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Nel mondo spopola la “smart elevator mania”

Al giorno d’oggi essere smart significa essere tecnologici, ma non solo. La cosiddetta “smart addiction” viene valutata in base alla capacità di rimanere al passo con i tempi e, considerando la velocità e l’immediatezza con cui cambia la realtà circostante, è una tendenza che riguarda ogni ambito operativo. Dallo sport alla medicina, dalla finanza fino alla moda, non mancano riferimenti diretti ma, secondo una serie di ricerche condotte da Espresso Communication, uno dei settori più coinvolti dalla smart revolution è quello edilizio.

Entrando più nel dettaglio, al di là di piattaforme capaci di realizzare progetti futuristici con la realtà virtuale e droni utili a monitorare i singoli lavoratori in cantiere, emerge un altro elemento rilevante che si sta prendendo la scena, ovvero l’ascensore.

Le prime conferme in merito giungono dalle recenti stime di Research and Markets, secondo cui il mercato globale degli smart elevator, vale a dire gli ascensori di ultima generazione, supererà i 25 miliardi di dollari di fatturato nel corso dell’anno corrente.

Ma non è tutto perché, entro i prossimi sei anni, si prevede che i ricavi sfioreranno i 47 miliardi con una crescita media annuale composta dell’11%.

Ora una domanda sorge spontanea: quali saranno i Paesi maggiormente coinvolti dalla “smart elevator mania”? Senza dubbio le Americhe, definite come la vera e propria capitale del business elevator centered, ma non solo. La crescente richiesta di edifici sempre più all’avanguardia e soprattutto sostenibili ha spinto l’Australia e i paesi asiatici, in particolar modo Corea del Sud e Thailandia oltre alla Cina, ad aprire le porte di casa al progresso in lassi di tempo relativamente brevi.

E l’Europa? Sempre secondo Research and Markets le grandi potenze del Vecchio Continente hanno come obiettivo primario quello di ridurre le emissioni di carbonio e per farlo si affideranno sempre più a tecnologie di ultima generazione come, appunto, gli ascensori intelligenti.

Si confermano su questa lunghezza d’onda esempi virtuosi come la Spagna, che stando a Iberian Press risulta uno dei Paesi con più ascensori in assoluto, e l’Italia, la quale vanta circa un milione di ascensori in esercizio.

Ecco, di seguito, le quattro principali tendenze che caratterizzeranno il futuro degli smart elevator secondo gli esperti del settore:
● Touchless Call: integrando lo smartphone con l’ascensore, è possibile chiamare l’impianto con immediatezza e comodità senza limiti, garantendo così anche un miglior people flow all’interno delle singole strutture.
● IoT Technology: grazie al collegamento al cloud e all’intelligenza artificiale, è possibile anticipare eventuali anomalie ed effettuare con precisione ogni attività di manutenzione preventiva.
● Destination Control System: questo sistema ottimizza il flusso di persone assegnando i passeggeri a determinati ascensori in base alla loro destinazione evitando assembramenti.
● Green Efficiency: l’obiettivo “zero carbon emissions” passa da ascensori sostenibili, resi tali attraverso azionamenti rigenerativi e materiali a basso impatto ambientale.

Comunicato stampa

Boom per il mercato degli ascensori domestici: previsto un fatturato vicino a quota 15 miliardi di dollari entro il 2030

“Questa è la vera natura della casa: il luogo della pace; il rifugio non soltanto dal torto, ma anche da ogni paura, dubbio e discordia”: con queste parole il noto restauratore britannico del 1800 John Ruskin dà una definizione di “casa”.

Al giorno d’oggi, oltre a calore e famiglia, la casa riporta alla mente anche i concetti di sostenibilità e tecnologia. Quest’ultima può prendere forma in diversi modi: televisori di ultima generazione, pannelli solari amici dell’ambiente e persino device che permettono di controllare da remoto ogni ambiente.

E non è tutto poiché, secondo una serie di ricerche effettuate sulle principali testate di settore da Espresso Communication per KONE – realtà leader nel settore di ascensori, tappeti e scale mobili – le innovazioni che non potranno mancare nella “smart home” sono i sistemi di mobilità. Conferme in merito giungono da un recente report elaborato da LinkedIn, secondo cui il mercato dei cosiddetti “home elevator” sfiorerà i 15 miliardi di dollari di ricavi entro il 2030, registrando anche una crescita media annuale composta (CAGR) superiore al 5%.

A livello prettamente geografico, il Nord America sarà la vera e propria capitale dell’asset. Restando sulla stessa lunghezza d’onda, Asia e Oceania, in vista dei prossimi anni, emergeranno in qualità di mercati in grande crescita grazie alle attività e alle iniziative di rinnovamento messe a terra da paesi come Singapore, India, Corea del Sud e Giappone.

Anche in Europa, con l’innalzarsi dell’età media della popolazione, sono sempre più diffuse soluzioni che aiutano anziani e persone con disabilità a muoversi in autonomia e sicurezza all’interno della propria casa.

Ulteriori dettagli sul tema provengono da KONE e nello specifico da Lara Pollifrone, Accessibility Manager di KONE Italy & Iberica: “La nostra missione non è semplicemente fornire soluzioni per collegare i piani all’interno degli edifici, ma ci impegniamo per portare le città e le case in una nuova era, dove sostenibilità e tecnologia sono protagoniste assolute. Per garantire a tutti la libertà di movimento all’interno della propria abitazione, abbiamo sviluppato KONE Motus, ovvero una linea di miniascensori e montascale. Queste soluzioni sono pensate per garantire non solo l’accessibilità, ma anche il comfort domestico, la semplicità d’utilizzo e un servizio attento alle esigenze e ai bisogni del singolo individuo in ogni ambiente. Benché l’ascensore sia lo strumento più che valido per abbattere le barriere architettoniche, miniascensori e montascale diventano alleati preziosi laddove non sia possibile installare un elevatore. Nel nostro Paese su questo fronte abbiamo ancora molto da fare. Basti pensare che l’Italia nel 2023 è stata esclusa dalla lista stilata da Class CNBC dei Paesi più accessibili. Al fine di scalare posizioni e abbandonare questo trend negativo, dobbiamo cambiare marcia in fase di progettazione delle città e, di conseguenza, anche delle singole abitazioni”.

Fanno seguito alle parole di Lara Pollifrone ulteriori indicazioni in merito alle principali tendenze che caratterizzano il presente e, allo stesso tempo, il futuro degli ascensori domestici. In primis, ci sono fattori come la sostenibilità e l’efficienza energetica perché gli “home elevator of the future” dovranno essere il più possibile amici dell’ambiente. Un esempio tra tutti è il miniascensore Armonico Elettrico che, grazie al sistema di trazione ad alta tecnologia, garantisce consumi energetici ridotti e non necessita di olio. Inoltre, il display smart permette di monitorare in tempo reale l’energia generata dall’impianto durante il suo utilizzo, nonché il livello di carica delle batterie.

Eventi climatici: solo il 16% degli italiani considera al sicuro la propria casa

Il cambiamento climatico e gli eventi estremi sembrano aver aumentato il livello di attenzione degli italiani. Pensando alla propria casa, solo il 16% la ritiene al sicuro e non percepisce questo tipo di rischio. Otto su dieci (82%) al contrario si dicono più sensibili di quanto non fossero anche solo pochi anni fa e di questi più della metà, il 42%, si dice fortemente preoccupato che con l’intensificarsi dei fenomeni la propria abitazione possa subire danni anche molto rilevanti nel prossimo futuro.

Lo rileva l’ultima ricerca dell’Osservatorio Sara Assicurazioni.

Questa preoccupazione nel corso degli ultimi anni ha persino spinto un italiano su tre (32%) a pensare di trasferirsi in una zona più sicura, anche se, dice il 20%, la sensazione generale è che ormai questi eventi possano capitare ovunque e non ci siano aree che possano dirsi a rischio zero.

Il nostro Paese è infatti particolarmente esposto ai fenomeni calamitosi. Secondo l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), il 94% dei comuni italiani è a potenziale rischio di frane, alluvioni ed erosione costiera. Lo scorso anno, inoltre, come sottolinea l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, in Italia si sono registrati 16.307 terremoti, uno ogni 30 minuti, in linea col 2022.

Per ridurre questi rischi e le loro conseguenze su persone, beni e abitazioni, secondo gli italiani sono in primo luogo necessari interventi per la messa in sicurezza del territorio e il contenimento del rischio idrogeologico (40%). Occorrerebbe inoltre migliorare la sicurezza degli edifici esistenti (33%) e investire in tecnologia (23%), soprattutto in funzione preventiva, ad esempio attraverso sensori di allerta.

Per ridurre ulteriormente gli effetti di questi fenomeni, il 60% degli italiani oggi valuterebbe di assicurare la propria casa contro un 40% di restii. Se le ragioni del “no” sono soprattutto legate alla poca conoscenza di questo tipo di polizze (27%) e alla presenza di altre spese da sostenere (21%), a spingere sei connazionali su dieci verso questa possibilità sono invece la volontà di tutelarsi economicamente in caso di danni e la maggior sensibilità dichiarata a questi rischi.

“La maggior frequenza e intensità degli eventi naturali rappresenta un serio fattore di rischio per il Paese – dichiara Marco Brachini, Direttore Marketing, Brand e Customer Relationship di Sara Assicurazioni – “Una polizza assicurativa sulla casa attraverso le opportune garanzie permette di tutelarsi dai danni prodotti dai fenomeni naturali riducendo l’impatto sul proprio patrimonio”.

Badanti e lavoro domestico, disattesa la svolta per contrastare il nero

Poche luci e tante ombre: il recente Decreto legislativo in attuazione della Legge Delega 33 del 23 marzo 2023 «Deleghe al governo in materia di politiche in favore delle persone anziane» tradisce gran parte degli impegni contenuti nella Legge Delega e finisce per deludere le aspettative delle associazioni di categoria che tutelano il lavoro domestico. A rilevarlo è Fidaldo, la Federazione Italiana dai Datori di lavoro domestico, settore che in Italia conta circa un milione di assistenti familiari.

L’articolo 38 del Decreto – quello che riguarda il tema del lavoro domestico e, in particolare, l’assistenza familiare – di fatto non entra nel merito dell’operatività di quello che doveva essere un primo passo importante nella direzione di una vera riforma del lavoro privato di cura. «Siamo rimasti delusi su diversi fronti, a cominciare dalla revisione dell’Indennità di accompagnamento per il contrasto al mercato nero nel settore – sottolinea l’avv. Alfredo Savia, presidente di Fidaldo -. La misura doveva essere estesa e potenziata, mentre di fatto si è voluto restringere il numero di beneficiari della nuova sperimentazione e rispetto alle aspettative iniziali e la nuova Indennità riguarda ora circa 30mila persone anziane ultra 80enni con alto bisogno assistenziale e basse disponibilità economiche. Anche il tema della fiscalità è sparito rispetto alle intenzioni iniziali: sul fronte del riordino e della rimodulazione delle agevolazioni contributive e fiscali non vi è, purtroppo, alcuna novità».

Qualche passo avanti, invece, per la definizione degli standard formativi degli assistenti familiari impegnati nel supporto e nell’assistenza delle persone anziane nel loro domicilio. Non si tratta però ancora di uno sviluppo sostanziale: la previsione dell’articolo 38 è infatti quella di un rimando ad un atto successivo per la definizione di percorsi e standard formativi omogenei a livello nazionale attraverso l’adozione di Linee Guide alle quali le Regioni possono fare riferimento per la definizione delle competenze degli assistenti familiari. «Stupisce – prosegue Savia – l’aleatorietà di questa previsione non vincolante per le Regioni che potrebbero disattendere le Linee Guida, così come il fatto che il Decreto non contenga alcun riferimento a standard e competenze minime da garantire nei percorsi regionali».

Per Fidaldo, quindi, la portata dei cambiamenti annunciati dalla Legge 33/2023 in tema di lavoro domestico è stata fortemente ridimensionata nel decreto legislativo e l’Italia continua ad avere bisogno di una vera riforma dell’assistenza agli anziani non autosufficienti in grado di trasformare anche il supporto che gli enti pubblici dedicano oggi al settore domestico. «Sarà interessante monitorare come le Regioni si attiveranno per la messa a terra delle direttive ad oggi previste dal decreto – conclude Savia -. Come Fidaldo ci occuperemo di questo monitoraggio attraverso l’Atlante, la mappa interattiva online che raccoglie tutte le misure e i provvedimenti regionali e locali varati a favore di famiglie datrici di lavoro domestico».

Comunicato stampa

Morosità incolpevole, fondo sociale dell’Atc Piemonte Nord

Proseguirà fino al prossimo 30 aprile la raccolta delle domande per accedere al Fondo sociale 2023. Il Fondo Sociale è il contributo economico che la Regione Piemonte mette a disposizione degli inquilini per coprire parzialmente i canoni e le bollette non pagate incolpevolmente. L’altra quota è a carico del Comune di residenza. Il sostegno viene erogato l’anno successivo a quello in cui viene effettuata la richiesta.

Dagli uffici di Atc Piemonte Nord ricordano che per richiedere il Fondo sociale, oltre a essere regolari assegnatari di una casa popolare Atc, occorrono alcuni requisiti. Tra questi, avere un indicatore Isee emesso nel 2024 non superiore a 7.086,94€ e aver pagato entro il 29 marzo 2024 le bollette dell’anno precedente per un importo pari almeno al 14% del reddito percepito nel 2022 e, comunque, non inferiore a 480 euro, anche in caso di reddito zero.

La quota minima può essere pagata entro marzo utilizzando gli avvisi di pagamento PagoPA allegati alle bollette mensili, o tramite bonifico bancario.

“Questi ultimi anni di pandemia, emergenza economica, caro bollette e inflazione, non sono stati facili per chi si trovava già in una situazione di fragilità”, scrive in una nota il presidente dell’Atc Piemonte Nord, Marco Marchioni. “Invito, pertanto, tutti i nostri inquilini che pensano di averne diritto a prenotarsi e presentare la domanda di Fondo sociale così da poter evitare, accertata la situazione di morosità incolpevole, l’avvio della procedura di decadenza”, conclude la nota.

Comunicato stampa

Arera, uno “scontrino” per le bollette di luce e gas

All’interno delle bollette di luce e gas, probabilmente troveremo presto una sorta di “scontrino” che ci consentirà di comprendere meglio le spese sostenute per l’energia.

Questa è infatti la misura che Arera sta valutando, e che potrebbe vedere la luce tra circa un anno e mezzo.

L’Autorità per l’energia sta infatti per lanciare una consultazione pubblica sul tema, per raccogliere i contributi degli operatori. L’obiettivo di Arera è rafforzare la comprensibilità della bolletta, uniformando il più possibile le informazioni contenute all’interno.

Secondo il documento che verrà posto in consultazione, in futuro la bolletta energetica dovrà essere costituita da una prima pagina obbligatoria – un “frontespizio unificato”, che avrà una struttura identica per tutti i clienti – che includerà anche lo spazio riservato alle comunicazioni di Arera.
Accanto al frontespizio ci sarà la sezione “elementi essenziali”, in cui l’operatore energetico potrà inserire anche informazioni commerciali, ma a patto che si riferiscano all’offerta sottoscritta. Questa opzione non sarà invece possibile per gli operatori del servizio a maggior tutela dell’energia elettrica e nel servizio di tutela della vulnerabilità nel mercato gas. Negli elementi di dettaglio, come avviene già oggi, saranno riportate le informazioni analitiche sugli importi fatturati.

L’elemento cruciale della bolletta sarà costituito dal frontespizio unificato, che dovrebbe raccogliere anche le richieste delle associazioni dei consumatori domestici. Queste ultime chiedono infatti la massima uniformità nell’esposizione delle informazioni tra tutti i fornitori, soprattutto per favorire una semplice e immediata possibilità di confronto delle offerte.
Il frontespizio unificato conterrà quindi tutte le informazioni di base: i dati identificativi del cliente, il servizio e il mercato di riferimento e le informazioni su fatturazione e pagamento.

Proprio su fatturazione e pagamento Arera propone uno schema di rappresentazione dei costi più semplice dell’attuale, distinguendo tra la quota fissa (quella, cioè, indipendente dai consumi) e la quota variabile (quella che varia in proporzione ai consumi effettuati).

Per il momento Arera ha sottoposto alla consultazione tre diversi modelli per rappresentare i costi, ma l’obiettivo è quello di favorire una modalità di tipo “scontrino dell’energia”, che evidenzi in modo chiaro l’importo netto dovuto dal cliente rispetto ad eventuali ricalcoli o altre partite (che possono includere servizi accessori, contributi di connessione etc.) e, per i soli aventi diritto, il bonus sociale. La distinzione dovrebbe riguardare anche il canone di abbonamento alla televisione (ove applicabile), e gli importi legati alle imposte.

Intanto, nei giorni scorsi l’Osservatorio di Segugio.it ha riportato un’analisi dalla quale è emerso che “i primi mesi del 2024 confermano un calo dei consumi di energia elettrica e gas”.
Segugio.it evidenzia una maggiore attenzione al risparmio in bolletta da parte degli utenti, ma anche un calo dei costi della materia prima. Per quanto riguarda l’energia elettrica, si nota anche un aumento rilevante della diffusione di forniture con potenza impegnata superiore a 3 kW.

La rivoluzione dell’edilizia residenziale pubblica piemontese parte da Biella

Inaugurato il primo l’ufficio di segretariato sociale di quartiere in via 53° Fanteria 13, a Biella. Il progetto si svilupperà anche in quattro quartieri degradati di edilizia pubblica sul territorio piemontese, due a Torino e uno ad Alessandria. Obiettivo: l’emersione e l’intercettazione delle situazioni di fragilità, isolate e diffuse nell’area individuata, con attivazione per il sostegno e l’integrazione con i servizi sociali e sanitari. L’assessore Caucino: «Oltre a quello della città laniera apriranno, in Piemonte, altri 3 sportelli: creeremo progetti rivolti a residenti in alloggi di edilizia sociale in condizione di particolare fragilità socio-economica». Complessivamente il progetto coinvolgerà, in tutto il Piemonte, 2000 immobili e 6000 persone.

Badante diffusa, portierato sociale, servizi di trasporto ed accompagnamento anziani, assistenza domiciliare, coaching individuale, accompagnamento e supporto in ambito lavorativo, mediazione culturale, consegna spesa e pasti a domicilio, dopo scuola e servizi per minori. E ancora: auto mutuo aiuto con il coinvolgimento dei residenti, adozione di banche del tempo, servizio dopo scuola, spazio bimbi, nonno vigile e attività di socializzazione nel tempo libero ed eventi a carattere culturali.

Una vera e propria «rivoluzione» orientata al miglioramento della sicurezza sociale, della sussidiarietà e del benessere nelle case popolari: si è tenuta oggi a Biella l’inaugurazione del primo dei quatti sportelli di segretariato sociale di quartiere previsti nell’ambito del progetto «N.O.I.» (Nucleo Operativo Integrato) per la casa. Il progetto, finanziato con il programma regionale Fse 2021-2027 della Regione e voluto dall’assessore regionale alle Politiche per la Casa, Chiara Caucino, prevede infatti la sperimentazione di nuovi modelli welfare rivolti a residenti in alloggi di edilizia sociale in condizione di particolare fragilità socio-economica Nelle prossime settimane ci sarà l’apertura gli altri sportelli di Alessandria e Torino. In particolare a Torino il progetto riguarderà gli stabili di via Forlì e via Montevideo, mentre ad Alessandria quello di via Gandolfi. Complessivamente, in tutto il Piemonte, saranno coinvolti 2mila immobili per un totale di 6mila persone. L’investimento totale è di 3 milioni di euro per i primi 24 mesi e altrettanti per i successivi due anni.

Il taglio del nastro del primo sportello a Biella è avvenuto alla presenza di Caucino e di numerose autorità locali e di cittadini: la sede biellese del presidio territoriale ha sede in via 53° Fanteria 13, dove una équipe multidisciplinare e i volontari delle associazioni del territorio avranno come obiettivo l’emersione e l’intercettazione delle situazioni di fragilità, isolate e diffuse nell’area individuata, attivandosi per il sostegno e l’integrazione con i servizi sociali e sanitari.

Nell’ambito del progetto, coordinato dalla Cooperativa Maria Cecilia, è prevista l’attivazione di servizi di dopo scuola e sostegno alla crescita per bambini, di domiciliarità leggera per le famiglie e gli anziani e accompagnamento e supporto in ambito lavorativo. I locali del segretariato saranno sede di incontro per le buone pratiche amministrative, gruppi di condomini per incontri informativi di cittadinanza ed economia domestica. Per le aree comuni il progetto prevede la costituzione di una squadra individuato tra gli abitanti del quartiere che metterà in atto interventi di riqualifica di spazi comuni, di pulizia straordinaria e manutenzione di aree verdi ed orti.

«Quella che parte oggi – ha spiegato l’assessore Caucino – di una vera e propria “rivoluzione” e di una importante formula innovativa di intervento in materia di welfare abitativo. Con “N.O.I. per la Casa” creeremo progetti rivolti a residenti in alloggi di edilizia sociale in condizione di particolare fragilità socio-economica. Oltre a quello di Biella, il primo ad essere inaugurato, apriranno altri tre nuclei operativi in Piemonte, composti da diverse figure professionali per sostenere nuclei famigliari che si trovano in condizione di vulnerabilità ed a rischio di emarginazione e isolamento, e per promuovere la creazione di reti solidali e la responsabilizzazione degli assegnatari in merito alla gestione degli spazi comuni».

«Per questo progetto – ha concluso Caucino – sono stati stanziati complessivamente 3 milioni di euro, di cui 750mila euro per l’area del Biellese e altri 3 milioni verranno stanziati nei prossimi anni. Complessivamente “N.O.I. per la casa” interessa, in Piemonte, 2mila immobili e 6mila persone: in via Fanteria, a Biella, gli alloggi interessati sono 500, per un totale di circa 1500 persone coinvolte».

Per il presidente di Atc Piemonte Nord, Marco Marchioni, «si tratta di un progetto che conferma il livello di attenzione che l’amministrazione regionale in carica e l’assessore Caucino, che ringrazio, hanno prestato in questi cinque anni e prestano tuttora, nei confronti delle fasce ancor più socialmente deboli che sono quelle degli inquilini delle case popolari. Un primo tassello di un’iniziativa a più ampio raggio, che si prefigge lo scopo di utilizzare gli strumenti dell’integrazione sociale come antidoto e barriera al degrado».

«Con oggi – spiega Tiziana Rossi, Presidente della Cooperativa Maria Cecilia – capofila dell’ATS costituita da Consorzio Il Filo da Tessere, Associazione Centro di Accoglienza l’Arcobaleno, Associazione La Rete; Associazione Casa di Giorno, Associazione Hope club – inizia un importante percorso di riqualificazione di uno dei quartieri più popolati di Biella. Questo appartamento è il primo luogo restituito alla comunità. Sarà uno spazio aperto tutti giorni in cui gli abitanti potranno trovare e ricevere informazioni, supporto nelle pratiche per il mantenimento del bene casa, facilitazione all’accesso dei servizi e/o alle innumerevoli opportunità che il nostro territorio riserva, confronto e costruzione di percorsi per un sostegno alla gestione della quotidianità. Uno spazio in cui poter riprogettare il quartiere attraverso un processo partecipato. Noi per la casa Biella è un’occasione di ricostruzione collettiva di cittadinanza».

Comunicato Stampa Regione Piemonte

Biopiscine: una soluzione ecologica per la sostenibilità ambientale

Nel contesto attuale in cui la preoccupazione per l’ambiente e la sostenibilità è sempre più prominente, emergono soluzioni innovative che non solo offrono svago e benessere, ma contribuiscono anche alla salvaguardia dell’ecosistema.

In questo contesto, le biopiscine si ergono come una pietra miliare della sostenibilità ambientale, offrendo un’alternativa ecologica e all’avanguardia alle tradizionali piscine chimiche.

Nel Nord Europa è una tradizione consolidata: costruire una piscina significa rispettare il territorio circostante e, quindi, la scelta ricade inevitabilmente su tipologie green, come le biopiscine.

Realizzate senza cemento armato, progettate per favorire l’incremento delle varietà di flora e di fauna, oltre che per regalare uno specchio d’acqua balneabile, sono una soluzione interessante. Negli ultimi anni anche in Italia stanno avendo successo: i vantaggi sono evidenti e non riguardano solo l’adesione a una filosofia eco.

Uno dei temi che verrà affrontato nella terza edizione di Cosmogarden, la biennale del verde dedicata alla progettazione, realizzazione, arredo e manutenzione degli spazi verdi indoor e outdoor, in programma al Brixia Forum di Brescia dal 5 all’8 aprile.

“Le biopiscine offrono diversi vantaggi rispetto a quelle tradizionali clorate. – spiega Marcello Bianchin, Oase Italia srl – Innanzi tutto la sostenibilità ambientale, dal momento che utilizzano un sistema di filtraggio naturale che elimina la necessità di prodotti chimici come il cloro e l’acido per regolare il pH. Questo riduce l’impatto ambientale e la presenza di sostanze chimiche dannose nell’acqua, contribuendo a preservare l’ecosistema circostante. Inoltre, la qualità dell’acqua è migliore: il sistema di filtraggio naturale delle biopiscine aiuta a mantenere l’acqua pulita e priva di sostanze nocive in modo più efficace rispetto ai prodotti chimici tradizionali. Infine, le biopiscine sono progettate per integrarsi armoniosamente con l’ambiente circostante, offrendo un’estetica più naturale e accattivante rispetto a quelle tradizionali”.

Qual è la differenza sostanziale tra la biofiltrazione e la filtrazione chimica classica?
“La differenza sostanziale risiede nei metodi utilizzati per purificare e mantenere l’acqua della piscina. La biofiltrazione di tipo 5 si basa sull’utilizzo di filtri specializzati che ospitano batteri denitrificatori e zooplancton, oltre a filtri meccanici che intrappolano i fosfati presenti nell’acqua. Questi filtri, noti anche come filtri a scambio ionico, eliminano i fosfati, una fonte di nutrimento per alghe e batteri, limitando così la loro crescita e mantenendo l’acqua pulita e chiara. Questo metodo non coinvolge l’uso di sostanze chimiche aggressive come il cloro e gli acidi correttori del pH. D’altra parte, la filtrazione chimica classica si basa sull’utilizzo di sostanze chimiche per sterilizzare l’acqua che agiscono uccidendo i batteri, le alghe e altri microrganismi presenti, mantenendola così sicura per il nuoto. Tuttavia, l’uso di prodotti chimici può causare irritazioni cutanee, problemi respiratori e può avere un impatto negativo sull’ambiente circostante. Inoltre un monitoraggio costante è necessario, in quanto la presenza di molti nutrienti si rivela potenzialmente problematica dal punto di vista della salute qualora ci fosse uno sbalzo nel pH o il cloro avesse esaurito la sua efficacia”.

Quali sono i costi?
“C’è una riduzione dei costi a lungo termine: sebbene l’installazione iniziale di una biopiscina possa essere leggermente più costosa rispetto ad una vasca tradizionale, nel lungo periodo comporta risparmi significativi. L’eliminazione dei costi legati all’acquisto e alla gestione dei prodotti chimici per il trattamento dell’acqua, il minor costo elettrico d’esercizio, il consumo ridotto d’acqua compensano decisamente il costo iniziale aggiuntivo”.
In un momento in cui la consapevolezza ambientale è fondamentale per affrontare le sfide globali legate al cambiamento climatico e alla conservazione delle risorse naturali, le biopiscine rappresentano un passo significativo verso uno stile di vita più ecologico e sostenibile nell’insieme della progettazione di uno spazio outdoor, giardini e aree verdi.
Le biopiscine, spesso denominate piscine naturali, integrano armoniosamente il design paesaggistico con i principi di filtrazione naturale, utilizzando piante acquatiche, microbi e materiali filtranti naturali per mantenere l’acqua pulita e sicura per il nuoto. Questo approccio elimina l’uso di sostanze chimiche nocive come il cloro, riducendo notevolmente l’impatto ambientale e promuovendo la biodiversità. Sara Ezio Cammarata ad illustrare quali tecniche utilizzare per un giardino zen grazie alla realizzazione di biolaghi e giochi d’acqua.

Quali piante vengono utilizzate per la depurazione delle biopiscine?
“L’organizzazione mondiale delle acque balneabili ha definito 5 tipologie che vanno dal tipo 1 totalmente naturale, praticamente un laghetto in cui la filtrazione viene delegata totalmente alle piante, al tipo 5 dove è compatta come una piscina e la filtrazione è totalmente controllata per mezzo di filtri.- spiega Ezio Cammarata, titolare dell’omonima Azienda agricola – Si parla di laghetto balneabile per le tipologie 1, 2 e 3 e biopiscina per la 4 (piscina con una piccola parte piantumata, anche non direttamente annessa alla zona balneabile), e propriamente la tipo 5 non è formalmente distinguibile da una al cloro o al sale (che sempre al cloro è, prendendolo dal cloruro di sodio e libera appunto il cloro)”.

Una biopiscina richiede condizioni particolari come spazio o localizzazione, rispetto ad una piscina tradizionale?
“No, la biopiscina di tipo 5 necessita esattamente degli stessi ingombri di una classica, mentre dal tipo 1 al 4 va considerato lo spazio per la zona di rigenerazione, dove andranno piantumate le piante”.

La terza edizione di Cosmogarden offrirà un ricco calendario di eventi calibrati alle attese dei visitatori, che potranno così approfondire le proprie competenze o andare alla scoperta delle mille sfaccettature del mondo “green” attraverso docenti di altissimo livello, architetti del verde, esperti vivaisti e giardinieri professionisti.
Ma Cosmogarden sarà anche una finestra privilegiata su giardini e terrazze, arredo outdoor e interior garden, fino alle attrezzature e alla strumentazione necessaria alle manutenzioni del verde.

SITO https://www.cosmogarden.it/

Arera, l’ultimo aggiornamento tariffario

arera logo

Il 28 marzo l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente ha comunicato le tariffe delle bollette della luce per la maggior tutela relative al secondo trimestre di quest’anno. È stato l’ultimo aggiornamento tariffario dell’Arera. Il primo luglio termina infatti il regime tutelato, dove i prezzi sono stabiliti dall’Autorità.

Prevista più volte e sempre rinviata, la fine della tutela ormai è legge. Il regime è nato nel 2007 per accompagnare in modo graduale i consumatori verso la liberalizzazione del mercato energetico, decisa dall’Unione Europea e introdotta in Italia dai decreti Bersani.

Il mercato tutelato ha rappresentato uno strumento che ha permesso di avere un bilanciamento del meccanismo di scelta e di offrire un prezzo efficiente della fornitura. A mano a mano che il mercato maturava la tutela si assottigliava e oggi vale intorno al 30% dei circa 30 milioni di clienti domestici. Questo non significa che avranno termine le altre tutele, quali gli obblighi contrattuali, la trasparenza, la qualità del servizio.

Per quest’ultimo periodo del regime tutelato dell’energia elettrica (aprile, maggio e giugno), sono attese tariffe in calo. Questo sia perché si è verificata una riduzione dei prezzi del gas, ai quali la luce è in qualche maniera legata, sia perché il secondo trimestre dell’anno è sempre quello con consumi minori: l’inverno è finito e i condizionatori non sono ancora accesi.

Dal primo luglio chi è in tutela e non è vulnerabile entrerà automaticamente nel Servizio a Tutele Graduali, in cui il prezzo della materia prima è legato al Pun e che in base all’esito delle aste godrà di uno sconto del costo di commercializzazione, che sommando tutto arriva a circa 130 euro all’anno.

Il Servizio a Tutele Graduali avrà la durata di circa tre anni. Terminerà infatti il 31 marzo 2027, mentre il servizio di tutela della vulnerabilità durerà per sempre. Partirà il primo luglio di quest’anno e avrà le caratteristiche della vecchia tutela ma un po’ ripensata, con tariffe stabilite mensilmente dall’Arera, anche se non ci sarà un aggiornamento tariffarie trimestrale. In questo primo periodo saranno ancora forniti dagli esercenti la Tutela, poi come per i non vulnerabili, i clienti saranno assegnati ai fornitori attraverso aste, che si svolgeranno a inizio del 2025 e che terranno conto anche dei lavoratori dei contact center.

Ritorna l’ora legale

Il cambio dell’ora avverrà tra sabato 30 e domenica 31 marzo: alle 2 di notte passeremo automaticamente alle 3 di notte. Dormiremo quindi un’ora in meno, ma il giorno dopo il tramonto sarà un’ora più tardi e si potrà quindi godere di un’ora di sole in più.

Da anni si parla della possibile abolizione del cambio d’ora in Italia. Sono soprattutto i Paesi del Nord Europa a spingere in questa direzione. Vista la loro posizione geografica infatti, nei mesi estivi questi Paesi non vedono un particolare beneficio nel cambio d’ora, che conviene di più ai Paesi del Mediterraneo, dunque anche all’Italia. Il cambio d’ora continuerà quindi anche nei prossimi anni sul Belpaese.

Molti anni fa era riconosciuta come “ora estiva”, a differenza di ora legale: è infatti un orario che si usa nei mesi più caldi dell’anno, con più ore di sole, sfruttando al meglio le ore di luce nei mesi che vanno dalla primavera all’autunno. Grazie al cambio d’ora, infatti, le ore di luce coincidono con le ore di attività della maggior parte della popolazione e si risparmia moltissimo sul piano dell’energia.