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Oltre 50 anni di esperienza nel settore ascensoristico

Castagnoli Arnaldo & Figli, presente sul mercato del Piemonte da oltre cinquant’anni, si occupa di progettazione, produzione e installazione di ascensori, montacarichi e piattaforme di sollevamento, offrendo un’ampia gamma di prodotti e servizi a prezzi competitivi.
L’azienda propone soluzioni concepite e studiate su misura per rispondere a qualunque esigenza tecnica e stilistica e realizza progetti in perfetta sintonia sia con le esigenze tecniche, sia con l’estetica dell’ambiente.

Le soluzioni personalizzate e “chiavi in mano” della Castagnoli Arnaldo & Figli sono relative alla realizzazione di ascensori e montacarichi di qualsiasi tipo e portata: a funi e oleodinamici, installati in vani scala e in esterni, con incastellature metalliche o trasparenti, opere murarie e opere da fabbro; di mini ascensori per aziende e per privati; di piattaforme elevatrici per il sollevamento
di merci e persone e di impianti dedicati agli utenti diversamente abili, con relativo abbattimento delle barriere architettoniche.
Esperienza e personale qualificato e competente garantiscono inoltre un servizio accurato e affidabile di manutenzione, riparazione, assistenza, rifacimento e ammodernamento di impianti di sollevamento già esistenti, adeguandoli agli attuali standard di qualità e di sicurezza.

L’azienda si rivolge sia al settore dei privati, sia alle strutture industriali e commerciali, ed è all’altezza di effettuare l’installazione di ascensori e montacarichi anche in condizioni complesse e in spazi ridotti, sempre con un estremo riguardo alle finiture, nel rispetto dello stile e del contesto architettonico.

Roma: in un anno assegnate 350 case popolari

“Nell’ultimo anno Roma Capitale ha messo a disposizione delle persone con i requisiti per l’accesso all’Edilizia Residenziale Pubblica 350 case popolari. Un numero importante, nonostante la situazione drammatica che abbiamo quando ci siamo insediati (circa 36 assegnazioni nel secondo semestre 2021)”.
Così, in una nota, l’assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative, Tobia Zevi. “Ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo lavorato duramente per sbloccare la graduatoria. E così abbiamo fatto, perché siamo partiti con 70 assegnazioni nel primo semestre, mentre nel secondo semestre abbiamo accelerato fino a raggiungere l’obiettivo di circa 10 assegnazioni a settimana, più di una al giorno, circa 84 in tre mesi al netto dei giorni festivi”, prosegue. “A tutto questo – precisa – va aggiunto un ulteriore elemento di vanto per l’Amministrazione: in estate, insieme alla Regione Lazio e alla Prefettura di Roma, abbiamo concluso con grande successo due grandi sgomberi di palazzi occupati, coerentemente con la nostra idea di ‘da casa a casa'”, liberando senza l’uso della forza pubblica lo stabile in via delle Province e l’ex clinica Valle Fiorita: 201 alloggi popolari consegnati a tutti coloro che rispettavano i requisiti per l’Edilizia Residenziale Pubblica”.
“Ma il lavoro – prosegue ancora la nota – non è affatto concluso: in estate, durante la variazione di bilancio, il Sindaco Roberto Gualtieri ha stanziato circa 220 milioni di euro per acquistare nuove case popolari per le persone in graduatoria, che nel frattempo abbiamo sbloccato. E grazie a queste risorse siamo in procinto di acquistare, non appena arriverà l’approvazione dell’Assemblea Capitolina, 199 unità immobiliari dall’INPS, di cui 120 case. Il primo stock che ci apprestiamo ad acquistare di una lunga serie che ne arriveranno. Non dimentichiamoci che Roma è stata la prima città ad applicare la deroga sull’articolo 5 del decreto Lupi, dando l’accesso ai servizi fondamentali come residenza e allacci alle utenze, quindi dignità, a migliaia di persone della nostra città. Lo abbiamo detto e lo confermiamo anche oggi: la casa è al centro della nostra politica”, conclude Zevi.

Fonte: Agenzia Ansa

Niente multa a chi in buona fede compra un immobile con abuso edile

Niente sanzione pecuniaria per chi “acquista un immobile senza aver in alcun modo partecipato, conosciuto o beneficiato di un illecito edilizio” riscontrato nell’immobile.
È la motivazione di una sentenza con cui il Consiglio di Stato ribadisce l’annullamento di una multa di 6.500 euro che il Comune di Genova nel 2010 aveva ingiunto di pagare a una società proprietaria di un locale commerciale.
La società aveva acquistato nel 1996 una unità immobiliare al cui interno era stato realizzato, dal precedente proprietario, un soppalco in muratura di 3,20 metri quadrati. In seguito a sopralluoghi, il Comune di Genova aveva accertato che il soppalco era stato costruito senza autorizzazioni, come l’accorpamento di due locali mediante l’apertura di un varco nel muro che divide i locali stessi.
Il Comune aveva fatto scattare una sanzione pari al doppio dell’aumento di valore dell’immobile conseguente alla realizzazione del soppalco in base ad una relazione di stima dell’Agenzia del Territorio. “Il proprietario incolpevole, ancorché tenuto a prestare la sua collaborazione per la rimozione materiale dell’abuso, non può essere destinatario delle sanzioni pecuniarie previste per colpire i responsabili dell’abuso”, spiega il Consiglio di Stato nella sentenza che ha respinto il ricorso in appello del Comune di Genova stabilendo definitivamente la nullità della sanzione.

Fonte: Agenzia ANSA

Colf, badanti e baby-sitter, per famiglie rincaro del 9,2%

Una banca dati per case e uffici

Avrà evidenti effetti sul mercato delle compravendite immobiliari, la banca dati per case e uffici varata con un decreto (n. 304 del 4 agosto 2022) emanato dai ministeri della Transizione Ecologia, dell’Economia e dell’Innovazione tecnologica e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 221 del 21 settembre 2022. Il data base che verrà realizzato, in linea con una delle misure previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), sarà gestito dall’Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile). Grazie a questo strumento sarà possibile individuare dove sono necessari interventi di riqualificazione energetica e si potrà disporre di una mappa aggiornata del parco immobiliare nazionale.
I dati per realizzare questa “banca” giungeranno dal catasto nazionale degli attestati di prestazione energetica (Ape), dallo sportello unico certificatori energetici abilitati, dal Gestore dei servizi energetici (Gse), dal Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici, dal progetto Patrimonio della Pubblica Amministrazione., dalla banca dati dell’Agenzia del demanio, dagli archivi catastali gestiti dall’Agenzia delle entrate e dall’Enea. Nel nuovo portale confluiranno inoltre tutte le informazioni sull’edilizia scolastica, e tutti i dati del repertorio nazionale dei dati territoriali, dell’anagrafe della popolazione residente e di quella dei numeri civici e delle strade urbane.
Nel data-base saranno immagazzinati anche:
– i dati relativi alla consistenza degli edifici e delle unità immobiliari (superficie, volume, numero di vani, anno di costruzione, categoria catastale);
– le caratteristiche energetiche per edificio e unità immobiliari (classe APE, consumi annui per vettore energetico, potenza in prelievo, superficie disperdente opaca e trasparente, trasmittanze delle superfici opache e trasparenti, tipologie di impianto di riscaldamento, ACS, condizionamento, produzione di energia elettrica, colonnine di ricariche, nonché relative potenze e rendimenti);
– gli interventi di manutenzione (elemento edilizio, anno di realizzazione dell’intervento, incentivo percepito per l’intervento);
– le informazioni sul tema dei servizi pubblici e privati (allegato I al decreto) e quelle concernenti i certificatori energetici abilitati, di cui al dpr n. 75/2013;
– le valutazioni del potenziale di risparmio (elenco degli interventi, costi di realizzazione, risparmi attesi);
– altre informazioni generali censite dall’Istat (codice comunale, sezione di censimento, popolazione residente, aree montane, zone climatiche, zone di rischio sismico, rischio idrogeologico, consumi idrici).
Nelle premesse, il decreto sottolinea che le informazioni inserite nel data-base saranno necessarie per lo sviluppo di strumenti di consulenza e pianificazione per i cittadini, in modo da guidarli nel processo di miglioramento della propria unità immobiliare, anche al fine di ottimizzare gli investimenti dei proprietari.
Il provvedimento afferma inoltre che gli strumenti previsti nel portale – se opportunamente sviluppati – in aggiunta agli incentivi esistenti, potranno costituire un potente volano per incrementare le riqualificazioni degli edifici collocati sul territorio nazionale, incrementare gli effetti della ripresa economica e raggiungere una completa decarbonizzazione del comparto civile entro il 2050, come indicato dalla normativa comunitaria. Dunque, una sorta di “passaporto dell’edificio”.

Voucher connettività per imprese e professionisti

Con un avviso del 7 dicembre, il MIMIT informa che la Commissione europea, con Decisione del 6 dicembre 2022, ha autorizzato fino al 2023 la proroga della misura “Piano voucher” per le imprese, finalizzata a sostenere la domanda di connettività delle micro, piccole e medie imprese, estesa anche ai professionisti (persone fisiche titolari di partita IVA che esercitano una professione intellettuale, in proprio o in forma associata) , compresi i professionisti ordinisti e non che esercitano la professioni in forma individuale o associata.
Nella comunicazione viene precisato che la proroga era stata richiesta dal Governo italiano, in considerazione degli oltre 430 milioni di euro ancora disponibili e tenuto conto dell’estensione della platea dei beneficiari ai professionisti avvenuta nel maggio scorso.
Sulla base del provvedimento emesso dalla Commissione, i voucher potranno continuare ad essere attivati dagli operatori fino al 31 dicembre 2023 a seguito di richiesta presentata dai beneficiari, per i quali la misura prevede il riconoscimento di un contributo sotto forma di sconto sul prezzo di vendita dei canoni di connessione ad internet in banda ultra larga.
I beneficiari possono optare per diverse tipologie di voucher, il cui costo varia da un minimo di 300 euro ad un massimo di 2.500 euro, che si differenziano sulla base delle prestazioni del servizio, in termini di velocità di connessione (da un minimo di 30 Mbit/s fino ad un massimo di oltre 1 Gbit/s), e della loro durata (da 18 a 24 mesi).
La ripartizione prevista è:
– al finanziamento dei voucher di tipologia A viene destinato il 15% delle risorse stanziate, distribuito per il 14% a favore dei voucher A1 e per l’1% a favore dei voucher A2;
– al finanziamento dei voucher di tipologia B viene destinato il 20% delle risorse stanziate;
– al finanziamento dei voucher di tipologia C viene destinato il 65% delle risorse stanziate.
Il voucher è rivolto a micro, piccole e medie imprese; persone fisiche titolari di partita IVA che esercitano, in proprio o in forma associata, una professione intellettuale (articolo 2229 del Codice civile) o una delle professioni non organizzate (legge 14 gennaio 2013, n. 4).
Viene precisato che gli interventi sono finanziati con risorse statali del Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020, per un ammontare complessivo di circa 589 milioni di euro.
Esistono diverse tipologie di voucher:
– Voucher A1: Voucher con contributo di connettività pari a 300 euro per un contratto della durata di 18 mesi che garantisca il passaggio ad una connettività con velocità massima in download compresa nell’intervallo 30 Mbit/s – 300 Mbit/s.
– Voucher A2: Voucher con contributo di connettività pari a 300 euro per un contratto della durata di 18 mesi che garantisca il passaggio ad una connettività con velocità massima in download compresa nell’intervallo 300 Mbit/s – 1 Gbit/s. Per connessioni che offrono velocità pari ad 1 Gbit il voucher potrà essere aumentato di un ulteriore contributo fino a 500 euro a fronte di costi di allaccio alla rete sostenuti dai beneficiari.
– Voucher B: Voucher con contributo di connettività pari a 500 euro per un contratto della durata di 18 mesi che garantisca il passaggio ad una connettività con velocità massima in download compresa nell’intervallo 300 Mbit/s – 1 Gbit/s. Per connessioni che offrono velocità pari ad 1 Gbit il voucher potrà essere aumentato di un ulteriore contributo fino a 500 euro a fronte di costi di allaccio alla rete sostenuti dai beneficiari.
(Per tale tipologia di voucher è prevista una soglia di banda minima garantita pari ad almeno 30 Mbit/s).
– Voucher C: Voucher con contributo di connettività pari a 2.000 euro per un contratto della durata di 24 mesi che garantisca il passaggio ad una connettività con velocità massima in download superiore ad 1 Gbit/s. Il voucher potrà essere aumentato di un ulteriore contributo fino a 500 euro a fronte di costi di allaccio alla rete sostenuti dai beneficiari (Per tale tipologia di voucher è prevista una soglia di banda minima garantita pari ad almeno 100 Mbit/s).
La misura prevede il riconoscimento di un contributo, sotto forma di sconto, sul prezzo di vendita dei canoni di connessione ad Internet in banda ultra larga.
L’attuazione dell’intervento è affidata ad Infratel Italia S.p.A., sotto la vigilanza della Direzione Generale per i Servizi di Comunicazione Elettronica, di Radiodiffusione e Postali (DGSCERP) del Ministero.

Fonte: fiscoetasse.com

Costruzioni, Cresme: nel 2022 investimenti per 232 miliardi di euro

Nel 2022 il settore delle costruzioni si è riavvicinato ai livelli del 2007: un risultato che nel 2019 era impensabile. Inoltre, se si considerano i valori correnti, gli investimenti in costruzioni nel 2019 valevano 141 miliardi di euro, nel 2022, 232 miliardi. Le costruzioni del 2022, infatti, costano il 15/20% in più di quanto costavano nel 2019 secondo le fonti ufficiali, il 25/30% secondo le analisi del Cresme.
I dati arrivano dal XXXIII Rapporto congiunturale e previsionale ‘Il mercato delle costruzioni 2023’ redatto dal Cresme e presentato nei giorni scorsi.
Quantità e prezzo hanno dunque determinato due anni eccezionali di crescita delle costruzioni, con tassi da anni ’60, trainati da incentivi fiscali per la ristrutturazione e dalle opere pubbliche, spiega il Cresme. A crescere, anche le nuove costruzioni residenziali e non residenziali. E anche il mercato immobiliare è cresciuto: le compravendite di abitazioni hanno infatti raggiunto, e in diverse realtà superato, i livelli del 2006-2007.
L’inflazione ha poi cominciato a incidere anche sui prezzi delle case, quindi sui comportamenti della domanda, anche perché stipendi e salari non vengono adeguati.
“La nuova fase che stiamo vivendo – precisa il Cresme – riporta sul mercato il tema dell’inflazione e dei tassi di interesse: cosa succederà nei prossimi due anni e come questo inciderà sul mercato delle costruzioni e dell’immobiliare è uno dei temi chiave da affrontare”.

Boom nel 2021-2022
Negli ultimi due anni il mercato delle costruzioni è stato alimentato da importanti risorse private (il risparmio accumulato dalle famiglie e dalle imprese nel 2020 e nel 2021) e da importantissime risorse pubbliche: l’eccezionale stagione degli incentivi e il PNRR, ma anche da stanziamenti per le opere pubbliche che arrivano dal 2014/2015 e che sono diventate aggiudicazioni di lavori a partire dal 2021, hanno fatto crescere il mercato in due anni con una accelerazione da Paese in via di sviluppo.
Nella riqualificazione e nelle aggiudicazioni dei bandi di opere pubbliche la crescita è stata del 45/50% in un solo anno. Si è entrati in una fase di eccessi, una fase irragionevole rispetto al rapporto tra domanda e offerta.

Le prospettive per i prossimi anni
Nel mercato della riqualificazione l’inversione è attesa per il 2023. Sarà più lenta di quanto dovrebbe essere, perché il 2022 non basterà a coprire l’onda della domanda. Gli incentivi andranno riducendosi e fermeranno il principale motore che ha trainato le costruzioni.
Ma nel 2023, a maggio, quando si presenteranno i bilanci del 2022, si faranno anche i conti con i crediti fiscali accumulati e con i rischi di tenuta di molti operatori.
La forte crescita del PIL nel 2021 e nel 2022 ha però radici profonde nelle costruzioni e nel superbonus. La frenata degli incentivi darà una frenata per il PIL, e come si fermerà e come proseguirà questo mercato è uno dei grandi temi chiave del Rapporto del Cresme.

Il consumo energetico di un televisore

canone televisione

Risparmiare vuole anche dire intervenire sulle proprie abitudini, modificando le attività che contribuiscono allo spreco di energia elettrica andando a incidere sul costo delle bollette. In questo periodo gli inviti all’utilizzo parsimonioso degli elettrodomestici più dispendiosi a livello di corrente si sprecano. È però difficile riuscire a quantificare l’impatto sulle nostre tasche di ogni singolo strumento. Ad esempio, quanto incide sulla bolletta l’utilizzo del televisore?
Vivere con la TV accesa è una realtà comune a tanti. Per molti è un sottofondo che non può mancare. Non manca chi lascia il televisore acceso anche di notte perché si addormenta mentre lo sta guardando. Numerose, poi, le persone che lasciano la tv accesa anche quando escono, affinché l cane o il gatto non si sentano troppo soli.
Ma quanto consuma un televisore lasciato acceso tutto il giorno?
Non ci sono valori assoluti. L’unica cosa certa è che le TV a schermo LCD sono molto più dispendiose in termini energetici rispetto a quelle a LED. Inoltre, un aspetto che incide notevolmente sui consumi è la grandezza dello schermo: più la superficie è estesa, più l’elettrodomestico consuma energia. Per esempio, un LCD da 32″ consuma circa 90-130 Watt, mentre un 37 pollici che può arrivare anche a 150 Watt. Con più pollici, (40) un LCD arriverà a consumare 175 W. Confrontando questo valore con quello della tecnologia LED la differenza è sostanziale: una tv a LED delle stesse dimensioni arriva a 95 W.
Il range possibile per le televisioni è inoltre molto ampio: richiedono una potenza minima di 50 W ma possono arrivare anche a 600 W.
Per quanto riguarda la spesa effettiva, si può dire che il costo medio dell’energia elettrica è di 0,25 €/kWh e, che conoscendo le proprie abitudini di consumo, sarà semplice calcolare la propria spesa.
Il problema insomma non è quanto consuma la TV, ma per quante ore e quante volte al giorno la accendiamo.
Calcolando l’impatto giornaliero di un LCD medio potremmo dire che il suo costo sarà di circa 1 euro, quindi quasi 360 euro di energia in un anno.
Una strategia di risparmio è quella di tener sotto controllo le ore di alimentazione perché la luce stand-by può sembrare un consumo irrisorio quando, in realtà, stiamo parlando di 3 Watt all’ora, quindi 72 W al giorno. In un anno insomma la spia rossa che rimane accesa quando la tv è in stand-by ci viene a costare circa 6 euro. La soluzione è semplice e veloce: scollegare l’apparecchio la sera collegandolo a una ciabatta a interruttore. Si potrà evitare di staccare ogni volta la spina della TV ma il risparmio sarà assicurato.

Eventi climatici estremi in crescita in Italia

La crisi climatica accelera sempre di più la sua corsa insieme agli eventi estremi, che stanno avendo impatti sempre maggiori sui Paesi di tutto il mondo, a partire dall’Italia. Nei primi dieci mesi del 2022 sono stati registrati nella Penisola 254 fenomeni meteorologici estremi, il 27% in più di quelli dello scorso anno. Preoccupa anche il bilancio degli ultimi 13 anni: dal 2010 al 31 ottobre 2022 si sono verificati in Italia 1.503 eventi estremi con 780 comuni colpiti e 279 vittime. Tra le regioni più colpite: Sicilia (175 eventi estremi), Lombardia (166), Lazio (136), Puglia (112), Emilia-Romagna (111), Toscana (107) e Veneto (101).
È quanto emerge, in sintesi, dalla fotografia scattata dal nuovo report “Il clima è già cambiato” dell’Osservatorio CittàClima 2022 realizzato da Legambiente, con il contributo del Gruppo Unipol, e sintetizzato nella mappa del rischio climatico, aggiornata nel layout e nella grafica e con un focus sul progetto europeo LIFE+ AGreeNet che ha l’obiettivo di rendere le città della costa del Medio Adriatico più resilienti al cambiamento climatico attraverso vari interventi.

OSSERVATORIO CITTÀCLIMA 2022
Una fotografia nel complesso preoccupante quella scattata dal report “Il clima è già cambiato” dell’Osservatorio CittàClima 2022 realizzato da Legambiente, con il contributo del Gruppo Unipol e presentata oggi, nel giorno finale della COP27 in corso in Egitto, per lanciare un doppio appello: se da una parte al livello internazionale è fondamentale che si arrivi ad un accordo ambizioso e giusto in grado di mantenere vivo l’obiettivo di 1.5°C ed aiutare i Paesi più poveri e vulnerabili a fronteggiare l’emergenza climatica, dall’altra parte è fondamentale che l’Italia faccia la sua parte.
Entrando nello specifico, infatti, il nuovo report “Il clima è già cambiato” dell’Osservatorio CittàClima 2022, evidenzia che su 1.503 fenomeni estremi ben 529 sono stati casi di allagamenti da piogge intense come evento principale, e che diventano 768 se si considerano gli effetti collaterali di altri eventi estremi, quali grandinate ed esondazioni; 531 i casi di stop alle infrastrutture con 89 giorni di blocco di metropolitane e treni urbani, 387 eventi con danni causati da trombe d’aria. Ad andare in sofferenza sono soprattutto le grandi città con diverse conferme tra quelle che sono le aree urbane del Paese più colpite in questi 13 anni: da Roma – dove si sono verificati 66 eventi, 6 solo nell’ultimo anno, di cui ben oltre la metà, 39, hanno riguardato allagamenti a seguito di piogge intense; passando per Bari con 42 eventi, principalmente allagamenti da piogge intense (20) e danni da trombe d’aria (17). Agrigento, con 32 casi di cui 15 allagamenti e poi Milano, con 30 eventi totali, dove sono state almeno 20 le esondazioni dei fiumi Seveso e Lambro in questi anni.

L’APPELLO DI LEGAMBIENTE
Legambiente, in una nota, al Governo Meloni e al Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin chiede, in primis, che venga aggiornato e approvato entro la fine dell’anno il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC), rimasto in bozza dal 2018, quando era presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e ministro Gian Luca Galletti.
Ad oggi sono saliti a 24 i Paesi europei che hanno adottato un piano nazionale o settoriale di adattamento al clima. Grande assente l’Italia che per altro in questi ultimi 9 anni – stando ai dati disponibili da maggio 2013 a maggio 2022 e rielaborati da Legambiente – ha speso 13,3 miliardi di euro in fondi assegnati per le emergenze meteoclimatiche (tra gli importi segnalati dalle regioni per lo stato di emergenza e la ricognizione dei fabbisogni determinata dal commissario delegato). Si tratta di una media – sottolinea l’associazione in una nota – di 1,48 miliardi/anno per la gestione delle emergenze, in un rapporto di quasi 1 a 4 tra spese per la prevenzione e quelle per riparare i danni.

INTERVENTI PER LA PREVENZIONE
Nel report dell’Osservatorio CittàClima 2022, Legambiente fa anche il punto su questi due aspetti. Se guardiamo alla spesa realizzata in questi anni per gli interventi programmati di messa in sicurezza e prevenzione, emerge come dal 1999 al 2022 sono stati 9.961 gli interventi avviati per mitigare il rischio idrogeologico in Italia per un totale di 9,5 miliardi di euro (elaborazione Legambiente su fonte Ispra, piattaforma Rendis), con una media di 400 milioni di euro l’anno. In parallelo, i dati della Protezione Civile sugli stati di emergenza da eventi meteo-idro dal maggio 2013 a maggio 2022 parlano di 123 casi, segnando un lieve incremento rispetto al 2021 (quando però i dati includevano il periodo fino a ottobre), ma comunque in aumento deciso rispetto ai 103 nel 2020. E poi ci sono i fondi assegnati per le emergenze che, sempre in questo arco di anni, arrivano a poco meno di 13,3 miliardi di euro.

OSSERVATORIO CITTÀCLIMA 2022: BUONE PRATICHE
Infine nel report dell’Osservatorio CittàClima 2022 si segnalano anche alcune buone notizie e buone pratiche. In primis come buona notizia il successo del programma sperimentale d’interventi per l’adattamento ai cambiamenti climatici in ambito urbano, emanato nel 2021 dal MITE che prevede finanziamenti in decine di aree urbane italiane. Tra queste, ad esempio, Cremona con i Boschi della Villetta e La strada in Verde, Lucca con Le scuole verdi di Lucca, a Ferrara dove le azioni di adattamento riguarderanno Piazza Cortevecchia, a L’Aquila progetti di riforestazione urbana.
Passando alle buone pratiche, c’è Milano con il suo Piano Aria e Clima, finalizzato a ridurre l’inquinamento atmosferico e a rispondere all’emergenza climatica. Genova con l’Action Plan Genova 2050, uno strumento che comprende un pacchetto di azioni concrete sulla sostenibilità ambientale, l’adattamento e la mitigazione dei cambiamenti climatici, per migliorare la qualità della vita dei residenti e non solo. Da Forlì arriva l’esempio del Giardino dei Musei: nato come azione all’interno del progetto Life SOS4life e finanziato con fondi statali, comunali e dal contributo della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, si pone come obiettivo la riqualificazione e la valorizzazione dell’area, adibita a parcheggio sopraelevato, sostituendola con un’area a verde pubblico. Da Perugia – si evidenzia nel report dell’Osservatorio CittàClima 2022 – l’esempio dei GIS (Geographic Information System) per acquisire e analizzare i dati integrando la dimensione geografica, per monitorare in tempo reale i fenomeni e pianificare efficacemente la costruzione del futuro, raccontando con precisione cosa sta succedendo in una città.
Infine, dall’estero tra le buone pratiche c’è quella di Los Angeles, in California, dove è stato approvato un Piano per il riciclo delle acque reflue che prevede che il 70% dell’acqua sia di provenienza locale entro il 2035 per passare al programma degli incentivi per la permeabilità delle superfici voluto dall’amministrazione di Washington DC, in un’ottica di miglioramento del deflusso delle acque.

PAROLA AGLI ESPERTI
“Nella lotta alla crisi climatica – dichiara in una nota Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – da troppi anni l’Italia sta dimostrando di essere in ritardo. Continua a rincorrere le emergenze senza una strategia chiara di prevenzione, che permetterebbe di risparmiare il 75% delle risorse economiche spese per i danni provocati da eventi estremi, alluvioni, piogge e frane, e non approva il Piano nazionale di adattamento al clima, dal 2018 fermo in un cassetto del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica. È fondamentale approvare entro fine anno il Piano, ma anche definire un programma strutturale di finanziamento per le aree urbane più a rischio, rafforzare il ruolo delle autorità di distretto e dei comuni contro il rischio idrogeologico e la siccità, approvare la legge sul consumo di suolo, e cambiare le regole edilizie per salvare le persone dagli impatti climatici e promuovere campagne di informazione di convivenza con il rischio per evitare comportamenti che mettono a repentaglio la vita delle persone”.
“Anche quest’anno il Rapporto CittàClima – spiega in una nota Marisa Parmigiani, head of Sustainability del Gruppo Unipol – ci evidenzia un peggioramento nell’esposizione ai rischi climatici. Come denunciamo da tempo il nostro paese è fortemente esposto in primis al rischio idrogeologico, ma ultimamente vediamo crescere, anche nei nostri sinistri, i fenomeni della grandine e delle trombe d’aria. Dobbiamo operare congiuntamente, secondo un approccio di partnership pubblico/privato, per adottare e sviluppare un adeguato Piano di Adattamento, perché non è più sufficiente intervenire sulla mitigazione in un contesto in cui il clima è già cambiato”.

Eventi climatici estremi in crescita in Italia. I dati dell’osservatorio CittàClima 2022 di Legambiente

Digitale terrestre, dal 20 dicembre programmi in Hd

televisione anziani

Cambiamenti in vista, dal 20 dicembre, per i telespettatori: da questa data il digitale terrestre trasmetterà ogni programma in alta definizione. A partire dal giorno successivo, la Tv potrà essere vista solo in Hd.
È questo il risultato della transizione tecnologica prevista da Rai, Mediaset e dagli altri broadcaster. Dopo mesi di riposizionamento delle frequenze, il formato video Mpeg2, che risale a trent’anni fa, va in pensione per lasciare il posto al più efficiente Mpeg4, con codifica H264.
Entro il 31 dicembre l’Italia dovrà quindi completare questo switch-off, in quanto a partire dal 2023 dovrebbe completarsi il passaggio definitivo allo standard Dvb-T2 con codifica Hevc (H265).
Lo switch-off rientra nel progetto Nuova Tv Digitale, che prevede l’abbandono delle frequenze in banda 700 MHz, a favore della connettività mobile 5G, per aprirsi a una Tv digitale qualitativamente superiore. La transizione al Dvb-T2 Hevc inizierà da gennaio 2023, ma ci vorrà del tempo poiché il parco ricevitori da sostituire o integrare è comunque consistente.
Questo processo è stato avviato da circa un anno, in modo che l’abbandono del precedente formato fosse graduale. Eppure, sono ancora molte le persone che si domandano come poter vedere canali preferiti e cosa fare se non si è in possesso di un decoder.
A partire dal 21 dicembre, dunque, non sarà più possibile utilizzare il formato video Mpeg2, ma solo l’Mpeg4 con il risultato di vedere i programmi in alta risoluzione. Vi è però ancora un dubbio per molti telespettatori, ossia se chi non ha il decoder debba comprare un decoder o un nuovo televisore.
A questa domanda non esiste però una risposta univoca, in quanto tutto dipende dalla tipologia di televisore.
In Italia la maggior parte delle famiglie, secondo le indagini di mercato, dispone di smart Tv o Tv compatibili con lo standard Mpeg4, in quanto è stato introdotto nei dispositivi da oltre 10 anni. Inoltre dal 22 dicembre 2018 sono stati venduti solo televisori con decoder integrato Dvb-T2, lo standard di riferimento del prossimo anno. Si tratta, quindi, di televisori compatibili con Hevc (H265) per un’alta efficienza e risoluzione dei video e il profilo Main 10. In questo caso, quindi, non sarà necessario comprare un nuovo decoder.
Se si possiede un televisore ad alta risoluzione (dal Full Hd in poi), la compatibilità dovrebbe essere garantita e non sarà necessario un decoder. Per averne certezza basterà verificare che i canali Rai e Mediaset siano disponibili ai primi numeri. Se si possiede un Televisore Hd, ma con i programmi Rai disponibili dal canale 501 e/o Mediaset dal 104, o se si possiede una smart Tv acquistata prima del 2018, gli utenti non dovranno cambiare la Tv ma comprare un nuovo decoder Dvb-T2.
Se si è in possesso di un Televisore che non supporta l’Hd, sarà necessario comprare almeno un decoder Dvb-T2 per vedere i canali, anche se a causa della risoluzione della Tv non saranno in Hd. Per avere una migliore esperienza visiva è quindi consigliabile comprare direttamente una nuova Tv.
Infine, per verificare se la propria Tv e il proprio decoder sono in grado di affrontare lo switch-off al nuovo digitale terrestre, gli utenti possono effettuare un semplice test. Sintonizzandosi sui canali 100 (Rai) o 200 (Mediaset) , si può constatare la presenza della scritta Test Hevc Main10. Nel caso i dubbi dovessero permanere, il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha messo a disposizione due strumenti. Si potrà chiamare un call center, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18 allo 06 87 800 262, oppure si potrà chiedere aiuto via WhatsApp, scrivendo al numero 340 1206348.