da oltre cinque metri è un pericolo concreto e quotidiano.

DPI e formazione: la sicurezza è un sistema, non un accessorio

Ma la norma UNI EN 813 non basta da sola. Come ricorda il Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs. 81/2008), la protezione dei lavoratori passa anche – e soprattutto – dalla formazione. I dispositivi di protezione individuale (DPI) devono essere utilizzati correttamente, e per farlo è necessario che i lavoratori siano adeguatamente istruiti. I datori di lavoro hanno l’obbligo di garantire corsi specifici, aggiornamenti periodici e procedure operative chiare, affinché ogni operatore sappia come indossare, regolare e controllare i propri dispositivi.

La nuova UNI EN 813 si inserisce in questo quadro come uno strumento tecnico di riferimento, ma la sua efficacia dipende dall’integrazione con una cultura della sicurezza diffusa e condivisa. Solo un approccio sistemico – che unisca dispositivi certificati, formazione continua e responsabilità organizzativa – può davvero ridurre gli incidenti nei lavori in quota. In un settore dove l’errore può costare la vita, ogni dettaglio conta. E ogni aggiornamento normativo, come quello appena pubblicato, è un passo in più verso un ambiente di lavoro più sicuro, moderno e consapevole.

L’onda lunga della guerra fa impennare l’energia: per le imprese italiane una stangata da 10 miliardi

La crisi in Medio Oriente non si combatte solo sul terreno militare: le sue onde d’urto stanno già arrivando nelle bollette delle imprese italiane. Secondo le nuove stime dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, l’escalation contro l’Iran iniziata a fine febbraio potrebbe tradursi, nel 2026, in un conto energetico più salato di quasi 10 miliardi di euro. Una cifra che, se confermata, riporterebbe la spesa complessiva per luce e gas a 82,6 miliardi, con un balzo del 13,5% rispetto al 2025. Un colpo pesante per un sistema produttivo che da anni cammina su un equilibrio sempre più fragile.

Il mercato ha reagito con immediatezza. Alla vigilia dell’operazione militare congiunta, il gas viaggiava intorno ai 32 euro al megawattora e l’elettricità a 107,5. Nel giro di pochi giorni, complice l’incertezza sulle rotte energetiche globali, le quotazioni sono schizzate a 55,2 euro per il gas e oltre 165 per l’elettricità. Un’impennata che non ha raggiunto i picchi del 2022, quando il gas superò i 300 euro, ma che basta a riaccendere timori e tensioni.

Il Medio Oriente resta un crocevia decisivo per l’approvvigionamento globale e ogni scossa geopolitica si riflette quasi in tempo reale sui prezzi. La variabile più inquietante è lo Stretto di Hormuz: un eventuale blocco del traffico energetico avrebbe effetti immediati su carburanti, noli marittimi e inflazione, aprendo la strada a un nuovo shock energetico.

L’impatto, però, non sarebbe uniforme lungo la penisola. Le regioni più industrializzate pagherebbero il prezzo più alto. La Lombardia guiderebbe la classifica degli aumenti con oltre 2,29 miliardi di spesa aggiuntiva, seguita da Emilia-Romagna (1,16 miliardi), Veneto (1,12), Piemonte (879 milioni) e Toscana (670). Una mappa che ricalca fedelmente la geografia produttiva del Paese: dove si concentra l’industria, più forte è la vulnerabilità ai rincari.

A soffrire sarebbero soprattutto i settori energivori. La metallurgia, con acciaierie e fonderie, è tra i comparti più esposti alle oscillazioni dell’elettricità, ma non è sola. Alimentare, chimica, turismo, ristorazione, commercio, servizi come lavanderie e saloni di bellezza, trasporti e logistica: tutti rischiano contraccolpi significativi. Sul fronte del gas, la lista dei comparti sensibili comprende trasformazione alimentare, tessile e abbigliamento, carta, plastica, ceramica, macchinari e apparecchiature industriali.

Il rincaro minaccia anche i distretti industriali, cuore pulsante dell’export italiano. Dal distretto delle piastrelle di Sassuolo al vetro di Murano, dal tessile di Biella al cartario di Lucca, dalla calzetteria di Castel Goffredo alla filiera dei salumi di Parma e dell’Alto Adige, fino ai poli siderurgici e chimici di Taranto, Brindisi, Salerno e Sarroch: tutti sistemi produttivi ad alta intensità energetica, che rischiano di vedere erosa la propria competitività internazionale.

Per la Cgia, la risposta deve muoversi su più piani. A livello europeo, accelerare il disaccoppiamento tra prezzo del gas ed elettricità è considerato un passaggio cruciale per ridurre la volatilità delle bollette. Sul fronte nazionale, il governo potrebbe ricorrere a misure temporanee già sperimentate nel 2022: bonus sociali, taglio dell’Iva, azzeramento degli oneri di sistema. Ma il nodo strutturale resta irrisolto: in Italia il costo finale dell’energia continua a essere più alto della media europea, appesantito da imposte e accise che gravano soprattutto su artigiani, negozi e piccole imprese.

Tra le soluzioni possibili, la Cgia indica anche gli acquisti aggregati tramite consorzi e i contratti di lungo periodo, strumenti che permetterebbero alle Pmi di schermarsi dalla volatilità dei mercati all’ingrosso. Perché se la crisi in Medio Oriente dovesse protrarsi, il rischio è che i rincari non restino un fenomeno temporaneo, ma diventino una nuova normalità con cui il sistema produttivo italiano dovrà fare i conti.

Milleproroghe, quattro anni in più per cantieri e autorizzazioni: la maxi‑estensione che ridisegna i tempi dell’edilizia

Il Milleproroghe cambia ancora una volta il calendario dell’edilizia italiana. Con un emendamento approvato alla Camera, i termini per avviare e concludere i lavori legati a permessi di costruire, SCIA, autorizzazioni paesaggistiche e atti ambientali vengono estesi fino a un massimo complessivo di 48 mesi. Una finestra temporale senza precedenti, che si applicherà a tutti i titoli rilasciati o formatisi entro il 31 dicembre 2025, ampliando in modo significativo la platea degli interventi che potranno beneficiare del differimento.

La misura arriva in un contesto in cui il settore continua a fare i conti con rincari dei materiali, difficoltà nella filiera delle forniture e rallentamenti operativi che negli ultimi anni hanno messo a rischio la tenuta di molti cantieri. L’obiettivo è chiaro: evitare la decadenza dei titoli, dare respiro a professionisti e imprese, alleggerire il carico degli uffici tecnici comunali e garantire una maggiore stabilità nella programmazione degli interventi.

Dalle prime misure emergenziali ai 48 mesi: l’evoluzione della norma
Il percorso che porta all’attuale estensione nasce nel 2022, con il Decreto “Ucraina”, quando per la prima volta il legislatore intervenne per evitare che l’impennata dei costi e i ritardi nei cantieri facessero scadere i titoli edilizi. Da allora, la proroga ha continuato ad allungarsi: prima 12 mesi, poi 24 con il Milleproroghe 2023, quindi 30 con il Decreto Energia e infine 36 mesi per i titoli formati entro il 2024.
Con il Milleproroghe 2026 si compie un ulteriore salto: il differimento arriva a 48 mesi e la soglia temporale dei titoli interessati si sposta al 31 dicembre 2025. Una scelta che, di fatto, estende la validità di un numero molto più ampio di permessi e autorizzazioni, incidendo direttamente sulla pianificazione dei cantieri dei prossimi anni.

Permessi di costruire: proroga su richiesta e compatibilità urbanistica
Per i permessi di costruire, la proroga non è automatica: il titolare deve comunicarla prima della scadenza dei termini. Resta inoltre un paletto fondamentale: il titolo non deve essere in contrasto con nuovi strumenti urbanistici o con sopravvenuti vincoli paesaggistici e culturali. Una verifica che diventa cruciale per evitare sorprese, soprattutto nei territori in cui i piani urbanistici sono in fase di revisione.

SCIA, autorizzazioni paesaggistiche e atti ambientali: l’estensione è generalizzata
Il differimento a 48 mesi non riguarda solo i permessi di costruire. La proroga si applica anche alle SCIA, ai provvedimenti paesaggistici e alle autorizzazioni ambientali previste dalla normativa di settore. E vale sia per i titoli originari sia per quelli che avevano già beneficiato di precedenti proroghe, comprese quelle concesse durante la pandemia o per cause sopravvenute non imputabili al titolare.

Lottizzazioni e piani attuativi: validità prolungata
L’emendamento interviene anche sugli strumenti urbanistici attuativi, prorogando di 48 mesi la validità delle convenzioni di lottizzazione, i termini di inizio e fine lavori in esse previsti e quelli dei piani attuativi collegati. Anche qui, la condizione resta la stessa: gli atti devono essersi formati entro il 31 dicembre 2025 e non devono essere sopraggiunti vincoli incompatibili.

Effetti pratici: meno burocrazia, più margine operativo
Sul piano operativo, la proroga riduce il rischio di dover ripresentare istanze per interventi già autorizzati, con un duplice effetto: meno burocrazia per i privati e meno pressione sugli uffici comunali. La norma non modifica il regime ordinario previsto dal Testo Unico dell’Edilizia, ma introduce una flessibilità temporanea che avrà un impatto concreto sulla gestione dei cantieri, soprattutto quelli più complessi o soggetti a rallentamenti.

In un settore che negli ultimi anni ha dovuto navigare tra incertezze e rincari, i 48 mesi del Milleproroghe rappresentano una boccata d’ossigeno. Una parentesi normativa che, pur temporanea, ridisegna i tempi dell’edilizia italiana e offre un margine di manovra più ampio per portare a termine gli interventi già programmati.

L’Italia sotto pressione energetica: scatta la vigilanza speciale. E per le famiglie è una stangata da 650 euro

L’Italia si prepara a fronteggiare una nuova ondata di turbolenze energetiche generate dall’instabilità in Medio Oriente. E lo fa alzando il livello di guardia: l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) ha varato l’Unità di Vigilanza Energetica, un organismo che controllerà due volte al giorno l’andamento dei prezzi di gas ed elettricità, pubblicando i dati in tempo reale alla chiusura delle borse energetiche.
Un’operazione trasparenza che arriva mentre il Governo si dice pronto a colpire duramente eventuali speculazioni. La premier Giorgia Meloni, intervenuta a Rtl 102.5, ha promesso che “verrà fatto tutto il possibile per non darla vinta alla speculazione”, spingendosi a ipotizzare un aumento delle tasse per le aziende che dovessero approfittare della crisi, con l’obiettivo di destinare i proventi al taglio delle bollette.

Rincari in arrivo: +650 euro a famiglia
Se sul fronte degli approvvigionamenti ARERA rassicura — stoccaggi in linea con le medie stagionali e flussi di GNL regolari almeno fino ad aprile — il quadro economico per i cittadini è tutt’altro che sereno.
Secondo Federconsumatori, l’effetto combinato dei rialzi energetici e dei carburanti potrebbe costare alle famiglie italiane circa 650 euro in più all’anno. Nel dettaglio, l’aumento stimato ammonterebbe a 186,64 euro per i carburanti, 114 euro sulla bolletta elettrica e 349 euro su quella del gas. Un impatto che rischia di erodere ulteriormente il potere d’acquisto, già messo alla prova dall’inflazione.

Consumatori sul piede di guerra
Le associazioni chiedono interventi immediati: taglio delle accise, rimodulazione dell’Iva sui beni essenziali, fondi contro la povertà energetica e alimentare.
“Domani rivendicheremo misure concrete affinché gli annunci si traducano in azioni reali”, ha dichiarato Michele Carrus, presidente di Federconsumatori.
Anche Udicon e Codacons invocano una stretta contro le pratiche scorrette: vendite telefoniche aggressive, modifiche unilaterali dei contratti, rincari non giustificati. ARERA ricorda che i contratti a prezzo fisso non possono essere peggiorati dal fornitore, come stabilito dal decreto legislativo n. 3/2026.

Il fronte politico: Meloni punta su ETS e rinnovabili
La premier rilancia inoltre la battaglia sullo scorporo del costo degli ETS dal prezzo delle rinnovabili, definendolo un passaggio “urgente” da portare al prossimo Consiglio europeo.
Un tema che trova eco anche tra gli operatori del settore: un consorzio di 12 grandi produttori indipendenti — tra cui Absolute Energy, Sonnedix e Matrix Renewables — ha pubblicato un appello sui principali quotidiani. La critica è netta: il Decreto Bollette non affronta la radice del problema, ovvero la dipendenza dai combustibili fossili.
Gli Independent Power Producers chiedono un calendario certo per le aste, PPA accessibili alle PMI, una revisione del meccanismo ETS e un’accelerazione su accumuli e rinnovabili per stabilizzare i prezzi nel lungo periodo.

Accisa mobile: l’arma (forse) pronta all’uso
Tra le ipotesi sul tavolo torna la “accisa mobile”, prevista dal decreto n. 5/2023: un meccanismo che permetterebbe di usare l’extra-gettito Iva generato dai rincari per abbassare le imposte sui carburanti. Una soluzione apprezzata dall’Unione Nazionale Consumatori, anche se il presidente Massimiliano Dona avverte: “Bisogna spegnere subito la miccia dei rialzi energetici prima che la reazione a catena diventi incontrollabile”.

Sud travolto dal maltempo, il Governo apre il paracadute: maxi stop a tasse e bollette, indennizzi fino a 3mila euro

Il ciclone Harry ha lasciato dietro di sé un Sud ferito, con interi territori di Sicilia, Sardegna e Calabria messi in ginocchio da piogge torrenziali, frane e allagamenti. La risposta del Governo è arrivata in tempi rapidi: un decreto-legge da un miliardo di euro che prova a tamponare l’emergenza e a garantire ossigeno immediato a famiglie, imprese e lavoratori. L’obiettivo è duplice: sostenere la ricostruzione e impedire che il tessuto economico locale crolli sotto il peso dei danni.

Il cuore del provvedimento è la sospensione di tasse e contributi, una boccata d’aria che scatterà retroattivamente dal 18 gennaio e resterà in vigore fino al 30 aprile 2026. Nessuna sanzione, nessun interesse: solo tempo, quello necessario per rialzarsi dopo settimane di paralisi forzata. Una misura pensata per chi ha subito danni diretti o ha dovuto interrompere la propria attività, con l’intento di preservare liquidità in un momento in cui ogni euro può fare la differenza.

Sul fronte del lavoro, il decreto costruisce un sistema di tutele che prova a non lasciare indietro nessuno. I dipendenti che hanno visto sospendere il proprio impiego potranno contare sull’intervento dell’INPS, che garantirà un’integrazione pari all’80% della retribuzione fino al 31 maggio 2026. Una rete di sicurezza che vuole evitare che l’emergenza climatica si trasformi in un’emergenza sociale.

Per autonomi e professionisti, spesso i più esposti quando l’attività si ferma da un giorno all’altro, è previsto un contributo di 500 euro ogni 15 giorni di inattività, fino a un massimo di 3.000 euro. Un aiuto una tantum che non risolve tutto, ma riconosce il peso dei costi fissi che continuano a correre anche quando il lavoro si ferma. La misura attinge ai 400 milioni già stanziati per il biennio 2026 2027, segno che il Governo guarda oltre l’immediato e prepara una gestione più lunga dell’emergenza.

A completare il quadro interviene anche ARERA, che ha disposto la sospensione per sei mesi delle bollette di luce, acqua, gas e rifiuti. Lo stop riguarda tutte le fatture con scadenza dal 18 gennaio 2026 e blocca anche le procedure di distacco per morosità, comprese quelle avviate prima della calamità. Per accedere al beneficio, basterà presentare richiesta al proprio fornitore entro il 30 aprile 2026, utilizzando il modulo messo a disposizione online.

Il decreto, nel suo complesso, è un primo passo in una ricostruzione che si annuncia lunga e complessa. La scelta di blindare risorse fino al 2027 indica la consapevolezza che l’emergenza non si esaurirà con il ritorno del sole. La sfida ora sarà trasformare questi interventi in un percorso stabile, capace di restituire sicurezza economica a territori che, ancora una volta, hanno pagato il prezzo più alto alla furia del clima.

ENEA crea il gemello digitale del supercalcolatore: così l’HPC diventa più verde e intelligente

Nel cuore del Centro Ricerche ENEA di Portici, alle porte di Napoli, è nato un cervello digitale che replica in tutto e per tutto uno dei sistemi di calcolo più potenti d’Italia. Si chiama “gemello digitale” ed è la nuova frontiera dell’innovazione tecnologica applicata all’High Performance Computing (HPC). ENEA ha infatti sviluppato una copia virtuale dell’intera infrastruttura del proprio data center, incluso il supercalcolatore CRESCO, capace di eseguire milioni di miliardi di operazioni al secondo. L’obiettivo? Monitorare in tempo reale la macchina fisica, prevedere anomalie, simulare scenari di guasto e, soprattutto, ridurre drasticamente i consumi energetici.

Il progetto, presentato in conferenze internazionali e pubblicato sulla rivista dell’Association for Computing Machinery, è parte del più ampio programma PNRR “Rome Technopole”. Ma la sua portata va ben oltre i confini accademici: si tratta di un modello che potrebbe rivoluzionare la gestione dei data center, oggi responsabili del 3% del consumo energetico globale, con previsioni che parlano di un balzo fino al 21% entro il 2030.

Il sistema sviluppato da ENEA, in collaborazione con la start-up Trakti, integra quattro tecnologie d’avanguardia: il digital twin, che consente di simulare e ottimizzare in tempo reale parametri come raffreddamento, carichi di lavoro e consumi; la blockchain, per garantire tracciabilità e sicurezza dei dati; i token, che rappresentano le risorse digitali del centro (potenza di calcolo, memoria, energia) e ne permettono una gestione dinamica; e infine gli smart legal contract, contratti digitali registrati su blockchain che regolano automaticamente l’uso delle risorse.

“Il nostro gemello digitale è in grado di prevedere guasti, ottimizzare le risorse e ridurre i consumi, registrando ogni operazione su blockchain per garantire trasparenza e affidabilità”, spiega Marta Chinnici, matematica del Laboratorio ENEA di Infrastrutture per il calcolo scientifico. “Abbiamo già ottenuto un incremento del 40% nella visibilità dei costi legati alle risorse condivise, un risultato che apre la strada a una gestione più consapevole e sostenibile”.

Il supercalcolatore CRESCO è al centro di ricerche cruciali: dalle previsioni sul cambiamento climatico alla simulazione di materiali innovativi, dall’ottimizzazione delle reti elettriche alla fusione nucleare. E ora, grazie al suo alter ego digitale, potrà operare in modo ancora più efficiente, resiliente e rispettoso dell’ambiente.

In un mondo sempre più affamato di potenza di calcolo, la sfida non è solo tecnologica, ma anche ambientale. E il gemello digitale di ENEA potrebbe diventare il modello da seguire per un futuro in cui l’intelligenza artificiale non solo pensa, ma risparmia.

Colf e badanti, nel 2026 scattano i nuovi minimi: aumenti in busta paga e adeguamento al costo della vita

Il 2026 porta con sé un nuovo adeguamento salariale per colf, badanti e assistenti familiari. La Commissione nazionale prevista dal CCNL del lavoro domestico ha infatti definito i minimi retributivi aggiornati, recepiti dal Ministero del Lavoro e validi dal 1° gennaio 2026.

L’adeguamento annuale, come previsto dal contratto collettivo, si basa sulla variazione del costo della vita rilevata dall’ISTAT al 30 novembre dell’anno precedente. Per il 2026 l’indice registra un incremento dell’1 per cento, che viene applicato integralmente sia alle retribuzioni sia ai valori convenzionali di vitto e alloggio.

Si tratta di un aggiornamento atteso, che interessa un settore cruciale per il welfare familiare italiano: secondo le stime delle associazioni di categoria, il lavoro domestico coinvolge oltre 2 milioni di lavoratori, di cui circa il 70% impiegati nell’assistenza a persone anziane o non autosufficienti. Un comparto che continua a crescere, anche per effetto dell’invecchiamento della popolazione e della crescente domanda di assistenza continuativa.

Come cambiano le retribuzioni: livelli e tipologie di rapporto
I nuovi minimi seguono la tradizionale articolazione del CCNL, che distingue:
– livelli di inquadramento: dal livello A (collaboratori senza esperienza) al livello DS (assistenti altamente specializzati);
– tipologie di rapporto: conviventi, non conviventi, part‑time, assistenza notturna.
L’aumento, seppur contenuto, incide in modo diverso a seconda del profilo professionale e della modalità di lavoro.

Esempi di incremento
– Colf ad ore – livello B – L’aumento è pari a 0,13 euro l’ora, con la paga minima che passa da 6,88 a 7,01 euro.
– Badante convivente per persona non autosufficiente – livello CS – L’incremento mensile è di 55,98 euro, con la retribuzione minima che sale da 1.137,86 a 1.193,84 euro.
Anche i valori di vitto e alloggio, utilizzati per i rapporti di convivenza e per il calcolo di ferie e permessi, vengono adeguati dell’1 per cento.

Un settore in trasformazione
L’aggiornamento dei minimi retributivi si inserisce in un contesto di forte evoluzione del lavoro domestico. Negli ultimi anni:
– è aumentata la richiesta di assistenti familiari qualificati, soprattutto per l’assistenza a lungo termine;
– cresce il ricorso a contratti regolari, anche grazie agli incentivi fiscali e ai controlli più stringenti;
– si discute di una possibile riforma complessiva del settore, per garantire maggiore tutela sia alle famiglie sia ai lavoratori.
L’adeguamento 2026, pur modesto, rappresenta un segnale di continuità nella tutela del potere d’acquisto di una categoria spesso invisibile ma essenziale per l’equilibrio sociale del Paese.