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TARI 2026, la rivoluzione delle scadenze: cosa cambia davvero per famiglie e Comuni

La TARI entra nel 2026 con un cambio di passo che incide sia sull’organizzazione dei Comuni sia sulle tasche dei contribuenti. L’emendamento 120.57 alla Legge di Bilancio, approvato a metà 2025 in Commissione Bilancio al Senato, ha infatti riscritto in modo definitivo il calendario della tassa rifiuti e del Piano economico finanziario (PEF), spostando al 31 luglio il termine per l’approvazione di tariffe e regolamenti. Non più una proroga, ma una riforma strutturale destinata a valere per tutti gli anni a venire.

Il nuovo assetto si inserisce in un quadro più ampio di aggiornamenti che coinvolgono metodi di calcolo, scadenze di pagamento e agevolazioni. Dal 2026 debutta il metodo tariffario MTR 3 definito da ARERA, che ridisegna i criteri per il quadriennio 2026 2029 con l’obiettivo di allineare la TARI ai costi reali del servizio di raccolta e smaltimento. Una revisione che potrebbe tradursi in aumenti fino al 9%, frutto della combinazione tra inflazione programmata, recupero di produttività e coefficiente di potenziamento Ka.

Sul fronte dei pagamenti, molti Comuni stanno distribuendo le rate lungo un arco temporale più ampio, superando la tradizionale concentrazione tra primavera ed estate. La tendenza è verso quattro scadenze annuali — 28 febbraio, 31 maggio, 31 agosto e 30 novembre — con possibilità di versare in un’unica soluzione entro la prima data utile. Alcune città hanno già adottato il nuovo schema: a Roma, ad esempio, il 2026 segna il passaggio da tre a quattro rate, con scadenze fissate al 31 marzo, 31 maggio, 31 agosto e 30 novembre.

Le tariffe restano differenziate da Comune a Comune, ma continuano a poggiare sulle tre componenti tradizionali: quota fissa legata ai metri quadrati dell’immobile, quota variabile calcolata sulla presunta produzione di rifiuti e tributo provinciale TEFA. L’introduzione dell’MTR 3 inciderà su tutte e tre, ridefinendo gli equilibri tra costi del servizio e importi in bolletta.

Accanto agli aggiornamenti tecnici, il 2026 porta con sé anche un intervento sul fronte sociale: è operativo il bonus TARI, uno sconto del 25% riconosciuto automaticamente alle famiglie con ISEE fino a 9.530 euro, o fino a 20.000 euro nel caso di nuclei numerosi con almeno quattro figli. Nessuna domanda da presentare: basta aver compilato la DSU e ottenuto l’attestazione ISEE nei limiti previsti.

La riforma della TARI 2026 ridisegna dunque tempi, criteri e tutele, con effetti immediati per contribuenti e amministrazioni.

Bonus casa 2026, la svolta restrittiva: così cambiano detrazioni e sconti per le famiglie italiane

Il tempo dei bonus casa “per tutti” sembra ormai alle spalle. Dopo anni di incentivi generosi, il 2026 inaugura una stagione di contenimento che cambia radicalmente il rapporto tra contribuenti e detrazioni fiscali. La logica è chiara: meno universalità, più selettività. Le agevolazioni non spariscono, ma diventano proporzionali alla capacità economica e alla composizione familiare di chi le richiede, con un doppio taglio che incide sia sulle aliquote sia sui tetti massimi detraibili.

La prima novità riguarda la distinzione tra prima e seconda casa, un discrimine che fino a ieri aveva un peso marginale e che ora diventa decisivo. La detrazione standard per le ristrutturazioni scende al 36% per le spese sostenute nel 2025, mantenendo il limite di 96.000 euro. Ma chi interviene sulla propria abitazione principale potrà ancora beneficiare del 50%, un’eccezione pensata per tutelare chi investe nella casa in cui vive. Una differenza che impone attenzione nella compilazione del 730/2026: sbagliare categoria catastale o titolo di possesso potrebbe costare caro, con l’Agenzia delle Entrate pronta a recuperare quanto non spettante.

La vera rivoluzione, però, arriva con il nuovo meccanismo di “décalage” per i redditi più alti. Superata la soglia dei 75.000 euro, le detrazioni non sono più illimitate: entrano in gioco tetti massimi calcolati incrociando reddito e nucleo familiare. Per chi guadagna fino a 100.000 euro il valore base è di 14.000 euro, che scende a 8.000 oltre quella soglia. Ma questi importi vanno moltiplicati per un coefficiente che varia in base ai figli a carico. Senza figli, il limite effettivo si riduce della metà; con uno o due figli cresce progressivamente; solo con più di due figli o con un figlio con disabilità si può sfruttare l’intero plafond. Un sistema che premia le famiglie numerose e riduce lo spazio fiscale per i contribuenti con redditi elevati e nuclei più piccoli.

A complicare ulteriormente il quadro c’è la definizione di reddito complessivo, che non si limita allo stipendio ma ingloba cedolare secca, compensi in regime forfettario e perfino le mance del settore turistico. L’unica voce che si sottrae al conteggio è la rendita catastale della prima casa, purché non affittata. E per chi ha lavori in corso? Il tetto si applica solo alla quota di detrazione relativa all’anno d’imposta: le rate dei bonus maturati fino al 2024 restano intoccabili, mentre per gli interventi avviati nel 2025 sarà necessario scegliere quali spese detrarre e quali sacrificare se il limite viene superato.

Lo scenario futuro non lascia spazio a dubbi: la direzione è quella di una progressiva erosione delle agevolazioni. Dal 2027 l’aliquota per la prima casa scenderà al 36%, mentre per gli altri immobili si fermerà al 30%. Tra il 2028 e il 2033 la detrazione sarà uniformata al 30% per tutti, ma con un tetto di spesa dimezzato a 48.000 euro. Nel 2034 l’aliquota tornerà al 36%, ma il limite resterà invariato, sancendo un ridimensionamento strutturale del beneficio.

Il bonus casa non scompare, ma cambia pelle. Diventa più selettivo, più tecnico, più legato alla capacità contributiva. Per i contribuenti, il 2026 segna l’inizio di una nuova era: quella in cui ristrutturare richiede non solo un progetto edilizio, ma anche un’attenta pianificazione fiscale.

Pubblicata la guida aggiornata del Fisco sulle detrazioni edilizie

L’Agenzia delle Entrate ha recentemente aggiornato la guida “Ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali” riportando tutte le novità introdotte in materia dalla Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025).

Tale pubblicazione fa una panoramica aggiornata delle misure fiscali attualmente in vigore relative agli interventi edilizi su abitazioni ed edifici.

La guida si concentra inizialmente sulla detrazione Irpef delle spese sostenute per interventi di recupero del patrimonio edilizio, ovvero manutenzione straordinaria, risanamento conservativo, restauro e ristrutturazione edilizia. Questo vademecum mira a fornire le indicazioni utili relative all’agevolazione, ossia, in cosa consiste, quali sono gli interventi ammessi, chi sono i beneficiari, quali sono i limiti di spesa e quali condizioni bisogna rispettare per poter accedere al beneficio.

Rispetto alla guida precedente, la guida aggiornata chiarisce anche i limiti di detraibilità connessi ai requisiti dell’abitazione principale e del reddito superiore a 75.000 euro, fornendo un ricco elenco delle tipologie di spesa ammesse per fruire del beneficio.

La guida approfondisce anche l’agevolazione IVA, chiarendo la distinzione tra aliquote ridotte applicabili ai lavori di manutenzione e aliquote ridotte previste per interventi più incisivi, ad esempio interventi di ristrutturazione edilizia, restauro o risanamento conservativo.

Il documento dedica una parte anche alla detrazione del 75% per gli interventi destinati all’eliminazione delle barriere architettoniche, indicando tutte le informazioni per poter accedere all’agevolazione.

La guida chiarisce anche tutti gli aspetti inerenti alle agevolazioni fiscali riservate all’acquisto o alla costruzione di box e posti auto pertinenziali, indicando la documentazione necessaria, i requisiti del vincolo di pertinenza e le regole da seguire per effettuare i pagamenti.

Sempre in tema di detrazioni fiscali, viene dedicato uno spazio anche all’agevolazione per l’acquisto o per l’assegnazione di immobili già ristrutturati, specificando quali sono le condizioni necessarie per fruire della detrazione e, infine, la guida dedica una parte anche alla detrazione degli interessi passivi sui mutui contratti per ristrutturare la propria abitazione.

A cura di Deborah Maria Foti – Ufficio Stampa ANAPI

Ristrutturare dopo il preliminare può costare caro: il bonus casa scende al 36%

ristrutturazione interni

Avviare una ristrutturazione subito dopo il preliminare di compravendita è una prassi diffusa: consente di guadagnare mesi preziosi, evitando che l’immobile resti fermo in attesa del rogito. Ma con le nuove regole in vigore dal 2025 questa scorciatoia rischia di trasformarsi in un boomerang fiscale. Chi non è ancora proprietario quando parte il cantiere, infatti, potrebbe vedersi riconoscere solo la detrazione base del 36%, rinunciando di fatto all’aliquota maggiorata del 50% prevista per il bonus ristrutturazioni.

Il Sole 24 Ore ha messo in luce un punto cruciale: la normativa lega il beneficio massimo non solo alle spese sostenute, ma anche al possesso di un diritto reale sull’immobile al momento dell’avvio dei lavori. E qui nasce il problema. Tra preliminare e rogito possono passare mesi, durante i quali molti acquirenti scelgono di iniziare gli interventi. Tuttavia, senza un titolo di proprietà già perfezionato, l’Agenzia delle Entrate considera l’agevolazione ridotta. E non si tratta solo delle spese iniziali: il rischio è che anche quelle sostenute dopo il rogito vengano ricondotte all’aliquota del 36%, perché il requisito va verificato all’apertura del cantiere.

La circolare 8/E lo chiarisce senza ambiguità: la detrazione al 50% spetta solo se chi paga i lavori è già titolare di un diritto reale sull’immobile destinato ad abitazione principale, anche se lo diventerà solo a fine lavori. In assenza di questo presupposto, la posizione del contribuente si indebolisce e la prudenza suggerisce di considerare agevolabili solo le spese al 36%.

Questo non significa che il preliminare perda valore. Il Fisco continua a riconoscerlo come titolo valido per accedere alle detrazioni, purché l’acquirente sia immesso nel possesso dell’immobile, sostenga direttamente le spese e registri il contratto nei tempi utili per la dichiarazione dei redditi. Il nodo, però, è l’aliquota: con un cantiere aperto prima del rogito, la strada per ottenere il 50% si fa decisamente più stretta.

Allarme 2026, nuova detrazione in vista? Il nodo dell’intervento “autonomo”

Nel 2026 installare un impianto di allarme potrebbe non essere soltanto una scelta di sicurezza, ma anche un’opportunità fiscale. L’articolo 16-bis del TUIR, lettera f), qualifica infatti gli interventi destinati a prevenire atti illeciti come opere autonome, svincolate dalla manutenzione straordinaria. Una distinzione tutt’altro che marginale.

Secondo questa impostazione, l’installazione dell’allarme non dovrebbe essere considerata una “mera prosecuzione” dei lavori avviati nel 2024. Di conseguenza, non concorrerebbe al plafond di 96.000 euro già esaurito, ma potrebbe beneficiare di un nuovo limite di spesa valido per il 2026. A una condizione: che l’intervento sia documentato in modo distinto rispetto alla SCIA originaria, come chiarito anche dalla Circolare n. 28 del 25 luglio 2022.

Resta però un punto critico. La normativa è complessa, spesso oggetto di interpretazioni non univoche, e non è raro che gli uffici finanziari adottino letture particolarmente rigorose. Una prudenza che può trasformarsi in rigidità.

C’è infine un altro aspetto da non sottovalutare: gli interventi finalizzati alla prevenzione di atti illeciti, salvo rientrino per caratteristiche tecniche in categorie più ampie come manutenzione straordinaria o ristrutturazione edilizia, non danno diritto al bonus mobili ed elettrodomestici. Un limite che chi programma lavori e acquisti dovrà tenere bene a mente.

Catasto nel mirino: il Fisco riaccende i riflettori sugli immobili agevolati

Dopo una prima ondata di verifiche sugli immobili a rendita zero, l’Agenzia delle Entrate torna alla carica. Ripartono i controlli catastali, questa volta con un focus preciso: gli immobili che hanno beneficiato di interventi agevolati — dal superbonus all’ecobonus, passando per il sismabonus — ma che non risultano aggiornati al catasto. Il Fisco ha già messo nero su bianco l’invio di 20mila lettere entro l’anno, con l’obiettivo di stanare le irregolarità e spingere i contribuenti verso una regolarizzazione spontanea.

L’operazione rientra nel Piano integrato di attività e organizzazione 2025-2027 dell’Agenzia, che punta a rafforzare il presidio del territorio anche attraverso strumenti di controllo innovativi. In particolare, si mira a far emergere le discrepanze tra lo stato reale degli immobili e quanto risulta ufficialmente al catasto, soprattutto in seguito a lavori incentivati con fondi pubblici. La legge di Bilancio 2024 ha infatti rafforzato l’obbligo di presentare la dichiarazione di variazione catastale per le unità immobiliari oggetto di interventi agevolati, e ora l’Agenzia passa all’azione.

Le comunicazioni inviate ai contribuenti non sono ancora veri e propri accertamenti, ma rappresentano un invito a mettersi in regola. Chi riceve la lettera e ritiene di non dover aggiornare la rendita può inviare la documentazione giustificativa. Chi invece riconosce la necessità di adeguamento, potrà sanare la posizione tramite un tecnico abilitato, beneficiando di sanzioni ridotte. Ma attenzione: chi ignora l’avviso e non risponde entro novanta giorni, si vedrà recapitare un ricalcolo d’ufficio della rendita, con l’applicazione delle sanzioni nella misura piena.

Il messaggio è chiaro: il Fisco non intende lasciare zone d’ombra. E per chi ha ristrutturato casa con i bonus, è tempo di controllare che tutto sia in regola anche sulla carta.

Barriere architettoniche: dopo il tramonto del 75% resta il bonus ristrutturazioni

Il 2025 ha segnato un punto di svolta per chi si occupa di abbattimento delle barriere architettoniche. L’Agenzia delle Entrate, con l’aggiornamento della guida alle agevolazioni fiscali per le persone con disabilità, ha messo ordine in un quadro normativo che negli ultimi anni è stato oggetto di continui ritocchi. E il messaggio è chiaro: il bonus barriere al 75%, che aveva rappresentato la misura più potente e immediata per favorire l’accessibilità degli edifici, non è stato prorogato oltre il 31 dicembre 2025. Da qui in avanti, chi vorrà intervenire dovrà affidarsi a strumenti più tradizionali, a partire dal bonus ristrutturazioni.

Il bonus al 75%, introdotto per accelerare l’adeguamento degli edifici esistenti, resta utilizzabile solo per le spese sostenute entro la fine del 2025 e con un perimetro più ristretto rispetto alla sua versione originaria. La detrazione, ripartita in cinque anni, riguarda esclusivamente interventi su scale, rampe, ascensori, servoscala e piattaforme elevatrici. Nessuna apertura, dunque, a opere più ampie o a interventi di riqualificazione generale. A complicare ulteriormente il quadro c’è l’obbligo di asseverazione da parte di tecnici abilitati, chiamati a certificare il rispetto dei requisiti del D.M. 236/1989, e la fine della possibilità di optare per cessione del credito o sconto in fattura, salvo rare eccezioni legate a delibere pregresse. Tutto deve passare attraverso il classico bonifico parlante.

Con la chiusura di questa finestra, la misura di riferimento torna a essere la detrazione per il recupero del patrimonio edilizio prevista dall’articolo 16-bis del Tuir. Nel 2026 l’aliquota scenderà al 36%, con un massimale di 96.000 euro per unità immobiliare, ma potrà salire al 50% per chi interviene sulla propria abitazione principale. È una soluzione meno generosa del 75%, ma più flessibile: oltre agli ascensori e ai montacarichi, copre anche strumenti tecnologici avanzati — dalla robotica ai sistemi di comunicazione — pensati per migliorare la mobilità interna ed esterna delle persone con disabilità grave. Una possibilità che amplia il raggio d’azione degli interventi e consente di includere soluzioni innovative che il bonus barriere non contemplava.

Accanto alle detrazioni, resta in vigore un altro tassello fondamentale: l’IVA agevolata al 4% per i lavori di superamento delle barriere architettoniche eseguiti tramite appalto. Una misura spesso sottovalutata, ma che può incidere in modo significativo sul costo finale degli interventi, soprattutto nei condomìni o nei lavori più complessi.

Il nuovo scenario richiede quindi un cambio di approccio. Per i tecnici, gli amministratori di condominio e i professionisti del settore edilizio diventa essenziale conoscere con precisione i confini delle agevolazioni ancora attive, orientare i clienti tra le diverse opzioni e programmare gli interventi con tempistiche rigorose. Il bonus al 75% ha rappresentato un’occasione irripetibile, ma la sua fine non significa che il percorso verso l’accessibilità si interrompa. Significa, piuttosto, che occorre tornare a utilizzare strumenti più consolidati, integrandoli con una progettazione attenta e con una visione di lungo periodo.

In un Paese in cui l’accessibilità degli edifici è ancora lontana dagli standard europei, la sfida resta aperta. E il 2026 sarà un banco di prova decisivo per capire se il sistema delle agevolazioni, pur ridimensionato, saprà continuare a sostenere un cambiamento che non può più essere rimandato.

Bonus Mobili 2026, via libera anche per le seconde case

Il Bonus Mobili ed Elettrodomestici torna protagonista anche nel 2026, confermato dalla nuova Legge di Bilancio alle stesse condizioni dell’anno precedente. Una proroga attesa, che permette a chi ristruttura casa – non solo la prima, ma anche la seconda o terza – di ottenere una detrazione Irpef del 50% sulle spese sostenute per acquistare arredi e grandi elettrodomestici destinati all’immobile oggetto dei lavori.

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la guida aggiornata e una nuova infografica che chiariscono requisiti, limiti e modalità operative. Il principio resta invariato: per accedere al bonus è indispensabile aver avviato un intervento di recupero del patrimonio edilizio a partire dal 1° gennaio 2025. Vale per singole unità immobiliari residenziali e per le parti comuni dei condomìni, purché gli interventi rientrino tra quelli ammessi alla detrazione per ristrutturazione.

La grande novità, o meglio la conferma più attesa, riguarda l’ambito di applicazione: il Bonus Mobili non è legato alla “prima casa”. La detrazione del 50% spetta per qualsiasi immobile residenziale, incluse seconde e terze case, a patto che siano oggetto di lavori edilizi idonei. Un dettaglio che amplia notevolmente la platea dei beneficiari.

Il bonus copre gli acquisti effettuati tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2026, fino a un tetto massimo di 5.000 euro. Nel massimale rientrano anche le spese di trasporto e montaggio, purché pagate con strumenti tracciabili: bonifico, carta di credito o debito. Niente contanti, niente assegni. La detrazione viene poi ripartita in dieci quote annuali di pari importo.

Per quanto riguarda i beni ammessi, la normativa distingue tra mobili e grandi elettrodomestici. Via libera a letti, armadi, tavoli, divani, librerie, materassi e lampade, purché nuovi. Per gli elettrodomestici, invece, è richiesta una classe energetica minima: A per i forni, E per lavatrici, lavasciugatrici e lavastoviglie, F per frigoriferi e congelatori. L’obiettivo è incentivare l’acquisto di prodotti più efficienti e ridurre i consumi domestici.

Il bonus vale anche in condominio, ma con una condizione precisa: i beni acquistati devono essere destinati ad arredare le parti comuni, come l’androne, la portineria o la sala riunioni. Non è possibile utilizzare la detrazione per mobili destinati agli appartamenti privati se i lavori riguardano solo le parti comuni.

Determinante, come sempre, è la natura dell’intervento edilizio. Il bonus scatta solo se i lavori rientrano tra manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo o ristrutturazione edilizia. La semplice manutenzione ordinaria non basta, salvo che riguardi le parti comuni condominiali. La detrazione è ammessa anche quando i mobili servono ad arredare un ambiente diverso da quello oggetto dei lavori, o quando l’intervento riguarda una pertinenza dell’immobile, anche se accatastata separatamente.

Sul fronte dei pagamenti, la regola è ferrea: tutto deve essere tracciabile. Anche chi acquista con un finanziamento a rate può accedere al bonus, a condizione che la società finanziaria paghi il fornitore con le modalità richieste e che il contribuente conservi la ricevuta del pagamento. Fatture, ricevute di bonifico e documentazione bancaria diventano quindi fondamentali in caso di controlli.

Il Bonus Mobili 2026 si conferma così uno degli strumenti più utilizzati dai contribuenti italiani, capace di sostenere il settore dell’arredamento e, allo stesso tempo, di accompagnare le famiglie nei lavori di rinnovamento della casa. Una misura semplice, ma che richiede attenzione ai dettagli per essere sfruttata al meglio. Se ben gestita, può trasformarsi in un aiuto concreto per chi vuole dare nuova vita alla propria abitazione, qualunque essa sia.

Comunicazione spese per lavori su parti comuni del condominio

Entro il 16 marzo 2026 gli amministratori di condominio devono inviare telematicamente all’Agenzia delle Entrate i dati relativi agli interventi sostenuti nel 2025 per la riqualificazione energetica e la ristrutturazione sulle parti comuni dell’edificio.

Per l’invio dei dati, gli amministratori di condominio dovranno attenersi alle nuove specifiche tecniche, disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate, aggiornate con il Provvedimento n. 50559/2026 del 10 febbraio 2026. Le novità introdotte riguardano la rimodulazione delle aliquote di detrazione e l’introduzione del dato facoltativo “abitazione principale”, nonché l’eliminazione del bonus verde ormai non più attivo.

Riguardo l’introduzione della specifica relativa alla destinazione d’uso dell’immobile, per quest’anno la compilazione di questo campo è facoltativa. Tuttavia, la compilazione di tale dato diventerà obbligatoria e importante, in vista della differenziazione della percentuale di detrazione, 50% per le abitazioni principali e 36% per le altre abitazioni.

Sostanzialmente, il citato Provvedimento ha:
• aggiornato il tracciato telematico per la comunicazione all’Anagrafe tributaria;
• introdotto nuovi campi, da compilare per ora in modo facoltativo (abitazione principale);
• recepito la rimodulazione delle aliquote di detrazione 2025-2027;
• eliminato le detrazioni che non sono più vigenti (bonus verde).

L’obiettivo di tali aggiornamenti è quello di migliorare la qualità dei dati che vengono raccolti nella dichiarazione precompilata. Come abbiamo detto, la scadenza fissata per la trasmissione dei dati relativi alle spese sostenute nel 2025 per interventi effettuati sulle parti comuni dell’edificio è il 16 marzo 2025.

È necessario inviare comunicazione per interventi di recupero del patrimonio edilizio, per interventi di riqualificazione energetica e per gli ulteriori interventi specificati dalla normativa vigente, effettuati sulle parti comuni.

In riferimento agli interventi rientranti nel “Superbonus”, visto che la percentuale decresce in base all’anno in cui è stata sostenuta la spesa, è stata indicata l’aliquota applicata nel 2025 e pari al 65% in misura ordinaria e 110% se sussistono le condizioni.

A cura di Deborah Maria Foti – Ufficio Stampa ANAPI

Bonus edilizi 2026, la nuova bussola ANCE per le imprese

casa in costruzione

Il 2026 si apre all’insegna della continuità per il sistema dei bonus edilizi. La Legge di Bilancio 2026 conferma infatti l’impianto delle aliquote già ridisegnato l’anno precedente, prorogando fino al 2027 i principali incentivi per ristrutturazioni, riqualificazioni energetiche e interventi antisismici. In questo scenario, l’ANCE aggiorna la sua guida operativa, offrendo alle imprese del settore uno strumento completo per muoversi tra norme, adempimenti e opportunità.

La pubblicazione si articola in due grandi sezioni: da un lato i bonus legati ai lavori – dalla ristrutturazione all’efficientamento energetico, fino alla messa in sicurezza sismica – dall’altro le agevolazioni collegate all’acquisto di immobili ristrutturati, ricostruiti o dotati di pertinenze di nuova realizzazione. A completare il quadro arrivano quattro focus tematici che affrontano i nodi più sensibili per chi opera nel comparto, con indicazioni pratiche e chiarimenti interpretativi.

Il primo approfondimento è dedicato ai bonus destinati ai titolari di reddito d’impresa, dagli imprenditori individuali alle società. Ecobonus, Sismabonus e Sismabonus acquisti restano gli strumenti principali, applicabili a edifici esistenti, parti comuni anche a proprietà unica e singole unità immobiliari, senza limiti di categoria catastale. Per le imprese vale il principio di competenza: la detrazione si aggancia all’anno di ultimazione dei lavori, non alla data del pagamento. È un dettaglio tutt’altro che marginale, che spiega perché il bonifico parlante non sia obbligatorio e perché le aliquote restino fisse – 36% nel 2025 e 2026, 30% nel 2027 – senza maggiorazioni legate all’abitazione principale. Il focus chiarisce inoltre come evitare sovrapposizioni tra bonus per lavori e bonus per acquisti, un tema spesso fonte di dubbi applicativi.

Il secondo focus entra nel terreno più insidioso della prassi: la qualificazione degli interventi di demolizione e ricostruzione. Per accedere ai bonus, l’operazione deve configurarsi come ristrutturazione edilizia e non come nuova costruzione. Dal 2020 è ammesso anche l’aumento di volumetria, purché previsto dagli strumenti urbanistici e riconosciuto come ristrutturazione. Ma non tutti i bonus seguono le stesse regole: l’Ecobonus, ad esempio, non copre la parte eccedente il volume originario, imponendo una rigorosa separazione contabile o una dichiarazione tecnica che ripartisca le spese. Il Sismabonus, invece, abbraccia l’intervento complessivo entro i limiti di spesa. Una distinzione che può cambiare radicalmente la pianificazione economica di un cantiere.

Il terzo approfondimento si concentra sulle ritenute applicate da banche e Poste sui bonifici parlanti, obbligatori per i contribuenti IRPEF ma non per le imprese. La guida chiarisce cosa deve contenere un bonifico corretto, come si applica la ritenuta e quali soluzioni adottare in caso di errori formali, evitando la perdita del beneficio grazie a una dichiarazione sostitutiva dell’impresa esecutrice. Un passaggio cruciale per prevenire contestazioni e garantire la piena fruibilità delle detrazioni.

Infine, il quarto focus affronta il tema del tetto alle spese detraibili, un sistema di limiti che varia a seconda dell’incentivo e che nei condomìni si moltiplica per il numero delle unità, pertinenze comprese. La guida spiega come calcolare correttamente il plafond, come coordinare interventi distribuiti su più anni e come gestire lavori avviati in periodi precedenti senza rischiare di superare i massimali.

La nuova guida ANCE si propone così come uno strumento indispensabile per imprese e professionisti, in un contesto normativo che resta complesso e in continua evoluzione. Un supporto operativo che aiuta a interpretare correttamente le regole, a evitare errori e a cogliere appieno le opportunità offerte dai bonus edilizi ancora in vigore.