Il caro bollette prosegue la sua corsa al rialzo

Il Governo avrebbe fino a questo momento stanziato 3,8 miliardi di euro contro il caro bollette. Una cifra insufficiente per far fronte al vertiginoso innalzamento dei prezzi dell’energia elettrica e del gas naturale. Le previsioni degli esperti dicono infatti che i numeri reali saliranno ancora, e che la bolletta del gas crescerà del 50 per cento, mentre quella della luce tra il 17 e il 25 per cento circa.
Per aiutare gli italiani a sostenere il caro bollette, il Governo è intenzionato a riproporre la formula già utilizzata nei mesi scorsi, ovvero limitare l’impatto dei rincari sulle fasce più vulnerabili della popolazione, utilizzando il tetto del reddito per gli aiuti. Probabilmente potrebbe essere ampliata la platea dei destinatari delle agevolazioni attraverso un fondo apposito.
Ma non è certo una misura sufficiente per risolvere il problema, che sta mettendo in ginocchio le industrie energivore, ossia quelle che utilizzano grandi quantità di energia per le loro attività produttive.
Oltre alle misure di aiuto economico alle fasce sociali ed, eventualmente, ai settori economici più in difficoltà, il governo sta pensando anche a una soluzione di lungo termine, strutturale, che potrebbe consistere in una riforma della bolletta stessa, e nello specifico della voce degli oneri di sistema.
Il presidente di ARERA (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente), Stefano Besseghini, ritiene che per limitare l’impatto economico dell’aumento dei prezzi dell’energia nel primo trimestre del 2022 si potrebbe procedere con una “replica degli interventi” già effettuati dal Governo nei mesi scorsi. La misura avrà però un costo “assai significativo” ma dovrà essere finanziata “adeguatamente, in particolare per le famiglie più vulnerabili”.
Altri esperti del settore ritengono che la situazione di crisi dei prezzi dell’energia – dovuta principalmente all’aumento del costo del gas naturale, utilizzato anche per generare elettricità – potrebbe risolversi una volta conclusa la stagione fredda. Il rischio è però quello di ritrovarsi ad affrontare il medesimo problema il prossimo autunno.
Per risolvere il problema sarebbe necessario intervenire sulle sue cause, riducendo l’esposizione al mercato spot del gas (quello che prevede una compravendita immediata), più volatile, e puntando invece sui contratti a lungo termine, dove i prezzi vengono definiti con chiarezza. Trovare, insomma, un sistema più equilibrato per i consumatori finali, che attraverso legami ai nuovi contratti a lungo termine, riduca la volatilità dei prezzi al consumo ed eviti, in periodi di shortage come l’attuale – che potrebbero però diventare strutturali – di pagare prezzi assurdamente elevati.
C’è anche chi auspica, da parte del governo Draghi, una misura simile a quella decisa in Spagna: attingere ai profitti delle società energetiche, giudicati eccessivi, per procurare risorse da destinare al contenimento dei costi dell’energia per cittadini e imprese, imponendo un limite massimo ai prezzi del gas naturale e abbassando la tassa sull’elettricità.
Tutte ipotesi, per ora. E mentre il Governo decide, le bollette continuano ad aumentare.

Agenti immobiliari: sì alla consultazione telematica dei dati catastali


La Federazione italiana mediatori agenti d’affari, aderente a Confcommercio-Imprese per l’Italia, accoglie con soddisfazione le proposte emendative presentate da tutte le forze politiche al DL PNRR e Semplificazioni, che chiedono di consentire anche agli agenti immobiliari di poter consultare online le banche dati catastali.

Presso la commissione Bilancio della Camera, gli onorevoli D’Attis (FI), Giacometto (FI), Lucaselli (FDI), Martinciglio (M5S), Pagano (PD), Pettarin (CI), Prestigiacomo (FI), Rampelli (FDI), Torto (M5S) e Trancassini (FDI), hanno presentato alcuni emendamenti identici al DL 152/2021 sull’attuazione del PNRR, che chiedono di consentire anche agli agenti immobiliari di accedere alle banche dati catastali, senza doversi recare fisicamente presso gli sportelli dell’Agenzia delle Entrate.

Da più di dieci anni oltre 45.000 agenti immobiliari chiedono di poter consultare online le banche dati catastali, al pari degli altri professionisti del settore immobiliare, senza doversi recare, ancora, fisicamente presso gli sportelli degli uffici territoriali dell’Agenzia delle Entrate per consultare le planimetrie.

Gli emendamenti 27.6 Pagano (PD); 27.10 Torto, Martinciglio (M5S); 27.13 Pettarin (CI); 27.18 Giacometto, D’Attis, Prestigiacomo (FI) e 27.22 Trancassini, Lucaselli, Rampelli (FDI) presentati al DL PNRR vanno esattamente in questa direzione e, con l’emergenza sanitaria da Covid-19 in corso, tutelano non solo la salute degli agenti immobiliari ma anche quella delle loro famiglie, dei dipendenti degli uffici territoriali e dei rispettivi utenti.

“È assurdo che nel XXI secolo e con un’emergenza sanitaria globale ancora in corso ci si debba recare ancora fisicamente presso un ufficio pubblico per farsi stampare un documento quando lo si potrebbe fare comodamente online senza rischi per la salute propria e degli altri, con un notevole risparmio di tempo e a vantaggio dell’ambiente”, ha dichiarato il Presidente nazionale Fimaa Santino Taverna.

“Per questo chiediamo agli Onorevoli D’Attis, Giacometto, Lucaselli, Martinciglio, Pagano, Pettarin, Prestigiacomo, Rampelli, Torto e Trancassini e ai relatori gli onorevoli Dal Moro e Pella di continuare a sostenere le proposte per gli agenti immobiliari che rappresentano, senza dubbio, un atto di civiltà a tutela di tutta la categoria e non solo. L’auspicio è che il Governo possa dare parere favorevole e accogliere questa proposta di buon senso, in linea con tutti gli obiettivi assunti con il PNRR” ha concluso il Presidente.

FONTE: Ufficio Stampa FIAIP

Digitale terrestre: la svolta è incominciata

antenna tv

antenna tv

Con un po’ di ritardo rispetto alle previsioni iniziali, è incominciata la “rivoluzione televisiva”: la “svolta del digitale” che consentirà la fruizione di trasmissioni migliori sotto il profilo della qualità e della nitidezza delle immagini, un audio di livello superiore e una risoluzione elevata, oltre a rendere possibile la trasmissione di un numero ancora maggiore di canali rispetto ad oggi. Ma non tutti i televisori presenti nelle case degli italiani sono in grado di supportare il nuovo standard. Il Governo ha quindi individuato due diverse formule di “Bonus” per andare incontro alle esigenze delle famiglie.
Annunciato per il primo settembre del 2021, è slittato in data da definirsi “a partire dal primo gennaio 2023” lo “switch off”, il passaggio dallo standard di trasmissione Mpeg2 al più evoluto Mpeg4, a cui seguirà la transizione dal Dvb-T al Dvb-T2, vero emblema della tv digitale terrestre di nuova generazione. Intanto, dal 15 ottobre sono incominciate le prime operazioni per il graduale passaggio al nuovo segnale, che consentirà la riorganizzazione complessiva delle frequenze.
Infatti, mano a mano che gli operatori tv abbandoneranno le frequenze sulla banda 700 MHz, su quest’ultima incominceranno ad operare le compagnie di telefonia mobile per la tecnologia 5G. La “rivoluzione televisiva”, il cui obiettivo è quello di inserire in una porzione di spettro più ristretta la miriade di canali televisivi adottando sistemi di trasmissione video più avanzati (come l’HEVC, che permette una migliore qualità dell’immagine con minore occupazione di banda), nasce infatti dall’esigenza di assegnare maggiore spazio alle comunicazioni mobili cellulari.
La graduale liberazione della banda dei 700MHz non comporterà, almeno inizialmente, disagi per gli utenti, ma soltanto una risintonizzazione dell’apparecchio tv: probabilmente le antenne dovranno essere riorientate e gli amplificatori o i filtri condominiali ritarati, ma in questa fase non è comunque necessario adeguare apparecchi e infrastrutture esistenti. Dopo lo “switch off”, invece, non tutti i televisori presenti nelle case degli italiani saranno in grado di supportare il nuovo standard. Secondo le stime sono 17,8 milioni le famiglie che hanno in casa TV con standard DVB-T, per un totale di 35 milioni di apparecchi. Di questi, 13,3 milioni non supportano nemmeno la codifica Mpeg-4. In molti, quindi, si vedranno costretti ad acquistare un nuovo televisore o un decoder di ultima generazione, per continuare ad usufruire dell’enorme offerta televisiva del panorama italiano. Ma prima di precipitarsi nella corsa all’acquisto è bene verificare se il proprio televisore è in grado di supportare il passaggio alla nuova tecnologia.
Nella prima fase del passaggio, i canali DTT abbandoneranno lo standard MPEG-2 per usare esclusivamente l’MPEG-4 (attualmente impiegato solo dai canali HD, quelli dal 500 in su). La transizione definitiva invece avverrà a luglio del 2022 con il passaggio allo standard HEVC.
Regione per regione, ecco quando avverrà il passaggio al nuovo digitale terrestre:
– Dal 15 novembre 2021 al 18 dicembre 2021: Sardegna (Area A1). Dal 3 al 10 gennaio 2022 la Rai attiverà nuove frequenze in Sardegna per i Mux Rai. Vedi qui tutte le date e i comuni nel dettaglio.
– Dal 3 gennaio 2022 al 15 marzo 2022: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, tranne la provincia di Mantova, provincia di Piacenza, provincia di Trento, provincia di Bolzano (Area 2), Veneto, provincia di Mantova, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, tranne la provincia di Piacenza (Area 3).
– Dal 1° marzo al 15 maggio 2022: Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Abruzzo, Molise, Marche (Area 4).
– Dal 1° maggio al 30 giugno 2022: Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Campania (Area 1B).

Elettricità: tornano a ridursi numero e durata delle interruzioni per i consumatori

Nel 2020 sono di nuovo in calo la durata e il numero delle interruzioni senza preavviso, lunghe e brevi di elettricità. Grazie alla regolazione premi/penalità dell’ARERA e a un anno meteorologicamente meno severo dei precedenti, la durata delle interruzioni per utente in
bassa tensione è tornata a ridursi, scendendo a 66 minuti (dagli 86 del 2019), ripartita tra 25 minuti (39 nel 2019) per cause non di responsabilità dei distributori (in prevalenza cause di forza maggiore a seguito di eventi eccezionali) e i restanti 41 minuti di responsabilità dei distributori, la parte soggetta alla regolazione, in miglioramento rispetto ai 47 minuti nel 2019.
Pur in un contesto di netto miglioramento (-19%) rispetto ai 69 minuti registrati nel 2019, le performance peggiori sono ancora al Sud con 56 minuti, contro i 29 del Nord e i 43 del Centro (entrambi di poco migliori rispetto ai dati 2019), (erano 2,39 nel 2019), così come quelle brevi (meno di 3 minuti), 1,90 (contro le 2,25 interruzioni del 2019).
Ancora presenti, ma in riduzione, le interruzioni (registrate a parte) dovute al fenomeno dei furti di rame negli impianti di distribuzione.
Il bilancio 2020 del meccanismo premi/penalità della durata e del numero delle interruzioni senza
preavviso, lunghe e brevi – con cui ARERA da 20 anni incentiva il miglioramento della continuità
del servizio di distribuzione dell’energia elettrica – registra così un generale miglioramento.
È infatti ripreso quel trend positivo, avuto dal 2000 al 2016, anche per merito dei recenti strumenti regolatori introdotti per incrementare la resilienza della rete in relazione alle diverse minacce climatiche e alla riduzione delle interruzioni con preavviso.
Grazie alla regolazione sono oltre 9 i milioni di euro che verranno restituiti dagli operatori ai
consumatori come penalità per i disservizi.
Nel dettaglio alle 27 imprese distributrici soggette a questa regolazione (quelle con almeno 15 mila
utenti connessi in bassa tensione) sono stati assegnati premi netti (differenza tra premi e penalità) pari a 38,4 milioni di euro, mentre i 9,2 milioni di euro di penalità si dividono tra i 2,5 milioni delle interruzioni senza preavviso “lunghe” (durata >3 minuti) e 6,7 milioni per regolazione del numero di interruzioni senza preavviso “lunghe e “brevi” (durata compresa tra 1 secondo e 3 minuti).
A livello societario E-Distribuzione rappresenta la quasi totalità delle penalità con 8,4 milioni di euro e 2,6 milioni di penalità associate al mancato rispetto dei livelli di mantenimento per la regolazione sperimentale delle interruzioni con preavviso (unica società aderente), ma al contempo incassa il premio netto maggiore di 33,5 milioni di euro. A questo proposito si segnala che Areti e, parzialmente, E-Distribuzione restano al momento fuori dal meccanismo standard di premi/penalità perché partecipanti ai nuovi esperimenti regolatori e a loro vengono applicati specifici meccanismi e obiettivi che, se non raggiunti, prevedono il ricalcolo dei premi/penalità nel 2024 per tutto il triennio 2020-2023 con i parametri standard.
Sono in fase di pubblicazione sul sito dall’Autorità www.arera.it tutti i dati comparati tra distributori, con gli indicatori di numero e durata delle interruzioni sulle reti di distribuzione dell’energia elettrica.

Agevolazioni per le spese condominiali per disabili con legge 104

Le spese condominiali sostenute per le parti comuni dell’edificio possono essere detratte se riguardano l’anno in cui l’Amministratore di Condominio ha sostenuto questi costi. Difatti la detrazione è fruibile per ogni condomino in relazione alla quota di spesa a lui spettante ed è fissata in specifiche percentuali in base alla tipologia di intervento.
Generalmente le spese condominiali si riferiscono alla manutenzione dell’immobile e devono essere assolte da tutti i comproprietari e nello specifico sono: spese generali e o speciali.
Durante l’assemblea generale vengono presentate, approvate e votate.
In riferimento alla legge 104 le disposizioni vigenti e le agevolazioni ammissibili in base alle norme per assistenza, integrazione sociale e i diritti delle persone disabili, contemplano detrazioni per le Spese condominiali di vario tipo.
A norma di legge, il disabile presenta minorazione fisica, psichica o sensoriale, progressiva o stabilizzata, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale, economico o di emarginazione.
La stessa legge 104 prevede il diritto alle prestazioni stabilite in suo favore in relazione alla natura e alla minorazione, alla capacità complessiva individuale residua e alla efficacia delle terapie riabilitative.
Così, le spese condominiali possono essere detratte se riguardano parti comuni dell’edificio come da disposizioni in vigore. In ogni caso sono previste solo all’anno in cui l’amministratore di condominio ha effettivamente sostenuto i relativi costi. La detrazione è fruibile per ogni condomino in base alla sua quota di spesa e fissata in percentuali specifiche correlate alla tipologia di intervento.
Sono considerati accessibili alla detrazione delle spese condominiali, tutti gli interventi di riqualificazione energetica del condominio, di manutenzione ordinaria e o straordinaria, di restauro e risanamento conservativo effettuati sulle parti comuni condominiali e quelli di ristrutturazione edilizia effettuati sulle parti comuni condominiali.
Spese condominiali di vario tipo per agevolazioni e detrazioni
Quando si parla di spese condominiali, si fa innanzitutto riferimento a oneri generali relativi all’amministrazione, manutenzione e conservazione dell’immobile.
Esempi sono gli onorari dell’amministratore di condominio, i costi relativi all’organizzazione dell’assemblea generale, la pulizia delle aree comuni, la rimozione dei rifiuti, il rifacimento delle facciate e il rifacimento dei tetti. Le spese generali sono distribuite equamente tra i comproprietari in proporzione alla loro quota. Gli oneri speciali sono quelli corrispondenti ai servizi collettivi e alle attrezzature comuni, come le spese di sicurezza e pulizia, manutenzione della caldaia collettiva o dell’ascensore.
La ripartizione degli oneri speciali è subordinata all’utilizzo da parte dei comproprietari di servizi e strutture collettive. Le quote di comproprietà sono votate in assemblea generale nel quadro del bilancio provvisorio. L’obiettivo del bilancio di previsione è quello di prevedere la spesa per l’anno relativa alle parti comuni e alle attrezzature. Tutti gli oneri relativi alle spese di natura corrente figurano nel bilancio di previsione. Il bilancio provvisorio viene votato in una volta sola.
Per le spese eccezionali, come l’installazione di un ascensore, le cose sono diverse. Non compaiono nel bilancio provvisorio e vengono votati uno per uno contemporaneamente all’opera. Gli oneri condominiali previsti nel bilancio preventivo sono finanziati dai comproprietari mediante il versamento delle provvigioni all’amministratore di condominio.
Fonte: Agenzia delle Entrate

Giustizia: violato il principio della ragionevole durata

Il principio costituzionale della durata ragionevole dei processi continua ad essere violato. Lo conferma la nuova indagine sul processo penale in Italia di Eurispes e dell’Unione delle Camere penali.
L’indagine ha preso in esame 32 Tribunali distribuiti in modo omogeneo sul territorio nazionale ed ha monitorato 13.755 processi. Dai risultati emerge che dei processi penali monitorati in primo grado solo un quinto (20,7%) arriva a sentenza. Nel 78,7% dei casi, il procedimento termina con il rinvio ad altra udienza. E la durata media del rinvio si attesta intorno ai 5 mesi per i procedimenti in Aula monocratica e 4 mesi per quelli davanti al Tribunale collegiale.
Rispetto al 2008, data della precedente indagine sul processo penale di Eurispes e dell’Unione delle Camere penali, la ricerca evidenzia un aumento della percentuale dei rinvii ad altra udienza (+9,4%: nel 2008 la quota era del 69,3%). L’incidenza delle sentenze è scesa dal 29,5% al 20,7%. Per quanto concerne i procedimenti terminati in sentenza, le assoluzioni rappresentano poco meno del 30%: di questi, il 3,7% è rappresentato da assoluzioni per non punibilità per particolare tenuità del fatto. Le condanne incidono per il 40,4% delle sentenze; percentuale nettamente più bassa di quella rilevata nel 2008 (60,6%). Al contrario, risulta molto più elevata la quota relativa all’estinzione del reato: 24,5%, a fronte del 14,9% del 2008.
“La ragionevole durata del processo come diritto dell’imputato, ma anche delle vittime, rappresenta un principio costituzionale, purtroppo costantemente violato nel nostro Paese”, ha detto intervenendo alla conferenza stampa di presentazione della ricerca il presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara. ” La lunghezza abnorme dei processi – ha proseguito- rappresenta un ostacolo per la competitività del Paese, ma anche per il suo livello di civiltà complessiva. Quello della giustizia è un problema di funzionalità generale di un essenziale servizio che va reso ai cittadini. Un sistema di giustizia rispettoso dei princìpi costituzionali deve tenere insieme l’indipendenza della magistratura e del singolo magistrato, l’efficacia della risposta giudiziaria rispetto ai diritti che reclamano tutela, l’efficienza del servizio intesa come rapporto corretto fra risorse e risultati, questioni, purtroppo, ancora irrisolte”.

FONTE: Agenzia Ansa

Fuga di gas a Ravanusa: morti, dispersi e sfollati. Sventrato un intero isolato, centinaia di sfollati

Cosa ha provocato la rottura della tubatura del metano? La rete di distribuzione del gas, installata nel 1984, era a norma? La manutenzione ordinaria e straordinaria è stata fatta? Come e da chi? E a quando risalgono gli ultimi interventi? C’erano state perdite segnalate nelle settimane scorse sulle quali non si è intervenuto? E’ stato sottovalutato il pericolo? Con le ricerche dei dispersi ancora in corso, inquirenti ed investigatori hanno già pronta la lista di domande alle quali tentare di dare risposte per spiegare come sia stato possibile che una fuga di gas abbia provocato il crollo di quattro palazzine e il danneggiamento di altre quattro, facendo una strage a Ravanusa.
Il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio ha aperto un fascicolo per disastro e omicidio colposo e nei prossimi giorni acquisirà tutta la documentazione relativa alla rete di distribuzione del gas, al sequestro dell’area interessata dall’esplosione – al momento 10mila metri quadrati, ma lo stesso procuratore ha detto che potrebbe diventare più ampia – e, con ogni probabilità, all’iscrizione nel registro degli indagati dei primi nomi di tecnici e amministratori che a vario titolo possano avere responsabilità in merito alla rete del gas, anche per dare loro la possibilità di partecipare a tutti gli accertamenti irripetibili.
Uno dei temi che dovranno affrontare i magistrati è se c’è stata una qualche sottovalutazione del pericolo, se si poteva fare qualcosa e non è stato fatto.
Uno dei sopravvissuti alla strage, Calogero Bonanno, che si trovava in un appartamento adiacente ad una delle palazzine crollate, ha parlato di odore di gas nei giorni scorsi. “Alcuni vicini mi hanno detto che si sentiva odore di gas – ha detto -. Se è vero c’è stata una negligenza imperdonabile”. Una versione confermata dal consigliere comunale Giuseppe Sortino: “Negli ultimi sette giorni – dice – so che diversi cittadini hanno lamentato la puzza di gas nella zona che chiamiamo via delle Scuole Don Bosco in contrada Masciminici, dov’ è avvenuta la tragedia, ma nessuno è intervenuto. Sia il sindaco che i tecnici del gas non hanno ricevuto segnalazioni”. Dal canto loro, inquirenti e investigatori hanno già verificato che nei giorni scorsi non c’è stata alcuna segnalazione di questo tipo.
Che però il problema e la causa scatenante del disastro sia proprio sulla rete – una rete risalente al 1984, vecchia dunque di 37 anni e costruita con la normativa dell’epoca – è un dato che viene dato di fatto per scontato. “Che ci siano state oggettive difficoltà nella distribuzione del gas è evidente”, dice un investigatore, sottolineando che ad un chilometro dal punto dell’esplosione si sente ancora odore di gas nonostante il flusso sia stato interrotto. E aggiunge: il problema ora è capire se c’è solo una colpa, il non essere intervenuti su un sistema ormai datato, o se c’è anche un dolo, quello di non aver effettuato la necessaria manutenzione. In ogni caso, “appena finite le ricerche dei dispersi scatterà il sequestro dell’area per consentire il prosieguo delle attività investigative”, dice il comandante provinciale dei Carabinieri di Agrigento, il colonnello Vittorio Stingo.
Verifiche che infatti sono iniziate già nella serata di ieri e che qualche risposta l’hanno fornita. Sulla dinamica innanzitutto: c’è stato un accumulo di gas metano nel sottosuolo, spiegano gli investigatori, che si è protratto per almeno l’intera giornata di sabato. Nei prossimi giorni, ha sottolineato Patronaggio, verrà fatta “una attenta mappatura dei luoghi”: si parte da “una fuga di metano ma non escludiamo alcuna pista”.
La procura ha già nominato un consulente tecnico e nelle prossime ore verrà fatto un nuovo sopralluogo con i vigili del fuoco, proprio per cercare di circoscrivere le cause della fuga di gas. Non è chiaro, invece, quale sia stato l’innesco che ha provocato l’esplosione. “Non ci sono certezze – conferma Stingo – quando saranno terminate le operazioni di ricerca e soccorso tra le macerie, potremmo individuare il punto in cui è iniziata la fuga di gas e da lì risalire all’innesco”.
Una delle ipotesi è che possa essere stata l’attivazione di un’ascensore, ha spiegato il comandante dei vigili del fuoco di Agrigento Giuseppe Merendino sottolineando però che si tratta di una delle tante possibilità: potrebbe essere stato anche un frigorifero che si è attivato, una luce accesa o una sigaretta. Quello che sembra assodato, spiegano ancora gli investigatori, è che l’esplosione ha provocato una serie di fessurazioni nel terreno e anche nei palazzi; spazi nei quali il gas si è infilato, compresa la rete fognaria, dando vita ai diversi incendi andati avanti per ore.
Fonte: Agenzia Ansa

Impianti di videosorveglianza in condominio

videosorveglianzaCon l’introduzione dell’articolo 1122 ter. del Codice Civile, la Riforma del Condominio ha disciplinato la normativa, introducendo le modalità di realizzazione di impianti di sorveglianza sulle parti comuni del condominio.
Tale norma stabilisce: “Le deliberazioni concernenti l’installazione sulle parti comuni dell’edificio di impianti volti a consentire la videosorveglianza
su di esse sono approvate dall’assemblea con la maggioranza di cui al secondo comma dell’articolo 1136”, ovvero con un numero di voti che rappresenti la
maggioranza degli intervenuti ed almeno la metà del valore dell’edificio.
La disposizione legislativa deve necessariamente essere correlata alle prescrizioni contenute nel codice sulla privacy (d.lgs 196/2003). Pertanto, dovranno essere adottate tutte le misure e le precauzioni previste dalla legge sulla privacy e dal provvedimento generale del garante.
Tra gli obblighi che valgono anche in materia condominiale vi è quello di segnalare la presenza delle telecamere con appositi cartelli, visibili anche di notte.
La registrazione dei dati può essere conservata per un periodo relativamente breve: non può infatti superare le 24-48 ore, anche in relazione a particolari esigenze quali la chiusura di esercizi o uffici che hanno sede nel condominio e in considerazione dei periodi di festività. Per tempi di conservazione superiori a sette giorni è necessario presentare un’istanza preliminare al Garante.
Le telecamere dovranno riprendere solo le aree comuni, come gli accessi e l’area dei garage, possibilmente evitando la ripresa di luoghi circostanti e di particolari che non risultino rilevanti, come strade, edifici, esercizi commerciali, etc.). Le riprese e le immagini raccolte dovranno essere protette con idonee e preventive misure di sicurezza che ne consentano l’accesso alle sole persone autorizzate (titolare, responsabile o incaricato del trattamento).
Al di là di questi obblighi, è necessario che la delibera assembleare
di installazione dei sistemi di videosorveglianza sia redatta nella piena osservanza del principio di proporzionalità contenuto nel codice della privacy. Inoltre la delibera deve essere assunta solo in caso di rischi reali non eliminabili con accorgimenti differenti dall’apposizione di telecamere, quali ad esempio l’installazione di sistemi di allarme, o di porte blindate, oppure con l’assunzione di un custode.
La delibera assembleare, dunque, sebbene adottata con la maggioranza richiesta, è comunque illegittima se viola il principio di proporzionalità.
L’installazione da parte di un condomino di una telecamera che riprenda solo l’ingresso dell’appartamento o dell’autorimessa di sua proprietà, soggiace invece a diversa disciplina. In questo caso, infatti, il Garante della privacy ha chiarito: “Quando l’installazione di sistemi di videosorveglianza viene effettuata da persone fisiche per fini esclusivamente personali – e le immagini non vengono né comunicate sistematicamente a terzi, né diffuse (ad esempio attraverso web cam) – non si applicano le norme previste dal Codice della privacy. In questo specifico caso, ad esempio, non è necessario segnalare l’eventuale presenza del sistema di videosorveglianza con un apposito cartello. Rimangono comunque valide le disposizioni in tema di responsabilità civile e di sicurezza dei dati. È tra l’altro necessario – anche per non rischiare di incorrere nel reato di interferenze illecite nella vita privata – che il sistema di videosorveglianza sia installato in maniera tale che l’obiettivo della telecamera posta di fronte alla porta di casa riprenda esclusivamente lo spazio privato e non tutto il pianerottolo o la strada, ovvero il proprio posto auto e non tutto il garage”.
Infine, un breve accenno alla problematica dei videocitofoni, ovvero se gli stessi siano equiparabili o meno al sistema di videosorveglianza. È noto che i moderni videocitofoni che rilevano immagini o suoni, anche tramite registrazione, possono essere equiparati ai sistemi di videosorveglianza. In questo caso si applicano le disposizioni previste dal Codice della Privacy e dal provvedimento generale del Garante in tema di videosorveglianza. Tale normativa non si applica quando il sistema è installato da persone fisiche per fini esclusivamente personali e le immagini non sono destinate alla comunicazione sistematica o alla diffusione (ad esempio su Internet). Per le medesime ragioni, se il videocitofono è installato da un singolo o da una famiglia per finalità esclusivamente personali, la presenza dell’apparecchio di ripresa non deve essere segnalata con un apposito cartello.

Ue attacca i diritti dei proprietari di case. Confedilizia contesta

Dal 2027 con il pretesto della transizione verde si intende colpire il patrimonio immobiliare degli italiani senza considerare le difficoltà del campo.
Così l’Europa entra nelle case degli italiani. In questi giorni la Commissione europea sta lavorando su nuove direttive green volte verso le case. L’intento è di dare, dal 2027 uno stop a affitti e vendite ai proprietari di quelle abitazioni che sprecano troppa energia. Provvedimento volto alla proprietà privata è contenuto in una direttiva Ue che dovrebbe essere pubblicata il 14 dicembre, rappresenterebbe per il patrimonio immobiliare l’ennesima mazzata firmata Bruxelles. Si tenderebbe così a paralizzare il settore, proprio nel momento in cui, con il superbonus è previsto un rilancio dell’economia italiana.
Intanto, ecco i target promossi e individuati da Bruxelles quali classi energetiche:
– «E» a partire dal 2027,
– «D» a partire dal 2030,
– «C» dal primo gennaio del 2033.
Nella panoramica italiana, la maggioranza delle case appartiene alla categoria «G» e anche se avere edifici a impatto zero entro il 2050, sarebbe un dato ottimale per la salvaguardia dell’ambiente, realizzare i necessari adeguamenti sembra improbabile.
A destare preoccupazioni agli addetti ai lavori e ai proprietari sono anche i dati forniti dal ministro dell’Economia, Daniele Franco che dichiara che solo lo 0,5% del patrimonio immobiliare italiano godrà dei benefici del superbonus, che caleranno dal 110% al 65%. Anche la riforma del Catasto avrebbe ripercussione negativa sui prezzi degli immobili.
In tale contesto e a gran voce Confedilizia, nelle vesti del suo presidente, Giorgio Spaziani Testa, dice no! “No all’ipotesi di legare la vendita e l’affitto degli immobili a determinati standard energetici poiché è una misura che lederebbe i diritti dei proprietari.
La Commissione Ue ha già chiesto all’Italia di aumentare le tasse sugli immobili, attraverso il catasto. Contro il primo pericolo, che porterebbe ad impedire l’esercizio dei più elementari diritti di un proprietario, ci battiamo in sede europea, attraverso l’Unione internazionale della proprietà immobiliare (Uipi), nella quale rappresentiamo l’Italia – si legge nella nota del presidente – e per scongiurare il secondo, ora si deve pronunciare il Parlamento. In questi giorni, la Commissione Finanze della Camera inizia a parlare dell’articolo 6 della delega fiscale, quello contenente la revisione del catasto. L’unica strada è lo stralcio. Chi non lo chiederà, andrà annoverato tra i fautori di un ulteriore aumento delle tasse sugli immobili, prime case incluse”.
Da sottolineare che gli esperti, da un’analisi dei dati di C40 -per un recupero verde e giusto- nelle principali città europee tra cui Milano – sostengono che le emissioni legate alla costruzione di edifici e infrastrutture potrebbero aumentare del 37% rispetto ai dati del 2017. E se tutte le città utilizzassero materiali a basso impatto, il risparmio in termini di minor inquinamento sarebbe solo del 18%. Altro che abitazioni green! E ancora. Secondo i calcoli di addetti al settore, i proprietari di case sono già stati penalizzati dalla riforma dell’assegno di famiglia, visto che per l’erogazione serve la presentazione dell’Isee. Almeno 2,5 milioni di famiglie avranno un unico assegno più contenuto a marzo 2022. Si calcola infatti che con un Isee superiore a 40mila euro (chi ha una piccola casa supera facilmente la soglia) toccheranno appena 50 euro al mese per figlio. Un meccanismo vidimato dal Sole24Ore, e il perché è presto detto: il canone d’affitto abbassa l’Isee. Il mutuo, se ipotecario, viene calcolato solo come detrazione.

Agenzia Entrate: Contributo perequativo, come ottenerlo. Invio istanze fino al 28 dicembre

Fino al 28 dicembre 2021 è possibile inviare l’istanza per ottenere il contributo a fondo perduto detto “perequativo” e introdotto dal Decreto Sostegni-bis (Dl 73/2021). Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, ha firmato il provvedimento dove si definiscono contenuto informativo, modalità e termini di presentazione della domanda per ottenere il beneficio. Sul sito i dell’Agenzia, www.agenziaentrate.gov.it, si può consultare la nuova guida, con esempi specifici di calcolo, risulta molto utile per orientarsi tra istruzioni e regole da seguire per l’utilizzo del “variabile”, correlata ai ricavi del beneficiario, alla differenza tra il risultato economico d’esercizio del periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019 e il risultato economico di esercizio del periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020, diminuita degli eventuali contributi a fondo perduto già riconosciuti dall’Agenzia delle entrate. Le diverse percentuali applicabili, stabilite con il decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 12 novembre 2021, sono le seguenti: 30% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono inferiori o pari a 100.000 euro; 20% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono compresi fra 100.000 e 400.000 euro; 15% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono compresi fra 400.000 e 1.000.000 di euro; 10% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono compresi fra 1.000.000 e 5.000.000 di euro; 5% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono compresi fra 5.000.000 e10.000.000 di euro.
Il contributo non spetta qualora l’ammontare complessivo dei contributi a fondo perduto già riconosciuti dall’Agenzia delle entrate, sia uguale o superiore alla differenza tra il risultato economico d’esercizio relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019 e quello relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020. Se spetta, l’importo del contributo non può in ogni caso superare i 150.000 euro. Il contributo spetta a patto che il risultato economico d’esercizio (non il fatturato quindi) relativo al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020 sia inferiore almeno del 30% rispetto al risultato economico d’esercizio relativo al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019. IL contributo spetta ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte e professione o che producono reddito agrario, titolari di partita IVA residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, che nel secondo periodo di imposta antecedente al periodo di entrata in vigore del citato decreto abbiano conseguito un ammontare di ricavi o di compensi non superiore a dieci milioni di euro. Rimangono esclusi sia gli enti pubblici sia gli intermediari finanziari e le società di partecipazione. Il contributo, invece, spetta anche agli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, in relazione allo svolgimento di attività commerciali. Per la richiesta del contributo, i soggetti sono tenuti ad inviare l’istanza, esclusivamente mediante i canali telematici dell’Agenzia a partire dal 29 novembre e fino al 28 dicembre 2021 o tramite il servizio web disponibile nell’area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi” del sito internet delle Entrate a partire dal 30 novembre e fino al 28 dicembre 2021. L’Agenzia curerà il processo di erogazione del contributo. Come precisato nel Provvedimento, inoltre, l’istanza può essere presentata solo se la dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020 è stata presentata entro il 30 settembre 2021 e quella relativa al periodo in corso al 31 dicembre 2019 entro i 90 giorni successivi al termine di presentazione, comunque non oltre il 30 settembre 2021. Anche per il contributo “perequativo” il soggetto richiedente può scegliere, irrevocabilmente, se ottenere l’importo totale come accredito sul conto corrente bancario o postale a lui intestato oppure se optare per il credito d’imposta da utilizzare in compensazione tramite modello F24.
Fonte: ANSA