Case occupate, lo sfregio degli abusivi ai proprietari, nell’ultima inchiesta portata avanti dal giornalista Mario Giordano alla trasmissione “Fuori dal coro”.
Al centro della vicenda, un ragazzo che, insieme alla compagna, abita abusivamente un appartamento. Il proprietario dell’alloggio è un pensionato di La Spezia. Si tratta dell’ennesimo locatore doppiamente sotto scacco: con casa occupata e affitto non corrisposto da dieci mesi.
Sì, perché come spesso accade, gli accordi che dovrebbero regolarizzare affitti contrattualizzati con tanto di canone mensile, a causa dell’arbitrio e dell’arroganza degli affittuari abusivi, diventano carta straccia. E al danno della casa occupata, il proprietario deve aggiungere anche la beffa del mancato introito.
Nel caso trattato nella trasmissione “Fuori dal coro”, il proprietario ha subito, oltre al danno e alla beffa, anche l’aggressione fisica: la violenza di un pugno sferrato all’improvviso dall’inquilino abusivo, in stato di ubriachezza. Un colpo inferto con violenza, che ha portato la vittima in ospedale, da cui è uscito con una prognosi di 10 giorni e un referto di trauma cranico.
Colpi che, per tutti i proprietari di immobili defraudati da occupanti abusivi, arrivano da tutte le parti: dagli inquilini morosi e illegittimi. E dall’impotenza di uno Stato che, anche a fronte di condanne e decreti di sfratto, difficilmente riesce a liberare i cittadini dalla morsa della prepotenza di questi abusi.
Quello denunciato da Mario Giordano a Fuori dal Coro è soltanto l’ultimo dei tanti casi di proprietari di case “sfrattati” da occupanti abusivi o defraudati da inquilini morosi. Un fenomeno drammatico, sempre più diffuso, contro il quale ad oggi lo Stato non ha ancora mosso un dito.
Quando si tratta di acquistare un prodotto, per il 53% degli europei il fattore decisionale è il prezzo. Mentre solo al 32% interessa la sostenibilità. È quanto rileva un’indagine che Grohe ha commissionato alla società internazionale di ricerca YouGov realizzata in sette nazioni europee, Italia inclusa.
Gli italiani sono in linea con la media europea, con il 47% che si è dichiarato attento al prezzo, mentre per il 36% la priorità è la sostenibilità. È tra gli over 55 si concentra una maggiore sensibilità verso un acquisto eco friendly (40%), mentre nella fascia 18-34 l’attenzione maggiore viene data al prezzo (55%). Allo stesso modo gli abitanti nelle aree urbane sono più attenti al prezzo (52%) rispetto a quelli delle aree rurali (42%). Se i più sensibili al costo sono i russi con ben il 70% delle preferenze, il Paese più virtuoso è la Francia, con il 49% di preferenze per l’aspetto sostenibile. Plastica (54%), rifiuti generici (53%) energia (51%), acqua (37%) ed emissioni di CO2 (40%): sono questi i principali fattori di risparmio di risorse e rifiuti a cui prestano attenzione gli europei quando acquistano un nuovo prodotto.
In Italia, in particolare, l’attenzione maggiore è verso la plastica (58%), l’energia (57%) e i rifiuti generici (55%). Il 46% dimostra attenzione verso la riduzione di emissioni di CO2, mentre il risparmio idrico è il fattore meno rilevante (34%). Diverso l’atteggiamento in Danimarca, dove il 53% del campione si dimostra sensibile al tema delle emissioni. La Francia rimane in prima posizione in termini di risparmio energetico e idrico in relazione ai nuovi acquisti: Il 58% presta attenzione al basso consumo di energia il 47% tiene d’occhio il consumo di acqua. In coda rispetto a quasi tutti i parametri c’è la Russia.
I metodi per riscaldare la seconda casa, molto spesso, non seguono le stesse logiche impiegate per le abitazioni principali. Riscaldare un immobile in città, infatti, impone priorità diverse rispetto a una proprietà in montagna o in campagna durante l’inverno.
Per riscaldare una seconda casa, in campagna o in montagna, la soluzione ideale è puntare su caldaie che richiedono combustibili economici e non funzionino a gas o metano. È il caso delle caldaie a biomassa, alimentate da composti provenienti da coltivazioni agricole, dalla deforestazione e da scarti di origine biologica.
Nello specifico, le biomasse ricavate dalla legna rappresentano una scelta in grado di guardare sia al risparmio sia all’ambiente, perché rappresentano una fonte energetica rinnovabile e hanno bassi costi di acquisto.
Caldaia a legna
La caldaia a legna rappresenta dunque un’ottima opzione per chi deve riscaldare una seconda casa. La temperatura tra le mura domestiche aumenta infatti molto in fretta, con questo tipo di combustibile. Inoltre ha un rendimento può arrivare fino al 90% e le emissioni nell’atmosfera sono ridotte al minimo.
Le caldaie a legna negli ultimi anni hanno fatto molti passi in avanti dal punto di vista tecnologico e hanno lo stesso principio di una qualsiasi caldaia a gas: l’energia termica prodotta dalla combustione della legna viene ceduta all’acqua attraverso uno scambiatore di calore e, quindi, diffusa nell’abitazione.
La tipologia di caldaia a legna a fiamma inversa è tra le più diffuse e preferite per riscaldare la seconda casa, anche perché ha la camera di combustione posta al di sotto del vano di carico della legna. Per questo la biomassa brucia in maniera graduale, così da avere una combustione controllata. Per quanto riguarda l’installazione è necessario avere a disposizione almeno 10 metri quadri da adibire a locale caldaia.
Caldaia a pellet
La scelta di una caldaia a pellet, invece, è particolarmente consigliata per riscaldare l’abitazione principale. Il pellet è formato da piccoli cilindri ottenuti dalla pressatura della segatura e dagli scarti essiccati della lavorazione del legno. Ha proprietà calorifiche tra le più alte sul mercato, oltre a costi molto più economici rispetto ai combustibili fossili. La caldaia a pellet può sostituire integralmente una vecchia caldaia. La sua installazione è molto semplice: è sufficiente collegare i tubi già presenti e montare il silos nelle vicinanze. Anche la caldaia a pellet, come quella a legna, ha bisogno di uno spazio dedicato di almeno 10 metri quadri complessivi.
In tempi di caro-bollette, risparmiare sulle spese del riscaldamento domestico è un traguardo importante, che in molti si prefiggono. E in epoca di bonus per l’edilizia sono in tanti a guardare con favore il cappotto termico, intervento che consente concretamente di contenere i costi per il riscaldamento della casa.
Il cappotto termico rappresenta infatti uno degli strumenti più efficaci per migliorare le prestazioni energetiche di un edificio. Numerosi sono i suoi pregi in termini di efficientamento. Ottimizza i consumi energetici e migliora il comfort abitativo, garantendo coibentazione termica, isolamento dal caldo e dal freddo e, di fatto, aumentando anche il valore dell’immobile stesso.
Inoltre, il cappotto termico rientra tra gli interventi agevolabili dai bonus casa prorogati dalla legge di Bilancio 2022. Nel dettaglio, possono beneficiarne i condomini, le persone fisiche per abitazioni in condominio e indipendenti, professionisti e imprese, gli istituti autonomi case popolari e le cooperative di abitazione.
Il cappotto termico può essere installato sulla facciata esterna o all’interno della struttura dell’abitazione. La scelta della tipologia dipende dal luogo e dagli effetti che si vogliono ottenere. A seconda dei materiali utilizzati, il costo oscilla tra i 50 e gli 80 euro al mq.
Uno studio dell’Enea ha misurato quanto si risparmia con il cappotto termico. Secondo il report, il risparmio medio annuo si assesta intorno al 20% per i costi in bolletta. Questo vuol dire che una famiglia che annualmente spende 1000/1200 euro per il riscaldamento a gas, può arrivare a risparmiare circa 400 euro l’anno. A questo risparmio, vanno aggiunte le agevolazioni fiscali previste dai bonus casa per l’efficientamento energetico degli edifici.
La giunta regionale, su proposta dell’assessore regionale al Welfare, Chiara Caucino ha deciso di destinare 3.296.057,72 euro di risorse statali per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati.
Tali fondi serviranno a soddisfare il fabbisogno relativo agli invalidi totali e parziali relativi alle richieste pervenute fino a marzo 2021, pari a 1.383.479,87 euro e 13.428,68 euro comunicati dai Comuni alla Regione successivamente ai tempi stabiliti relativi al fabbisogno dal 2018 al 2021, per un totale di 1.396.908,55 euro.
La somma restante, pari a euro 1.899.149,17 euro, varrà utilizzata per soddisfare il fabbisogno comunicato dai Comuni entro marzo 2022.
Confermati anche i criteri di riparto e la quota massima di contributo concedibile ai richiedenti, pari a euro 8.147,00: il che significa che con il totale delle risorse messe in campo sarà possibile finanziare circa 600 interventi in tutto il Piemonte.
L’attuazione della delibera è stata quindi affidata al Settore Politiche di Welfare Abitativo della direzione regionale Sanità e Welfare.
I destinatari del contributo sono persone disabili con menomazioni o limitazioni funzionali di carattere motorio e i non vedenti che sostengono direttamente le spese per la rimozione degli ostacoli alla mobilità nella propria abitazione; condomìni ove risiedono disabili per le spese di adeguamento relative alle parti comuni e genitori o tutori che hanno a carico persone con disabilità permanente.
Il contributo è concesso per l’accessibilità all’immobile o alla singola unità immobiliare, per opere da realizzarsi su parti comuni di un edificio o immobili o porzioni degli stessi in esclusiva proprietà o in godimento al disabile.
Fonte: Comunicato Stampa Regione Piemonte
Le agevolazioni per rinnovare il patrimonio edilizio riguardano anche gli infissi. Per rinnovare finestre e serramenti si possono infatti utilizzare il superbonus 110%, il bonus ristrutturazione e l’ecobonus.
All’interno del superbonus 110% è possibile procedere anche con la sostituzione degli infissi. Il rimborso della spesa sostenuta, in questo caso, è però possibile solo se in contemporanea sono stati effettuati i cosiddetti lavori trainanti. Questo vuol dire che, prima degli infissi, si è provveduto all’isolamento termico delle superfici opache verticali, orizzontali e inclinate che interessano l’involucro degli edifici. Oppure alla sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti. O, ancora, sono previsti interventi antisismici. In base alle ultime disposizioni, per usufruire del superbonus la scadenza è fissata al 31 dicembre 2025.
È possibile procedere alla sostituzione degli infissi anche nell’ambito del bonus ristrutturazione. In questo caso, però, il massimo rimborso ottenibile è pari al 50% delle spese, con un tetto di 48mila euro, ripartito in 10 quote annuali di pari importo. La scadenza, per beneficiare di questa agevolazione, è fissata al 31 dicembre 2024. Inoltre, nel caso dell’opzione per la detrazione nella dichiarazione dei redditi, la sostituzione degli infissi non deve far parte di interventi più complessi. Mentre se l’opzione scelta è la cessione del credito o lo sconto in fattura, è possibile beneficiare della detrazione fiscale per la sostituzioni degli infissi solo se l’immobile viene ristrutturato.
La spesa per la sostituzione degli infissi può essere agevolata al 50% anche nell’ambito dell’ecobonus, con un tetto di spesa di 60mila euro. Gli interventi, però, devono comportare un miglioramento energetico dell’edificio e i nuovi infissi devono delimitare volumi riscaldati o verso l’esterno o verso vani non riscaldati, con un valore di conduzione termica non superiore al tetto fissato per la fascia climatica in cui si trova l’immobile. Come per il bonus ristrutturazione, anche per l’ecobonus la scadenza è fissata al 31 dicembre 2024.
A febbraio, per il secondo mese consecutivo, scende la fiducia dei consumatori, che arriva a toccare il minimo da maggio 2021. Risale un pochino, invece, dopo il calo di gennaio, la fiducia delle imprese.
Lo rivela l’Istat, che fotografa un andamento altalenante di famiglie e imprenditori, tra pessimismo e ottimismo. Attese e giudizi potrebbero però peggiorare a breve, sulla scia del conflitto in Ucraina e sugli effetti ancora da fronteggiare del caro prezzi, bollette e carburanti in testa.
L’Istat, intanto, rileva che a febbraio l’indice di fiducia delle imprese torna ad aumentare dopo il deciso calo registrato lo scorso gennaio (passando da 105,3 a 108,2). Il recupero si deve ad un miglioramento della fiducia nel comparto dei servizi e in quello delle costruzioni, mentre al contrario diminuisce nel settore manifatturiero e nel commercio al dettaglio.
A calare è invece l’indice di fiducia dei consumatori, passato in un mese da 114,2 a 112,4. A determinare la diminuzione è il peggioramento dei giudizi sia sulla situazione economica generale, sia su quella personale. I dati sulla fiducia di famiglie e imprese sono “destinati a peggiorare nelle prossime settimane, a seguito del conflitto tra Russia e Ucraina. Una situazione incandescente” che insieme “all’emergenza bollette, all’allarme sui prezzi e alla crisi dell’energia potrebbe avere conseguenze pesanti” sui consumi e sull’economia, afferma il Codacons.
Dello stesso avviso l’Unione nazionale consumatori, secondo cui pesa “l’effetto caro bollette, caro benzina e carovita”, e per questo chiede al Governo di intervenire ancora per tagliare i costi di luce e gas e di ridurre le accise sui carburanti: “Gli italiani vedevano già un futuro buio prima dell’invasione dell’Ucraina, figurarsi cosa succederà a marzo”.
Il clima di fiducia registrato a febbraio “riflette in misura abbastanza puntuale le difficoltà dell’economia italiana”, afferma Confcommercio. L’Associazione evidenzia in particolare i “segnali di sofferenza” che arrivano dal manifatturiero e dal commercio al dettaglio tradizionale, con i negozi ed i piccoli esercizi che faticano a tenere il passo delle vendite online e della grande distribuzione. Difficoltà anche per gli operatori del turismo, tra i più colpiti dalla crisi pandemica.
Il caro bollette porta a una vera e propria stangata per le famiglie italiane. All’aumento delle utenze domestiche, con il rincaro stratosferico delle bollette di luce e gas, si aggiungono infatti i costi aggiuntivi nel carrello della spesa.
Gli aumenti più consistenti sembrano infatti proprio quelli per i beni alimentari, ma anche per tanti altri prodotti.
Un report realizzato da Assoutenti prova a quantificare questi aumenti sulla base dei dati Istat sull’inflazione di gennaio.
Considerando il livello attuale dei prezzi il report ipotizza una stangata da ben 38,5 miliardi di euro per le famiglie italiane. Il report non si limita a fornire il dato complessivo di tutte le famiglie, ma prova anche a stimare quanto l’aumento dei prezzi incida sulle spese di ogni famiglia. E calcolando i medesimi consumi dell’anno precedente si parla di 1.480 euro in più.
Quali prezzi aumentano: i generi alimentari
L’aumento maggiore si registra sui prodotti alimentari di largo consumo. In particolare il pane, che a gennaio è aumentato del 3,9% rispetto allo scorso anno. Il prezzo della pasta sale del 10%, quello dei frutti di mare dell’8,4% in un anno. Ancora più ingente l’incremento per le verdure: 13% in più e una spesa maggiore per quasi 60 euro a famiglia. Ancora, aumentano i prezzi dell’acqua minerale (3%), dei gelati (4%) e dei succhi di frutta (4,8%).
I costi più alti per la casa
Ad aumentare sono anche i costi per le casa. Non solo i rincari diretti sulle bollette, quindi, ma anche un maggiore costo per l’acquisto dei mobili (4% in più in un anno), degli apparecchi domestici (5,1%), degli impianti di riscaldamento e dei condizionatori (16,2%). Infine, l’aumento riguarda anche piante e fiori, con un maggior costo del 4,5%.
Scegliere elettrodomestici più performanti per risparmiare energia e ridurre i consumi. E di conseguenza il costo delle bollette. Sono ormai le parole d’ordine. Per raggiungere l’obiettivo sarebbe fondamentale sostituire uno o più elettrodomestici. I migliori, sotto il profilo del risparmio energetico, sono quelli di classe non inferiore ad A+.
Ogni elettrodomestico, dalla tv alla lavatrice, ha il suo consumo di energia elettrica e per ciascuno di essi l’adozione di piccoli accorgimenti consente di evitare inutili sprechi. Un gesto semplice e poco invasivo per ridurre il costo medio derivante dagli apparecchi tecnologici presente in bolletta è usarli con accortezza e non lasciarli in stand by.
Per alcuni elettrodomestici, poi, è possibile impostare anche funzionalità e programmi per incidere positivamente sul consumo. Ad esempio, nel caso del frigorifero che resta sempre acceso, si può impostare una temperatura più alta rispetto alla minima, che è più dispendiosa, per avere un duplice beneficio: ridurre i consumi e risparmiare.
Anche la sostituzione delle vecchie lampade a incandescenza con quelle a LED di ultima generazione è una scelta che permette di risparmiare in bolletta. Nonostante il costo più elevato rispetto a quelle tradizionali, le lampadine a LED sono più efficienti e durano circa 15/25 volte di più. Uno stratagemma semplice e non invasivo per tagliare i costi in bolletta.
Esistono vari modi per riscaldare la propria casa. Tra questi c’è anche il “riscaldamento a soffitto”.
L’impianto di riscaldamento a soffitto sfrutta pannelli radianti, che sono in grado sia di riscaldare sia di raffreddare la casa, sfruttando lo stesso sistema di tubature. A seconda delle esigenze, la temperatura può essere impostata tra 18 e i 40°C.
Per farsi un’idea del costo di un impianto di riscaldamento a soffitto bisogna tener conto dei prezzi dei pannelli radianti (ad acqua o elettrici), dei costi della caldaia (a condensazione oppure a pompa di calore), e della posa dei pannelli.
Con grande approssimazione, escludendo i costi per la caldaia, la realizzazione di un impianto di riscaldamento a soffitto può costare tra i 120 e 160 euro al mq (solo la fornitura e posa in opera dei pannelli radianti). Questo tipo di intervento può beneficiare delle agevolazioni previste dal superbonus o dell’ecobonus, a seconda dei casi.
Un impianto di riscaldamento a soffitto trasferisce calore aumentando o diminuendo la temperatura media superficiale, portandola il più vicino possibile alla temperatura dell’aria. In questo modo il flusso di calore emesso per irraggiamento risulta molto più elevato di quello per convezione.
Il riscaldamento a soffitto funziona nello stesso modo di tutti i sistemi a pannelli radianti: mediante dei pannelli di vario materiale che contengono all’interno delle serpentine di plastica dove scorre acqua calda per il riscaldamento (o fredda per il raffreddamento).
A differenza di un impianto a radiatori, dove la temperatura dell’acqua oscilla tra 60°C ed 80°C, un impianto a soffitto radiante mantiene la temperatura dell’acqua nei pannelli più bassa, generalmente a 35°C per riscaldare e 18° C per raffrescare. Nel caso di riscaldamento a soffitto elettrico ad infrarossi, ovviamente, non ci sono tubature d’acqua, ma serpentine dove passa corrente elettrica a bassa o bassissima tensione.
Uno dei principali vantaggi del riscaldamento a soffitto è il risparmio energetico. Inoltre, generando poca umidità, grazie al principio di funzionamento a irraggiamento, impedisce la formazione di muffe in casa.
Con un impianto di riscaldamento a soffitto si ottiene sempre una temperatura uniforme, che garantisce comfort abitativo anche in situazioni con soffitti molto alti. I pannelli radianti a soffitto a spessore ridotto, inoltre, rendono questa tipologia di riscaldamento perfetta in caso di ristrutturazioni o in presenza di problemi di altezza minima da rispettare.