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Bolzano: meno tasse sulla casa per chi accoglie profughi ucraini

L’esenzione dall’imposta municipale sugli immobili (Imi) e la riduzione della tassa sui rifiuti sono i principali contenuti dell’ultima ordinanza firmata dal presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, in relazione alla crisi ucraina.
Coloro che mettono a disposizione dei rifugiati dall’Ucraina il proprio appartamento gratuitamente nel periodo dal primo marzo al 31 dicembre 2022 e che possono dimostrare di pagare anche i costi supplementari, hanno diritto a un’esenzione massima di cinque mesi dell’imposta municipale sugli immobili (Imi) dovuta per il 2022.
Secondo l’ordinanza, il prestito dell’appartamento deve essere attestato mediante autodichiarazione presso il comune competente entro il 31 gennaio 2023. Un altro requisito è che i rifugiati ucraini abbiano presentato una dichiarazione di presenza presso la questura competente o abbiano ricevuto un permesso di soggiorno per protezione temporanea.
Per gli appartamenti messi a disposizione, le tasse sui rifiuti per il periodo di riferimento sono ridotte anche della quota quantitativa delle tasse. Durante questo periodo dovrà essere versata solo la tariffa per la quantità minima stabilita dal rispettivo comune. L’ordinanza dà facoltà ai comuni di esentare i rifugiati minorenni provenienti dall’Ucraina dalle tasse degli asili nido e dal pagamento dei pasti scolastici. Anche in questo caso la misura è limitata a cinque mesi e inizialmente fino alla fine del 2022.

Bonus affitto under 31: spetta anche per la locazione di una camera

canone affitto

Il bonus affitti giovani spetta dal 2022 a determinate condizioni: i chiarimenti delle Entrate con la Circolare n 9 del 1 aprile 2022
Con la Circolare n. 9 del 1 aprile l’Agenzia delle Entrate fornisce, tra gli altri, alcuni chiarimenti in merito al bonus affitto giovani e le novità contenute nella legge di bilancio 2022.
In particolare, l’articolo 1, comma 155, della legge di bilancio 2022 sostituisce il comma 1-ter dell’articolo 16 del TUIR, riconosce dall’anno d’imposta 2022, ai giovani (intendendosi per tali i soggetti di età compresa tra i venti e i trentuno anni non compiuti) con un reddito complessivo non superiore a 15.493,71 euro che stipulano un contratto di locazione avente ad oggetto una unità immobiliare o sua porzione da destinare a propria residenza, una detrazione dall’imposta lorda di 991,60 euro per i primi quattro anni di durata contrattuale. Se superiore, la detrazione è pari al 20 per cento dell’ammontare del canone di locazione entro il limite massimo di 2.000 euro di detrazione.
Viene specificato che rispetto alla disciplina precedente, la modifica normativa: eleva il requisito anagrafico per usufruire della detrazione dai 30 ai 31 anni non compiuti; estende la detrazione al caso in cui il contratto abbia ad oggetto una porzione dell’unità immobiliare (ad esempio una stanza); innalza il periodo di spettanza del beneficio dai primi tre ai primi quattro anni del contratto, purché il conduttore si trovi nelle condizioni anagrafiche e reddituali richieste dalla norma. Attenzione al fatto che il rispetto dei requisiti deve essere verificato in ogni singolo periodo d’imposta per il quale si chiede di fruire dell’agevolazione (cfr. circolare 4 aprile 2008, n. 34/E, risposta 9.1). Pertanto, se il contribuente soddisfa i suddetti requisiti nel primo periodo d’imposta, occorre verificare che gli stessi siano presenti anche in ognuno dei tre periodi d’imposta successivi, per fruire della detrazione in ciascuno di essi.
– stabilisce che l’immobile per cui spetta l’agevolazione deve essere adibito a residenza del locatario (la versione precedente prevedeva che l’immobile fosse adibito ad “abitazione principale” dello stesso);
– prevede una detrazione più elevata pari al valore maggiore tra l’importo forfetario di 991,60 euro (previsto anche dalla precedente versione della disposizione) e il 20 per cento dell’ammontare del canone, comunque nel limite di 2.000 euro.
Resta fermo che, per fruire del beneficio, è necessario stipulare un contratto di locazione ai sensi della legge 9 dicembre 1998, n. 431, e che l’immobile adibito a residenza del locatario sia diverso dall’abitazione principale dei genitori o di coloro cui sono affidati dagli organi competenti. È confermato il vigente limite di reddito, per cui la detrazione spetta se il reddito complessivo non è superiore a 15.493,71 euro.
La detrazione è suddivisa in base ai cointestatari del contratto di locazione dell’abitazione. Nel caso in cui il contratto di locazione sia stipulato da più conduttori e solo uno abbia i requisiti di età previsti dalla norma, solo quest’ultimo può fruire della detrazione in esame per la sua quota.

Fonte: FiscoOggi

Mancato pagamento della bolletta e distacco del gas

Nel caso in cui il fornitore di gas naturale ravvisi la mancanza di uno o più pagamenti può richiedere direttamente al distributore il distacco della fornitura. Tale procedura non è immediata e neppure vincolante. Il consumatore deve in ogni caso essere avvisato tramite raccomandata con ricevuta di ricezione al fine di poter adempiere alla mancanza. Decorsi 40 giorni dalla comunicazione di “messa in mora”, il fornitore può procedere all’effettiva comunicazione al distributore. In concreto, esaurito il termine definito dalla costituzione in mora entrano in vigore ulteriori 3 giorni in favore del consumatore per effettuare il pagamento.
L’eventuale stop all’erogazione di gas a causa di mancato pagamento è regolamentata dall’allegato A alla deliberazione numero 99/11 del 21 Luglio 2011 di ARERA. Tale norma stabilisce criteri, tempistiche e sanzioni di procedure del caso, come la costituzione in mora oltre a strumenti di tutela per azioni illegittime ai danni del consumatore.
Le normative del caso sono piuttosto chiare sia sui doveri, sia sui diritti del consumatore. Soprattutto quando si tratta di mancati pagamenti riferiti a utenze domestiche come il gas. Nello specifico, è inalienabile l’obbligo, da parte del fornitore, di comunicare il mancato pagamento e la costituzione in mora prima di richiedere il distacco al distributore di zona. Nel caso in cui l’azienda che fornisce il servizio venga meno a tale notifica, il cliente ha diritto a un indennizzo che varia a seconda della circostanza. Se si riscontra la mancata comunicazione di costituzione in mora, nonostante l’effettivo distacco, si ha diritto sulla fattura successiva ad un indennizzo pari a 30 euro. Se invece una volta avvenuta la comunicazione l’azienda non dovesse rispettare le tempistiche a disposizione per il pagamento procedendo comunque al distacco, la somma spettante sarà di 20 euro.
La sospensione della fornitura di gas successiva alla costituzione in mora non implica automaticamente la cessazione del contratto, che resta attivo per ulteriori 30 giorni. In questo lasso di tempo il cliente avrà la possibilità di pagare la somma in questione e procedere alla richiesta di ricevere nuovamente il gas presso il proprio domicilio. Decorsa questa scadenza il contratto diventa nullo, imponendo al consumatore la stipula di un nuovo contratto con un altro fornitore.

PNRR 2: un piano per la sicurezza sul lavoro

Nel testo definitivo del Decreto con misure urgenti di attuazione del Piano nazionale ripresa e resilienza-PNRR, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale N. 100 del 30.4.2022, come D.L. N. 36/2022, in vigore dal 1 maggio 2022, vengono confermate alcune norme già presenti nella bozza , di competenza del ministero del Lavoro guidato da Andrea Orlando. Si tratta in particolare:
– del piano di contrasto al fenomeno infortunistico e di tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro, affidato all’INAIL;
– di un nuovo Portale dedicato al lavoro sommerso in cui opererà una banca dati unificata di tutti gli interventi ispettivi effettuati e della situazione generale in materia di irregolarità sul lavoro.
Nel decreto PNRR 2 trovano infatti posto programmi innovativi per la sicurezza sul lavoro e per la lotta al lavoro sommerso.

Piano sicurezza sul lavoro e anti infortuni nel PNRR
Si prevede che l’INAIL promuova appositi protocolli di intesa con aziende e grandi gruppi industriali impegnati negli interventi previsti dal PNRR per l’attivazione di:
– lavoratori nei settori in fase di espansione occupazionale, fermi restando gli obblighi formativi spettanti al datore di lavoro;
– progetti di ricerca per soluzioni tecnologiche innovative (robotica, esoscheletri, sensoristica per il monitoraggio degli ambienti di lavoro, materiali innovativi per l’abbigliamento, dispositivi di visione immersiva e realtà aumentata) per il miglioramento degli standard di salute e sicurezza sul lavoro;
– sviluppo di strumenti e modelli organizzativi avanzati per la gestione dei rischi in tema di sicurezza negli ambienti di lavoro in particolare nel caso di compresenza di lavorazioni multiple;
– iniziative congiunte di comunicazione e promozione della cultura della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro tra INAIL e aziende o grandi gruppi industriali.

PNRR e Portale banca dati lavoro sommerso
Si prevede l’attuazione di un Portale unico del contrasto al lavoro sommerso che accentrerà in un’unica banca dati i risultati delle attività di vigilanza esercitate dai diversi organi ispettivi per una migliore programmazione dell’attività nonché del monitoraggio del fenomeno del lavoro sommerso, su tutto il territorio nazionale.
Il Portale potenzierà le banche dati già esistenti, in particolare la BDAI (Banca dati aziende ispezionate, condivisa oggi da INL INPS E INAIL) :
– aprendola alle informazioni della attività di Carabinieri e Guardia di Finanza,
– raccogliendo tutti i verbali ispettivi e tutti i provvedimenti conseguente compresi gli atti relativi ad eventuali contenziosi e alle loro conclusioni, cosi da avere sempre in tempo reale tutti i dati sull’intera realtà produttiva italiana e in particolare sui datori di lavoro recidivi.

In materia è stato insediato, nelle settimane scorse, il Tavolo tecnico per l’approvazione del Piano nazionale di lotta al lavoro sommerso che rientra tra gli interventi previsti dal PNRR.
Il Tavolo tecnico deve elaborare entro il 15 ottobre 2022 il Piano nazionale, che definirà in particolare:
– strategia d’indirizzo dell’attività ispettiva;
– forme e modalità concrete di denuncia da parte dei lavoratori forme di dialogo e la collaborazione con le parti sociali.

Il piano dovrà essere adottato entro la fine del 2022 tramite un apposito Decreto Ministeriale.

FONTE: Fisco e Tasse

Aumenta nel 2022 lo stipendio di colf e badanti

Nello stabilire lo stipendio da corrispondere a colf e badanti, il datore di lavoro privato deve attenersi a quanto stabilito dal contratto nazionale di categoria. Il contratto collettivo nazionale fissa infatti i cosiddetti minimi retributivi dello stipendio di colf e badanti.
Per quanto riguarda il settore del lavoro domestico, di cui fanno appunto parte colf e badanti, il 2022 ha portato a un incremento dello stipendio grazie all’accordo sui minimi retributivi sottoscritto dalle sigle sindacali e dal ministero del Lavoro.
Con l’aggiornamento dell’articolo 45 del CCNL lavoro domestico, è stato raggiunto un accordo per un incremento dello stipendio minimo di colf e badanti, tenendo conto delle variazioni rilevate dall’Istat per l’indice dei prezzi pari al 3,6%.
L’aggiornamento riguarda tutti gli assistenti familiari – quindi non solo colf e badanti ma anche, ad esempio, baby sitter.
Per quanto riguarda i lavoratori conviventi a servizio intero, che dispongono anche del vitto e dell’alloggio, i minimi retributivi mensili lordi variano da 664,09 a 845,22 euro, a seconda del livello. Per i lavoratori conviventi ma a servizio ridotto, la retribuzione varia invece tra 603,73 e 700,31 euro. Per quanto riguarda i lavoratori domestici non conviventi, invece, i minimi retributivi sono fissati a livello orario: in base al livello, si va da 4,83 a 8,57 euro lordi.
Nel caso, invece, di personale non infermieristico che viene assunto per prestazioni – discontinue – assistenziali di attesa notturna, sono previsti due livelli di differente inquadramento. Per l’assistenza di persone autosufficienti, il valore mensile è di 1.041,42 euro. Per le persone non autosufficienti, lo stipendio mensile del personale non formato è di 1.150,28 euro; per il personale formato sale a 1.458,03 euro.
L’articolo 33 del Contratto collettivo nazionale di lavoro domestico stabilisce le regole per la consegna della busta paga e per le date di pagamento dello stipendio previsto. Nel dettaglio, la busta paga deve contenere alcune informazioni basilari, quali: retribuzione minima contrattuale; eventuali scatti di anzianità; eventuale superminimo; lavoro straordinario e festività; compenso sostitutivo di vitto e alloggio.
La busta paga deve essere redatta in duplice copia e deve essere firmata dal lavoratore. Solitamente il giorno di paga viene deciso in accordo tra datore di lavoro e lavoratore, nel periodo compreso tra il 1° e il 10° giorno del mese successivo a quello a cui fanno riferimento le competenze.
Tra gli obblighi del datore di lavoro c’è anche quello di consegnare la Certificazione unica entro il mese di marzo dell’anno successivo.
Colf e badanti hanno diritto alla tredicesima, pagata come per gli altri lavoratori prima delle festività natalizie. Nel caso dei lavoratori impiegati con orario full time, per il calcolo dell’importo della tredicesima bisogna moltiplicare la retribuzione mensile per il numero di mesi di lavoro svolti durante l’anno, e poi dividere il risultato per i 12 mesi dell’anno.
Diverso il caso dei lavoratori assunti a ore. Per questi si deve moltiplicare la paga oraria per il numero di ore di lavoro svolte durante la settimana, e poi moltiplicare tutto per 52, ossia il numero di settimane lavorative in un anno. Il risultato andrà suddiviso ancora per 12.
Nello stipendio di colf e badanti, invece, non è compresa la quattordicesima mensilità.
L’articolo 1, comma 910, della legge 205/2017 ha stabilito che ogni datore di lavoro deve pagare gli stipendi utilizzando metodi tracciabili. No ai contanti, dunque, ma con alcune eccezioni: non rientra tra le categorie per i quali lo stipendio va pagato con mezzi tracciabili, infatti, il lavoro domestico.
La retribuzione di colf e badanti, dunque, può essere corrisposta anche in contanti, nel rispetto però dei limiti fissati dalla normativa. Ad esempio, ancora quest’anno si possono pagare in contanti stipendi fino a 2.000 euro; dal 1° gennaio del prossimo anno si scende a 1.000 euro.
Ai costi indicati per lo stipendio di colf e badanti, il datore di lavoro deve aggiungere i riferiti alla contribuzione previdenziale e assistenziale, calcolata in misura convenzionale tenendo conto dell’orario d’impiego. La retribuzione convenzionale viene aggiornata ogni anno dall’INPS.

Piemonte: approvata legge per la semplificazione urbanistica ed edilizia

Il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato la legge di semplificazione in materia urbanistica ed edilizia. Il provvedimento, proposto dalla Lega, “renderà più facile il recupero a fine abitativo dei sottotetti, a vantaggio del migliore utilizzo dei volumi esistenti; ridurrà da 120 a 90 giorni il tempo per dare risposte, trascorsi i quali varrà il silenzio assenso; incentiverà l’efficienza energetica degli edifici, escludendo dal conteggio delle cubature gli spessori necessari per realizzare coibentazioni”. Il testo consente inoltre il recupero dei piani terra degli edifici a pilotis per ricavarne locali abitabili, e permette lo spostamento di cubature edificabili da un’area all’altra di un Comune senza varianti al piano regolatore.
La nuova legge, sostengono gli esponenti della maggioranza, punta a “dare risposte concrete a tutti i piemontesi che vogliono migliorare la loro condizione abitativa con un risparmio di suolo”.
Le opposizioni hanno votato contro il provvedimento, sottolineando che “non tutte le misure contenute nella legge sono coerenti con l’obiettivo dichiarato della limitazione del nuovo consumo di suolo”. A loro avviso nel documento “Ci sono scelte contestabili come permettere modifiche al ribasso delle altezze, che vuole dire favorire le speculazioni dequalificando il costruito a danno di chi non può permettersi abitazioni di qualità”. E ancora, sottolineano, “gli enti locali vengono quasi scippati delle loro competenze in materia”.
Alla base delle divergenze, “una diversa idea di come dovrebbe essere il territorio e come salvaguardarlo”. Per le minoranze la nuova legge “manda in soffitta il buon senso, permettendo bagni di un metro quadrato alti due metri e quaranta, e farà arrabbiare tutti i cittadini che hanno pagato migliaia di euro per rendere abitabili i propri immobili”. Per il centrodestra invece “oggi si dà una risposta all’economia piemontese, con un volano che favorirà lo sviluppo del Piemonte a partire dall’urbanistica, settore cruciale per il territorio, che arriva da fase di lunga sofferenza”. Per il primo firmatario del provvedimento, Valter Marin, è stata approvata “una legge corposa e innovativa che farà scuola: abbassando le altezze si può ridurre il volume da riscaldare, concretizzando un risparmio energetico”.

FONTE: Agenzia Ansa

Dal Mise fino a 200mila euro di contributi per le imprese rosa

Ha preso il via a maggio il “Fondo impresa femminile”, creato per sostenere le imprese femminili di qualsiasi dimensione, già costituite o di nuova costituzione, con sede in tutte le regioni italiane. Anche le persone fisiche possono presentare domanda di finanziamento, con l’impegno di costituire una nuova impresa dopo l’eventuale ammissione alle agevolazioni.
Le domande per richiedere contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati potranno essere presentate per l’avvio di nuove imprese femminili o costituite da meno di 12 mesi; oppure per lo sviluppo di imprese femminili costituite da oltre 12 mesi.
Il Fondo dispone di 160 milioni di euro di risorse del PNRR, che si aggiungono ai 40 milioni di euro già stanziati nella legge di bilancio 2021.
Gli sportelli online per la presentazione delle domande sono gestiti da Invitalia per conto del Ministero dello sviluppo economico.
La misura si rivolge in particolare a quattro tipologie di imprese femminili: cooperative o società di persone con almeno il 60 per cento di donne socie; società di capitale con quote e componenti degli organi di amministrazione per almeno i due terzi di donne; imprese individuali con titolare donna; lavoratrici autonome con partita IVA.
Per le nuove imprese di amministratrici condominiali, Il Fondo mette a disposizione un contributo a fondo perduto che varia in funzione della dimensione del progetto: per progetti fino a 100 mila euro, l’agevolazione copre fino all’80 per cento delle spese (o fino al 90 per cento per donne disoccupate) entro un tetto massimo di 50 mila euro; per progetti fino a 250 mila euro, l’agevolazione copre il 50 per cento delle spese, fino a un massimo di 125 mila euro.
Per gli studi di amministratrici condominiali avviati da più di 12 mesi si possono invece presentare progetti d’investimento fino a 400 mila euro per sviluppare nuove attività o per ampliare attività esistenti.
Il Fondo prevede un mix di contributo a fondo perduto e finanziamento a tasso zero, con una copertura fino all’80 per cento delle spese ammissibili, per un massimo di 320 mila euro, da rimborsare in otto anni.

FONTE:
https://www.mise.gov.it/index.php/it/incentivi/impresa/fondo-a-sostegno-impresa-femminile

Inflazione: l’Istat rivede la stima del carrello della spesa di aprile, +5,7%

L’Istat rivede la stima dell’inflazione sul carrello spesa aprile, che si attesta al +5,7%.
I prezzi alimentari e per la cura della casa e della persona, il cosiddetto carrello della spesa, ad aprile 2022 sono aumentati su base annua del 5,7% a fronte del 5% registrato a marzo. Lo rileva l’Istat rivedendo al ribasso le stime preliminari (+6%).
L’inflazione acquisita per il 2022 è pari a +5,2% per l’indice generale e a +2,0% per la componente di fondo. Su base annua rallentano i prezzi dei beni (da +9,8% a +8,7%), mentre accelerano quelli dei servizi (da +1,8% a +2,1%); si riduce quindi il differenziale inflazionistico negativo tra questi ultimi e i prezzi dei beni (da -8,0 punti percentuali di marzo a -6,6). I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona accelerano (da +5,0% a +5,7%), mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto rallentano (da +6,5% a +5,8%).
Il lieve calo congiunturale dell’indice generale è dovuto ai prezzi degli Energetici regolamentati (-12,5%) e, in misura minore, di quelli non regolamentati (-3,9%), la cui diminuzione è in parte compensata dalla crescita dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+2,8%), degli Alimentari lavorati (+1,6%), degli Alimentari non lavorati (+0,8%) e dei Beni non durevoli (+0,6%).
L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra un aumento su base mensile dello 0,4% e del 6,3% su base annua (da +6,8% nel mese precedente); la stima preliminare era +6,6%. L’aumento congiunturale dell’IPCA, a differenza del lieve calo registrato dal NIC, è spiegato dalla fine dei saldi stagionali prolungatisi in parte anche a marzo e di cui il NIC non tiene conto.
L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra una diminuzione dello 0,2% su base mensile e un aumento del 5,8% su base annua. “La stima definitiva di aprile – commenta l’Istat – accentua il rallentamento dell’inflazione registrato dai dati preliminari. Tale dinamica è imputabile per lo più all’inclusione del bonus energia (elettricità e gas) nel calcolo degli indici dei prezzi al consumo, resa possibile dalla disponibilità di stime sulla platea dei beneficiari (estesa dal primo aprile fino a comprendere circa 5 milioni di famiglie, 3 per il bonus elettricità e 2 per il bonus gas, con valenza retroattiva dal primo gennaio 2022). Le tensioni inflazionistiche continuano tuttavia a diffondersi ad altri comparti merceologici, quali i Beni durevoli e non durevoli, i Servizi relativi ai trasporti e gli Alimentari lavorati, con la crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa” che si porta a +5,7%”.

FONTE: Agenzia Ansa

Il diritto alla pensione per le casalinghe

Anche chi, nella propria vita, ha svolto esclusivamente un’attività di cura della casa e della famiglia ha diritto alla pensione di vecchiaia. In alcuni casi addirittura a partire dai 57 anni di età. È però indispensabile, da parte dell’interessato, il versamento della contribuzione necessaria alla maturazione dei requisiti. Nello specifico, esiste un fondo previdenziale al quale si possono iscrivere coloro che svolgono un lavoro in famiglia non retribuito, connesso con le proprie responsabilità familiari, senza vincoli di subordinazione. Questo fondo riconosce sia la pensione di vecchiaia, sia quella di inabilità, ma soltanto dietro il versamento della contribuzione previdenziale. Dunque, niente versamenti, nessun accredito dei contributi.
È importante, inoltre, sottolineare che i contributi versati al fondo casalinghe non possono essere ricongiunti, totalizzati o cumulati alla contribuzione versata presso altre casse di previdenza obbligatoria, in quanto i versamenti dei casalinghi vengono accreditati su di un conto assicurativo totalmente separato e distinto rispetto all’Assicurazione generale obbligatoria, alle gestioni sostitutive, esonerative o esclusive nonché alle casse dei liberi professionisti.
La possibilità di iscrizione presso il Fondo casalinghe dell’Inps è prevista per le persone che hanno un’età compresa tra i 16 e i 65 anni di età; svolgono in via esclusiva un’attività finalizzata alla cura dell’abitazione e della famiglia, connessa con responsabilità familiari, non subordinata; non svolgono altre attività lavorative, né autonome, né subordinate, né parasubordinate; fanno eccezione i soli casi in cui l’attività sia svolta in regime di part-time e i contributi versati siano di importo basso, tale da non consentire la copertura di tutte le 52 settimane dell’anno, in quanto non si raggiunge il reddito minimale, o più precisamente il reddito minimo per l’accredito dell’intera annualità di contribuzione (pari a 10.724 euro per il 2021); non risultano titolari di pensione diretta, come la pensione anticipata, di vecchiaia o di inabilità.
La domanda di iscrizione al Fondo casalinghe deve essere inoltrata all’Inps per via telematica, tramite il portale web dell’istituto, previa identificazione con le proprie credenziali (Spid, Carta nazionale dei servizi o Carta d’identità elettronica). È possibile iscriversi anche tramite contact center multicanale, chiamando da rete fissa il numero gratuito 803.164 o il numero 06.164.164 da telefono cellulare, oppure tramite un patronato o un intermediario dell’Inps.
Se non ci sono condizioni incompatibili con l’iscrizione al Fondo, la domanda viene accolta automaticamente e l’interessato, dopo aver ricevuto la comunicazione di accoglimento della richiesta, può iniziare a versare i contributi.
L’Inps, una volta accettata l’iscrizione presso il Fondo casalinghe, invia all’interessato, o rende disponibili telematicamente, i bollettini utili all’effettuazione dei versamenti. I versamenti sono liberi: l’iscritto non è dunque vincolato al pagamento di un minimo di contribuzione annua. Tuttavia, se non risultano versamenti contributivi almeno pari a 25,82 euro per ogni mensilità dell’anno, i mesi coperti dalla contribuzione sono progressivamente ridotti. Perché risulti accreditata ai fini della pensione un’annualità intera, infatti, sono necessari almeno 310 euro (309,84 euro per la precisione) di versamenti nell’anno. Se in un anno sono versati più di 310 euro, le eccedenze non possono essere riportate in annualità diverse per coprire buchi contributivi, come avviene presso altri fondi di previdenza, ma servono unicamente ai fini dell’importo della pensione.
Il Fondo casalinghe Inps riconosce le seguenti prestazioni pensionistiche: pensione di inabilità, con almeno 5 anni di contributi, a condizione che sia sopraggiunta l’assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa. Attenzione a non confondere la pensione Inps casalinghe con la pensione eventualmente riconosciuta dall’Inail alle casalinghe per infortuni domestici: si tratta di prestazioni derivanti da obblighi assicurativi ed eventi diversi; pensione di vecchiaia, a partire dal 57° anno di età, a condizione che siano stati versati almeno 5 anni (60 mesi) di contributi; la pensione di vecchiaia viene però liquidata solo se l’importo maturato risulta almeno pari all’ammontare dell’assegno sociale maggiorato del 20%, ossia almeno pari a 561,18 euro mensili (importo corrispondente a 1,2 volte l’assegno sociale, ossia, per il 2022, a 467,65 x 1,2); non è richiesta alcuna soglia minima d’importo della pensione al compimento dei 65 anni di età.
La pensione casalinghe non è reversibile: non è prevista la concessione della pensione ai superstiti.

FONTE: La Legge per Tutti

Cambio di residenza, si può fare on line

L’Anagrafe Nazionale Popolazione Residente (ANPR) informa che dal 27 aprile tutti i cittadini possono richiedere online il cambio di residenza o di dimora da un Comune all’altro in Italia o il rimpatrio dall’estero per i cittadini iscritti all’AIRE. Può essere richiesto anche il cambio di abitazione nell’ambito di un qualsiasi Comune. Per il Comune di Roma, in attesa del completamento degli interventi tecnici, sino al 30 giugno 2022 il servizio di cambio di residenza on line è disponibile sul portale dello stesso Comune.
Per il cambio di residenza on line l’accesso dovrà avvenire con la propria identità digitale: carta d’identità elettronica, Spid o carta nazionale dei servizi
La richiesta di cambio potrà riguardare: il trasferimento in una nuova abitazione (nuova residenza); il trasferimento in un’abitazione dove sono presenti persone con cui si hanno vincoli di parentela o affettivi (residenza in famiglia esistente).
Si specifica che il portale offre la possibilità di consultare lo stato di avanzamento della richiesta presentata indicando anche una mail alla quale ricevere gli aggiornamenti.