.

Il consumo delle luci di un albero di Natale

A causa dei costi dell’energia, per l’edizione 2022 del Natale in tanti rinunceranno a luci e addobbi, nel nome del risparmio e del contenimento dei costi. È però innegabile che l’albero addobbato e con tante lucine colorate rappresenti un simbolo magico, per molti irrinunciabile.
Stabilire il costo dei consumi di un albero di Natale acceso non è facile. Dipendere infatti da diversi fattori, a partire dalle dimensioni, per arrivare alla quantità e al tipo di luci.
Numerosi siti web hanno pubblicato simulazioni dei consumi di un albero di Natale con gli attuali costi delle forniture energetiche dalle quali si evince che l’impatto sulla bolletta abbastanza contenuto.
Il costo di un albero di Natale addobbato con lucine led accese 24 ore su 24 per due mesi di fila ammonta a circa 18 euro per tutto il periodo. Il consumo, infatti, sarebbe di circa 0,5 kWh. Ipotizzando quindi l’accensione delle lucine per 6 ore al giorno per un mese e mezzo, la spesa non supererebbe i 65 centesimi totali.
Non esiste, comunque, una regola valida per tutti gli alberi di Natale. Ma utilizzando luci efficienti dal punto di vista energetico, il consumo non dovrebbe superare i 0,5 kWh. In media, una classica fila di addobbi con circa 500 luci led può consumare circa 1,5 kilowattora per 10 ore di accensione.

Ambiente: ENEA testa ‘CityTree’, il pannello ‘mangia smog’ per le città

Si chiama ‘CityTree’ ed è l’innovativa infrastruttura vegetale mobile che migliora la qualità dell’aria in città, grazie alla sua capacità di abbattere in modo sensibile le concentrazioni di polveri sottili. Pensata come soluzione di arredo urbano green per strade e piazze ma anche per scuole, centri commerciali, aziende e aeroporti, il dispositivo tecnologico è stato testato nell’ambito del progetto europeo ‘CityTree Scaler’, che ha visto la partecipazione di ENEA, Cnr – Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (ISAC) e Consorzio Proambiente, in collaborazione con la start-up tedesca Green City Solutions che ha prodotto il pannello. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista online open source Atmosphere.
CityTree può fungere da vero e proprio filtro vegetale con un effetto potenziale pari a 275 alberi in città: consiste in un pannello autoportante lungo 3 metri, alto 4 metri e profondo 60 centimetri ricoperto da una varietà di muschio in grado di assorbire fino a 240 tonnellate di CO2 l’anno. Si tratta di una soluzione di arredo urbano pensata per quei quartieri o aree hot-spot prive di parchi, giardini e aree vegetate dove l’inquinamento dell’aria è particolarmente elevato. “La sua efficacia è localizzata nella zona in prossimità del pannello, che corrisponde a un’area grande circa 200 metri quadrati”, sottolinea Felicita Russo, ricercatrice ENEA del Laboratorio Inquinamento Atmosferico.
CityTree si avvale di un impianto di irrigazione completamente automatizzato, dotato di un sistema per la raccolta di acqua piovana e di rilevatori di temperatura e umidità che garantiscono la massima efficienza delle colture e il minore consumo di acqua.
Per valutare l’efficacia di questa infrastruttura i ricercatori del Cnr e del Consorzio Proambiente hanno condotto campagne di misura in tre diversi condizioni meteorologiche a Modena, che si trova in una delle aree più inquinate d’Italia, la Pianura Padana. “A partire da questi risultati, abbiamo riprodotto, con strumenti modellistici e grazie al supercomputer di ENEA CRESCO6, le concentrazioni di inquinanti osservate sul campo e studiato le effettive riduzioni di PM10 e ossidi di azoto (NOx) ottenute grazie a CityTree, insieme all’estensione dell’area interessata all’abbattimento. Nella modalità di filtraggio, il dispositivo garantisce una riduzione fino al 15% del PM10”, sottolinea Maria Gabriella Villani, ricercatrice ENEA del Laboratorio Inquinamento Atmosferico.
Ma i risultati sono stati molto incoraggianti per altre tipologie di particolato come il PM2.5 (fino a -20%), il PM1 (fino a -13%), le particelle ultrasottili (-38%) e il black carbon[4] (-17%), sempre nell’area circostante al pannello filtrante.
Attualmente, questa soluzione green ha trovato una certa diffusione in città come Londra e Berlino, dove sono stati installati sia in ambienti indoor (aeroporti, centri commerciali e dentro capannoni di produzione industriale) sia all’esterno come all’entrata di scuole, nei centri città e nei piazzali presso sedi di importanti aziende. In questi contesti, lo scopo delle installazioni è quello di ottenere zone di ‘aria fresca e pulita’, fornendo anche un luogo per una pausa, un punto d’incontro e d’informazione, un accesso internet e una postazione di ricarica elettrica. “Ma si può pensare di installare i CityTree anche al posto delle normali pensiline alle fermate degli autobus oppure nei canyon urbani, luoghi in cui le strade cittadine sono fiancheggiata da edifici su entrambi i lati che creano ambienti poco ventilati e, di conseguenza, molto inquinati. Una riduzione molto localizzata della concentrazione di inquinanti durante le ore di punta potrebbe essere interessante per limitare l’esposizione della popolazione allo smog”, sottolinea Villani.
“Tecnologie come CityTree rappresentano soluzioni innovative in continua evoluzione e lavorare su questo ambito è uno dei maggiori interessi del nostro laboratorio. Certamente da sole non possono risolvere il problema dell’inquinamento atmosferico in città, ma rappresentano comunque soluzioni smart per migliorare non solo la qualità dell’aria ma, più in generale, la qualità di vita, tutelando la biodiversità, riducendo gli effetti delle isole di calore e riqualificando il tessuto urbano con nuovi luoghi di aggregazione”, conclude Russo.

https://www.enea.it/it/Stampa/news/ambiente-enea-testa-citytree-il-pannello-mangia-smog-per-le-citta/

Verbania riduce della Tassa Rifiuti del 40% per le famiglie a basso reddito

L’Amministrazione Comunale di Verbania, per andare incontro alla difficile situazione economica, ha ridefinito, con una delibera approvata dal Consiglio Comunale nei mesi scorsi, i criteri per l’applicazione della riduzione ISEE della Tassa Rifiuti, prevedendo una riduzione pari al 40% del totale del tributo, in favore delle utenze domestiche per famiglie a basso reddito. Lo segnala il sindaco Silvia Marchionini.
“Per accedere a questa riduzione – sottolinea l’assessore al bilancio Anna Bozzuto – bisogna essere residente nel Comune di Verbania ed essere in possesso dei seguenti requisiti: nuclei famigliari con ISEE non superiore a 12 mila euro o nuclei famigliari con ISEE non superiore a 20 mila euro con almeno 4 figli a carico”. Una riduzione per il 2022 della Tassa Rifiuti è stata inoltre applicata (da un minimo del 3% a un massimo del 9% in base al numero dei componenti del nucleo famigliare) per tutte le utenze domestiche, mentre per le utenze non domestiche si è ridotta per negozi, bar, ecc. del 12%, e per le attività alberghiere tra il 17 e il 22%.
La richiesta può essere compilata direttamente on-line dai moduli presenti sul sito del Comune di Verbania www.comune.verbania.it. Oppure, è possibile presentare la domanda presso lo sportello TARI o inviarlo alla mail tributi@comune.verbania.it.
Alla domanda deve essere allegata l’attestazione ISEE in corso di validità alla data della presentazione. La richiesta dovrà essere presentata, a pena di decadenza, entro il termine del 16 dicembre 2022. Non saranno prese in considerazione le domande incomplete dei dati richiesti e/o prive degli allegati richiesti. L’Amministrazione Comunale procederà ad effettuare i controlli sulle dichiarazioni rese e pertanto, in caso di falsità dei dati dichiarati, si provvederà al recupero della riduzione concessa.

E’ morto un grande uomo: Corrado Sforza Fogliani

E’ morto il 10 dicembre Corrado Sforza Fogliani, avvocato cassazionista e banchiere, 83 anni (ne avrebbe compiuti 84 il 15 dicembre), presidente del comitato esecutivo della Banca di Piacenza, istituto di credito che ha presieduto dal 1986 al 2012, presidente di Assopopolari (l’associazione che riunisce le banche popolari) e presidente del centro studi di Confedilizia, confederazione guidata da Giorgio Spaziani Testa. Era stato anche vicepresidente dell’Abi (Associazione bancaria italiana), nonché, per 25 anni, presidente nazionale di Confedilizia. Politicamente da sempre aderente al Partito Liberale e fervente ammiratore di Luigi Einaudi. Lascia la moglie Antonietta e la figlia Maria Paola.

IL RICORDO DI CORRADO SFORZA FOGLIANI FIRMATO DAL POLITOLOGO CARLO LOTTIERI PER IL SITO DI NICOLA PORRO:
Con la scomparsa di Corrado Sforza Fogliani, perdiamo molto. Sui giornali si dirà che l’avvocato piacentino è stato un importante liberale, il dominus per un quarto di secolo di Confedilizia e una figura cruciale del mondo bancario. Si tratta, però, di formule riduttive, che dicono davvero ben poco dell’uomo e dell’intellettuale che egli fu.
Ho avuto modo di conoscere Sforza Fogliani molti anni fa, al tempo del vecchio Pli. Egli apparteneva – come chi scrive – alla schiera di quanti avversavano la svolta liberal che a fine anni Settanta fu impressa da Valerio Zanone, che nei fatti sviluppò quanto già Giovanni Malagodi aveva avviato, dopo un’opposizione al centro-sinistra che non gli aveva dato grandi frutti elettorali. Da einaudiano, Sforza Fogliani non poteva certo accettare quello slittamento verso sinistra: una scelta che forse andava incontro alle mode del tempo, ma che avrebbe reso ancor più inutile la presenza di quel partitino sulla scena pubblica.
In seguito è stato soprattutto grazie a Confedilizia che ho avuto modo d’incontrarlo, e confesso che mi ha sempre colpito come una realtà istituzionalmente schierata a difesa dei ben precisi interessi (più che legittimi!) dei proprietari di case nelle sue mani sia divenuta molto di più: un solido baluardo dei principi di libertà. Per Sforza Fogliani, in effetti, la tutela di chi ha una casa contro la voracità dello Stato tassatore era inscindibile dalla promozione – più in generale – di una società in cui gli individui e le famiglie fossero più forti e rispettati. Proprietà privata e libertà individuale dovevano andare di pari passo.
Anche quando lasciò l’associazione nelle mani di Giorgio Spaziani Testa, che ha continuato a governare la Confedilizia lungo le linee programmatiche definite da chi l’aveva preceduto, l’avvocato rimase sempre molto attento a quanto riguardava l’autonomia degli italiani da un potere pubblico sempre più soffocante.
Ricordo bene, ad esempio, che quando nel 2020 la pandemia cominciò a diffondersi egli mi contattò, chiedendomi di buttar giù un manifesto contro quella che egli volle giustamente definire la “pandemia statalista”. Sapeva bene come la peggior politica nazionale – da Giuseppe Conte a Mario Draghi – avrebbe sfruttato a proprio favore questa crisi per angariare ancor più tutti noi. E un giorno egli mi confidò anche che, quando fu imposto l’obbligo vaccinale ai lavoratori dipendenti, fece tutto il possibile e anche di più per tutelare quei lavoratori della Banca di Piacenza che (per le ragioni più diverse) non avevano alcuna intenzione di subire il trattamento sanitario imposto dai poteri pubblici.
Alcune questioni erano per lui fuori discussione. Egli non avrebbe mai voluto una società dominata da obblighi e restrizioni, e anche per questo fu un accesso oppositore dell’Unione europea, burocratica e centralizzatrice. Aveva ben chiaro quali fossero le origini del progetto e in quale baratro esso rischi di trascinarci. D’altra parte, proprio alla guida di Confedilizia egli aveva voluto dare spazio a tutta una serie di tesi in tema di città private (“privatopie”) che non soltanto riaffermavano il legame tra libertà e proprietà, ma oltre a ciò s’opponevano alle logiche prevalenti in un establishment che vorrebbe controllare e regolare ogni cosa.
Uno dei tratti più rilevanti della sua personalità era riconoscibile nel suo saper sfidare i luoghi comuni. A dispetto degli abiti gessati e dell’aria rassicurante e pacata, Sforza Fogliani aveva un animo rivoluzionario: perché era una persona curiosa e in cerca della verità, perché detestava lo stile e le scelte delle nostre classi dirigenti, perché non doveva piacere a nessuno ma voleva invece essere fedele ai principi in cui credeva.
Anche per questo si batté, alla guida della banca della sua città (Piacenza), per un sistema bancario più plurale e vicino alle esigenze dei territori, facendo del suo istituto un centro propulsore della vita culturale della provincia.
Non è scomparso un liberale, un uomo di Confedilizia e un banchiere. È scomparso un grande uomo.

Addio al liberale doc Corrado Sforza Fogliani

Istat: cresce la raccolta differenziata

raccolta rifiuti

L’Istat ha reso noti i dati della raccolta differenziata. L’ultimo report si riferisce al biennio 2020-2021, e registra che nel primo anno di Covid-19 “diminuisce la produzione di rifiuti urbani rispetto al 2019, (-3,6%) mentre raggiunge il 63% la quota di raccolta differenziata che nel 2019 era pari al 61,3%”.

I NUMERI DELL’ISTAT SUI RIFIUTI URBANI
Sono tanti i numeri messi in fila dall’Istituto di statistica. Che evidenza, tra l’altro, la crescita delle famiglie (il 90%) “che dichiarano di aver sempre effettuato la raccolta differenziata nel 2021 (91,8% per la carta, 90,8% per la plastica e 91,1% per il vetro).
Sempre guardando alle famiglie, il 54% del totale utilizza le stazioni ecologiche per lo smaltimento dei rifiuti nel 2021.
“La flessione si è verificata in tutte le ripartizioni”, dettaglia il rapporto. E “in modo più consistente nel Centro (-5,4%), seguono Nord (-3,4%) e Mezzogiorno (-2,6%)”. Nel 2020, “la raccolta differenziata raggiunge il 63% del totale dei rifiuti urbani”, che vale “1,8 punti percentuali in più rispetto al 2019”. Anche se, “la crescita rallenta rispetto all’aumento medio annuo rilevato nel triennio precedente (+2,9 punti percentuali)”.

L’IMPORTANZA DELL’UE NELLA GESTIONE DEI RIFIUTI
Tanta la soddisfazione delle famiglie sulla raccolta porta a porta, sui costi anche economici della raccolta dei rifiuti. Ma è da evidenziare anche il coordinamento con le politiche europee.
“Al fine di disaccoppiare ciclo economico e pressione ambientale dovuta ai rifiuti, favorendo l’approdo all’economia circolare”, dice il rapporto, “l’Unione europea (Direttiva 2008/98/CE) mette al primo posto la prevenzione e la riduzione dei rifiuti attraverso buone pratiche e riuso, seguite dalla preparazione al riutilizzo e riciclaggio, da altri tipi di recupero (ad es. energetico) e, infine, dallo smaltimento di rifiuti non riciclabili. La gestione dei rifiuti in ogni sua fase deve essere, quindi, orientata al rispetto della sostenibilità, al fine di ridurre i danni alla salute umana e all’ambiente”.
E il lavoro, altrettanto, dei comuni è chiave. In chiave di “applicazione di politiche di prevenzione, riduzione e riciclo dei rifiuti urbani e di servizi per favorirne il corretto conferimento”.
In proposito, “le politiche di prevenzione e riduzione dei rifiuti urbani più diffuse nel 2020 riguardano le buone pratiche in uffici, scuole e nidi comunali”. E, tra l’altro, “particolarmente diffuse sono anche le campagne di sensibilizzazione in tema di prevenzione, svolte dal 54,6% dei capoluoghi”.

I lockdown fanno bene almeno ai rifiuti: cresce la raccolta differenziata

Prodotti smart home, 8 italiani su 10 propensi all’acquisto

Cresce in Italia l’adozione di prodotti con funzionalità smart connessi a internet: 8 utenti su 10 (77%) sono propensi all’acquisto entro i prossimi due anni. Mentre 2 su 3 (67%) dichiarano di essere interessati a comprare almeno un oggetto tecnologico personale nello stesso arco temporale.
I risultati fanno parte di un’indagine condotta da Bva Doxa per Ul Solution, che si occupa di scienza della sicurezza applicata, su un campione di mille soggetti in Italia (50% uomini e 50% donne) tra i 18 e i 64 anni. Lo studio esamina quattro categorie di prodotti per la smart home, gestione della casa ed entertainment, elettrodomestici, safety & security ed efficienza energetica, e quattro nell’ambito dei dispositivi personali smart, oggetti indossabili per il fitness, prodotti per il monitoraggio della salute in tempo reale, sistemi di monitoraggio dei bambini e dispositivi per l’assistenza e il controllo delle persone fragili.
I lavoratori in smart working, in particolare quelli che hanno iniziato tra il 2020 e il 2021 sull’onda dell’emergenza pandemica, mostrano una propensione all’acquisto di prodotti smart maggiore rispetto al totale degli intervistati. Sono più frequentemente uomini (+8%) e con una concentrazione (+7%) nella fascia di età media (35-54enni).
Analizzando le tendenze d’acquisto, chi lavora da remoto ha comprato più dispositivi per la casa rispetto al totale del campione (+7%), in particolare più sistemi smart per l’efficientamento energetico (+ 9%), per la domotica e l’entertainment (+8%) ed elettrodomestici (+8%). La tendenza, da parte dei cosiddetti “smart workers” è ancora più evidente se si analizza il possesso di device personali (+12% nel complesso), in particolare i prodotti per l’health monitor (+9% negli ultimi due anni) e gli oggetti smart indossabili (+7%). Positiva, ma meno evidente, la differenza rilevabile per i prodotti per il monitoraggio e l’assistenza alle persone fragili (+3%).
Un dato rilevante è che, per tutte le tipologie di prodotti, c’è una richiesta di miglioramento delle funzionalità di privacy. La quota più alta, pari al 35%, spetta a chi ha acquistato un dispositivo connesso per il fitness, che chiede maggiore attenzione a privacy e riservatezza dei dati personali.
“Il sondaggio mette in luce la necessità di rafforzare la percezione della sicurezza e dell’affidabilità degli oggetti smart per rassicurare il consumatore” ha sottolineato Francesco Marenoni di Ul Solutions. “Per contribuire alla crescita del mercato è importante comunicare più chiaramente i vantaggi che derivano dall’utilizzo degli smart device poiché, come dimostra l’indagine, non sempre la portata e il possibile impatto positivo sul quotidiano risultano evidenti”.

Fonte: Agenzia Ansa

Superbonus, come funziona l’accollo delle spese

Ristrutturare la propria abitazione non è mai stato così conveniente, grazie al Superbonus 110%, che consente di effettuare interventi di efficientamento energetico e di adeguamento antisismico praticamente a costo quasi zero. Questi lavori possono essere compiuti anche in condominio, con maggioranze del tutto favorevoli a coloro che ne hanno interesse.
Ma come funziona l’accollo delle spese nel Superbonus 110%? La legge, ricorda laleggepertutti.it, ha previsto un meccanismo molto particolare con cui, in deroga alle normali disposizioni, i condòmini favorevoli ai lavori possono accollarsi le quote che spetterebbero agli altri. Questa procedura consente non solo di estromettere i dissenzienti che, con la loro opposizione, potrebbero intralciare il compimento dei lavori, ma anche di rendere più facile l’accesso ai benefici fiscali. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme come funziona l’accollo delle spese nel Superbonus 110%.

Superbonus: cos’è?
Il Superbonus 110% è una misura di incentivazione che punta a rendere più efficienti e più sicure le abitazioni grazie a interventi che possono essere svolti anche a costo zero.
Per la precisione, il Superbonus si suddivide in due tipologie di interventi:
– il Super Ecobonus agevola i lavori di efficientamento energetico, come ad esempio la coibentazione (il cosiddetto cappotto), la sostituzione della caldaia, l’installazione dei pannelli solari e delle colonnine elettriche per le auto, ecc.;
– il Super Sismabonus incentiva i lavori di adeguamento antisismico.

Superbonus: come funziona l’incentivo
L’incentivo consiste in una detrazione del 110% – dal prossimo anno al 90% – che si applica sulle spese sostenute per effettuare i lavori di efficientamento energetico o di adeguamento sismico previsti dalla legge. Ciò significa che, negli anni successivi ai lavori (cinque o quattro, a seconda dell’anno in cui sono cominciati), si potrà portare in detrazione quanto speso, giungendo perfino a ottenere un guadagno, visto che la suddetta detrazione è del 110%.
Il beneficiario può anche decidere di esercitare l’opzione dello sconto in fattura: l’impresa o le imprese che hanno effettuato i lavori applicano uno sconto fino al 100% del valore della fattura, permettendo così di compiere i lavori senza alcun esborso monetario.
L’impresa si vedrà in questo modo riconosciuto un credito d’imposta pari al 110% dell’ammontare dello sconto applicato, da utilizzare sempre in quote annuali.
Ad esempio, se il valore complessivo dei lavori è pari a 10mila euro e l’impresa decidesse di applicare uno sconto pari al 100% della fattura, si vedrà riconosciuto un credito di 11mila euro.
In alternativa, il contribuente può sempre sostenere direttamente il costo dei lavori e decidere poi se utilizzare la detrazione in compensazione per pagare meno tasse o cedere il credito d’imposta a terzi (banche e imprese incluse).

Assemblea: quale maggioranza per approvare il Superbonus
Secondo la legge, le deliberazioni che riguardano gli interventi che beneficiano del Superbonus 110% sono valide se approvate con un numero di voti che rappresenta la maggioranza degli intervenuti e almeno un terzo del valore dell’edificio.
Se ad esempio si vuole fare il cappotto al condominio, sarà sufficiente ottenere il consenso della maggioranza dei presenti alla riunione che siano proprietari di almeno 333 millesimi.
Si tratta quindi di maggioranze molto ridotte, pensate dalla legge proprio per facilitare l’approvazione dei lavori che rientrano all’interno del Superbonus.

Accollo Superbonus: che cos’è e come funziona
La legge consente ai condòmini favorevoli ai lavori rientranti nel Superbonus 110% di accollarsi la quota che dovrebbero pagare anche i condòmini contrari.
Ipotizzando un condominio in cui tutti hanno gli stessi millesimi, se i lavori di coibentazione dovessero costare 50mila euro e i condòmini fossero 10, ognuno di essi dovrebbe pagare 5mila euro. Se però solo cinque condòmini sono favorevoli ai lavori, questi potrebbero accollarsi la quota degli altri, pagando quindi 10mila euro a testa anziché 5mila.
Approfondiamo la questione e vediamo come funziona l’accollo delle spese per i lavori che beneficiano del Superbonus.
Come anticipato, è data la possibilità che il condominio o i condòmini che intendono usufruire della detrazione possano farsi carico dell’intera spesa per poter beneficiare del 110%.
Per fare ciò occorre una deliberazione ad hoc con cui i favorevoli all’intervento decidano di accollarsi le spese e di fruire del Superbonus 110%, se uno o più proprietari degli immobili presenti nell’edificio non sono d’accordo all’esecuzione dei lavori.
Questa deliberazione va presa con le stesse maggioranze previste per l’approvazione dei lavori, cioè la maggioranza degli intervenuti che rappresentino almeno un terzo dei millesimi.
Per essere ancora più precisi, la legge dice che le deliberazioni dell’assemblea aventi per oggetto l’imputazione a uno o più condòmini dell’intera spesa riferita all’intervento deliberato sono valide se approvate con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno 1/3 del valore dell’edificio, a condizione che i condòmini ai quali sono imputate le spese esprimano parere favorevole.
È ragionevole ritenere che coloro che si accollano la spesa siano già stati consenzienti in sede di assemblea che ha approvato i lavori; anzi, è logico supporre che la proposta arrivi proprio da loro.
L’accollo delle spese ha un doppio effetto:
– far pagare i lavori solamente ai condòmini favorevoli, i quali però saranno gli unici a beneficiare del Superbonus;
– in caso di non corretta fruizione del Superbonus (ad esempio, per via di irregolarità urbanistiche, ecc.), ne risponderanno esclusivamente i condòmini che ne hanno beneficiato. Resta quindi escluso da ogni rischio chi non ha approvato i lavori e non ha partecipato all’esecuzione degli stessi.
A cosa serve l’accollo delle spese dei lavori rientranti nel Superbonus? Scopo principale della procedura è quello di escludere i condòmini contrari che potrebbero intralciare i lavori, ad esempio impugnando pretestuosamente le delibere. Ma non solo.
L’accollo delle spese del Superbonus consente di escludere coloro che vorrebbero scegliere la detrazione individuale. E infatti, la cessione del credito o lo sconto in fattura, se effettuati per tutto l’importo della spesa comune del Superbonus, permettono una gestione decisamente più facile da parte dell’impresa che effettua i lavori o delle banche che erogano il prestito.
Ma non solo. L’accollo serve anche a risolvere le questioni derivanti dal disaccordo sulla scelta dell’agevolazione fiscale. E infatti, il diritto di aderire a un beneficio fiscale anziché a un altro (detrazione diretta, sconto in fattura, cessione del credito) è individuale e non cumulativo come condominio; tale diritto, però, dovrebbe fare i conti con la facoltà di un’impresa ad impegnarsi o meno.
Non è irragionevole pensare che una ditta, che già si trova impelagata in difficoltà burocratiche, preferisca non sobbarcarsi anche ulteriori complessità date dalla gestione dei benefici fiscali diversificati condomino per condomino.
Insomma: l’accollo delle spese del Superbonus consente di concentrare l’intera pratica nelle mani di poche persone, le quali possono gestire in maniera unitaria le agevolazioni fiscali previste dalla legge, ad esempio optando in maniera comune per la cessione del credito a favore di una banca oppure dell’impresa dei lavori.

Accollo spese Superbonus: può essere imposto?
La legge non prevede la possibilità di obbligare i condòmini ad accollarsi la quota degli altri. Ciò significa che i proprietari dissenzienti, se non c’è un accollo spontaneo da parte dei favorevoli, non potranno pretendere da questi l’accollo delle proprie quote.
Il risultato è che i condòmini, anche se non erano favorevoli, sono tenuti a contribuire alle spese relative alle parti comuni, esattamente come si farebbe per qualsiasi altro lavoro regolarmente deliberato dal consesso.

https://www.adnkronos.com/superbonus-110-ecco-come-funziona-laccollo-delle-spese_uTgQKwAc8O44XE6LYgPIW#:~:text=La%20legge%20non%20prevede%20la,l’accollo%20delle%20proprie%20quote.

Ovada, bolletta da 14mila euro per il consumo di acqua

Per anni ha pagato meno del dovuto fino a quando ha dovuto cambiare il contatore dell’acqua ed è a quel punto che si è accorto di una perdita che ha gonfiato l’ultima bolletta.
È successo a un cittadino di Capriata d’Orba, vicino a Ovada, in Piemonte, destinatario in questi giorni di una bolletta da 14.329 euro. Un conguaglio maturato dopo che per ben 10 anni sono state recapitate e sempre pagate fatture con consumi stimati, e non effettivi, relativi a consumi decisamente più bassi. Questa situazione ha prodotto alla fine l’amara sorpresa per l’utente, spiega Globoconsumatori che tutela il cittadino. “L’Autority in materia stabilisce che le letture debbano essere effettuate 1 volta l’anno per consumi fino a mc 500, 2 volte l’anno per consumi superiori ai 500 mc e fino a mc 1.500 e così via fino ad una volta al mese per consumi oltre i 5.000 mc – puntualizza l’associazione – e questo dimostra la precisa precisa responsabilità del fornitore”.
La Globoconsumatori, a nome dell’utente in questione, si è perciò rivolta al gestore contrapponendo l’anomalia e ottenendo la proposta di riduzione della fattura a 8.664 euro. “Una cifra che risulta in ogni caso del tutto esagerata a fronte della riconosciuta responsabilità del gestore“. Per questo l’associazione ha annunciato che verrà aperta una pratica in Arera per la soluzione del caso. Quanto avvenuto tuttavia, conclude Globoconsumatori, si aggiunge alle molte segnalazioni di bollette anomale o di richieste di pagamenti spesso non dovuti che in questi mesi stanno colpendo i cittadini. Per ogni anomalia l’associazione invita a scrivere a info@globoconsumatori.it

https://radiogold.it/cronaca/329315-bolletta-statosferica-acqua-capriata-globoconsumatori/

Soluzioni per eliminare il gas da casa

Il gas viene utilizzato nelle abitazioni per diversi scopi, dal riscaldamento dell’ambiente all’impiego in cucina. L’utilizzo del gas sembra sia quindi necessario per svolgere le attività quotidiane e pensare di eliminarlo per evitare di sobbarcarsi bollette sempre più costose pare dunque impossibile. Ma non è così.
Per eliminare il consumo di gas dalla propria abitazione nel corso del tempo sono infatti stati progettati diversi sistemi. Primo tra tutti, il cappotto termico. Si tratta di una struttura impegnativa e costosa, ma che nel lungo periodo permette davvero di risparmiare sulla manutenzione dell’abitazione e sui costi di riscaldamento e raffrescamento. Grazie al buon isolamento, il primo passo per raggiungere l’indipendenza dal gas è fatto. Un altro investimento impegnativo, ma che si ripaga nel tempo, è l’installazione di un impianto fotovoltaico per produrre energia in maniera autonoma. Per quanto riguarda il riscaldamento, il problema è presto risolvibile con una caldaia a biomasse che utilizza pellet o legna, o con una pompa di calore che sfrutta acqua, aria o terra. Infine, con ’acquisto del piano di cottura a induzione per cucinare e di un boiler elettrico per l’acqua calda, ecco che la bolletta del gas non sarà più un problema.

Le performance ambientali delle città italiane

Un 2021 difficile per molti capoluoghi di provincia italiani, che restano in forte affanno anche nella fase post pandemia. Pochi quelli che sono riusciti a fare la differenza puntando, davvero, sulla sostenibilità ambientale. A renderlo evidente è Ecosistema Urbano 2022, il report di Legambiente realizzato in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 ORE, che analizza le performance ambientali di 105 Comuni capoluogo tenendo conto di 18 indicatori, distribuiti in sei aree tematiche: aria, acque, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia.
La classifica finale del report Ecosistema Urbano 2022, realizzato da Legambiente in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 ORE, è stata pubblicata sul Sole 24 Ore. Bolzano diventa la nuova regina green che dal sesto posto dello scorso anno conquista la vetta della classifica e si lascia alle spalle Trento, che scende al secondo posto, Belluno che risale la graduatoria passando dall’ottavo al terzo posto, seguita da Reggio Emilia e Cosenza, unica città del sud a entrare anche quest’anno nella top ten della graduatoria. Chiudono la classifica Alessandria (103esima), Palermo (104esima) e Catania (105esima), che da tempo non riescono a invertire la tendenza e a risalire la classifica.
Nel complesso le metropoli confermano più o meno le performance della passata edizione con qualche oscillazione di classifica in positivo, risalgono ad esempio per Venezia (che 13esima) e Torino (65esima). Oscillazione in negativo, ad esempio, per Genova che scende al 53esimo posto, per Firenze (che slitta al 43esima posto) e Milano (38esima perdendo 8 posizioni). Roma (88esima), invece, non ha risposto quasi per nulla alle domande del questionario Legambiente.

ECOSISTEMA URBANO 2022
Oltre alla classifica sulle performance ambientali, Ecosistema Urbano fa anche un punto generale sul trend che emerge. Nel 2021, in quello che doveva essere l’anno della lenta ripresa post COVID-19 e della messa in campo di interventi concreti, i capoluoghi di provincia confermano la tendenza di stallo degli anni precedenti. Poco propensi a migliorare le proprie performance ambientali, sono paralizzati da alcune emergenze urbane ormai croniche. Più smog con i valori di picco che tornano lentamente a crescere nelle aree urbane storicamente afflitte da mal’aria.
Secondo quanto emerge dal report Ecosistema Urbano 2022, torna a salire la produzione dei rifiuti prodotti – il valore medio arriva a 526 kg pro capite, quasi ai livelli pre-pandemia (erano 514 kg pro capite nel 2020 e, appunto, 530 nel 2019) – nonostante la raccolta differenziata stia migliorando scavalcando la soglia media del 60%. Piccoli segni positivi arrivano, invece, dalla crescita della ciclabilità (km di piste e infrastrutturazione) e dalla diffusione del solare (termico o fotovoltaico) installato su edifici pubblici il cui valore medio, tocca i 5,41 kW/1.000 abitanti. Per quanto riguarda le perdite idriche, rimangono all’incirca costanti le città dove più del 30% dell’acqua viene dispersa (passando da 53 del 2020 a 52 nel 2021), mentre il valore medio dell’acqua che viene dispersa si conferma al 36,0%. Nel 2021 sono sei le città virtuose (erano 5 nel 2020) che riescono a contenere le perdite entro il 15% (Livorno, Macerata, Mantova, Milano, Pavia e Pordenone).

IL REPORT NEL DETTAGLIO: LA CLASSIFICA
La classifica del report Ecosistema Urbano 2022 vede Bolzano, prima in vetta, con il punteggio di 79,02% fa registrare valori buoni in tutti e tre i parametri legati all’inquinamento atmosferico, tutti entro i limiti di legge. Tra i dati che emergono: si conferma oltre il 66% di raccolta differenziata dei rifiuti; migliora in modo evidente negli indici legati al trasporto pubblico dove sale da 68 viaggi per abitante annui agli attuali 78 e cresce anche nel numero di chilometri-vettura per abitante annui dove passa dai 37 della passata edizione ai 43 di quest’anno. Bolzano disperde meno di un terzo dell’acqua immessa in rete (29,6%, era al 31% lo scorso anno); cresce ancora nelle infrastrutture dedicate alla ciclabilità dove sale dai 16,81 metri equivalenti ogni 100 abitanti della passata edizione agli attuali 18,99; aumenta i Kw installati su edifici pubblici ogni 1000 abitanti passando dai 3,89 della scorsa edizione agli attuali 5,99.
Trento, seconda in classifica, mantiene una sufficiente qualità dell’aria anche se fa registrare una lieve flessione nelle medie relative a NO2 e Pm10, mentre migliora di pochissimo nei giorni di superamento dell’ozono; diminuiscono leggermente i consumi idrici che passano dai 151,3 litri procapite al giorno dello scorso anno agli attuali 149,7. Cresce ancora la percentuale di rifiuti raccolti in modo differenziato dove Trento passa da un già ottimo 83,1% della passata edizione all’attuale 83,8% (quinto posto assoluto in questo indice). Aumentano i passeggeri trasportati dal servizio di Tpl che passano da 101 viaggi per abitante/anno della passata edizione agli attuali 123, facendo di Trento la terza in questo indice tra le città medie, dopo Cagliari e Brescia.
Belluno con il punteggio di 73,74% ottiene il terzo posto. Mantiene un buon livello complessivo nella qualità dell’aria, per tutti e tre gli indici esaminati dal rapporto, pur peggiorando leggermente nelle medie relative al NO2: da 19 microgrammi al metro cubo della passata edizione sale a 22,5. Scendono i consumi idrici, da 130,5 litri per abitante al giorno agli attuali 125,9; continua a migliorare la percentuale di rifiuti raccolti in modo differenziato che cresce dal già ottimo 82,8%, registrato nella passata edizione, all’attuale 83,9% che la fa salire al quarto posto assoluto in questo indice. Salgono sia i viaggi effettuati sui bus dai bellunesi (dai 17 viaggi per abitante all’anno del report 2021, ai 65 di quest’anno), indice nel quale Belluno è terza assoluta tra le piccole città, che l’offerta di vetture per chilometro a disposizione che passa dalle 18 vetture per chilometro per abitante all’anno alle attuali 24.

ECOSISTEMA URBANO PREMIA LE BUONE PRATICHE
Quest’anno sono in tutto 16 le buone pratiche premiate da Ecosistema Urbano. Parole d’ordine mobilità sostenibile, verde urbano e percorsi partecipati. Si va ad esempio dalla rete ciclabile strategica di Agrigento, finanziata dalla Regione Sicilia con oltre 3 milioni di euro, che permetterà a turisti e agrigentini di muoversi in modo sostenibile e sicuro nel centro urbano; alla pista ciclabile sostenibile di Genova che dal centro punta alle spiagge del levante, per arrivare la rete interconnessa di Lecce ispirata alla bicipolitana di Pesaro. Da Prato dove si sta coltivando la prima “giungla urbana”, attraverso il progetto Prato Urban Jungle che riqualificherà aree marginali trasformandole in spazi ad alta densità di verde agli esempi di riconversione sostenibile di spazi pubblici degradati o non fruibili in sicurezza dai cittadini: dal Parco delle Cave di Brescia, 900 ettari di area naturalistica riqualificata dal Comune attraverso percorsi partecipati al recupero di alcune aree periferiche ex-industriali di Perugia.

PAROLA AGLI ESPERTI
“Dalla fotografia di Ecosistema Urbano 2022 – dichiara in una nota Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – non vediamo quel cambio di passo repentino che impone l’emergenza energetica, ambientale e sociale. In tutte le città serve velocizzare gli interventi, diffondere gli impianti fotovoltaici sui tetti e le comunità energetiche rinnovabili, riqualificare gli edifici, promuovere l’elettrificazione del trasporto pubblico e privato, completare fognature e depuratori, realizzare gli impianti dell’economia circolare, a partire da quelli di digestione anaerobica e compostaggio per produrre biometano e compost di qualità, di riciclo chimico delle plastiche miste e quelli per recuperare le terre rare dai rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Queste sono le sfide che attendono il nuovo governo. La transizione ecologica dei capoluoghi italiani dipende dalle scelte dei Comuni ma soprattutto da quelle che verranno fatte a livello nazionale dall’esecutivo. Da parte nostra ci auguriamo di non perdere tempo a discutere di progetti inutili come il Ponte sullo Stretto di Messina, ma daremo il nostro contributo per dare concretezza alle opere pubbliche e agli impianti per la transizione ecologica che serve al Paese”.
“Le città – spiega in una nota Mirko Laurenti, responsabile Ecosistema Urbano – devono essere protagoniste di una nuova ripartenza capace di ripensare l’organizzazione, la forma e le funzioni dei quartieri, il modo con cui le persone si muovono nei centri urbani, garantendo insediamenti multifunzionali e inclusivi. C’è urgenza e necessità di città ben pianificate, che combinino spazi residenziali, commerciali, spazi pubblici e alloggi a prezzi accessibili, per un maggior benessere delle comunità. Le aree urbane che riescono a garantire salute, alloggi e sicurezza ai gruppi più fragili, possono contribuire al new normal, affrontando la povertà e le disuguaglianze, ricostruendo un’economia urbana, rendendo più chiare legislazione urbana e governance”.

Ecco le performance ambientali delle città italiane nel 2021. Il report Ecosistema Urbano 2022