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Voucher connettività esteso ai professionisti

Con il Decreto 27 aprile 2022 del MISE, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 116 dello scorso 19 maggio, vengono apportate modifiche al precedente provvedimento del 23 dicembre 2021 recante le modalità per richiedere il voucher connettività imprese. In particolare, il voucher viene esteso anche ai professionisti ordinisti e non che esercitano la professioni in forma individuale o associata. Nello specifico, il voucher prevede un contributo che va da un minimo di 300 euro ad un massimo di 2.500 euro per i servizi di connettività a banda ultralarga da 30 Mbit/s ad oltre 1 Gbit/s – direttamente agli operatori di telecomunicazioni che si saranno accreditati sul portale dedicato all’incentivo, attivato da Infratel Italia che gestisce la misura per conto del Ministero dello sviluppo economico.

Alle imprese si aggiungono i professionisti
Per l’erogazione del voucher e l’attivazione dei servizi a banda ultralarga, i beneficiari dovranno utilizzare i consueti canali di vendita degli operatori. Si tratta di un intervento di circa 609 milioni di euro in totale, che rientra nell’ambito della strategia italiana per la banda ultralarga ed è anche tra le priorità indicate nel PNRR. Il Piano Voucher per le imprese e professionisti avrà durata fino a esaurimento delle risorse stanziate e, comunque, fino al 15 dicembre 2022. La durata della misura potrà essere prorogata per un ulteriore anno.

Tre tipi di contributo
Il voucher sarà destinato alle aziende regolarmente iscritte al Registro delle Imprese, di dimensione micro, piccola e media alle quali è erogato un contributo variabile sulla base di diverse caratteristiche della connettività e dei relativi costi, in presenza di step change inteso quale incremento della velocità di connessione secondo le classi di ammissibilità previste dal manuale operativo sulla base dei tre importi di seguito indicati:
– a. voucher di fascia A, distinti in A1 e A2: voucher con contributo connettività pari a euro 300, per un contratto della durata da un minimo di diciotto mesi a un massimo di trentasei mesi che garantisca il passaggio ad una connettività con velocità massima in download (V) compresa nell’intervallo 30 Mbit/s ≤ V < 300 Mbit/s (voucher A1) oppure 300 Mbit/s ≤ V ≤1 Gbit/s (voucher A2).
– b. voucher di fascia B: voucher con contributo connettività pari a euro 500, per un contratto della durata da un minimo di diciotto mesi fino ad un massimo di trentasei mesi che garantisca il passaggio ad una connettività con velocità massima in download (V) compresa nell’intervallo 300 Mbit/s ≤ V ≤1 Gbit/s.
– c. voucher di fascia C: voucher con contributo connettività pari a euro 2.000 per un contratto della durata da un minimo di ventiquattro mesi fino ad un massimo di trentasei mesi che garantisca il passaggio ad una connettività con velocità massima in download superiore a 1Gbit/s. Il valore del voucher può essere aumentato di un ulteriore contributo del valore massimo di euro 500, per la copertura di parte dei costi di rilegamento sostenuti dai beneficiari, a fronte di adeguata giustificazione da parte degli operatori fornitori. Per i voucher di fascia C è prevista una soglia di banda minima garantita pari ad almeno 100 Mbit/s. Al finanziamento di tali voucher viene destinato il 10% delle risorse stanziate.
I voucher non sono riconosciuti in caso di cambio operatore fra servizi aventi prestazioni analoghe o in caso di meri passaggi di intestazione del contratto nella medesima sede di impresa. A ciascun beneficiario può essere erogato un solo voucher.

Come richiedere il Voucher connettività PMI imprese e professionisti
Per partecipare alla misura, gli operatori di telecomunicazioni devono preventivamente registrarsi sul portale dedicato al voucher, attivato appositamente da Infratel Italia.
Gli operatori già accreditati per la precedente fase 1 del Piano Voucher, destinata alle famiglie con fascia di ISEE fino a 20 mila euro, saranno automaticamente accreditati per la nuova fase per le imprese, dopo che avranno sottoscritto la nuova Convenzione con Infratel Italia e dimostrato di essere in possesso dei requisiti necessari ai fini dell’iscrizione nell’elenco degli operatori accreditati.
L’attivazione dei servizi a banda ultralarga potrà essere richiesta dalle imprese potenziali beneficiarie del voucher direttamente agli operatori, dopo che questi si saranno registrati sul portale, utilizzando i consueti canali di vendita.

Rinnovabili, 2021 altro anno sprecato per l’Italia

traliccio energia elettrica

Il 2021 è stato “un altro anno sprecato” per lo sviluppo delle rinnovabili in Italia e, “ogni anno che passa, questo spreco diviene sempre più impattante, allontanando decisamente il raggiungimento degli obiettivi al 2030 (72% di fonti rinnovabili nella generazione elettrica) e ancora di più quelli al 2050”.
E’ l’amaro messaggio emerso dal ‘Renewable Energy Report 2022’ del gruppo Energy & Strategy della School of Management del Politecnico di Milano.
Le installazioni sono ripartite con la ripresa post-pandemica, ma la quantità di nuovi impianti fotovoltaici ed eolici, secondo il Rapporto, è solo di poco superiore a quella del 2019. A differenza dell’Europa, che procede a passi molto più spediti ed è ormai prossima al traguardo complessivo dei 700 Gigawatt.
La capacità di rinnovabili installata in Italia durante il 2021 è stata complessivamente di 1.351 Megawatt, con un incremento del 70% di potenza rispetto ai 790 Megawatt del 2020, quando era diminuita del 35%. Questo ha portato il Paese a superare la soglia dei 60 Gigawatt: l’aumento è stato trainato dalla nuova capacità di fotovoltaico (+30%), seguito dall’eolico e, più distanziato, dall’idroelettrico, mentre le bioenergie sono addirittura in diminuzione.
“La ripresa è ancora troppo lenta. Con questo ritmo – avverte Davide Chiaroni, vicedirettore di Energy & Strategy – arriveremmo tra otto anni a un parco eolico e fotovoltaico di poco superiore ai 50 GW, ben lontani dall’obiettivo (aumentato con il Piano per la transizione ecologica) di un installato totale di rinnovabili tra i 125 e i 130 GW. Per raggiungerlo dovremmo crescere tra le 4 e le 7 volte più velocemente”.
Per centrare gli obiettivi europei al 2030 si dovrebbero installare in Italia almeno 60-65 Gigawatt di nuova capacità produttiva da fonti rinnovabili non programmabili, “ma non è possibile senza una semplificazione normativa, in particolare nelle autorizzazioni, e un più facile accesso agli incentivi”.

FONTE: Agenzia Ansa

Bonus edilizi, nuove regole e contratti collettivi

Dal 2023, per ottenere il Superbonus e gli altri bonus edilizi, i lavori di importo superiore a 516mila euro dovranno essere affidati ad imprese in possesso della qualificazione Soa. Fino al 30 giugno 2023, sarà sufficiente aver sottoscritto un contratto con uno degli organismi di attestazione.
Inoltre vengono estese le aree idonee all’installazione di impianti fotovoltaici. Sommando le misure approvate, con quelle contenute nel Decreto “Aiuti”, saranno idonee:
1) le aree classificate agricole, racchiuse in un perimetro i cui punti distino non più di 500 metri da zone a destinazione industriale, artigianale e commerciale, compresi i siti di interesse nazionale, nonché le cave e le miniere;
2) le aree interne agli impianti industriali e agli stabilimenti, nonchè le aree classificate agricole racchiuse in un perimetro i cui punti distino non più di 500 metri dal medesimo impianto o stabilimento;
3) le aree adiacenti alla rete autostradale entro una distanza non superiore a 300 metri.
E ancora, i termini indicati nei permessi di costruire, Scia, autorizzazioni paesaggistiche, autorizzazioni ambientali, convenzioni e accordi di lottizzazione, rilasciati o formatisi entro il 31 dicembre 2022, saranno prorogati di un anno.

Inquinamento killer: causa un morto su sei nel mondo

Tra smog, sostanze chimiche tossiche, acqua piena di veleni, l’inquinamento è responsabile di ben 9 milioni di morti all’anno nel mondo, praticamente è la causa di un decesso su sei (il 16%). La gran parte dei decessi, il 75% (quasi 7 milioni), è causata dall’aria malata, ossia dall’inquinamento atmosferico sia ambientale (lo smog), sia domestico (legato a uso di biomasse per cucinare e scaldarsi).
Sono i dati resi noti da The Lancet Commission on Pollution and Health e pubblicati sulla rivista The Lancet Planetary Health. Il dato è ancora più sconfortante se messo a confronto con l’indagine precedente, del 2015: da allora infatti non sono stati riscontrati miglioramenti significativi. Lo studio si deve a un gruppo internazionale di esperti riuniti nella Lancet Commission on Pollution and Health, che ha utilizzato per il suo rapporto i dati dello studio Global Burden of Disease (GBD). Il nuovo rapporto fornisce stime aggiornate sugli effetti dell’inquinamento sulla salute, basate sugli ultimi dati disponibili del GBD del 2019 e sugli aggiornamenti metodologici, oltre a una valutazione delle tendenze dal 2000. Dei nove milioni di morti attribuibili all’inquinamento nel 2019, rimane responsabile del maggior numero di decessi l’inquinamento atmosferico (sia domestico che ambientale), con 6,67 milioni complessivi (in aumento rispetto ai 4,2 milioni di decessi del 2015 e ai 2,9 milioni del 2000). L’inquinamento idrico è stato responsabile di 1,36 milioni di morti. Il piombo ha contribuito a 900.000 morti, seguito dai decessi legati a tossicità sui luoghi di lavoro, 870.000. In particolare gli esperti hanno rilevato un aumento del 66% dei decessi attribuibili a sostanze chimiche tossiche e per di più, sostengono, le cifre relative ai decessi causati da inquinanti chimici sono probabilmente sottostimate, poiché solo un numero esiguo di prodotti chimici in commercio è stato adeguatamente testato per verificarne la sicurezza o la tossicità. I decessi dovuti all’inquinamento hanno causato perdite economiche per un totale di 4.000 miliardi di dollari nel 2019. Lo studio rileva anche la profonda iniquità dell’inquinamento: il 92% dei decessi legati all’inquinamento e la maggior parte delle perdite economiche connesse si verificano nei Paesi a basso e medio reddito. “L’inquinamento rappresenta ancora la più grande minaccia esistente per la salute umana e planetaria e mette a rischio la sostenibilità delle società moderne – sostiene uno degli autori del rapporto, Philip Landrigan, direttore del Programma di salute pubblica globale e dell’Osservatorio sull’inquinamento globale del Boston College -. Prevenire l’inquinamento può anche aiutare a rallentare il cambiamento climatico – ottenendo così un doppio beneficio per la salute del pianeta – e il nostro rapporto chiede una transizione rapida e massiccia da tutti i combustibili fossili all’energia pulita e rinnovabile”, aggiunge l’esperto. “Inquinamento, cambiamento climatico e perdita di biodiversità sono strettamente collegati – afferma Rachael Kupka, coautrice del lavoro e direttore esecutivo dell’Alleanza Globale su Salute e Inquinamento. Un controllo efficace di queste minacce richiede un’interfaccia tra scienza e politica, sostenuta a livello globale. Infatti, è ormai chiaro che l’inquinamento è una minaccia planetaria e che il suo impatto sulla salute trascende i confini locali e richiede una risposta globale. È necessario un intervento globale su tutti i principali inquinanti moderni”.

Enel: nel 2021 energia da rinnovabili al 51 per cento

Nel 2021 Enel ha “raggiunto un nuovo record nella capacità di generazione da fonti rinnovabili, sviluppando 5,1 Gw di nuova capacità e confermandoci il primo operatore privato nelle energie rinnovabili a livello globale, con 53,4 Gw di capacità installata. L’energia prodotta da fonti rinnovabili, con circa 118 TWh, ha rappresentato il 51% della produzione totale di Gruppo”.
Lo ha detto il presidente di Enel Michele Crisostomo agli azionisti aggiungendo che “al tempo stesso abbiamo accelerato il processo di decarbonizzazione del Gruppo, dismettendo circa 2 Gw di capacità a carbone, in linea con l’obiettivo di uscire da questa tecnologia entro il 2027 a livello globale”. Le emissioni specifiche di Co2, ha aggiunto, “hanno subito un decremento del 45% rispetto al valore del 2017, confermando il percorso verso l’obiettivo certificato SBTi entro il 2030. Grazie agli investimenti sulle reti, abbiamo raggiunto 75,2 milioni di utenti finali allacciati alle nostre reti – le più avanzate al mondo in termini di digitalizzazione e che hanno visto nel corso del 2021 l’installazione di 700.000 smart meter – confermandoci la più grande società privata di distribuzione di energia elettrica al mondo”.

Fonte: Agenzia Ansa

Prima casa: credito Iva pieno per l’under 36 “nominato” dal padre

Il preliminare d’acquisto della prima casa per l’under 36, stipulato dal padre, che nell’occasione ha versato caparra e acconto, con l’impresa costruttrice, non impedisce al giovane di usufruire del credito d’imposta pari all’Iva versata, anche in relazione alle fatture intestate al genitore. Ciò che conta è che il padre lo abbia formalmente “nominato” titolare della proprietà. È quanto si legge nella risposta n. 261 dell’11 aprile 2022.

L’istante, in sostanza, nel precisare che alla firma dell’atto definitivo, dietro il pagamento del saldo, l’immobile sarà a lui intestato e che trasferirà immediatamente la residenza nello stesso, non è certo del fatto di poter usufruire dell’agevolazione prevista dall’articolo 64, comma 7, del Dl “Sostegni-bis”, la quale prevede “per gli atti di cui al comma 6, relativi a cessioni soggette all’imposta sul valore aggiunto, è attribuito agli acquirenti che non hanno ancora compiuto trentasei anni di età nell’anno in cui l’atto è stipulato un credito d’imposta di ammontare pari all’imposta sul valore aggiunto corrisposta in relazione all’acquisto. Il credito d’imposta può essere portato in diminuzione dalle imposte di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni dovute sugli atti e sulle denunce presentati dopo la data di acquisizione del credito, ovvero può essere utilizzato in diminuzione delle imposte sui redditi delle persone fisiche dovute in base alla dichiarazione da presentare successivamente alla data dell’acquisto; può altresì essere utilizzato in compensazione ai sensi del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Il credito d’imposta in ogni caso non dà luogo a rimborsi”, in quanto le fatture relative alla caparra e agli acconti, con applicazione dell’Iva al 4%, emesse dall’impresa costruttrice, sono state intestate al padre che ha sottoscritto il contratto promettendo “di acquistare per sé o per persona fisica o giuridica da nominare il diritto di piena ed esclusiva proprietà dell’immobile”.

Al riguardo, l’Agenzia osserva che il “Contratto per persona da nominare”, disciplinato dagli articoli 1401 e seguenti del Codice civile, prevede una dichiarazione di nomina formale, fatta alla luce delle norme di riferimento.
Pertanto, affinché l’istante si sostituisca quale parte contrattuale del preliminare originariamente stipulato dal padre “per sé o per persona da nominare”, acquisendo i diritti e assumendo gli obblighi derivanti dallo stesso contratto, con effetto dal momento in cui questo è stato stipulato (incluso avvalersi dei pagamenti di caparra e acconti già effettuati dal genitore), deve essere validamente nominato.

Inoltre, poiché è riconosciuto all’acquirente che fruisce dell’agevolazione “prima casa under trentasei” un credito d’imposta “di ammontare pari all’imposta sul valore aggiunto corrisposta in relazione all’acquisto”, sarà necessario che dall’atto di compravendita dell’immobile, stipulato dall’istante in seguito alla sua nomina, risultino specificamente enunciati gli acconti già pagati dal padre, con indicazione dei relativi importi e delle modalità di pagamento, nonché gli estremi delle fatture intestate allo stesso genitore con applicazione dell’aliquota Iva agevolata al 4 per cento.
In altri termini, dall’atto di compravendita deve risultare l’ammontare di Iva corrisposta in relazione all’acquisto agevolato, che andrà a costituire il credito d’imposta riconosciuto a favore dell’acquirente under trentasei.
Per completezza, infine, l’Agenzia ricorda che il credito d’imposta spetta nella misura massima del 4 per cento. Infatti, il comma 7 dell’articolo 64 prevede un credito d’imposta per gli atti soggetti a Iva “di cui al comma 6” ovvero per “gli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di ‘prime case’ di abitazione”.

https://www.fiscooggi.it/rubrica/normativa-e-prassi/articolo/prima-casa-credito-iva-pieno-lunder-36-nominato-dal-padre

Bonus animali domestici 2022

Via libera al cosiddetto “Bonus Animali Domestici“ anche per il 2022. In tempi di dichiarazione dei redditi, è lo stesso Presidente della LAV (Lega Anti Vivisezione), Gianluca Felicetti, a precisare: “Da alcuni anni la legge prevede la possibilità di detrazione fiscale per spese veterinarie su animali da compagnia o tenuti per pratica sportiva. Quest’anno il rimborso massimo è aumentato, 80 euro su una spesa di 550. Questo è il secondo anno fiscale nel quale si può avere questo piccolo riconoscimento come detrazione. Noi chiaramente vorremmo fosse più alto, l’Iva al 22% resta una contraddizione. Ad ogni legge di Bilancio proviamo a presentare emendamenti“.
La detrazione fiscale del 19% nella dichiarazione dei redditi è applicabile su spese veterinarie sostenute per i propri cani e gatti, ma anche sull’acquisto di medicinali, cure mediche, interventi chirurgici ed esami.
La richiesta per ottenere il rimborso può essere presentata dal tutore legale del cane o del gatto, senza limiti previsti per il parametro ISEE. Tuttavia, è necessario aver superato l’importo prescritto per la franchigia, pari ad euro 129,11 centesimi.
Perché la detrazione venga riconosciuta e si ottenga il rimborso previsto, è obbligatorio documentare le spese sopportate, esibendo apposita fattura, o scontrino con indicazione del codice fiscale. Alternativamente, in virtù della tracciabilità delle spese sostenute, si può scegliere di saldare gli importi attraverso l’utilizzo della propria carta di credito o tessera bancomat.

La Corte Ue si pronuncia sulla ristrutturazione degli ascensori

Rientrano nella nozione di “ristrutturazione e di riparazione di abitazioni private”, sulla base della direttiva Iva, i servizi di riparazione e di ristrutturazione di ascensori di immobili a uso abitativo. È quanto affermano gli eurogiudici in relazione a una controversia che oppone una società all’amministrazione tributaria portoghese (Causa corte Ue C-218/2021).

Nella fattispecie all’esame della Corte Ue in commento, la domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’allegato IV, punto 2, della direttiva 2006/112/Ce sull’Iva, ed è stata presentata nell’ambito di una controversia che oppone l’amministrazione tributaria portoghese a una società in relazione all’aliquota Iva applicabile ai servizi di riparazione e di manutenzione di ascensori effettuati da tale società.
L’impresa è attiva nella fabbricazione di ascensori, di montacarichi e di pedane mobili, e fornisce anche servizi di riparazione e manutenzione di ascensori.
La società ha applicato un’aliquota Iva ridotta ai servizi di riammodernamento e di riparazione di ascensori da effettuati, fatturando al contempo i materiali incorporati nell’ambito di tali prestazioni all’aliquota normale.
In seguito a una verifica fiscale, l’amministrazione finanziaria ha accertato che la società aveva erroneamente applicato l’imposta ridotta a tali servizi.
La questione è quindi approdata dinanzi alla competente autorità giurisdizionale che ha sottoposto al vaglio pregiudiziale della Corte Ue alcune questioni con cui si chiede se l’allegato IV, punto 2, della direttiva Iva debba essere interpretato nel senso che rientrano nella nozione di “ristrutturazione e riparazione di abitazioni private”, ai sensi di tale disposizione, i servizi di riparazione e ristrutturazione di ascensori di immobili a uso abitativo.

Le valutazioni della Corte Ue
L’allegato IV, punto 2, della direttiva Iva, in combinato disposto con l’articolo 106 di tale direttiva autorizzava gli Stati membri ad applicare un’aliquota Iva ridotta ai servizi connessi alla “riparazione e ristrutturazione di abitazioni private, esclusi i materiali che costituiscono una parte significativa del valore del servizio reso”.
I termini di cui all’allegato IV, punto 2, della direttiva devono essere interpretati in modo uniforme e indipendentemente dalle qualificazioni utilizzate negli Stati membri, tenendo conto al contempo del contesto in cui essi sono utilizzati e degli obiettivi perseguiti dalla normativa di cui essi fanno parte.
Ciò premesso, dalla formulazione di tale allegato IV, punto 2, si evince, da un lato, che rientrano in tale disposizione due attività distinte, vale a dire la ristrutturazione e la riparazione e, dall’altro, che tali attività devono riferirsi alle abitazioni private.
Per quanto riguarda i termini “ristrutturazione” e “riparazione”, essi si riferiscono, rispettivamente, alla rimessa a nuovo di un oggetto e al ripristino di un oggetto danneggiato.
Tali servizi sono caratterizzati, in particolare, dal loro carattere occasionale, cosicché semplici servizi di manutenzione, forniti in modo regolare e continuativo, non possono essere considerati rientrare nell’allegato IV, punto 2, della direttiva.
Con riferimento all’espressione “abitazioni private”, il termine “abitazione” designa generalmente un bene immobile o anche mobile o una sua parte, destinato a essere abitato e che serve, quindi, come residenza per una o più persone. Inoltre, l’aggettivo “privato” consente la distinzione dagli alloggi non privati, come gli alloggi aziendali o gli alberghi.
Pertanto, i servizi di ristrutturazione e riparazione di cui all’allegato IV, punto 2, della direttiva IVA devono riguardare beni utilizzati a fini abitativi privati, mentre i servizi relativi ai beni utilizzati per altri fini, come a fini commerciali, non rientrano nell’ambito di applicazione di tale disposizione.
In tale contesto, lo Stato portoghese sostiene, in sostanza, che l’espressione “abitazione privata”, in quanto meno ampia di espressioni quali “edificio” o “immobile ad uso abitativo”, rinvia in maniera individualizzata a ciascuna delle frazioni autonome di un bene immobile effettivamente destinata all’abitazione, sulle quali il proprietario o il locatario ha il controllo completo, e che è opportuno distinguere dalle aree di accesso comune di un tale bene immobile. Pertanto, i servizi di ristrutturazione e riparazione relativi alle strutture condivise, compresi gli ascensori, non rientrerebbero nell’ambito di applicazione dell’allegato IV, punto 2, della direttiva Iva.
A tal proposito, tuttavia, la Corte osserva che, nel caso di un immobile a uso abitativo composto da più appartamenti, le strutture condivise sono, di regola, importanti, se non indispensabili, per l’uso dei singoli appartamenti.
Ciò premesso, la Corte ritiene che, nel caso di tali immobili a uso abitativo, le strutture condivise rientrino nella nozione di “abitazioni private” ai sensi dell’allegato IV, punto 2, della direttiva IVA, cosicché i servizi di ristrutturazione e riparazione relativi a tali strutture rientrano in tale disposizione. A tale titolo, gli ascensori, essendo parte integrante degli edifici che ne dispongono, sono compresi in tali strutture.
Pertanto, dalla formulazione dell’allegato IV, punto 2, della direttiva Iva, la Corte Ue ricava che i servizi di riparazione e ristrutturazione degli ascensori di immobili a uso abitativo, esclusi i servizi di manutenzione di tali ascensori, rientrano in tale disposizione.
In relazione al contesto in cui si inserisce l’allegato IV, punto 2, della direttiva, tale disposizione, in quanto consente di applicare un’aliquota Iva ridotta, costituisce una deroga al principio dell’applicazione dell’aliquota normale e deve quindi essere interpretata restrittivamente.

La Corte Ue osserva inoltre che il legislatore unionale ha previsto una riduzione dell’Iva mirata sui servizi ad alta intensità di lavoro, come nel caso dei servizi di riparazione e ristrutturazione di ascensori.
Ciò premesso, ha affermato che gli Stati membri hanno la possibilità di applicare l’aliquota Iva ridotta in modo selettivo, con riserva, da un lato, di isolare, ai fini dell’applicazione dell’agevolazione, solo elementi concreti e specifici della categoria di prestazioni di cui si tratta e, dall’altro, di rispettare il principio di neutralità fiscale.
Nel caso di specie, benché spetti al giudice nazionale interpretare il diritto interno e, pertanto, esaminare se il legislatore portoghese abbia recepito in modo selettivo l’allegato IV, punto 2, della direttiva Iva, prevedendo l’esclusione dall’ambito di applicazione dell’aliquota scontata i servizi relativi agli ascensori negli immobili ad uso abitativo, nulla nel testo della disposizione nazionale che attua tale punto 2, ossia il punto 2.24 dell’elenco I allegato al codice IVA, sembra indicare che il legislatore l’abbia fatto, dato che la posizione dell’amministrazione finanziaria si basa, invece, sull’interpretazione restrittiva raccomandata da istruzioni interne.
Invero, poiché le disposizioni di una direttiva devono essere attuate con efficacia cogente, nonché con la specificità, la precisione e la chiarezza necessarie, uno Stato membro non può invocare semplici prassi amministrative, per natura modificabili a proprio piacimento dall’amministrazione e prive di adeguata pubblicità, per dimostrare l’attuazione selettiva di una disposizione della direttiva Iva che autorizza l’applicazione di un’aliquota ridotta per una categoria di servizi.

Le conclusioni della Corte Ue
Tutto ciò premesso, la Corte Ue perviene alla conclusione che l’allegato IV, punto 2, della direttiva Iva deve essere interpretato nel senso che rientrano nella nozione di “ristrutturazione e [di] riparazione di abitazioni private”, ai sensi di tale disposizione, i servizi di riparazione e di ristrutturazione di ascensori di immobili a uso abitativo, a esclusione dei servizi di manutenzione di ascensori di tale tipo.

Data sentenza – 5 maggio 2022 – Numero sentenza Causa C 218/2021
Nome delle parti Autoridade Tributária e Aduaneira contro DSR – Montagem e Manutenção de Ascensores e Escadas Rolantes SA

FONTE: https://www.fiscooggi.it/rubrica/giurisprudenza/articolo/iva-corte-ue-si-pronuncia-sulla-ristrutturazione-degli-ascensori

Installazione montascale e ripartizione spese

“Vivere la Casa”, salone tematico durante Artigiano in Fiera

Debutterà durante la prossima edizione di Artigiano in Fiera, la kermesse sulle arti e i mestieri in programma dal 3 all’11 dicembre 2022 a Fieramilano (Rho), ‘Vivere la Casa’, salone tematico che punterà sulle soluzioni migliori per il nuovo concetto di casa, emerso in tutta la sua evidenza negli ultimi due anni.
Secondo l’ultimo Life at Home Report, la più grande ricerca internazionale in fatto di abitare svolta in 37 Paesi del mondo, si legge in una nota degli organizzatori, non c’è dubbio che il focolare domestico sia tornato ad essere il centro delle nostre vite. Le abitazioni hanno riconquistato una piena centralità. In particolare, l’attività di lavoro ha assunto una nuova rilevanza nella vita in casa, portandoci a riconsiderare gli spazi anche in un’ottica di “homeworking” in stanze prima non concepite per questo scopo. Ne scaturiscono ormai tre modelli in grado di traghettare il pubblico verso l’interpretazione della casa quale luogo dove esprimersi al meglio, soddisfare i bisogni anche emozionali e dare spazio ad interessi e passioni. Il primo è il Multipurpose home, secondo cui la casa del futuro dovrà prevedere spazi multifunzionali e fluidi per rispondere alle esigenze dei loro abitanti e ad una nuova routine quotidiana. Il secondo modello è l’Healthy home, che mette al centro il rapporto tra l’esterno e l’interno, dando priorità all’impatto benefico della luce e della natura sul nostro equilibrio psicofisico. Infine, la Local home, vista come luogo di connessione con gli altri, con un accesso più semplice ed immediato alla rete di servizi.
Il focus di Vivere la Casa sarà dunque incentrato sulla casa quale spazio della famiglia, ma anche del lavoro, secondo le esigenze di adattamento degli spazi abitativi. “Oggi la casa è il luogo del vivere che va ben oltre l’idea di involucro fisico – spiega il presidente di Ge.Fi. Gestione Fiere Spa, Antonio Intiglietta -. La casa non è più solo un semplice contenitore ma è ormai un contesto multifunzionale in cui svolgere tutte le attività quotidiane”.

FONTE: Agenzia Ansa